lunedì 14 maggio 2012

TERRORISMO, LA NUOVA MINACCIA Adinolfi, indagini nelle Università



Cronache 14/05/2012 
 

Il manager dell'Ansaldo Roberto Adinolfi è stato dimesso e ha trascorso la domenica nella sua casa di Marassi

Genova, al setaccio i collettivi studenteschi dei Politecnici. Rafforzati i servizi di
scorta ai manager

MASSIMO NUMA
inviato a genova
 
Sott’acqua. Spariti almeno dal gennaio scorso. Qualcuno aveva profili personali, anonimi, su facebook e twitter. Disattivati.

Nelle zone di conflitto, dal Tav agli scontri di piazza, di nuovo segnalati ma senza esporsi troppo. Quasi in veste di osservatori, con i loro ideologi invece in prima fila, pronti a raccogliere il consenso nelle assemblee o nelle manifestazioni, sfruttando i contrasti nati dalla crisi. Sino a pochi mesi fa, sembrava strano che soggetti residenti in Trentino, per esempio, si ritrovassero sui blocchi autostradali di protesta a centinaia e centinaia di chilometri di distanza.

Digos e Ros lavorano sulle intercettazioni telefoniche e ambientali per chiudere il cerchio non solo sui componenti del gruppo di fuoco che il 7 maggio scorso ha ferito il manager dell’Ansaldo Roberto Adinolfi, ma su tutta l’organizzazione logistica della rete terroristica della Fai/Fri.

Frammenti di conversazioni, anche non recenti, segno che il salto di qualità non è una decisione di oggi o dell’altro ieri, ma parte da molto più lontano nel tempo: «...Vorrei uccidere uno sbirro - dice un esponente di rilievo del Nord Ovest, impegnato nella campagna contro i Cie - prima o poi...».

Adesso le minacce che da mesi infestano il web antagonista, e non solo sui siti o sui profili specificamente anarchici, sono diventate realtà, ci sono altri sette attentati promessi dalla Fai, in un’area tutt’altro che definita ma che si identifica con le aziende ad alta tecnologia e del settore energetico. Inutile e fuorviante fare nomi e indirizzi.

Sono decine i potenziali terroristi dell’area anarchica (ormai) post insurrezionalista, localizzati quasi tutti nel Nord Italia. Età media tra i 25 e i 40 anni, laureati e in molti casi specialisti di qualcosa; in maggioranza pluridenunciati per scontri di piazza o reati d’opinione; con grandi possibilità di muoversi nelle rete antagonista mondiale, da una guerriglia urbana all’altra. I legami con gli anarchici greci sono i più strutturati, con strategie, obiettivi e target comuni.

Ieri Roberto Adinolfi ha trascorso la prima domenica dopo l’attentato chiuso in casa, con la famiglia, a riflettere sulla rivendicazione. Stupore quando viene descritto, precisamente, il suo carattere, per gli anarchici un «lupo travestito da agnello», un «finto buono». C’è un passaggio diretto personalmente a lui. Come se gli autori, o uno degli autori, lo avesse conosciuto (anche) fuori dal ruolo aziendale.

Il ministero dell’Interno ha disposto le prime contromisure. Non solo a Genova ma anche a Torino e Milano, da 48 ore, sono state disposte, per un gruppo ristretto di persone, quella che viene definita «tutela», cioè il controllo delle abitazioni e dei percorsi usati per raggiungere i posti di lavoro.

Oggi, da Roma, nel corso delle riunioni dei Comitati di Sicurezza, coordinati dai prefetti, verranno prese ulteriori decisioni. Le questure si stanno riorganizzando. L’Ufficio scorte era diventato, se non secondario, di certo non più in prima linea; adesso cambia tutto. Sarà potenziato subito, senza perdere neppure un istante.

C’è un elenco di aziende e di manager, tutti gli sforzi si concentrano in questa direzione. Ma se il modello è la Grecia, con le «Cellule di fuoco» a segnare il cammino anche per i terroristi italiani, gli eventuali bersagli si estendono anche all’apparato giudiziario, ai media, agli organi di governo. Con l’obiettivo di creare un clima di paura, per destabilizzare e impaurire.

Due livelli. Uno operativo, l’altro logistico. Nel caso del manager Ansaldo, l’attenzione degli inquirenti si va spostando sui collettivi anarchici che operano nelle facoltà di ingegneria del Nord Ovest, e che hanno - per ragioni di studio o lavoro - possibilità di accedere ai dossier delle aziende strategiche, di entrare in profondità nella struttura. Non solo studenti o borsisti.

Non è escluso che una parte cospicua, quella più precisa e informata, delle «istruttorie» anarchiche già concluse, abbiamo avuto anche il contributo di alcuni docenti (gli stessi che appoggiano o hanno appoggiato, in modo aperto, le istanze più estremiste e radicali degli studenti) o di collaboratori esterni alle stesse aziende, in passato legati ad organizzazioni vicine al terrorismo rosso, finite a contatto con lo stesso Adinolfi.

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