domenica 19 maggio 2013

Perche’ permettiamo la distruzione del nostro pianeta


- David Swanson* -
Non basta far notare che il nostro sistema politico è completamente corrotto dal denaro, compreso il denaro ricavato dal carbone, e dal petrolio, e dalle bombe atomiche e dal gas. Naturalmente è così. E se avessimo la democrazia diretta, i sondaggi indicano che investiremmo in energia verde. Però, dire la cosa giusta al sondaggista per telefono, o in un gruppo che viene scelto per un sondaggio, non rappresenta certo la misura di ciò che si dovrebbe fare con il buon senso quando c’è di mezzo il destino del mondo.
E non otteniamo una spiegazione completa riconoscendo che il nostro sistema di comunicazione opera insieme al nostro sistema politico che in collaborazione mettono in giro bugie sul nostro clima e sul nostro bilancio (difendere le guerre e i miliardari non è un’opzione, quindi non ci sono soldi per nuove idee, spiacenti). Naturalmente. Quando, però il clima del pianeta si va distruggendo per tutte le generazioni future, la maggior parte del quale quindi non esisterà, l’unico corso di azione sensato è di abbandonare tutto e di rovesciare in maniera non violenta qualsiasi sistema corrotto che porta distruzione.
Perché non lo facciamo?
La disinformazione è una spiegazione a livello superficiale. Perché la gente sceglie di accettare un’ovvia disinformazione?
Ecco un motivo: hanno già scelto di accettare altre ovvie cattive informazioni a cui sono profondamente e appassionatamente affezionati e che richiedono questa ulteriore illusione. Le opinioni coinvolte sono correlate alla scarsa istruzione, cosicché le scelte del governo di finanziare i combustibili fossili e le autostrade e le prigioni e Hamid Karzai, invece che le scuole, certamente contribuiscono a questo. Forse, però, dovremmo affrontare disinformazione direttamente, anche se contemporaneamente perseguiamo la creazione di un sistema di istruzione degno di un paese civile.
Secondo un sondaggio di Newsweek, il 40% delle persone negli Stati Uniti credono che il mondo finirà con una battaglia tra Gesù Cristo e l’Anticristo. E in grandissima maggioranza coloro che credono in questo, credono anche che i disastri naturali e la violenza siano segni dell’avvicinarsi della battaglia gloriosa – a tal punto che il 22% negli Stati Uniti crede che il mondo finirà nel corso della loro vita. Questo significherebbe logicamente che la preoccupazione per il mondo dei loro trisnipoti non ha affatto alcun significato e che dovrebbero toglierselo dalla mente. Infatti, uno studio recente ha trovato che credere nella “seconda venuta” riduce del 20% il sostegno per una forte azione di governo per il cambiamento di clima.
A parte la corruzione del denaro, ogni volta che c’è il 40% degli Americani che crede qualche cosa di stupido, le forze dei brogli elettorali alla Camera, rappresentazione sproporzionata dei piccoli stati rappresentati al Senato, l’ostruzionismo al Senato, il sistema bipartitico del il-vincitore-piglia-tutto che tiene molte voci fuori dai media, e dai dibattiti e dai ballottaggi, mentre permette ai democratici di essere eletti soltanto in base al requisito di non essere Repubblicani, e un sistema di comunicazione che incorpora in un gruppo prevalente le opinioni repubblicane, dà quasi la garanzia che l’opinione del 40% controllerà il governo.
Il rappresentante al Congresso, John Shimkus, un Repubblicano che proviene da un obbrobrio di brogli nell’Illinois sud orientale, dice che il pianeta è in buone condizioni e che è garantito che resterà così perché Dio lo ha promesso a Noè.
Il Senatore James Inhofe, un Repubblicano dell’Oklahoma (uno stato i cui cittadini hanno una rappresentanza al Senato 10 volte maggiore di quella che hanno i Californiani – se si può accusare Diane Feinstein di rappresentare qualcuno) – dice che soltanto Dio potrebbe forse cambiare il clima, e che dovremmo smetterla di essere così arroganti – come se prendere 1,4 milioni di dollari in “contributi” alla campagna elettorale da chi profitta dei combustibili fossili e immaginare che le proprie posizioni siano semplicemente determinate dal proprio accesso a un essere onnipotente che gestisce l’universo per conto del 30% del mondo, cresciuto come voi, con le stesse favole, non sia una convinzione arrogante.
Un altro senatore che sostiene di essere credente, ma non della varietà di Inhofe e di Shimkus, questa settimana ha denunciato pubblicamente un collega anonimo perché insiste nella linea di pensiero: non preoccupatevi-Dio-è all’opera, durante un recente incontro.
Quando una grossa parte della popolazione crede che la catastrofe è una buona cosa, invece che una cattiva cosa, e le guerre vengono festeggiate e le crisi portano eccitazione e solidarietà alle nostre vite, l’influenza di questo è tossica. Del 40% delle persone che credono che Gesù stia arrivando, alcuni senza dubbio lo credono più di altri, e permettono a questa convinzione di influenzare altre delle loro opinioni e azioni.
