D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


lunedì 4 giugno 2012

Italia e Vaticano: il male è comune


La domanda è questa: la turbolenta spaccatura che sta attraversando il Vaticano e – come in un film dell’orrore – arriva fino alle stanze del Papa, è la stessa spaccatura, dai bordi incerti e di profondità sconosciuta, che tormenta l’Italia? La risposta è sì. È una brutta risposta, perché dice che il Vaticano – il papa, il governo della Chiesa, la Istituzione – dovranno confrontarsi con uno sforzo immane per uscire dalla palude. Dovranno, soprattutto, dimostrare una decisa volontà di farlo, senza sotterfugi, autocelebrazioni e finzioni. Qualcosa che in Italia non è ancora accaduto.
Che cosa hanno in comune la storia italiana contemporanea e quella del Vaticano, che cosa può dimostrare la stessa natura del male (corvi, complotti, spionaggi, agguati, tradimenti e misteriosi tornaconti, in cui spesso restano ignoti mandante e beneficiario)? Prima di produrre le prove di quello che sto scrivendo, devo tentare di definire questo “male comune” che mette in pericolo l’equilibrio e persino la continuità di due Stati. Lo descriverei così. È la decisione, abile e pericolosa di affidare immagine e auto-definizione a principi e programmi alti e nobili sempre più lontani dalla realtà che invece peggiora sotto gli occhi di tutti. In questo modo si evita ogni spietata e coraggiosa verifica dei fatti, accusando più o meno oscuri nemici di essere l’unica causa del male (malareligione o malapolitica). Proverò a produrre alcune prove della situazione inaffidabile che scuote e tormenta tanto l’Italia quanto il Vaticano e la Chiesa, precisando che di questi due ultimi protagonisti parlerò a partire da ciò che vede e constata un osservatore estraneo, dunque dalle manifestazioni sociali, organizzative, di governo, non di fede e di religione, che in questa riflessione non entrano mai.
Comincio da uno spunto che mi pare molto utile perché fa da ponte fra politica vaticana e politica italiana (istituzioni e leggi) e dunque chiama apertamente in causa quei cittadini che sono allo stesso tempo attivi nelle istituzioni italiane e vincolati all’ubbidienza di Vaticano-Stato e di Vaticano-Chiesa. Intendo riferirmi al finto culto della famiglia, che viene visto come strumento di aggregazione (ma anche di espulsione, se non si tratta della famiglia giusta) e come fondamento dell’edificio politico conservatore (di nuovo inteso come argine e frontiera contro ogni mutamento di aggregazione sociale, visto come turbamento della conservazione politica). Ho appena scritto “finto culto della famiglia” perché nessun gruppo sociale è più solo, abbandonato, privo di sostegno morale e sociale, da parte di entrambi i celebranti di questo culto, la Chiesa e la politica. È vero, non tutta la Chiesa e non tutta la politica. Ma qui interessa individuare i percorsi da cui entra con impeto il disordine, il distacco, l’apparente sottomissione e il profondo cinismo di cui stiamo parlando.
Quando si spengono le luci su eventi e giornate organizzate per celebrare la famiglia, non resta né un asilo né una scuola né un sostegno per le madri che lavorano, né un progetto, per quanto austero, per le famiglie troppo povere, per esempio Rom e immigrati, dove la presenza di mamme e bambini non ha mai fatto differenza. Pensate alla distruzione di un campo nomadi (e agli animaletti di peluche che restano fra i denti delle ruspe). Pensate ai pasti scolastici negati ai bambini se le famiglie non possono pagare. O all’internamento delle donne dette “clandestine” nei “Centri di identificazione”, improvvisamente e brutalmente separate dai loro bambini a causa di un arresto arbitrario (parlo di eventi vissuti e constatati). E, come se non bastasse, aggiungete la risoluta e congiunta condanna (Stato-Chiesa) delle famiglie “diverse”, definite “una minaccia”. Ecco, in questa finzione, che è forse la madre di tutte le finzioni di atti e fatti che hanno solo un fine politico (impedire che esistano altri tipi di famiglia, di amore, di figli), sta il deposito di cinismo, tradimento, rincorsa del potere, distacco da ogni valore, di patria o di fede, che constatiamo nel doppio dramma, dell’Italia e del Vaticano . Appartengono alla galleria delle finzioni (che si trasformano in veri inganni) le folle di autorevoli finti credenti, pronti a ricevere i sacramenti, purché in presenza di telecamere e di pubblico, o alla gara dei medici che si dichiarano obiettori di coscienza negli ospedali dove essere obiettori “fa curriculum” per i medici, qualunque sia la condizione della donna che chiede aiuto.
Il finto credente, che trova Dio solo se la cerimonia è ben frequentata e notata da chi deve notare, corrisponde al finto amor di patria di chi – specialmente fra i politici – cerca la benevolenza delle Forze Armate e “dei nostri ragazzi in armi”, ma si infastidisce se quei ragazzi sono in tuta da operaio, magari iscritti a un sindacato, specialmente se quei ragazzi insistono nel pretendere i diritti che legge e Costituzione garantiscono. Intorno, nell’una e nell’altra chiesa, c’è un deserto di solidarietà. InEuropa nessuno è più solo e più abbandonato dei disabili italiani. In quel vuoto entrano i rapitori di Emanuela Orlandi, i maggiordomi con doppio e misterioso lavoro, i banchieri improvvisamente cacciati per ragioni non dette, i tesorieri di partito, gestori di ricchezze comunque illecite che dividono diamanti e spese indecenti con strani infiltrati nella vita pubblica, tutti molto simili, per coraggio e mancanza di scrupoli, a certi cardinali.
La Repubblica italiana come istituzione politica, e il Vaticano come governo dell’omonimo Stato e della Chiesa, sono contenitori di società segrete, intente a un sommerso, ininterrotto lavorìo di promozione (il mio uomo contro il tuo) e di eliminazione reciproca, in una infinita variazione di casiBoffo. I maggiordomi, con o senza la severa uniforme vaticana, avranno ancora molto da fare. Ai credenti nella fede e nella patria toccano tempi duri.
Il Fatto Quotidiano, 3 Giugno 2012

