martedì 22 maggio 2012

INTERVISTA A PAOLO BARNARD: È IN CORSO UN COLPO DI STATO FINANZIARIO?

Barnard ma non credi che anche il consumismo all’americana sia una iattura? Davvero pensi che consumare come polli d’allevamento sia la soluzione? Non sei tu quello che ha scritto:”Perché ci odiano?”. Gli USA non hanno finanziato il loro alto livello di consumi anche con la rapina delle materie prime nei paesi del terzo mondo e il contollo di vaste aree geografiche del pianeta per mano di dittature sanguinarie? 

Forse sono ignorante, come i molti a cui tu rivolgi questo epiteto, ma c’è qualcosa che non mi quadra. Non è bene il neofeudalesimo dei rentiers, ma nemmeno il consumo senza freni delle risorse e del territorio
da investireoggi
InvestireOggi.it ha rivolto al noto giornalista Paolo Barnard alcune domande sulla crisi dei debiti sovrani e, più in generale, sul ruolo ricoperto dalle élite di potere (i “rentiers”, gli esponenti del “Vero Potere”) all’interno del quadro politico-economico internazionale.
Stefano FugazziIn data 24-26 febbraio si è tenuto a Rimini un convegno sulla Modern Market Theory intitolato “Questo è un colpo di Stato finanziario”. Ti sei impegnato in prima persona per portare in Italia un gruppo di economisti di fama internazionale. Quali erano gli obiettivi del convegno?
Paolo Barnard – L’obiettivo del convegno di Rimini era di avvicinare il pubblico italiano alla Modern Money Theory (MMT) e quindi promuovere il ritorno dello Stato a moneta sovrana alle sue funzioni più alte, quelle messe in atto dal 1946 al 1956 dagli Stati Uniti del boom economico più possente della Storia dell’umanità. La MMT ci descrive la salvezza da un disegno distruttivo e iniquo che sta minando tutto ciò che noi conosciamo come crescita, benessere, democrazia: il Neoliberismo dei nuovi “rentiers” europei, il peggiore mai esistito.
Stefano Fugazzi – Micheal Hudson, uno dei relatori del convegno sulla MMT, ha fatto riferimento a “un colpo di Stato finanziario”.
Paolo Barnard – Ciò che sta accadendo all’Europa della crisi non è solo frutto di accidenti finanziari e dissesti di bilanci statali, né di una crisi sistemica delle bilance commerciali o altro. Vi sono forze al lavoro in Europa che mirano alla distruzione delle dinamiche del Capitalismo stesso. E non sono affatto forze marxiste, per carità. Al contrario, e peggio. Va compresa, qui, la differenza fra Europa e Stati Uniti. Negli Stati Uniti il Capitalismo si è sviluppato su una terra nuda, tragicamente ripulita della sua popolazione autoctona, ma nuda di ogni presenza delle forze dell’Ancien Régime europeo. Il Capitalismo americano è nato dinamico, pragmatico, e con un’istintiva connotazione verso la “Funzione del Consumo”, che oltre un secolo e mezzo più tardi verrà descritta dall’economista inglese John Maynard Keynes. Negli USA, il Potere maggiore fino ai primi anni ’90 ha sempre badato a mantenere in vita il fondamentale principio secondo cui è la Spesa che genera il Risparmio e dunque il successivo Investimento e i Consumi, da cui viene il profitto. Questa centralità della capacità di spendere valeva sia per lo Stato americano, che ha creato la maggiore ricchezza nella sua storia spendendo a deficit di bilancio fino al 25% del Pil, sia per il settore non-governativo, cioè il privato, dove l’elemento dei consumi (spesa) è sempre stato in primo piano. Ecco il Capitalismo all’Americana, almeno prima della recente mutazione nella folle sfera finanziaria speculativa.
Stefano Fugazzi – Il Capitalismo “a stelle e strisce” è poi sbarcato in Europa.
