martedì 25 giugno 2013

Il neo-feudalesimo in Europa: “divide et impera”


L’Unione Europea è un progetto reazionario e al tempo stesso progressista che si fonda su un pensiero prettamente anti-nazionale. Una strategia perversa che mira ad un’amministrazione di tipo feudale del continente che porterà inevitabilmente al dominio di Bruxelles a discapito delle patrie europee sorte alla fine del diciannovesimo secolo, trasformate con il tempo in regioni vassallesche di un potere centralizzato e verticale, che non lascia vie d’uscita.
Distruggere il “sentimento nazionale” prima di smantellare gli Stati Nazione
Il progetto regionalista disegnato dagli eurocrati ha come primo scopo quello di smantellare gli Stati-nazione partendo dallo sfaldamento della cultura locale di un qualunque popolo europeo o del cosiddetto “sentimento nazionale”.?Non è un proposito infondato, ma una realtà: Bruxelles veicola questa volontà attraverso una simbolica eurocentrica: l’Euro, la bandiera Ue, il programma universitario “Erasmus”, l’inno europeo (“Inno alla gioia” di Beethoven), il passaporto (europeo), il parlamento e le elezioni europee, sono solo alcuni degli strumenti che rendono la paneuropa una struttura concreta.
Abolizione dello “Stato” nello schema “Ue-Stato-regione”: l’esempio dei Fondi strutturali
Ed è dopo lo sfaldamento del sentimento nazionale, che si professa il neo-feudalesimo del terzo millennio. Le regioni all’interno di uno Stato-nazione sono sempre esistite, pertanto quando uno Stato è sovrano della sua politica in tutte le sue competenze, queste ultime sono sempre state dipendenti dall’autorità statale. Con la creazione di un potere europeo centralizzato a Bruxelles (Bce, Parlamento Europeo, Commissione, Consiglio dell’Ue, ecc.), la sovranità di uno Stato è stata radicalmente limitata per non dire usurpata. Per via di questa centralizzazione dei poteri trans-nazionale, le regioni delle nazioni europee non collaborando più con le istituzioni nazionali, dialogano direttamente con Bruxelles.?La prova esiste: i Fondi Strutturali ad esempio (fondi per le regioni dei Paesi membri), garantiti dall’Ue non passano più nelle mani dei governi nazionali per poi esser ridistribuiti, ma si protraggano direttamente verso le regioni che li gestiscono a loro uso e consumo.
Gli Stati artificiali: l’esempio del Kosovo
Un altro fatto storico rilevante e che delinea questa volontà di promuovere il regionalismo è la questione che riguarda il Kosovo: la creazione di questo “Stato fantoccio”, sorto dal nulla, per interessi terzi, composto da una popolazione interamente musulmana (rappresenta il primo Paese islamico d’Europa) potrebbe essere il primo di una lunga serie di Stati, o staterelli artificiali. Se l’Ue ha detto sì all’illegittimo Kosovo (molti Paesi della comunità internazionale non lo riconoscono), altri gruppi etnici già presenti in Europa o in arrivo, potranno di fatto proclamare l’indipendenza.
Le strutture europee al servizio del neo-feudalesimo
E’ ora di capire quanto e come il regionalismo è in azione all’interno del nostro continente. Esistono Istituzioni riconosciute dall’Ue, misconosciute per la maggior parte delle persone, che hanno come obiettivo (inconsciamente o consciamente) quello di mutare le frontiere attraverso una cooperazione transfrontaliera:
Alpen Adria: quest’organizzazione lavora nella zona alpina europea. Tra i suoi obiettivi essa dichiara: “Facendo valere i principi dell’eguaglianza e del partenariato tra i membri, (Alpen Adria) tende a promuovere un’integrazione che smantelli i muri reali o virtuali esistenti tra i membri”.
AER (Assembly European Region): questa commissione animata da grandi autonomisti, promuove il regionalismo all’ennesima potenza. Nella dichiarazione dell’AER sul regionalismo, uno dei punti fondamentali è questo: “Gli Stati europei devono impegnarsi a sviluppare quanto più possibile il trasferimento delle competenze a favore delle Regioni così come quello dei mezzi finanziari destinati ad assumerle, introducendo le modifiche necessarie all’interno della legislazione internazionale”. Il sito internet è ancora più ricco d’informazioni…
CCRE (Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa): quest’altro istituto ha come scopo finale quello di rinforzare l’autonomia delle regioni europee, attraverso il principio della “tabula rasa” degli Stati-nazione. La carta europea dell’autonomia locale, conforme al trattato di Lisbona sprona questo progetto.
L’ascesa dei partiti autonomisti
E non è un caso che queste euro-regioni siano sempre più rappresentate al livello politico da partiti autonomisti e pro-europeisti. La deframmentazione dell’Europa è vicina e l’ascesa dei partiti autonomisti ne è la prova.?Questo processo secessionistico è iniziato con la disintegrazione della Yugoslavia nel 1991…infatti prossimamente, in maniera violenta o non violenta, la situazione sarà più o meno identica:
La Germania: è lo Stato precursore per eccellenza dell’euro-regionalismo. Nell’articolo 31 della Costituzione tedesca si legge: “il diritto federale prevale sul diritto del Land”. Di fatto i Land tedeschi hanno già da diversi anni margine di manovra esecutiva e legislativa. Sono già delle euro-regioni.
Il Belgioil conflitto intestino che dura dal 1831 e che vede Fiamminghi e Valloni si potrebbe concludere con la secessione dell’una o dell’altra forza in gioco.
La Spagna: è il territorio con più rivendicazioni autonomiste nonostante l’unità garantita dal Re. La Costituzione post-franchista sancisce l’autonomia delle comunità spagnole, ogni regione spagnola ha un governo o un potere esecutivo oltre che a un parlamento. Inoltre le varie pressioni autonomiste come quelle dei Baschi o dei Catalani fanno sì che il potere di Madrid sia sempre meno legittimo ad essere  motore amministrativo e giuridico del Paese.
La Francia: nonostante sia lo Stato con il potere più centralizzato d’Europa, anch’essa è costretta a scendere compromessi con alcuni territori che si vogliono indipendenti. Il partito Corso autonomista vuole la secessione (da poco ha “ripreso le armi”) mentre l’Alsazia è già uscita dal circuito governativo francese, tanto che dialoga direttamente con Bruxelles.
L’Italia: possiede già delle regioni ad autonomia speciale (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta), mentre le regioni ordinarie sono relativamente autonome poiché il Paese non è centralista ma converge più su un sistema federalista.

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