martedì 9 luglio 2013

A PRATO LE BANCHE FINANZIANO LE AZIENDE “ILLEGALI” DELLA COMUNITA’ CINESE

I Cinesi – come denuncia Milone – non pagano alcuna tassa, in compenso ricevono dalle banche 200 milioni di euro – questo a Prato, ma quante altre realtà simili esistono? – soldi che sono di correntisti italiani che gli Italiani vorrebbero vedere immessi nel circuito produttivo locale “sano”, non in fabbriche tessili cinesi che impiegano manodopera clandestinaschiavile a basso costo e distruggono il tessuto produttivo e sociale locale.
Duecento milioni di euro elargiti, attraverso circa 1000 mutui, da banche operanti a Prato a cittadini cinesi con dichiarazioni dei redditi irrisorie e senza apparenti garanzie.
Questo, in estrema sintesi, è quanto emerso dall’attività di lotta all’evasione fiscale e contributiva messa in atto dal Comune attraverso la Polizia municipale, che porta a segnalazioni qualificate all’Agenzia delle Entrate, a carico di soggetti che dichiarano redditi molto bassi nonostante siano intestatari di beni immobili e di auto di grossa cilindrata. A tal proposito l’assessore alla Sicurezza, Aldo Milone, afferma: “Ci chiediamo a quanti artigiani, piccoli imprenditori, commercianti e singoli cittadini le banche attive a Prato hanno negato mutui o piccoli prestiti nonostante i nostri concittadini avessero presentato dichiarazioni dei redditi ben superiori a quelle dei cittadini di nazionalità cinese, ai quali invece sono stati elargiti mutui da circa 200mila euro ciascuno”. L’assessore Milone prosegue nella sua riflessione sottolineando che: “Dalla moltiplicazione di questa somma per mille si ottiene il totale, ovvero circa 200 milioni di euro, che è stato distribuito dagli istituti di credito operanti sul nostro territorio solo ad una porzione della nostra comunità. Perché? Anzitutto se una parte di questa somma fosse stata elargita anche ad artigiani e piccoli imprenditori di origine pratese forse l’attività di questi ultimi sarebbe stata salvaguardata con evidenti benefici per l’occupazione e più in generale per la qualità della vita sul nostro territorio. Questo, ripeto, nonostante che i nostri concittadini avessero presentato documenti e garanzie più chiare e rassicuranti dei colleghi stranieri”. “Quasi tutti in campagna elettorale – continua Milone – si sono empiti la bocca con appelli al credito alle imprese e il sostegno all’economia reale. Peccato che a Prato questi appelli siano stati raccolti a senso unico e con un singolare razzismo alla rovescia nei confronti del tessuto imprenditoriale pratese. A questo punto poniamo due quesiti per i quali attendiamo risposta. Anzitutto, alla luce della documentazione acquisita, è inevitabile dedurre che dietro ad ogni soggetto richiedente il mutuo vi sia la presenza di un garante occulto, a dispetto della legge che prevede che il garante sia palese e dimostri la provenienza del denaro messo a garanzia. Inoltre, alla presenza dei garanti, gli istituti di credito ci spieghino come è possibile che soggetti con dichiarazioni dei redditi tra i 5 e i 10 mila euro lordi l’anno, possano pagare rate mensili che vanno da un minino di 1400 fino a 1700 euro mensili”. “Ad attendere la risposta non è solo l’Amministrazione Comunale ma la città tutta. Mi riferisco in particolare ad artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e i cittadini che si sono visti sbattere la porta in faccia nonostante le garanzie presentate e con dichiarazioni dei redditi ben superiori a quelle dei più fortunati cittadini cinesi. La giunta Cenni si muoverà con ogni mezzo a sua disposizione perché gli organi chiamati a vigilare svolgano come si deve la loro funzione. Pecunia non olet, ma a tutto c’è un limite”.
Fonte: Comune di Prato – Ufficio Stampa
E’ il famoso sistema Monte dei Paschi. Una ragnatela di clientele con la quale il Pd toscano sta lisciando il pelo a quelli che vuole siano i suoi futuri elettori, vista la continua emorragia di elettori autoctoni.
E così, a Prato, strangolata dalla concorrenza degradante del tessile cinese, anche gli usurai – e come poteva essere il contrario – si schierano dalla parte dell’immigrato. Sempre più garantito, sempre più coccolato a danno del cittadino italiano. I Cinesi – come denuncia Milone – non pagano alcuna tassa, in compenso ricevono dalle banche 200 milioni di euro – questo a Prato, ma quante altre realtà simili esistono? – soldi che sono di correntisti italiani che gli Italiani vorrebbero vedere immessi nel circuito produttivo locale “sano”, non in fabbriche tessili cinesi che impiegano manodopera clandestina schiavile a basso costo e distruggono il tessuto produttivo e sociale locale.
Il lavoro delle banche dovrebbe essere “sostenere” il sistema locale. Ormai, sono al contrario, un parassita da estirpare. E a proposito: dov’è Equitalia, quando c’è bisogno di lei? Perché non si occupa dei veri evasori?
Prima azione da intraprendere: i cittadini di paesi che, come la Cina, non garantiscono la proprietà priva di cittadini stranieri, non possono possedere proprietà in Italia. Espropriare le proprietà illegittimamente posseduto dai Cinesi in Italia. Razzismo? Buonsenso. Chi non è d’accordo è un autolesionista privo di raziocinio.

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