mercoledì 24 ottobre 2012

Chi e’ veramente Mario Monti e qual e’ il suo obiettivo


Quando Mario Monti si è insediato con la sua variopinta squadra di professori seri, compunti, per la massa anonimi, gente che si capiva le lauree se le era conquistate studiando, frequentando l’università e andando a sostenere gli esami, con persone in grado di affrontare e sostenere confronti e  dibattiti sull’economia, sulla finanza, sul lavoro, sull’imprenditoria, sulla cultura, sull’ambiente, sulla società civile, molti hanno tirato un sospiro di sollievo.
Ci ha fatto credere che la Rinascita fosse alle porte.
Abbiamo scoperto invece che il loro intento non è quello di salvare nessuno ma di accompagnarci con dolcezza nel baratro.
Le tasse e i tagli imposti da Monti non sono necessari, perché il governo dovrebbe prima tagliare spese pubbliche parassitarie e gonfiate, e non lo fa. Le tasse e i tagli imposti da Monti non sono non sono idonei, perché, conti alla mano, non risolvono la crisi ma paiono aggravarla con l’avvitamento fiscale; inoltre non rientrano in un programma di interesse nazionale, non creano lavoro ma lo distruggono, non danno potere d’acquisto ma lo tolgono, anzi non si capisce nemmeno che fine stia perseguendo il governo.
Io vi risolleverò dalla vergogna, dall’umiliazione, perché usciremo tutti insieme dal baratro che si apre dinanzi a noi, da questa immensa voragine del debito pubblico che ci sta mangiando vivi e riconquisteremo la credibilità internazionale diventando orgogliosi di essere un popolo, una nazione, proiettati verso un futuro di progresso sociale e di equità”. Così Adolf Hitler (Ecco da chi ha preso spunto Monti) parlava al suo comizio elettorale conclusivo nel febbraio del 1932, quando vinse le elezioni, parlando continuamente –un vero e proprio mantra ossessivo- di “baratro” di “mancanza di alternative” di “necessità di rigore” di “regole ferree”.
Scopriamo qualcosa di più su Mario Monti e sul perché è stato messo al governo, non dai noi ovviamente, i cittadini non hanno avuto voce in capitolo sulla gestione della crisi.
Nato a Varese il 19 marzo 1943, a ventun’anni si laurea in Economia alla Bocconi e parte alla volta degli Stati Uniti per specializzarsi a Yale dove incontra, tra l’altro, James Tobin – padre della cosiddetta Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che non smette si far discutere.
Nel giugno 1981, una commissione di studio, presieduta da Paolo Baffi, direttore generale di Bankitalia, deliberò di seguire lo schema d’un giovanotto, molto stimato dai Rothschild, tale Mario Monti, il quale propose l’emissione di titoli a lungo termine, con aste mensili e quindicinali, in modo che il rendimento cedolare fosse fissato dal mercato, con scadenze tra i 5 e i 7 anni.
Il che, a detta del Professore, garantiva il potere d’acquisto e, secondo gli esiti delle aste, un piccolo rendimento dell’1-2%. Il Tesoro, zufolò Monti, avrebbe avuto da 5 a 7 anni per programmare e finanziare meglio la spesa pubblica. La proposta passò con standing ovation. Il deficit andò su come un proiettile. Le spese aumentarono invece di diminuire. Mentre Mario Monti procurava il credito a tassi impossibili, aumentarono tasse e benzina, le spese sanitarie sfondarono di mille miliardi di lirette il finanziamento statale. 
A soli ventisei anni inizia la sua carriera di accademico come ordinario presso l’Università degli Studi di Trento. L’anno successivo e fino al 1985 insegna a Torino.
Nel 1985 diventa direttore dell’Istituto di Economia Politica della Bocconi e assume la cattedra della medesima disciplina. Dal 1989 al 1994 è Rettore, sempre dell’Università Bocconi, e poi, con la morte di Spadolini nel 1994, ne diviene il Presidente, carica che tutt’ora ricopre.
Alle sue attività di accademico si sono affiancate, nel corso degli anni, consulenze e collaborazioni con diverse istituzioni e commissioni e sono soprattutto questi incarichi che destano non poche preoccupazioni non solo nei fanatici dei complotti.
È stato relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’inflazione nel 1981, presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario dal 1981 al 1982, membro della Commissione Sarcinelli dall’86 all’87, membro del Comitato Spaventa sul debito pubblico dall’88 all’89, vicepresidente della Banca Commerciale Italiana dall’88 al ’90.
Il premier Mario Monti, chiamato a salvare l’Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992 nei tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l’esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 “
Nel 1994 è indicato dal governo Berlusconi come candidato alla carica di Commissario Europeo e con Jaques Santer ottiene le deleghe a Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità e Unione Doganale.
Nel 1999 fu costretto a dimettersi insieme a tutti gli altri membri della Commissione Santer per cattiva gestione, corruzione e nepotismo. Nello stesso anno, con Romano Prodi alla presidenza della Commissione Europea, è Commissario con delega alla Concorrenza: è il momento in cui si apre il procedimento contro la Microsoft di Bill Gates per abuso di posizione dominante. Inizia così l’azione di approfondimento del ruolo di controllo della concorrenza, uno dei vessilli del liberismo che è caro a Monti, così come gli è caro il rigore dei conti pubblici e la tutela del mercato, tanto da aver mosso – dalle colonne del Corriere della Sera – non poche critiche a Silvio Berlusconi per la sua gestione della crisi.
Fin qui Monti sembra solo un uomo in gamba che ha fatto una bella carriera, ma se si affianca il nome di Mario Monti alla Commissione Trilaterale, all’Aspen Institute e alla banca Goldman Sachs, la situazione assume connotati, forse, decisamente più loschi.
La Commissione Trilaterale – la Trilateral Commission di cui Monti è stato presidente – nata ufficialmente per rafforzare i legami tra Nord Europa, Europa e Giappone, coopera con il discusso Bilderberg Group, il Gruppo Bilderberg e con non poche altre grosse istituzioni mondiali: il mondo è nelle mani di pochi influenti uomini che ne determinano il destino: un’oligarchia segreta o un gruppo di stimabili filantropi? I dubbi si moltiplicano e in molti danno ragione a Daniel Estulin che vede la Trilaterale, così come il Bilderberg, come una massoneria segretissima e ultraliberista. Cliccate sui link per approfondire.
LAspen Institute – a quanto pare Monti fa parte del Comitato Esecutivo – è un’organizzazione internazionale no profit finanziata dalla Fondazione Ford e dal Rockefeller Brothers Fund (almeno inizialmente) che persegue una serie di scopi più o meno segreti grazie all’appoggio dei suoi ricchi e facoltosi membri. La “filiale” italiana, l’Istituto Aspen – «Aspen Institute Italia è un’associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro caratterizzata dall’approfondimento, la discussione, lo scambio di conoscenze, informazioni e valori» – è stata