domenica 3 giugno 2012

Il Papa a Milano dice allo Stato cosa fare su famiglia, aborto, eutanasia, ecc


  • Il Papa a Milano incontra le rappresentanze civili, politiche e militari e dice: 1) « Lo Stato è chiamato a riconoscere l'identità propria della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita » (insomma senza entrare nel vero e palese significato nascosto di queste parole, vedi coppie di fatto e matrimoni fra persone dello stesso sesso, se siete sposati ma non potete avere figli non siete famiglia. O sono troppo fiscale io nella lettura di queste parole? Può darsi.).
    2) Parla poi di «diritto primario dei genitori alla libera educazione e formazione dei figli, secondo il progetto educativo da loro giudicato valido e pertinente» (Vedere capitolo: fondi alle scuole cattoliche). Ma spiega meglio aggiungendo: «Non si rende giustizia alla famiglia, se lo Stato non sostiene la libertà di educazione per il bene comune dell'intera società. In questo esistere dello Stato per i cittadini appare preziosa una costruttiva collaborazione con la Chiesa. » (chi ricorda al Papa le paroline nell'art. 33 della Costituzione sulle scuole private "senza oneri per lo Stato"?)
    3) Continua poi parlando di «Preziosa collaborazione tra Stato e Chiesa» (io direi "ricca" collaborazione visti i soldi che passano dalle casse dello Stato Italiano a quello dello Stato Vaticano, ma a farlo notare si è cattivi).
    4) Prosegue con gli evergreen: le leggi dello Stato ""non possono riconoscere l'aborto e l'eutanasia". Mi si dirà che non accetto le opinioni altrui; rispondo come al solito che io le accetto le opinioni del Papa, ma è il Papa che vuole che le sue opinioni siano LEGGE DELLO STATO ITALIANO. Ma lui non è il Parlamento Italiano. Almeno ufficialmente.
    5) E infine definisce la Laicità dello Stato, in un modo condivisibile che lascia un attimo perplessi; ma la perplessità passa subito appena arriva un quanto mai contraddittorio e rivelatore "tuttavia" finale: La «laicità dello Stato» ha «uno dei principali elementi» nell'«assicurare la libertà affinché tutti possano proporre la loro visione della vita comune, sempre, però, nel rispetto dell'altro e nel contesto delle leggi che mirano al bene di tutti», ha proseguito il Papa. «La libertà non è un privilegio per alcuni, ma un diritto per tutti, un diritto prezioso che il potere civile deve garantire». «Tuttavia - ha aggiunto -, libertà non significa arbitrio del singolo, ma implica piuttosto la responsabilità di ciascuno». INSOMMA LA LAICITA' DELLO STATO E' RESPONSABILE SE SI E' D'ACCORDO CON LUI, MENTRE SE OGNUNO SCEGLIE DI AUTODETERMINARSI DIVERSAMENTE DALLE SUE OPINIONI E DALLE SUE CONVENIENZE DIVENTA QUALCOSA DA STIGMATIZZARE. Mah. La gente protesta per le energie umane ed economiche che la Repubblica Italiana ha impiegato per la parata del 2 giugno. Giustamente o meno, non è argomento. Però è argomento che i media non hanno parlato dell'uso diverso che si poteva fare delle energie umane (vedi schiere di forze dell'ordine) ed economiche (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/01/benedetto-xvi-arriva-a-milano-una-visita-da-tredici-milioni-di-euro/248488) messe a disposizione del viaggio del Papa.

