venerdì 16 agosto 2013

A Fukushima «due anni di bugie: sono 4 le catastrofi nucleari di livello 7»



«Catastrofi nucleari a ripetizione a Fukushima»: è quanto afferma “Sortir du nucléaire”, la rete di associazioni no-nuke francesi, e per questo chiede di classificarne 4 al massimo livello della scala internazionale degli incidenti nucleari (Ines).

[Secondo noi e molti ricercatori indipendenti invece la gravità va ben oltre la scala 7, supererebbe il 10, o anche di più. Siamo di fronte al disastro ambientale più grande mai generato sulla faccia della terra. Ma visto che le radiazioni non hanno odore ne colore, il mondo intero fa finta di niente, sotto il velo coperto dagli stati e media che tacciono pur sapendo la gravità mondiale della cosa.
[Eco(R)esistenza]

Il 7 agosto la Nuclear Regulation Authority del Giappone ha detto che Fukushima Daiichi è in piena emergenza, dovuta a fughe radioattive che contaminano in maniera irreversibile le falde freatiche, l’Oceano Pacifico e tutto l’ambiente intorno alla centrale nucleare. «Tutti i giorni – spiega “Sortir du nucléaire” – sono 300 le tonnellate di acqua contaminata che si sversano nell’ambiente marittimo, lasciando le autorità impotenti di fronte all’ampiezza della catastrofe. Una situazione che non è una novità per la nostra associazione, ma che è stata ammessa ufficialmente solo dopo più di due anni di menzogne».

L’8 agosto l’Association de contrôle de la radioactivité dans l’ouest (Acro) ha fatto il punto della situazione e ha pubblicato dati essenziali: “Sortir du nucléaire” ha rilanciato queste rivelazioni, chiedendo di conseguenza una riclassificazione di quelle che ritiene 4 catastrofi distinte: Catastrofe 1 – fusione del nocciolo del reattore 1; Catastrofe 2 – fusione del nocciole del reattore 2; Catastrofe 3 – fusione del nocciolo del reattore 3; Catastrofe 4 – il più grande sversamento radioattivo in mare della storia e tutte queste catastrofi dovrebbero essere considerate al livello 7 della scala Ines.

La coalizione di associazioni antinucleari fa notare che «Malgrado le affermazioni menzognere della Tepco (Tokyo electric power company), la catastrofe di Fukushima non ha fatto che peggiorare. Circa due anni e mezzo più tardi, l’oceano è fortemente contaminato per centinaia di chilometri ed estremamente contaminato in prossimità della centrale. Dall’inizio, Tepco nega che le fughe radioattive in mare continuino, con la complicità delle autorità giapponesi».

La coalizione no-nuke francese denuncia «la menzogna di Stato, delle rivelazioni col contagocce», e spiega che «Nel luglio scorso, Tepco, l’operatore della centrale di Fukushima, aveva già ammesso che dell’acqua contaminata allo stronzio, cesio e trizio scorreva davvero verso l’oceano Pacifico. Una confessione che è avvenuta all’indomani delle elezioni senatoriali nelle quali il Partito dell’attuale ministro Shinzo Abe ha vinto. Nessuno ha creduto in una coincidenza di calendario, essendo il primo ministro un fervente difensore dell’energia nucleare. Se questa informazione fosse stata rivelata prima delle elezioni, la vittoria del Partito liberal-democratico avrebbe potuto essere messa in pericolo… La Tepco è stata messa in dubbio fin dall’inizio della catastrofe di Fukushima, in particolare sulla gestione nelle ore che sono seguite allo tsunami e dopo che l’operatore non ha fatto altro che nascondere la verità alla popolazione giapponese, tentando così di mascherare l’ampiezza del disastro».

Per “Sortir du nucléaire” siamo di fronte alla più grande contaminazione del mare della storia: «Dal maggio 2011, Tepco ha valutato la contaminazione dell’Oceano Pacifico tra 20 e 40 terabecquerels. Oltre a comportare una forchetta fantasiosa, questa cifra astronomica che supera ogni comprensione è ancora centinaia di volte inferiore alla realtà: in effetti precedentemente abbiamo visto che nel solo sversamento dell’aprile 2011 ci sono stati 4.700 terabecquerels scaricati nell’oceano (da 117 a 235 volte di più). La catastrofe di Fukushima è dunque sempre in corso e non fa che peggiorare: 300 tonnellate di acqua contaminata si sversano ogni giorno nell’oceano.

Per tentare di contenere queste fughe, la Tepco ha costruito una barriera per impedire che le acque radioattive si spandano nel Pacifico, ma queste barriere non sono sufficienti e l’acqua proveniente dalle falde freatiche ha cominciato a sommergerle. In più, la Tepco ha intrapreso l’iniezione di prodotti chimici nel suolo, al fine di solidificarlo per contenere la radioattività… In realtà, del semplice bricolage, che non porta a risolvere la situazione, senza contare che questi sono di nuovo dei prodotti molto pericolosi che vengono liberati nella natura».

Il pasticcio della Tepco e del governo giapponese viene descritto come «Una situazione ingestibile e delle conseguenze irreversibili sull’ambiente e gli esseri viventi. Quali che siano le soluzioni previste dalle autorità giapponesi la situazione è ingestibile, perché la caratteristica di una catastrofe nucleare è quella di durare nel tempo. E’ illusorio pensare che la radioattività a Fukushima possa essere contenuta. Quando avviene una catastrofe nucleare è solo l’inizio. Ma il governo giapponese rifiuta ancora una cooperazione internazionale per gestire questa crisi, senza alcun dubbio per paura che sia fatta luce sulla reale situazione. Perché la situazione è allarmante: numerose valutazioni sono state condotte sull’ambiente marino ed i risultati sono estremamente inquietanti. Anche a più di 2.000 km dalle coste giapponesi, i sedimenti, i pesci, il plancton sono contaminati dalla radioattività con un forte impatto sulla catena alimentare».

Réseau “Sortir du nucléaire”, per solidarietà con il popolo giapponese e perché su queste molteplici catastrofi di Fukushima Daiichi non cali l’oblio, chiede che venga chiarito ogni aspetto della reale situazione nella centrale e nei suoi dintorni e che «sia messo fine a livello mondiale a questa avventura criminale che è il nucleare».


Eco(R)esistenza

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