martedì 2 luglio 2013

NAVI DEI VELENI: PROVE E CONTROPROVE DI INQUINAMENTO RADIOATTIVO di Gianni Lannes

Salerno (agosto 2010): nave Frelon e rifiuti radioattivi trasportati dalla Francia a Potenza - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes


Storie sempre attuali, ma dimenticate e rimosse dalla coscienza e conoscenza collettiva. 

Nel 2009 il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo e il magistrato Piero Grasso, allora capo della procura nazionale antimafia oggi promosso presidente del Senato, "insabbiarono" a Cetraro il caso delle famigerate navi dei veleni, o meglio la vicenda della Cunski. Sorta di carrette del mare a fine corsa, affondate con i loro carichi midiciali di veleni chimici e radioattivi.

Nel febbraio dell'anno 2010 convocai una conferenza stampa a Cosenza (mandata in onda dal Tg3 nazionale) e prove alla mano smentii entrambi, dimostrando che nave Catania, secondo la documentazione reperita nell'archivio storico della Marina Militare italiana era affondata al largo di Napoli nel 1943, e non nel mare della Calabria!


Questo rapporto dei servizi segreti militari segue il duplice omicidio a Mogadiscio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (20 marzo 1994), ormai sulle tracce del progetto Urano. 

Rapporto Sismi (archivio Lannes)

Tra l'altro il patron della nave (Mare Oceano) utilizzata per il depistaggio orchestrata dai nostri servizi segreti, ovvero Attanasio è una vecchia conoscenza di Berlusconi e Mills a Londra.

In ragione di questo mio interessamento ho subito ovviamente ritorsioni d'ogni genere che perdurano tutt'oggi, ma pazienza! E allora fui ostacolato dalla Direzione Marittima di Reggio Calabria e da quella omologa di Napoli, anche se il Comando generale della Guardia Costiera (Maricogecap) mi ha consentito di accedere negli archivi delle Capitanerie di Porto dell'intera Italia.

In ogni caso al largo di Cetraro oltre alla Cunski imbottita di rifiuti radioattivi, ci sono altri relitti: su nave Cagliari c'è addirittura un segreto militare! 

La scoperta dell'acqua calda, anzi marina contaminata. Qualche tempo fa un generale dei carabinieri convocato in audizione parlamentare sottoposta a segreto di Stato, come sempre, ha confermato che lo Stato italiano ha pagato la criminalità organizzata, nella fattispecie la 'Ndrangheta per portare a termine il lavoro sporco di inabissamento delle scorie industriali! 

Casualmente il 2 agosto 2010 colsi in flagranza di reato una nave battente bandiera maltese, la Frelon che aveva sbarcato in pieno giorno a Salerno un carico di rifiuti metallici contaminati dalla radioattività, prontamente trasportati in una famigerata ferriera di Potenza (di proprietà di un noto gruppo industriale del nord che, a qualche chilometro dal capoluogo lucano gestisce addirittura una mega discarica in un bosco).  

Informai prontamente il prefetto ed il questore, ma le due autorità non profferirono verbo alla procura della Repubblica. Anzi il questore voleva addirittura far punire i due agenti della Polizia di Stato che allora mi scortavano. Qualche giorno dopo ne scrisse la Gazzetta del Mezzogiorno ed il Corriere della Sera intervistandomi. E così finalmente la magistratura aprì un fascicolo.

In Italia, discarica dell'Europa occidentale, si fa finta di niente, ma il problema della contaminazione dei mari c'è, eccome!
Soprattutto nello Jonio, ma Tirreno e Adriatico non sono da meno, seguitano ad affondare di tutto e di più, mentre le autorità tricolori fanno finta di niente e l'opinione pubblica (ma esiste?!) è sempre in vacanza.  

La produzione di rifiuti industriali è il vero buco nero dell'Occidente e dell'Europa. Che fine fanno questi scarti micidiali? Non esistono al riguardo statistiche attendibili, né a livello ufficiale né clandestino. 

Provate a fare un tuffo per credere dove il mare è ammantato da (finte) bandierine blu (comprate a caro prezzo per fregare i turisti). E capirete sulla vostra pelle. Vi lascio il gusto della scoperta e della sorpresa!  

Esiste un giudice almeno a Berlino? Per ora non ho ancora trovato, anzi non si è mai fatto vivo un editore che abbia coraggio civile da vendere per pubblicare quella inchiesta sul campo, anzi in mare aperto! Viva l'Italia...

2 commenti:

  1. come sappiamo ,i materiali diversi ,vengono in italia e vengono lavorati per poi essere rivenduti e \o barattati con l'estero.ai cittadini rimane ben poca cosa ,oltre magari a qualche forma tumorale,ma azzarderei anche un'altra cosa ,oltre che partire rifiuti contaminati dalla radioattività ne arrivavano anche,potrei chiedere se ai tempi di chernobil non fosse arrivato ,ne ferro ne argille contaminate con le fantasiose percorrenze da stati diversi per poi approdare da noi ed essere lavorate ,e in quel caso risulterebbe in percentuale ,sia il prodotto sia lo scarto(scoria),all'insaputa della gente che lì lavora e abita vicino

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    1. Per non dire dei prodotti alimentari come il granturco, il mais , provenienti da zone contaminate, importati a prezzi di realizzo da multinazionali del settore alimentare....e diventati pasta...biscotti....

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