D'un tratto nel folto bosco
Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Ozgiovedì 28 novembre 2013
ANALISTI RUSSI: ''L'UNICA SALVEZZA PER ITALIA-SPAGNA-GRECIA E' AVERE UNA PROPRIA MONETA'' VIA DALL'EURO O MORIRE....
ANALISTI RUSSI: ''L'UNICA SALVEZZA PER ITALIA-SPAGNA-GRECIA E' AVERE UNA PROPRIA MONETA'' VIA DALL'EURO O MORIRE. Mosca - La disoccupazione giovanile di massa è un fenomeno piuttosto nuovo per l’Italia. La statistica ufficiale dice che ormai praticamente la metà dei giovani abili al lavoro sia ferma senza un’occupazione. Si è arrivati a cercare lavoro nei Paesi vicini, dice Aleksandr Kravcov, collaboratore scientifico del settore economico dei Paesi esteri dell’Istituto russo di ricerche strategiche: "Si denota la tendenza all’emigrazione dei quadri, specialmente di quelli altamente qualificati. L’attuale gioventù italiana non vede prospettive; si presenta molto più attraente una carriera all’estero, in particolare in un’economia forte come quella della Germania o della Gran Bretagna". Il problema della disoccupazione giovanile rappresenta un mal di capo non soltanto per l’Italia. Recentemente i funzionari dell’Unione Europea hanno discusso la tendenza negativa del mercato del lavoro, concludendo che le minori chance di trovare lavoro, per i giovani che lo cercano, si hanno in Spagna, Grecia e anche in Italia. Inoltre, per esempio, Gran Bretagna e Germania non sono affatto contente del flusso crescente di migrazione lavorativa. Dalla Spagna verso la Germania tale flusso è cresciuto dell’11% in un anno. Una delle opzioni possibili per risolvere il problema è di rendere competitive le economie dei Paesi in difficoltà. Tuttavia, raggiungere questo risultato nelle condizioni attuali non è così semplice, come infatti afferma l’esperto economico del portale analitico ET-TRADE, Il’ja Sizov: "Se questi Paesi, Italia, Spagna, Grecia, compresi Portogallo e Irlanda, disponessero di una valuta propria, allora potrebbero effettuare la cosiddetta svalutazione esterna, per abbassare il costo della propria produzione. Invece, nelle condizioni in cui esiste un’unica valuta europea, per riottenere la concorrenzialità devono ricorrere alla cosiddetta svalutazione interna, cioè abbassare di fatto il livello di vita, cosa abbastanza problematica e difficile da fare". In questo caso bisogna dichiarare l’abbassamento dei salari, delle tasse e la riduzione del bilancio. Però, avendo un enorme debito pubblico, Spagna, Italia e Grecia non posso permettersi di abbassare le tasse. Se mancano le entrate erariali non è possibile pagare i debiti. Per il momento, i funzionari statali si stanno accordando su spese ulteriori per la lotta alla disoccupazione giovanile: per la creazione di posti di lavoro e per la formazione di giovani saranno stanziati quasi 4 miliardi di euro, ma non è detto che poi quel denaro davvero ci sia, da spendere. E infatti, gli analisti si rapportano in modo scettico rispetto a queste misure, considerandole un palliativo; su ogni disoccupato vengono conteggiati appena 200 euro: come una goccia nel mare. (Oleg Obukhov, La Voce della Russia) Fonte: ilnord.it
SCANDALOSO! Rifiuti, arriva la sanatoria della vergogna.
Il collegato ambientale alla Legge di stabilità del governo proroga e posticipa gli obiettivi della raccolta differenziata per i Comuni. E di fatto solleva migliaia di amministratori dal rischio di pagare di tasca propria i danni provocati dal mancato rispetto di quei tetti. Un colpo di spugna che rischia di costare caro ai contribuenti italiani sui quali già pendono infrazioni europee per 100 milioni di euro
Un colpo di spugna per lavare i peccati ambientali dei sindaci. Mentre i Comuni bombardano gli italiani con avvisi di pagamento della Tares, il governo Letta condona loro milioni di euro di multe sui rifiuti. E dunque, niente sanzioni ai sindaci per “eccesso di discarica”. All’Italia della Terra dei Fuochi mancava giusto questo, il trattamento differenziato per primi cittadini inadempienti, con “collegata” deroga, sanatoria e liberatoria per disastri ambientali passati e futuri. Che spunta proprio nel cuore dell’Agenda Verde del governo approvata venerdì scorso. Incredula Legambiente, proteste si levano da diverse regioni d’Italia, in primis la Liguria, dove si è materializzata una condanna della Corte dei Conti agli amministratori locali a rifondere l’erario del danno da loro provocato con l’insufficiente raccolta differenziata. Il punto è che la maggior parte dei sindaci ora si ritrova quella tagliola al collo, visto che la metà delle regioni italiane porta ancora il 50% di rifiuti in discarica e solo 1.300 amministrazioni locali hanno raggiunto dall’obiettivo fissato dalla legge 152/2006 di portare la differenzia al 65% entro il 2012.
