D'un tratto nel folto bosco
Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Ozsabato 5 maggio 2012
Ecco i 94 senatori che hanno votato contro i tagli alle pensioni d’oro – I nomi
05/05/2012
By violapost
E tuttavia, in 94 si sono battuti come leoni contro quell’emendamento e a favore del mantenimento delle pensioni d’oro. Tutto il Pd, ad eccezione di sete senatori che, in uno scatto di dignità hanno votato contro. Ad esprimersi a favore dell superpensioni dei manager pubblici troviamo, per esempio, figure del calibro di Anna Finocchiaro, Enzo Bianco, Maurizio Gasparri o Pietro Ichino, lo stesso che va in giro a predicare il superamento del divario tra le generazioni.
Non è stato facile trovare i nomi dei 94. Nessuno li ha pubblicati o diffusi, forse pensando così di occultare un dato importantissimo e imbarazzante. Noi invece pensiamo che gli elettori debbano sapere come si muovono i propri rappresentanti dentro il Parlamento, perché è lì, nei meandri dell’attività parlamentare, che va giudicato il loro lavoro e non sui giochetti retorici nei salotti tv. E allora ci siamo messi al lavoro: siamo andati sul sito del Senato, spulciato i resoconti stenografici, individuato (con difficoltà) il codice della votazione e infine elaborato questo elenco. E’ questo, secondo noi, il compito di chi fa informazione, anche di chi, come noi, la fa in maniera volontaria e gratuita (a proposito, se volete sostenerci andate qua) Di seguito l’elenco. Vi invitiamo a diffonderlo il più possibile
1) Adamo Marilena (Pd)
2) Adragna Benedetto (Pd)
3) Agostini Mauro (Pd)
4) Armato Teresa (Pd)
5) Astore Giuseppe (Gruppo Misto)
6) Baio Emanuela (Api)
7) Barbolini Giuliano (Pd)
9) Bastico Mariangela (Pd)
10) Enzo Bianco (Pd)
11) Biondelli Franca (Pd)
12) Blazina Tamara (Pd)
13) Filippo Bubbico (Pd)
14) Antonello Cabras (Pd)
15) Anna Maria Carloni (Pd)
16) Maurizio Castro (Pdl)
17) Stefano Ceccanti (Pd)
18) Mario Ceruti (Pd)
19) Franca Chiaromonte (Pd)
20) Carlo Chiurazzi (Pd)
21) Lionello Cosentino (Pd)
22) Cesare Cursi (Pdl)
23) Mauro Cutrufo (Pdl)
24) Cristina De Luca (Terzo Polo)
25) Vincenzo De Luca (Pd)
26) Luigi De Sena (Pd)
27) Mauro Del Vecchio (Pd)
28) Silvia Della Monica (Pd)
29) Roberto Della Seta (Pd)
30) Ulisse Di Giacomo (Pdl)
31) Di Giovan Paolo Roberto (Pd)
32) Cecilia Donaggio (Pd)
33) Lucio D’Ubaldo (Pd)
34) Marco Filippi (Pd)
35) Anna Finocchiaro (Pd)
36) Anna Rita Fioroni (Pd)
37) Marco Follini (Pd)
38) Vittoria Franco (Pd)
39) Vincenzo Galioto (Pdl)
40) Guido Galperti (Pd)
41) Maria Pia Garavaglia (Pd)
42) Costantino Garraffa (Pd)
43) Maurizio Gasparri (Pdl)
44) Antonio Gentile (Pdl)
45) Rita Ghedini (Pd)
46) Giai Mirella (Gruppo Misto)
47) Basilio Giordano (Pdl)
48) Claudio Gustavino (Terzo Polo)
49) Pietro Ichino (Pd)
50) Cosimo Latronico (Pdl)
51) Giovanni Legnini (Pd)
52) Massimo Livi Bacci (Pd)
53) Andrea Marcucci (Pd)
54) Francesca Maria Marinaro (Pd)
55) Franco Marini (Pd)
56) Ignazio Marino (Pd)
57) Marino Mauro Maria (Pd)
