sabato 20 ottobre 2012

Luci sismiche ed archi chimici


A proposito delle manifestazioni atmosferiche foriere dei terremoti indotti, bisogna distinguerle dalle luci sismiche: si osservano, infatti, spesso nembi iridescenti e "cirri" opalescenti che si formano in seguito al passaggio di aerei chimici. Sembra che, tra i diversi possibili segni anticipatori dei movimenti tellurici, si debba concentrare l'attenzione proprio su queste striature nel cielo, indizio di una pesante manipolazione delle condizioni naturali. La disinformazione basa, tra l’altro, il suo inganno sull’equazione tra le cosiddette "luci sismiche" e le iridescenze artificiali. Le prime sono naturali, benché la loro genesi non sia molto chiara; gli arcobaleni chimici sono, invece, il risultato della dispersione di quarzo, di alluminio e di etilene dibromuro (additivo neicarburanti JP8).

"Durante gli eventi sismici, in taluni casi è possibile notare, oltre al caratteristico rumore, anche delle luci che possono manifestarsi come lampi o fiammate.

La teoria dell’effetto piezoelettrico prevede che rocce con composizione cristallina soggette alle compressioni generate dai sismi, siano in grado di produrre luce, grazie alle scariche elettriche. L’effetto di piezoelettricità è presente in un gran numero di cristalli ed avviene sottoponendo due facce del cristallo a compressione: si ottiene così sulle facce trasversalmente opposte una differenza di potenziale anche elevata. La difficoltà della produzione di luci sismiche, mediante questo fenomeno, risiede nella necessità dell’allineamento dei cristalli nelle rocce in modo tale da conseguire la variazione di potenziale necessaria a generare la scarica elettrica e quindi il lampo.

Altri effetti elettrici si possono sviluppare mediante la separazione o il contatto tra strati rocciosi, circostanza che si verifica appunto in corrispondenza di fenditure causate da sismi. Sembra che il gradiente elettrico provocato da queste fratture o dai successivi contatti, potrebbe essere in grado di sviluppare sufficiente tensione da giustificare i bagliori.

Anche la diffusione di calore nei cristalli può generare la produzione di cariche elettriche, trasformando il calore in differenza di potenziale. L’attrito delle rocce sottoposte a compressione e rilascio, evento tipico di un sisma, potrebbe essere in grado di generare sufficiente energia termica per provocare questo fenomeno.

Alcuni ricercatori affermano che, durante il terremoto, si possono formare delle forti correnti ascensionali d’aria dovute alle vibrazioni del suolo. Queste correnti possono caricarsi elettricamente e sprigionare scariche elettriche luminose.

Altri fenomeni che sviluppano luce comprendono le scariche elettrochimiche che si formano per elettrolisi dell’acqua che scorre in anfratti e spaccature della litosfera.

La stessa compressione delle rocce può causare l’emissione di elettroni che, a seguito di collisioni con le molecole dell’atmosfera, possono determinare fiochi fenomeni luminosi.

In altre occasioni, successivamente ad un sisma si è potuta constatare la presenza di tracce di combustione. In tali casi, si ipotizza che il fenomeno sia dovuto alla fuoriuscita di gas infiammabili dal terreno. Risulta comunque difficile comprendere le ragioni dell’innesco della combustione".


Da questa carrellata sulle possibili cause e sulla natura delle luci sismiche, si evince che esse, comunque rare e sovente deboli, sono fulminee. Assomigliano dunque ai lampi di un temporale e non sono manifestazioni durevoli, a differenza delle nubi colorate e dei fasci iridati che non sbaglieremo a considerare, se non i prodromi di un sisma innaturale, un'aberrazione atmosferica dovuta ad interventi militari. Queste nuvole artificiali manifestano interferenze prismatiche con lunghezze d'onda luminose che avvengono solo con "materiale solido estremamente fine"come spiega il fisico canadese Neil Finley. Queste microparticelle sospese nell'aria "generano campi di interferenza attorno ad ogni particella, cambiando il colore della luce".

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