Paolo Barnard – Precisamente. Questo Capitalismo è sbarcato in Europa dopo la seconda guerra mondiale, con un buon successo. Intendo dire un successo di pubblico, e con la partecipazione confusa e ignorante della classe politica. In Europa, tuttavia, i gangli del Potere tradizionale – quello che ereditò gli ideali dell’Ancien Régime, del Neomercantilismo tedesco e francese, che transitò trasversalmente nel nazismo, e che fu pregno di appoggi nelle sfere vaticane – ha sempre visto il Capitalismo americano come un’aberrazione. Non certo per le sue derive eccessivamente consumistiche, ma, al contrario, solo perché persino quel minimo di contenuto democratico che esso mantiene – cioè la necessità della presenza di una popolazione tutelata abbastanza affinché consumi – era visto come un’insidia inaccettabile nelle mire fondamentali di questo Potere tradizionale europeo. Queste mire erano, e sono tuttora, la distruzione di qualsiasi potere popolare e democratico, e l’imposizione, anzi, il ritorno in Europa di un nuovo ordine sociale di tipo para-feudale, con a capo quelli che già Adam Smith e David Ricardo definivano i “rentiers”.
Stefano Fugazzi – Chi erano i “rentiers” di allora?
Paolo Barnard – I “rentiers” erano, e rimangono nel presente, i rampolli delle nobiltà e delle tecnocrazie europee che ritengono loro diritto “divino” non solo governare i popoli ritenuti masse ignoranti, ma anche prelevare tutta la ricchezza possibile dal lavoro di altri. E questo salasso ha colpito e sta colpendo anche voi imprenditori proprio oggi. Non è necessario ricordare che per questo identico motivo in Francia nel 1789 scoppiò una rivoluzione. Quell’evento li marginalizzò per un periodo, ma poi i “rentiers” tornarono e oggi governano l’Unione Europea.
Stefano Fugazzi – Volendo fare qualche nome, chi sono gli esponenti contemporanei di questa élite di potere?
Paolo Barnard – I loro esecutori materiali nell’UE moderna sono (o sono stati) i potentissimi tecnocrati come Herman Van Rompuy, Olli Rehn, Jaques Attali, Jacques Delors, Lorenzo Bini Smaghi, Mario Draghi, Juncker e Weigel fra i tanti. Sono i decisori finali dei nostri destini, coloro che decidono nelle stanze chiuse di Francoforte o Bruxelles se lei avrà mercato o se invece soccomberà, alla lettera, coi loro Trattati vincolanti per ogni parlamento europeo. “Rentiers” sono divenuti i finti imprenditori (come Montezemolo o De Benedetti in Italia) che scommettono su rendite da “clienti prigionieri” dei servizi essenziali forzosamente privatizzati e riuniti in monopoli privati (la Captive Demand), violando ogni regola di libero mercato reale; i capitani Neomercantili delle multinazionali dell’acciaio, metalmeccaniche o dell’high-tech franco-tedesche, le cui strategie di profitto hanno abbandonato la virtuosità del libero mercato reale e si basano solo sulla deflazione dei redditi dei loro dipendenti cui succhiano la vita con pretese di produttività da collasso (in Germania i redditi crescono del 50% in meno rispetto alla media europea con una produttività del 35% superiore, e, infatti, i consumi interni sono crollati); “rentiers” sono i gestori degli Hedge Funds della City di Londra, gli speculatori che estraggono fortune inaudite proprio dall’attacco al tessuto economico di intere nazioni attraverso l’uso della scommessa finanziaria pura.
Questi sono i nuovi “rentiers”, odiano il Capitalismo dei consumi, sono tornati al timone dell’economia, e, come detto, hanno in comune particolarmente il desiderio di estrarre dal terreno produttivo di aziende e cittadini un profitto del tutto parassitario. Per riconquistare il potere perduto un secolo fa e al fine di attuare il loro programma, essi pensarono a un’intera struttura politico-economica, le cui forme larvali comparvero 75 anni fa, e la cui massima espressione è oggi l’Eurozona. Questo il pubblico non sa, voi non sapete. Questo è il vero colpo di Stato finanziario.
Stefano Fugazzi – Qual è il tuo punto di vista sul salvataggio “forzato” della Grecia?
Paolo Barnard – È una delle tante tappe verso la distruzione del sud Europa per il profitto del Neomercantilismo tedesco. E, come fu per il golpe in Cile nel 1973, si tratta di un avvertimento agghiacciante a Italia e Spagna.
Stefano Fugazzi - Proviamo a disegnare uno scenario alternativo. La crisi – al pari di quella degli anni ’30 e ’40 – è in realtà una crisi programmata. Il Vero Potere sono le grandi banche d’affari che vorrebbero più semplicemente acquisire asset e penetrare nuovi mercati a fronte di un minore esborso.