58) Salvatore Mazzaracchio (Pdl)
59) Vidmer Mercatali (Pd)
60) Riccardo Milana (Terzo Polo)
61) Francesco Monaco (Pd)
62) Enrico M0rando (Pd)
63) Fabrizio Morri (Pd)
64) Achille Passoni (Pd)
65) Carlo Pegorer (Pd)
66) Flavio Pertoldi (Pd)
67) Lorenzo Piccioni (Pdl)
68) Leana Pignedoli (Pd)
69) Roberta Pinotti (Pd)
70) Beppe Pisanu (Pdl)
71) Donatella Poretti (Pd)
72) Raffaele Ranucci (Pd)
73) Giorgio Roilo (Pd)
74) Nicola Rossi (Pd)
75) Antonio Rusconi (Pd)
76) Gian Carlo Sangalli (Pd)
77) Francesco Sanna (Pd)
78) Giacomo Santini (Pdl)
79) Giuseppe Saro (Pdl)
80) Anna Maria Serafini (Pd)
81) Achille Serra (Pd)
82) Emilio Silvio Sircana (Pd)
83) Albertina Soliani (Pd)
84) Marco Stradiotto (Pd)
85) Antonino Strano (Pdl)
86) Salvatore Tomaselli (Pd)
87) Giorgio Tonini (Pd)
88) Achille Totaro (Pdl)
89) Tiziano Treu (Pd)
90) Simona Vicari (Pdl)
91) Luigi Vimercati (Pd)
92) Vincenzo Vita (Pd)
93) Walter Vitali (Pd)
94) Luigi Zanda (Pd)
venerdì 4 maggio 2012
Che cosa e' Mario Monti
"Nel giugno 1981, una commissione di studio, presieduta da Paolo Baffi,
direttore generale di Bankitalia, deliberò di seguire lo schema d'un
giovanotto, molto stimato dai Rothschild, tale Mario Monti, il quale
propose l'emissione di titoli a lungo termine, con aste mensili e
quindicinali, in modo... che il rendimento cedolare fosse fissato dal
mercato, con scadenze tra i 5 e i 7 anni.
Il che, a detta del professorino, garantiva il potere d'acquisto e, secondo gli esiti delle aste, un piccolo rendimento dell'1-2%. Il Tesoro, zufolò Monti, avrebbe avuto da 5 a 7 anni per programmare e finanziare meglio la spesa pubblica. La proposta passò con standing ovation. Il deficit andò su come un proiettile. Le spese aumentarono invece di diminuire. Mentre Mario Monti procurava il credito a tassi impossibili, aumentarono tasse e benzina, le spese sanitarie sfondarono di mille miliardi di lirette il finanziamento statale. "
http://www.italiaoggi.it/ giornali/ dettaglio_giornali.asp?prev iew=false&accessMode=FA&id =1768757&codiciTestate=1&s ez=hgiornali&testo&titolo= Lemme+lemme+la+Germania+si +sta+acquistando+la+Sicili a
SI RIPRESENTA, COME UNA "ZECCA" APPASSIONATA DALLA PROPRIA INFEZIONE, NEL 1989 COME "CONSULENTE ESPERTO" DEL MINISTRO DEL BILANCIO CIRINO POMICINO:
"... Eppure,il premier Mario Monti, chiamato a salvare l'Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992, erano i tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l'esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 "
http://www.italiaoggi.it/ giornali/ dettaglio_giornali.asp?prev iew=false&accessMode=FA&id =1747516&codiciTestate=1
ED ORA, SECONDO VOI, DAL NOVEMBRE 2011, CHIAMATO QUASI D'IMPERIO DA "O RE" NAPOLITANO, MONTI MARIO E' ADVENUTO A NOI QUALE "NUME TUTELARE" DELLA NOSTRA ECONOMIA PER UN NUOVO "CRESCI ITALIA",
O COME "ACCABADORA NAZIONALE" PER ACCOMPAGNARE NELLA VIA DELL'"EURO SENZA SPERANZA" GLI ULTIMI "SINGULTI" CONVULSI E FERALI DELLA NOSTRA ITALICA DIGNITA' ED INDIPENDENZA ???