Migliaia di sindaci, dunque, potrebbero essere chiamati a pagare di tasca propria le multe che la legge prevedeva in forma di maggiorazione, la cosiddetta “ecotassa”, nella misura del 20% del tributo sui rifiuti in eccesso conferiti in discarica dai comuni inadempienti. Costi su cui l’erario può rivalersi, come è accaduto a Recco (Genova), dove lo scorso maggio la magistratura contabile ha condannato gli amministratori a risarcire lo Stato per un milione di euro. In soccorso dei sindaci è arrivato, niente meno, il ministro dell’Ambiente. Il disegno di legge collegato alla legge di stabilità - presentato come primo tassello dell’Agenda Verde del governo ora all’attenzione della Camera – mette un bel cerotto al problema.
L’articolo 18 introduce una semplice modifica normativa che ha però l’effetto di una generale sanatoria perché sostituisce le scadenze degli obiettivi di legge fissati ormai sette anni fa e le deferisce nel tempo, sgravando di riflesso da eventuali azioni di responsabilità gli amministratori che, nel frattempo, non li hanno rispettati. Il tetto del 65%, che doveva essere conseguito l’anno scorso, slitta di 4 anni e arriva al 2016. Il provvedimento accorda anche il raggiungimento in “comode rate” dei livelli successivi previsti dalla legge del 2006 e che altri Paesi d’Europa, più civili, hanno raggiunto da anni: il 35% conseguito nel 2006 potrà essere raggiunto nel 2014, il 45% raggiunto nel 2008 per noi sarà un obiettivo tassativo solo nel 2015, cioè 7 anni dopo.
“E’ una cosa vergognosa – sbotta il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani – un provvedimento che premia gli amministratori che non rispettano gli obblighi di legge e penalizza quelli virtuosi, un controsenso rispetto al principio di equità economico-ambientale per cui chi più inquina più paga. Anziché pensare al condono per i sindaci, spostando gli obiettivi che non hanno rispettato, il governo dovrebbe incentivare il riciclo rendendolo meno costoso della discarica e dell’inceneritore. Solo così possiamo centrare gli obiettivi che l’Europa ci chiede”.
Dall’Europa multe per 100 milioni
Sono quattro le procedure di infrazione Ue all’Italia per eccessivo conferimento di rifiuti, discariche abusive e fuori norma. Allo stato più avanzato la 2003/2077, relativa a 218 discariche da bonificare in 18 regioni, che pende davanti alla Corte di giustizia. L’Italia rischia una multa di 61,5 milioni di euro e una multa giornaliera di 256.819 euro per ogni giorno successivo alla sentenza fino al momento di messa in regola. Altre procedure riguardano la Campania, per cui abbiamo già ricevuto una condanna con richiesta di sanzioni per 10 milioni e 250mila euro l’anno che dopo tre anni sono arrivate a quota 34 milioni. Segue la procedura sul ciclo rifiuti in Lazio innescata dalla discarica di Malagrotta (chiusa il 1 ottobre). E’ allo stadio di parere motivato, invece, la 2011/2215 su 102 discariche fuori legge in 14 regioni.
Perché alla fine si andrà a parare lì, sulle quattro procedure aperte che rischiano di costarci oltre 100 milioni di euro (come spiega nel dettaglio il box a fianco) e cui presto potrebbero aggiungersene altre. Per la felicità del contribuente italiano. “Quell’articolo spinge nella direzione contraria agli obiettivi indicati dall’Europa perché incentiva ulteriormente i Comuni verso il rifiuto in discarica. Se passa la proroga per il nostro Paese sarà ancora più difficile arrivare alla soglia del 50% diriciclaggio dei rifiuti a livello nazionale entro il 2020, come chiede l’Europa”. Ma quello che conta, a quanto pare, è rimandare il rischio imminente delle multe ai primi cittadini sull’ecotassa.
“Non si pagheranno fino a tutto il 2014 e dal 2015 le pagheranno solo i comuni che non avranno raggiunto nell’anno precedente solo il 35% di differenziata, non di più. E le multe che dovrebbero pagare quest’anno si pagheranno addirittura nel 2017. Una vera beffa per i Comuni virtuosi che hanno già raggiunto questo obiettivo lo scorso anno, come previsto dal decreto legislativo 152 del 2006″.