Paolo Barnard – No, è molto più articolato di così. Come già detto, l’elemento che unisce Wall Street ai “rentiers” europei è il desiderio di estrarre immense fortune parassitarie, truffando, sfruttando, e senza assolutamente produrre alcuna reale economia.
Stefano Fugazzi – Quale sarà secondo te il prossimo “step evolutivo” dell’UE? Un nuovo trattato?
Paolo Barnard – Dopo il Fiscal Compact, probabilmente tenteranno di introdurre nuove modifiche ai Trattati nello stesso senso, cioè quello di prosciugare a sangue sia ogni residuo di sovranità statale, che le nostre economie produttive, così da veramente ridurre gran parte dell’Europa a masse di poveracci del tutto sottomessi alla Bruxelles dei “rentiers” e senza via d’uscita. Hanno ancora tanto da divorare: tutti i servizi pubblici residui, e soprattutto l’imposizione fiscale, che vorranno trasferita alla Commissione Europea in esclusiva, così da ammazzare veramente anche quel briciolo di politiche di spesa statale ancora rimasto.
Stefano Fugazzi – In passato hai lavorato per giornali e TV. Fino a che punto la visione della realtà è manipolata dal Vero Potere?
Paolo Barnard – Non c’è un punto. Se ci fosse avemmo speranza nei media. Neppure io mi ero reso conto del grado di controllo e intimidazione che il Vero Potere esercita nei media fino all’evento di Rimini. Incredibile, ben oltre Orwell. Immagina: cinque grandi economisti mondiali, il tema è da prima pagina, e ci sono 2.000 persone paganti per capire il Golpe Finanziario e come reagire. La notizia non è uscita neppure sui tabloid da supermercato, zero totale. Sappiamo di una troupe di una tv nazionale nota che è stata addirittura richiamata in sede mentre veniva a Rimini. Questo testimonia che il nostro messaggio è veramente l’unico che terrorizza il Vero Potere.
Stefano Fugazzi – Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali e culturali?
Paolo Barnard – Continuerò a battermi per la MMT e per l’instaurazione di uno Stato, a moneta sovrana, che spenda a deficit positivo per il benessere del 99% della popolazione. Questa è la vera democrazia. Un impegno per cui vale davvero battersi.
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Paolo Barnard ha lavorato per innumerevoli testate nazionali fra quotidiani e periodici, come La Stampa, Il Manifesto, Il Corriere della Sera, Il Mattino, Il Secolo di Genova, La Repubblica, La Voce di Montanelli e Oggi. Per la televisione in RAI con Samarcanda di Santoro durante la Guerra del Golfo (1991) e con Report per dieci anni, avendolo co-fondato (1994-2004). Per riviste di cultura come Micromega, Altrove, Golem del Sole 24 Ore, e per agenzie di stampa e testate online. Ha recentemente pubblicato un saggio “Il Più Grande Crimine” dove vengono approfondite in dettaglio molti degli argomenti trattati nell’intervista rilasciata a InvestireOggi.it.
Sito web: http://paolobarnard.info/
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La Modern Money Theory (M.M.T.) è oggi, secondo alcuni, l’unico strumento esistente di scienza economica e sociale che sia in grado di interferire efficacemente con il processo di “finanziarizzazione dell’economia” e di contrastare la preminenza del sistema bancario, che sta sovrastando la politica e la democrazia. L’aspetto principale della Modern Money Theory (M.M.T.) è mettere al centro la capacità dello Stato sovrano di creare ricchezza emettendo moneta.
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In data 24-26 febbraio si è tenuto a Rimini un summit sulla Money Market Theory intitolato “Questo è un colpo di Stato finanziario”. Hanno preso parte all’evento: Paolo Barnard (giornalista e scrittore), William Black (J.D., Ph.D., Associate Professor of Law and Economics at the University of Missouri-Kansas City), Michael Hudson (President of The Institute for the Study of Long-Term Economic Trends -ISLET-, a Wall Street Financial Analyst), Stephanie Kelton (Ph.D., Associate Professor of Economics at the University of Missouri-Kansas City), Marshall Auerback (expert in investment management) e Alain Parguez (Emeritus Professor of Economics Ist Class, Université de Franche-Comté at Besançon – France – Faculty of Law, Economics and Political Science).
http://doppiocieco.blogspot.it/2012/03/nchiesta-crisi-eurozona-4-intervista.html

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