"... In termini di Teoria dei Mass Media, sintetizzata, sarebbe questa la fase due dell’attuale governo italiano, quella succeduta al “decreto salva-Italia”??? Si sono dimenticati di spiegare chi ha salvato chi, come, dove, quando e per quanto) e che il nostro baldo ragionier Mario Monti, a metà gennaio, ebbe la sfrontatezza di definire “la fase della crescita e dello sviluppo”.
Stanno lanciando la moda della “sistematica produzione di falsi”.
Avendo capito di non essere assolutamente in grado né di gestire l’attuale travaglio del paese, né tantomeno sviluppare delle idee creative per il bene comune della nazione, dando fiato all’economia, rilanciando gli investimenti e allargando l’occupazione aprendo il mercato del lavoro, il governo si dedica ormai sistematicamente alla produzione di falsi. Dimostrati e dimostrabili anche da un bambino."
http:// sergiodicorimodiglianji.blo gspot.it/2012/04/ il-governo-monti-dice-bugie -diffondono.html
Il che, a detta del professorino, garantiva il potere d'acquisto e, secondo gli esiti delle aste, un piccolo rendimento dell'1-2%. Il Tesoro, zufolò Monti, avrebbe avuto da 5 a 7 anni per programmare e finanziare meglio la spesa pubblica. La proposta passò con standing ovation. Il deficit andò su come un proiettile. Le spese aumentarono invece di diminuire. Mentre Mario Monti procurava il credito a tassi impossibili, aumentarono tasse e benzina, le spese sanitarie sfondarono di mille miliardi di lirette il finanziamento statale. "
http://www.italiaoggi.it/
SI RIPRESENTA, COME UNA "ZECCA" APPASSIONATA DALLA PROPRIA INFEZIONE, NEL 1989 COME "CONSULENTE ESPERTO" DEL MINISTRO DEL BILANCIO CIRINO POMICINO:
"... Eppure,il premier Mario Monti, chiamato a salvare l'Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992, erano i tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l'esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 "
http://www.italiaoggi.it/
ED ORA, SECONDO VOI, DAL NOVEMBRE 2011, CHIAMATO QUASI D'IMPERIO DA "O RE" NAPOLITANO, MONTI MARIO E' ADVENUTO A NOI QUALE "NUME TUTELARE" DELLA NOSTRA ECONOMIA PER UN NUOVO "CRESCI ITALIA",
O COME "ACCABADORA NAZIONALE" PER ACCOMPAGNARE NELLA VIA DELL'"EURO SENZA SPERANZA" GLI ULTIMI "SINGULTI" CONVULSI E FERALI DELLA NOSTRA ITALICA DIGNITA' ED INDIPENDENZA ???
"... In termini di Teoria dei Mass Media, sintetizzata, sarebbe questa la fase due dell’attuale governo italiano, quella succeduta al “decreto salva-Italia”??? Si sono dimenticati di spiegare chi ha salvato chi, come, dove, quando e per quanto) e che il nostro baldo ragionier Mario Monti, a metà gennaio, ebbe la sfrontatezza di definire “la fase della crescita e dello sviluppo”.
Stanno lanciando la moda della “sistematica produzione di falsi”.
Avendo capito di non essere assolutamente in grado né di gestire l’attuale travaglio del paese, né tantomeno sviluppare delle idee creative per il bene comune della nazione, dando fiato all’economia, rilanciando gli investimenti e allargando l’occupazione aprendo il mercato del lavoro, il governo si dedica ormai sistematicamente alla produzione di falsi. Dimostrati e dimostrabili anche da un bambino."
http://
La marcia delle vedove bianche
Bologna - Si è concluso, con l’arrivo in via Nanni Costa, davanti all’Agenzia delle Entrate di Bologna - dove lo scorso 28 marzo l’artigiano di Ozzano, Giuseppe Campaniello si è dato fuoco per debiti con il fisco - il corteo delle vedove dei suicidi a causa della crisi e delle difficoltà con l’erario.