fondata da Gianni Letta – proprio il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo uscente – l’attuale presidente è Giulio Tremonti e nel Comitato Esecutivo ce n’è per tutti i gusti, in un’inquietante miscellanea di appartenenze politiche: Corrado Passera – neo ministro per lo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, già consigliere delegato di Intesa Sanpaolo – con Emma Marcegaglia, Romano Prodi, Umberto Eco, Fedele Confalonieri, Giuliano Amato, Lucia Annunziata e molti altri. L’Aspen Institute Vigila e Suggerisce i contenuti informativi dei Media Italiani e anche Mondiali. Ne esiste una sede in quasi tutto il mondo. Segna le linee guida (praticamente censura ciò che non gli fa comodo)sui palinsesti e le materie da trattare, applicandone delle migliorie per non offendere il pubblico (censura).

E poi c’è la chiacchieratissima Goldman Sachs, di cui Monti è international advisor, in sostanza consiglia alla banca dove portare i propri investimenti, indirizzandola – preferibilmente – verso affari convenienti. Per la cronaca Goldman Sachs è una banca d’affari – forse la più influente al mondo – e quindi offre servizi ben diversi dalle banche commerciali. In particolare sembra che Goldman Sachs sia “specializzata” in speculazioni ad alto rischio e secondo il Telegraph avrebbe speculato anche sulla crisi dei mutui subprime – per intenderci quella iniziata con la bolla immobiliare del 2006, che nel 2008 portò al fallimento della Lehman Brothers e che ha causato l’attuale crisi mondiale – mentre lo Spiegel spiega come abbia anche sulla situazione Greca, aiutando il Paese a nascondere il debito pubblico che lo affliggeva.

