martedì 8 maggio 2012

L'etica politica di Grillo che viene da lontano

Beppe Grillo, comunque la si pensi, è destinato a modificare gli equilibri della Seconda repubblica con i suoi ormai non pochi sostenitori. E chi parla di antipolitica spreca soltanto parole. Ora la prova, per lui e per il Movimento Cinque Stelle, è quella del governo

Il presidente Napolitano non ha visto il boom ma deve rassegnarsi a veder entrare Beppe Grillo negli annali della politica italiana. E non basta associarlo al commediografo Giannini o al suo collega francese Coluche con cui recitò nel film "Scemo di guerra". Beppe Grillo, comunque la si pensi, è destinato a modificare gli equilibri della Seconda repubblica con i suoi ormai non pochi sostenitori. E chi parla di antipolitica spreca soltanto parole.
Beppe da Savignone poteva tranquillamente restare un cabarettista di successo curando conto corrente e carriera televisiva secondo gli stilemi in auge negli anni Ottanta, e invece in tempi di pensiero unico con una mitica battuta sui socialisti di Craxi, che anticipava di molto Mani Pulite, viene espulso per sempre dalla Rai. A quel punto poteva essere il buffone che sbeffeggia il Re dai palcoscenici e invece attraverso Internet riesce, forse unico e solo, a materializzare le ansie di partecipazione di migliaia di italiani.
La sua satira corrosiva non ha risparmiato nessuno. Già nel 2005 Time gli attribuisce la patente di "eroe europeo" scrivendo di lui: "Avrebbe forse dovuto fare il revisore dei conti statali piuttosto che fare il comico". Il comico genovese infatti da anni nei suoi copioni si occupa di economia, ecologia, poteri forti. E' stato un protagonista del giornalismo d'inchiesta. Unico e solo ad anticipare gli esiti del ladrocinio della Parmalat, interlocutore di pensionati e casalinghe, è uno dei pochi a saper tenere in piedi i costrutti piu' veri della controinformazione nata negli anni Settanta. Avversario del mondo virtuale dei bond prima della grande crisi, ai signori della finanza oppone il sudore del lavoro vero. Dietro il successo di queste ore ci sono quelle migliaia di persone che per anni si sono collegati al suo seguitissimo blog schifati da una nazione piena di mafie e speculazione che non lascia spazio a chi vuole economia pulita e biotecnologia per tutti. Ha fatto conoscere il termine meet-up: quelle persone che s'incontrano per attuare quello che hanno deciso di fare dopo chilometriche discussione in rete. Sono i cittadini che si occupano di acqua, inceneritori, buche, prati, bambini e animali, cose che non interessano quasi mai i partiti in crisi.
Studia molto e cerca ottime fonti. Il Wuppertal Institute, il settimanale Internazionale, Remo Bodei, Domenico De Masi, si è cibato della cultura della decrescita, segue e propone le tecniche per risparmiare energia elettrica e propugna il riciclo continuo dei rifiuti attaccando quello del denaro sporco.
Grillo in questi anni è stato lo sportello di chi non trovava udienza ed ascolto. Anche il grande ingegnere che sapeva i danni che avrebbe provocato il Ponte sullo Stretto gli disse in un ristorante: "Lo dica lei che l'ascoltano".
Grillo parla del reale e trova ascolto in un mondo che ha fatto della politica una professione. E lui, per fortuna sua e nostra, non potrà candidarsi perché ha una condanna che lo tiene lontano dagli impegni diretti. L'unica sua deriva è tattica, e per far guadagnare al suo movimento nuovi voti ha preso scivolate sugli immigrati e sulla mafia. Guadagna voti spendendo quasi niente. E' l'omologo dei pirati tedeschi ma non ha niente a che spartire con i neonazisti greci. Ora la prova è quella del governo, della democrazia interna, della formula giusta per riuscire a tenere fuori dal successo opportunisti e gattopardi che al Sud hanno già puntato l'occasione.
Beppe Grillo è lo scemo intelligente della politica italiana. E dietro uno scemo c'è sempre un villaggio. Un villaggio globale a Cinque stelle.

 di Paride Leporace - 8 Maggio 2012

2 commenti:

  1. Secondo me il ruolo dei giullari/comici in politica è quello di mostrare alla gente che può emanciparsi, se solo lo vuole davvero. I buffoni, infatti, rappresentano da sempre il vero spirito ribellista della gente comune; degli oppressi. Ma i potenti utilizzano i "capipopolo" anche per sviare l'attenzione; per placare la rabbia che cresce. E' la massa, in sostanza, che deve rendersi conto che ogni vero mutamento può avvenire solo partendo da un suo cambiamento interiore. Da un mutamento del suo modo di relazionarsi con gli altri. Senza, appunto, affidarsi ciecamente allo scemo del villaggio (globale); a colui che dice che il Re è nudo... in tal senso consiglio la lettura dell'articolo su Persinsala Grillo, Coluche e il potere sovversivo della cultura popolare di Giancarlo Chiariglione http://www.persinsala.it/web/approfondimento/grillo-coluche-e-la-teatralizzazione-pubblica-del-potere-1384.html, dove l'autore definisce (secondo me molto bene) il ruolo svolto dai comici nelle nostre società.

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  2. Ottime le tue osservazioni. Quale delle 2? Ci e' o ci fa ? L'unica sicurezza e' che la vecchia politica sta morendo e che la voglia di cambiamento e' tanta....

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