Il centinaio di persone che ha partecipato alla marcia dall’ospedale Maggiore a via Nanni Costa ha fatto partire un lungo applauso all’indirizzo di Tiziana Marrone, la moglie di Campaniello, organizzatrice della manifestazione insieme a Elisabetta Bianchi, figlia di un imprenditore. «Nessuno si è affacciato - ha osservato nel parcheggio dell’Agenzia delle Entrate volgendo lo sguardo al palazzo che ne ospita gli uffici -: non si vede nessuno, complimenti, bravi. Forse il silenzio fa più rumore di tante parole».
Nel ringraziare i partecipanti, venuti a Bologna in un giorno di lavoro e i media, la vedova dell’artigiano ha spiegato che «l’Italia non vuole fare la fine della Grecia» con tanti imprenditori portati a togliersi la vita: «Sono troppi i suicidi dall’inizio dell’anno». La signora Marrone ha quindi chiesto alle istituzioni di «fare qualcosa, i potenti sono gli unici che possono fare qualcosa».
Ricordando come il marito nella sua lettera di addio avesse chiesto di lasciare in pace la sua famiglia, la donna ha scandito, rivolgendosi idealmente all’Agenzia delle Entrate: «Lasciatemi in pace, io amo la vita e voglio vivere. Mi è stato tolto tutto - ha proseguito - sono sola e ho una famiglia alle spalle, anzi due perché la famiglia di Giuseppe c’è. Lasciatemi in pace, lasciatemi vivere la mia vita - ha concluso - se sono tranquilla io riposa in pace anche lui».
Il raduno per la marcia delle vedove delle persone che si sono tolte la vita a causa della crisi economica era iniziato davanti all’ospedale Maggiore.
«La disperazione è totale - ha spiegato Marrone ai tanti cronisti sul posto -, mio marito non si è sentito sostenuto». Alla manifestazione non sono presenti simboli politici e durante la breve marcia vi saranno solo drappi bianchi. Anche per questo la manifestazione è stata ribattezzata la marcia delle vedove bianche.
«Ho sentito doveroso fare qualcosa - ha spiegato Elisabetta Bianchi - perché nessuno fa niente. Sarà una manifestazione apolitica, solo con bandiere bianche. Le persone sono arrivate tutte da sole, siamo stati ospiti dei media e abbiamo avuto l’opportunità di dare spazio alla manifestazione: ci hanno contattato in tanti - ha aggiunto - anche il presidente del Palermo, Zamparini, è stato molto solidale con noi e per questo lo ringraziamo».
Al termine della marcia, la moglie di Giuseppe Campaniello, la cui fotografia campeggia su uno striscione bianco, ha deposto un mazzo di fiori nel punto in cui il marito si è dato fuoco e ha letto i nomi delle persone che si sono tolte la vita a causa della crisi. «Ci hanno contattato case editrici - ha aggiunto Bianchi - e scriveremo un libro i cui proventi saranno devoluti ai familiari delle vittime e chiederemo alle istituzioni dei comuni di residenza delle vittime di istituire una `targa delle vittime del fisco´».
L’organizzatrice della manifestazione ha poi aggiunto che «le tasse vanno pagate ed è un dovere farlo», ma occorre trovare un rapporto umano. «Chiediamo al governo di cambiare leggi, di mettersi una mano sulla coscienza. La gente ha bisogno del rapporto umano che non c’è più». Ad Equitalia, sottolinea ancora la donna, chiediamo di «mettersi una mano sulla coscienza. Mi chiedo, alla sera, come riescano ad accarezzare i loro figli. Non si può usare una divisa creando sudditanza - ha concluso -. Vorremmo avere un rapporto con loro».
