martedì 23 aprile 2013

MARINA, sedici anni__ Ucraina__le storie che fan male


MARINA, sedici anni__ Ucraina__le storie che fan male

La storia è stata ripresa dal sito della Strada Ucraine
Sono nata nel 1981 nella regione di Poltava, Ucraina. Sono cresciuta senza genitori, morti quando ero molto piccola.
Ho sempre vissuto con mia nonna. Ho studiato a scuola e lavorato nella fattoria della mia famiglia. 
In una bella serata estiva, sono andata a ballare con i miei amici. Ad un certo punto un ragazzo della mia scuola mi ha
presentato un uomo, Rostik di Kiev che mi ha proposto di andare a lavorare in Germania come infermiera. 
Rostik mi sembrava un uomo affidabile e premuroso. 
E poi mi sarei allontanata da casa solo per un breve periodo, il tempo di imparare un mestiere. 
Prima di partire Rostik mi disse che si sarebbe occupato del passaporto e di tutto quello che serviva per il viaggio.
Arrivati in Germania, Rostik mi ha portato a casa di un suo amico, un uomo anziano, che mi ha preso e rinchiuso in
una stanza. 
Non sapevo, non capivo cosa stesse succedendo. Sono stata dentro quella stanza non so per quanto tempo, piangevo, non sapevo cosa fare. 
Ogni tanto entravano delle donne per portarmi da mangiare. Sono state loro a dirmi che in Germania avrei dovuto lavorare come prostituta. 
Dopo circa due settimane, una donna che mi portava il cibo mi ha chiesto l’età,ho risposto 16 anni.È rimasta sconvolta. È stata la mia salvezza. Dopo alcuni giorni infatti la donna è tornata e mi ha aiutato a fuggire. Lei mi disse
che il padrone aveva pagato un sacco di soldi per me. 
Sono riuscita ad arrivare in Olanda, dove la polizia mi ha messo in contatto con un Ong che aiuta le donne che
vengono vendute, come me. Sono tornata in Ucraina. Mia nonna è morta e ora io sono sola. Non posso vivere nel mio
villaggio perché le persone dalle quali sono scappata mi stanno cercando. La gente sa che in Germania ho fatto la
prostituta, anche se non è vero, e così nessuno mi offre un
lavoro.. Non ho alcun posto in cui vivere. 
Vorrei entrare in una scuola di parrucchiere, ma costa soldi. E io non ne ho.

Pubblicato da Humanita Uomo











La storia è stata ripresa dal sito della Strada Ucraine
Sono nata nel 1981 nella regione di Poltava, Ucraina. Sono cresciuta senza genitori, morti quando ero molto piccola.
Ho sempre vissuto con mia nonna. Ho studiato a scuola e lavorato nella fattoria della mia famiglia.
In una bella serata estiva, sono andata a ballare con i miei amici. Ad un certo punto un ragazzo della mia scuola mi ha
presentato un uomo, Rostik di Kiev che mi ha proposto di andare a lavorare in Germania come infermiera.
Rostik mi sembrava un uomo affidabile e premuroso.
E poi mi sarei allontanata da casa solo per un breve periodo, il tempo di imparare un mestiere.
Prima di partire Rostik mi disse che si sarebbe occupato del passaporto e di tutto quello che serviva per il viaggio.
Arrivati in Germania, Rostik mi ha portato a casa di un suo amico, un uomo anziano, che mi ha preso e rinchiuso in
una stanza.
Non sapevo, non capivo cosa stesse succedendo. Sono stata dentro quella stanza non so per quanto tempo, piangevo, non sapevo cosa fare.
Ogni tanto entravano delle donne per portarmi da mangiare. Sono state loro a dirmi che in Germania avrei dovuto lavorare come prostituta.
Dopo circa due settimane, una donna che mi portava il cibo mi ha chiesto l’età,ho risposto 16 anni.È rimasta sconvolta. È stata la mia salvezza. Dopo alcuni giorni infatti la donna è tornata e mi ha aiutato a fuggire. Lei mi disse
che il padrone aveva pagato un sacco di soldi per me.
Sono riuscita ad arrivare in Olanda, dove la polizia mi ha messo in contatto con un Ong che aiuta le donne che
vengono vendute, come me. Sono tornata in Ucraina. Mia nonna è morta e ora io sono sola. Non posso vivere nel mio
villaggio perché le persone dalle quali sono scappata mi stanno cercando. La gente sa che in Germania ho fatto la
prostituta, anche se non è vero, e così nessuno mi offre un
lavoro.. Non ho alcun posto in cui vivere.
Vorrei entrare in una scuola di parrucchiere, ma costa soldi. E io non ne ho.

Pubblicato da Humanita Uomo

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