“Non si pagheranno fino a tutto il 2014 e dal 2015 le pagheranno solo i comuni che non avranno raggiunto nell’anno precedente solo il 35% di differenziata, non di più. E le multe che dovrebbero pagare quest’anno si pagheranno addirittura nel 2017. Una vera beffa per i Comuni virtuosi che hanno già raggiunto questo obiettivo lo scorso anno, come previsto dal decreto legislativo 152 del 2006″.
Ma non è una questione di guerra ai sindaci. “Il punto è che il collegato ambientale alla legge di stabilità prevede che gli incentivi per gli acquisti verdi arriveranno proprio dal pagamento delle multe sull’ecotassa, che però si pagherebbero solo a partire dal 2015”. Insomma, sanatoria con pasticcio. Resta da capire chi sono i mandanti. Ha pochi dubbi La Casa della Legalità e Cultura di Genova che ha seguito da vicino la vicenda di Recco. Il provvedimento era stato invocato proprio dal Presidente della Liguria Claudio Burlando che in una nota ufficiale del 4 aprile scorso aveva chiesto al presidente della Conferenza Stato-Regioni l’attivazione di una procedura che consentisse “tramite la definizione di un Accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali interessati, di ottenere una deroga rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale”. Se il provvedimento non sarà fermato alla Camera, a questo punto, il desiderio dei sindaci inquinatori (e di Burlando) sarà legge.
“Non si sa come andrà a finire. Ma noi faremo pressione sui parlamentari per togliere di mezzo quell’articolo vergognoso” promette Ciafani, che ricorda l’infausto destino del decreto Ronchi del 1997 che obbligava tutti i Comuni ad abbandonare entro due anni la tassa sui rifiuti a tariffa per quella a consumo. “In 16 anni non è mai stato tradotto in obbligo di legge per l’opposizione dei sindaci, che preferivano incassare i maggiori oneri derivanti da un calcolo a metro quadro, e grazie alla sponda del Parlamento, dove ogni due anni veniva votata la proroga”. Oggi ci risiamo, con l’aggravante della sanatoria per il passato dei sindaci inquinatori.
Di Thomas Mackinson e Ferruccio Sansa
http://informatitalia.blogspot.it
I solfiti e il vino: perché il biologico cerca di eliminarli?
Solfiti sì, solfiti no. Negli ultimi anni il dibattito sull’impiego dell’anidride solforosa e dei solfiti chimici nella pratica enologica si è riacceso grazie al debutto di una nuova categoria di vini, quelli biologici, che anche l’Unione Europea ha recentemente certificato con un marchio di qualità. Come abbiamo già avuto modo di vedere, una delle peculiarità distintive di questi vini rispetto ai prodotti industriali o realizzati con tecniche tradizionali, è quella di abbattere quanto più possibile l’uso della chimica sia in cantina che in vigna, tagliando drasticamente la quantità di solfiti utilizzati da sempre come conservanti e antisettici da tutti i paesi produttori.
SCOPRI LA DIFFERENZA TRA: Vino biologico e biodinamico
Nonostante la legge non ne proibisca l’uso, infatti, è noto che l’anidride solforosa ha effetti tossici e allergenicisull’organismo umano, tanto che l’OMS ha fissato un limite di assunzione giornaliero pari a 0,7 mg/kg di peso corporeo. In virtù di questo, dal 2005 i paesi dell’Unione Europea hanno dovuto recepire una Direttiva Europea riguardante l’obbligo di riportare in etichetta la presenza di solfiti o anidridesolforosa nel vino e negli alimenti quanto le concentrazioni superano il tetto dei 10 mg/litro.
Il Regolamento Europeo approvato nel febbraio 2012, inoltre, ha fissato i limiti massimi di solfiti impiegabili come conservanti nei processi di vinificazione biologica (160 mg/litro per i rossi e di 210 mg/litro per i bianchi, con deroghe che permettono allo Stato membro di elevare il valore massimo di 40 mg/litro in annate sfavorevoli).
Il ridotto contenuto di SO2 (anidride solforosa) nel vino biologico è un requisito ‘chiave’ nell’identificazione e nella valorizzazione di questo prodotto: da una parte si promuovono le pratiche di enologia biologica focalizzate sulla ‘genuinità’ del prodotto e sul legame ‘vitigno-terroir’; dall’altra si incoraggia una filosofia vinicola orientata agliaspetti salutistici dell’alimentazione e alla tutela del consumatore finale.
Premesso ciò, è bene ricordare che – pur in minima parte – la presenza di solfiti chimici nel vino ‘bio’ non è del tutto alienabile, mentre una piccola percentuale è prodotta in modo naturale durante il processo di fermentazione. Dal momento che ottenere una vinificazione totalmente esente dall’utilizzo di SO2 è un’idea pressoché utopistica, non resta che porre l’attenzione sulle tecniche adottate durante tutta la filiera produttiva e in fase di vinificazione, nonché sull’uso razionale e pianificato delle materie prime.