Che altro occorre sapere? Ah, forse che il 16 aprile 2010 la Security and Exchange Commission – la Sec, l’organismo statunitense che vigila sulla borsa valori – ha incriminato per frode la Goldman Sachs a causa del titolo Abacus 2007-AC1, grazie al quale la banca avrebbe frodato molti suoi clienti. Inutile riportare il ribasso dei titoli bancari delle borse statunitensi e del Vecchio Continente seguito all’inchiesta.
Sembra che la Goldman abbia “sfornato” non poche influenti personalità: anche Prodi è stato un consulente per la banca, così come Gianni Letta, mentre Mario Draghi – attualmente a capo della Banca centrale europea, ex governatore della Banca d’Italia – ne è stato vicepresidente dal 2002 al 2005.
La Goldman Sachs è famosa per «prestare» i propri uomini alle istituzioni, quasi dei civil servants con il pessimo difetto di passare spesso dalla banca privata ai posti di governo. Come peraltro i membri della Trilaterale o del Bilderberg Group. Mario Monti è uomo accorto: è presente in tutti e tre.
È la banca che ha inventato (subito copiata dalle altre) i prodotti derivati, quei 600mila miliardi di dollari virtuali che stanno strangolando il mondo. Che ha aiutato i conservatori greci a nascondere lo stato reale dei conti pubblici davanti alla Ue. Che ha mandato l’amministratore delegato Henry Paulson, nel 2006, a fare il ministro del tesoro di Bush figlio. Dopo il crack di Lehmann Brothers inventò il piano Tarp: 700 miliardi di dollari statali per salvare le banche private anche a costo di far esplodere il debito pubblico Usa. G&S riuscì in quel caso a intascare buona parte dei 180 miliardi destinati al salvataggio di Aig, gruppo assicurativo. Prima di lui era stato su quella poltrona Robert Rubin, con Clinton presidente; c’era poi tornato molto vicino, con Obama, ma dovette lasciare quasi subito il team economico: troppo evidente il suo doppio ruolo. Robert Zoellick è invece partito da G&S per coprire decine di ruoli per conto dei repubblicani, fino a diventare 11° presidente della Banca Mondiale.
Romano Prodi era stato lui advisor, prima di tornare all’Iri per privatizzarla e spiccare quindi il volo verso la presidenza del consiglio, per ben due volte. Al suo fianco, negli anni, Massimo Tononi, ex funzionario della sede di Londra e quindi sottosegretario all’economia tra il 2006 e il 2008.
Mario Draghi è certamente il più noto: dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs; in pratica il responsabile per l’Europa. Ha lasciato l’incarico per diventare governatore della Banca d’Italia e prendere la presidenza del Financial Stability Forum (ora rinominato Board), incaricato di trovare e mettere a punto nuove regole per il sistema finanziario globale. Compito improbo, che ha partorito molte raccomandazioni ma nessun risultato operativo di rilievo (le regole di Basilea 3 sono tutto sommato a tutela della solidità delle banche, non certo limitative di certe «audacie» speculative).
Per vedere meglio che aria tira in Goldman Sachs leggete la lettera di dimissioni di Gregh Smith: Perché sto lasciando Goldman Sachs – di Greg Smith
Purtroppo c’è dell’altro: Monti ratificherà, ossia farà passare al Parlamento Italiano, l’ennesimo, anzi ultimo Trattato con l’Europa, che cederà la restante SOVRANITA’ POPOLARE ad un ente chiamatoMES-MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’, che ci condurrà alla fine.
Questo è un Ente che sovrasta la Costituzione Italiana ed ha Poteri Illimitati e Immunità , così come l’esercito che hanno creato per sedare eventuali rivolte, quando mai i cittadini volessero ribellarsi.
Gli EUROGENDFOR che potrebbero disperdere i manifestanti non più con manganellate o lacrimogeni o proiettili di gomma, ma sparando sulla folla, senza subire alcun processo per aver ferito o ucciso qualcuno.

Consiglio la visione del seguente video: COSI’ INIZIANO LE DITTATURE! Byoblu intervista l’europarlamentare Nigel Farage
Concludo con una dichiarazione di Rockfeller, proprio di quello che vedete mensionato sempre negli affari condotti da Mario Monti: 
Siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la “giusta” crisi globale e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale“.

“Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati“. David Rockefeller, 1991

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