«Si comprende la disperazione del gesto, ma non si può condividere quanto è accaduto ieri nella sede dell’Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia , dove un imprenditore esasperato» ha detto ancora Tiziana Marrone. «Mi dissocio - ha osservato prima della partenza della marcia delle vedove delle vittime della crisi -: queste cose non si fanno. La disperazione è totale - ha aggiunto riferendosi ai fatti di Bergamo -: non condivido il gesto, ma posso capire lo stato d’animo di queste persone».
«Noi ci dissociamo da questi tristi avvenimenti - ha aggiunto Elisabetta Bianchi -: il caso di Bergamo parla da solo, ma ci dissociamo anche perché si rischia di essere sullo stesso livello di quelli che non hanno rapporto con noi», ossia di fisco ed Equitalia.
Leggi l'articolo completo: Suicidi per la crisi - La marcia delle vedove bianche| italia| Il SecoloXIX
giovedì 3 maggio 2012
Il cappio della Merkel sul futuro dei nostri figli
In silenzio, senza coinvolgimento alcuno dell’opinione pubblica, il Parlamento ha approvato in via definitiva, con una maggioranza che esclude il ricorso al referendum confermativo, una riforma di alcuni articoli della Costituzione, introducendo il principio del pareggio di bilancio.
Si afferma, quindi, che non sarà possibile ricorrere al debito per far fronte a impegni di spesa, discendenti da nuovi leggi.
Un principio, già presente nella Costituzione, stavolta, però, a uso e consumo del dio mercato e delle regole stringenti in tema di bilancio statale, fortemente volute dalla Germania.
Le uniche deroghe previste sono contemplate in caso di eventi eccezionali o di fasi avverse del ciclo economico. Va sottolineato che il riconoscimento di tali situazioni prevede un percorso tortuoso e una maggioranza qualificata in Parlamento da renderle impraticabili.
Tranne qualche lodevole eccezione, nessuno ha tentato di spiegare quali saranno le ricadute concrete nella vita quotidiana delle persone, a maggior ragione oggi che attraversiamo una profonda crisi e siamo in recessione economica.
Non sono un giurista e non mi permetto, conseguentemente, di esprimere una valutazione giuridica, certo è che tali modifiche hanno un solo scopo, dare preminenza alle questioni di bilancio e della finanza rispetto ai diritti e alla qualità della vita dei cittadini.
Immaginiamo una famiglia che intende investire sul futuro dei propri figli, accendendo un mutuo per fare fronte alle spese dell’istruzione. Se le nuove regole si applicassero anche alle economie domestiche, la famiglia non potrebbe farlo, sarebbe costretta a tagliare altre spese o, peggio, a vendere i gioielli di famiglia.
Ed è quello che sta accadendo in Italia. Tutta la discussione e impegno sulla revisione della spesa, lo dimostra. Si è arrivata al paradosso dei tecnici che nominano dei tecnici che a loro volta chiedono alla gente comune.
Ed è facile, conseguentemente prevedere dove si taglierà (sanità, istruzione, previdenza) e chi comprerà i “gioielli” che saranno venduti.
Del resto, abbiamo l’esperienza della dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali e delle conseguenze per i cittadini nonché delle grandissime plusvalenze ottenute dalle grandi società immobiliari.
La discussione sul pareggio di bilancio (fortemente voluta dalla Germania) non riguarda solo il nostro Paese ma tutte le nazioni occidentali.
Anche in Usa (paese con il più grande debito al mondo) la discussione è aperta.
Una discussione molto vivace, che ha visto scendere in campo illustri economisti a cominciare da cinque vincitori del premio Nobel, che hanno preparato appello per chiedere al Presidente Obama, al Senato americano e alla Camera dei Rappresentanti di non inserire tale principio nella Costituzione americana.
Di tale appello trascrivo solo un capoverso che mi appare illuminante: “Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio impedirebbe al governo federale di ricorre al credito per finanziare il costo delle infrastrutture, dell’istruzione, della ricerca e sviluppo, della tutela dell’ambiente e di altri investimenti vitali per il futuro benessere della nazione..”
Siamo proprio sicuri che sia questo il futuro che vogliamo dare ai nostri figli?
Pippo Di Natale
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