Il contenimento dei livelli di anidride solforosa più avvenire, infatti, in diversi passaggi della vinificazione e addirittura prima che questa abbia inizio. In particolare, l’impiego di uve sane, abbinato ad un immediato inizio del processo di fermentazione alcolica, è uno dei modi più efficaci per abbattere la presenza di solfiti e non compromettere la qualità del vino. Schematicamente possiamo riassumere gli interventi in questo modo:
- Intervento sul vigneto. Consiste nella cura dello stato di salute del vigneto, attuabile attraverso la difesa fitosanitaria nel periodo che precede la vendemmia, nonché nell’applicazione di opportune tecniche agronomiche che consentono, ad esempio, di scegliere le uve naturalmente più resistenti all’attacco parassitario e al marciume.
- Raccolta delle uve. Si tratta essenzialmente di raccogliere le uve ad un grado di maturazione tale da mantenere nel mosto un Ph sufficientemente basso che prevenga così la formazione di microflora eterolattica.
- Selezione e qualità delle uve. Visto che è proprio nella prime fasi di vinificazione che è possibile tagliare drasticamente le quantità di anidride solforosa, le uve che giungono in cantina devono essere opportunamente selezionate, destinando ad altro uso i grappoli danneggiati o ammuffiti.
- Aggiunta di anidride solforosa al mosto come antisettico. La fermentazione in assenza di SO2 deve basarsi sul monitoraggio continuo dello stato sanitario delle uve e sull’adozione di tecniche alternative all’azione antisettica dell’anidride solforosa che viene aggiunta al mosto per combattere la formazione di cariche batteriche o lieviti nocivi.
- Scelta e uso dei lieviti. Altro espediente per contenere l’utilizzo di SO2 e innescare più precocemente possibile il processo di fermentazione alcolica nelle uve attraverso l’uso di lieviti selezionati che fungono da veri e propri ‘starter’. Quando possibile, è bene scegliere lieviti che producano poca anidride solforosa.
- Ossigenazione dei mosti. In caso di uve danneggiate, può essere utile procedere con l’arieggiamento del mosto in pre-fermentazione per ossidare i composti instabili.
- Alternative all’anidride solforosa per prevenire la fermentazione malo-lattica. Pare che il lisozima(potente enzima antibatterico) sia una valida alternativa alla SO2 per evitare l’avvio della fermentazione malo-lattica nei vini bianchi.
- Impiego di prodotti utili per ridurre le quantità di So2. Il metodo biologico ammette l’utilizzo di alcuni antiossidanti in sostituzione della SO2. Acido ascorbico e acido citrico, ad esempio, rappresentano due valide alternative naturali per l’azione antiossidante dimostrata anche durante il processo di imbottigliamento e per la catalizzazione delle reazioni ossidative.
- Impiego di gas inerti. La riduzione dell’impiego di anidride solforosa passa anche attraverso la protezione del vino dal rischio di ossidazione chimica o microbiologica. Per questo motivo è opportuno limitare il contatto con l’ossigeno dell’aria (conservando il vino in recipienti sempre colmi), usare attrezzature che non prevedano il contatto del vino con l’aria durante il trattamento e impiegare gas inerti per la conservazione e per le successive e delicatissime fasi di travaso e imbottigliamento. Esempi di gas inerti utilizzabili in tal senso sono l’anidride carbonica, l’azoto e, con alcune limitazioni specifiche, l’argon.
- Igiene in cantina.Sembra scontato, ma la cura dello stato igienico-sanitario della cantina durante tutte le fasi della vinificazione è essenziale per limitare la proliferazione di microrganismi dannosi e batteri.
Vi siete fatti un’idea, al di là dell’aspetto tecnico? Quando vedrete l’etichetta ‘senza solfiti aggiunti’ saprete che è vino biologico o biodinamico.
Occupata sede di Equitalia a Cagliari
Blitz dei lavoratori del "popolo delle partite Iva"
(ANSA) - CAGLIARI, 28 NOV - Blitz di una quarantina di lavoratori del cosiddetto "popolo delle partite Iva" che questa mattina a Cagliari hanno occupato gli sportelli della sede di Equitalia, in via Asproni. I manifestanti sono entrati all' interno degli uffici, al momento dell'apertura, e poi si sono sistemati nella zona dove ci sono gli sportelli aperti al pubblico, impedendo di fatto ai dipendenti di lavorare. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Questura di Cagliari.
http://www.ansa.it
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