giovedì 12 settembre 2013

L’élite USA ormai brilla per modestia intellettuale, insipienza strategica, palese commistione di interessi privati o personali

http://sapereeundovere.it/Obama fallisce perché.
di Marcello Foa.
A quanto pare l’intervento militare in Siria non ci sarà, almeno per ora. Ed è un bene: prevale la ragione. Ma la vicenda resta inquietante. Chi segue questo blog sa cosa pensi di Obama: sin dall’inizio, addirittura già durante campagna elettorale del 2008 – espressi, in quasi assoluta solitudine, il mio scetticismo sulla statura politica di un presidente che veniva salutato come il Messia di un Mondo Migliore e più Giusto. Oggi non posso che ribadire il mio giudizio: non è uno statista, non è il Salvatore.
Quel che è emerso in queste settimane, però, rivela un disagio e, verosimilmente, un’inettitudine, che non riguarda solo Obama ma l’élite che lo attornia e che di fatto governa l’America. Fino a pochi anni fa, la Corte dei consiglieri era composta da personalità, con cui si poteva o meno essere d’accordo, ma che erano indubbiamente dotate di un’intelligenza, di una preparazione, di una raffinatezza intellettuale superiori alla media. Molto ciniche all’occorrenza, ma in grado di di contrastare e alla fine sconfiggere l’Unione sovietica e, soprattutto, i cervelli piû raffinati del Kgb. La rilettura della storia senza il filtro della propaganda è molto interessante e, sovente, sconvolgente nei suoi retroscena, ma il responso inequivocabile: quell’élite era capace.
Quella di oggi, invece, brilla per modestia intellettuale, insipienza strategica, palese commistione di interessi privati o personali in agende che dovrebbero essere negli obiettivi e nelle intenzioni alte. E’ un’élite che appare arrogante e, che, vista da lontano, sembra attirare non piû o forse non tanto i migliori, i più preparati quanto persone motivati principalmente dalla sete di potere e dunque da un’ambizione che, la storia lo dimostra, quasi mai è saggia e lungimirante.
Il fenomeno è iniziato con l’Amministrazione Clinton, che ha reso la Casa Bianca molto permeabile all’influenza delle lobby, è proseguito drammaticamente con Bush e sta precipitando con Obama.
L’abolizione del Glass Steagall Act, la legge che separava le banche commerciali da quelle d’affari, ha portato al catastrofico predominio della lobby finanziaria su tutte le altre e con una capacità di influenza che si estende ben oltre gli Usa. La guerra in Afghanistan non è stata risolutiva e i talebani oggi appaiono sempre più forti. L’Iraq di oggi è più instabile, più violento, più sanguinoso di quello di Saddam Hussein. La lotta al terrorismo ha portato negli Stati Uniti alla violazione di alcuni diritti fondamentali e a una sconcertante, ingiustificata, preoccupante schedatura non di potenziali terroristi ma di tutti i cittadini (dentro e fuori l’America).
La “Primavera araba”, incoraggiata e voluta da Washington, ha provocato la caduta di regimi che hanno garantito stabilità e fedeltà per decenni, e, di conseguenza, un’ondata di instabilità sconcertante: dell’Egitto sappiamo, la Tunisia è sul punto di riesplodere, la guerra contro un personaggio inqualificabile come Gheddafi è stata condotta senza alcuna idea del dopo e oggi la Libia è ingovernabile, dilaniata da scontri fra tribù rivali. In Siria diversi Stati occidentali hanno armato sottobanco i ribelli (trattasi per lo più di mercenari) che hanno sconvolto la Siria che, per quanto non democratica (ma l’Arabia Saudita lo é?) da decenni non era fonte di problemi; creando una situazione paradossale in cui l’Occidente fiancheggia quell’Al Qaida che fino a ieri combatteva e che appare ancora come l’organizzazione terroristica numero uno, secondo il governo statunitense.
Non c’è chiarezza, bensì confusione mentale, strategica, operativa. Gli spin doctor della Casa Bianca non sanno nemmeno più comunicare, visto che non sono riusciti a convincere l’opinione pubblica della necessità di bombardare la Siria. Perché destabilizzare il Medio Oriente? A quale fine? Perché lasciare nel sangue e nella disperazione interi Stati?
Il problema non è Obama la cui capacità di gestione dei dossier è, come per ogni presidente, limitata; il problema, come sempre, è chi gli sta attorno, chi lo indirizza, lo consiglia. E’ quell’élite improvvida, poco lucida, declinante e incapace di riconoscere i propri errori.
FONTE  ilGiornale.it

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