Dell’altro 60%, alcuni sono indubbiamente influenzati a livelli variabili da coloro che credono nella battaglia finale tra il Bene e il Male.
Credere in Dio di per se stesso arriva fino all’80% negli Stati Uniti e comprende attivisti forti delle politiche sostenibili, compresi alcuni che fanno proselitismo appassionato usando l’argomento che soltanto credere in Dio ci può salvare dall’apatia rispetto al riscaldamento globale.
Ed è indiscutibile che i nostri più devoti attivisti per la pace e la giustizia comprendano alcuni seri credenti. Il teismo, però è essenzialmente credere che qualche essere più potente stia “mandando avanti la baracca”. Forse coloro che credono nella battaglia finale non hanno realmente trovato una soluzione al problema del male (se c’è un Dio, dovrà chiedermi che lo perdoni,” ha detto un prigioniero in un campo nazista), ma i credenti che però non credono alla lotta finale tra Bene e Male non hanno mai trovato una soluzione logica neanche al problema del libero arbitrio. I credenti e possono prendere una delle due strade e tutto significa poco. Ma tutti devono inevitabilmente promuovere l’idea che il responsabile è un essere più potente.
E dove si presenta questa convinzione con effetto dannoso? Nella nostra politica si presenta principalmente come un atteggiamento verso i presidenti. Mentre il presidente Obama ha trascorso 5 anni lavorando con diligenza per distruggere il nostro ambente naturale per tutto il tempo che verrà, il blocco più grosso di coloro che si preoccupano del riscaldamento globale hanno trascorso il tempo dicendosi l’un l’altro di avere fede in Lui che opera in modi misteriosi, che pensa a misurarsi con il Cattivo e che bisogna dargli tempo perché vinca la sua battaglia.
Vedete, il problema del credere in un dio non è che alcune delle sue convinzioni che ne derivano hanno successo in un sistema non democratico. Il problema è che credere in un dio è anti-democratico nella sostanza. Ci allontana dal fare affidamento su noi stessi. Ci insegna a dipendere da qualcuno ipoteticamente migliore di noi. E anche lo stesso 80% circa crede in qualche cosa che si chiama paradiso, che rende la vita reale di gran lunga meno significativa perfino per quelle generazioni che riescono a sperimentarla.
Questo, a sua volta, alimenta la fede nell’ottimismo. A tutti noi si dice di essere ottimisti malgrado i fatti, come se fosse una scelta personale di stile di vita. Aggiungete a questo la convinzione che ogni cosa è parte di un piano generale segreto, e avrete una ricetta per l’accettazione passiva. Un grande attivista mi ha detto che ogni cosa si risolverà per il meglio o perché li farà andare avanti o perché hanno imparato che dire qualunque altra cosa gli fa ottenere meno inviti a parlare. L’ottimismo irriducibile è compatibile con l’impegno attivo, ma l’effetto netto è quasi certamente un contributo all’apatia.
Desidererei che fosse inutile dire che non sto difendendo la posizione ugualmente sciocca di pessimismo ostinato. Propongo la posizione impopolare di accettare i fatti come vengono, agendo di conseguenza, e agendo cautamente quando si tratta del destino di generazioni finora non nate – anche se quella prudenza richiede enormi sacrifici.
Ci sono anche altre forze potenti che pesano in modo negativo. C’è il nostro amore per la tecnologia, che comprende le nostre fantasie sull’inventare la nostra via di uscita dalla catastrofe, colonizzare alti pianeti, ricreare le specie. Forse il nostro amico senatore è al corrente di qualche cosa, dopo tutto, quando fa notare l’arroganza. C’è anche l’avidità, che comprende il nostro timore che vivere in maniera sostenibile implicherebbe vivere con meno della merda materialistica che attualmente ingombra le nostre vite e alimenta la nostra obesità.C’è anche l’opera di raggiro continuamente indirizzato a noi dal nostro governo che convince tanti di noi che siamo impotenti ad attuare i cambiamenti. Non basta credere che il mondo viene distrutto e che noi umani siamo da soli come le piante e gli altri animali, se ci siamo fatti ingannare con il più grosso bidone che i governi “appioppano” al loro popolo, la bugia che dice che non prestano attenzione a noi. La storia insegna il contrario. L’influenza delle persone sui loro governi è molto più potente di quanto di solito immaginiamo. E’ indebolita principalmente dal fatto che la gente non riesce a fare nulla. L’impotenza è un cerchio di auto-gratificazione. Coloro che bramano la fine del mondo, non sono certo soli a immaginare che non abbiamo il potere di rifare il mondo da soli. Tuttavia, tra le cose che dovremmo fare proprio adesso, c’è spiegare ai nostri vicini che Gesù non ritornerà.

*Tra i libri di David Swanson c’è: “War Is A Lie.” [La guerra è una bugia]. Il suo blog è su http://davidswanson.org e su http://warisacrime.org e lavora per http://rootsaction.org- Conduce Talk Nation Radio.


Traduzione di Maria Chiara Starace

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

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