martedì 9 luglio 2013

Vitelli italiani gonfiati con gli anabolizzanti: il maxisequestro della Guardia Forestale

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La notizia risale a qualche settimana fa, ma riteniamo comunque molto importante divulgarla, anche perché poco è stato detto a riguardo e la faccenda ha veramente dei risvolti preoccupanti.
Il mese scorso, la Guardia Forestale dello Stato ha sequestrato più di 17 mila confezioni di farmaci veterinari, pronti a essere distribuiti nel mercato clandestino e destinati a gonfiare vitelli e maiali in Italia e presumibilmente anche all’estero.
Una vera e propria associazione a delinquere, formata da farmacisti, allevatori, grossisti e veterinari operanti nel Nord Italia e, nello specifico, in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna.
Un’operazione ad alto impatto che ha visto coinvolti 65 indagati e un sequestro del valore di 2,5 milioni di euro.
I reati contestati, ancora da confermare, sarebbero di  associazione a delinquere, commercio e somministrazione di medicinali guasti, adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, esercizio abusivo della professione medico-veterinaria e di farmacista, ricettazione, falsità in registri e notificazioni, violazione della normativa finanziaria e tributaria, e infine maltrattamento di animali.
Una scoperta preoccupante che getta un velo nero sul mercato della carne italiana, dove la speculazione, si è visto, non considera i gravi danni alla salute dei consumatori che l’assunzione di queste sostanze potrebbe avere.
Un problema che, negli ultimi 40 anni, non è stato ancora risolto e che preoccupa non poco i consumatori italiani, visto che potrebbe trattarsi di migliaia di capi trattati con farmaci e non più identificabili ai controlli di routine.
Intanto le indagini continuano e la situazione non si prospetta certo delle più semplici. Soprattutto se si considera che, grazie alle indagini condotte da un nuovo metodo di ricerca messo a punto dal Centro di referenza nazionale per le indagini biologiche sugli anabolizzanti animali, istituito dal Ministero della salute presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, risulterebbe che il 15% della carne bovina italiana è trattato con ormoni e sostanze vietate.
E le associazioni di categoria? Dopo un primo silenzio denunciato da Il Fatto Alimentare che lamentava l’assenza di una reazione e, anzi, una tendenza al mutismo quando si tratta di argomenti che hanno a che fare con carne, ormoni e anabolizzanti in Italia, le Associazioni di Categoria sembra abbiano fatto quadrato attorno al problema, esprimendo la necessità di gettare luce sulla questione. Una questione che, comunque, va avanti da molto, troppo tempo e che l’Italia non è ancora in grado di contenere.
Fonti articolo:
(Foto: Utente Flickr Lima Pix)

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