    © citazioni anche da:
    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/il_papa_famiglia_solo_nel_matrimonio_legge_non_consenta_eutanasia_e_aborto/notizie/199916.shtml

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/06/02/news/il_papa_a_milano-36404052/?ref=HREA-1
    www.adnkronos.com
    SEGUI LAICITA' DELLO STATO SU www.facebook.com/laicitadellostato e suwww.twitter.com/laicitastato - Il Pontefice all'Arcivescovado incontra le rappresentanze civili, politiche e militari. Poco prima la tappa allo stadio Meazza accolto da decine di migliaia di giovani. Padre Lombardi: ''Pontefice c...

sabato 2 giugno 2012

Catastrofe nucleare planetaria - Claudio Messora, Bioblu


venerdì 1 giugno 2012

Lite tra Monti, Hollande e Merkel sul rischio contagio da Madrid



Spaccatura fra i leader europei di fronte ad Obama in teleconferenza. Pressing sugli aiuti ma è no tedesco. La Cancelliera: "La Germania non regalerà soldi alle banche spagnole". Il premier italiano: "Berlino rifletta subito"


di ALBERTO D'ARGENIO
ROMA - "No, la Germania non regalerà soldi alle banche spagnole". Per tre volte Barack Obama, Mario Monti e Francois Hollande vanno alla carica. Per tre volte Angela Merkel dice di no. In inglese e, per non sbagliare, in tedesco. La Cancelliera è irremovibile. E così alla teleconferenza dell'altro ieri pomeriggio l'Europa clamorosamente si spacca. Per la prima volta davanti a Obama. Qualcosa che gli europei volevano evitare. Come testimonia un'altra teleconferenza. Quella del 17 maggio, quando Monti, Merkel, Cameron e Hollande in partenza per il G8 di Camp David decisero che almeno di fronte agli altri grandi si sarebbero dovuti mostrare compatti. Poi le beghe su come rilanciare la crescita per risolvere la crisi le avrebbero risolte tra loro, al rientro in Europa. Compito già arduo (e in alto mare) da portare a termine entro il summit Ue del 28 giugno (ieri confermata per il 22 la riunione preparatoria a Roma tra i leader di Italia, Francia, Germania e Spagna) sul quale poi si sono innestati i bubboni di Grecia e Spagna.

Ma è l'urgenza della bomba iberica a rendere evidenti le spaccature. Il tempo stringe, dopo Bankia potrebbero saltare altri colossi del credito di Madrid. E l'Europa deve tenersi pronta a intervenire per evitare la disintegrazione della sua moneta che metterebbe fine ai discorsi su Grecia, crescita, futura governance e quant'altro. Le contromisure da mettere in campo le ha illustrate mercoledì il presidente della Commissione europea Josè Barroso. La costruzione di un'Unione bancaria con un sistema di supervisione unico a livello Ue, una garanzia europea dei depositi bancari e l'intervento diretto del fondo salva-stati europeo (l'Efsf che si trasformerà nel più potente Esm) nel salvataggio delle banche. Con il terzo pilastro da anticipare, da mettere subito in campo modificando lo statuto dell'Efsf per tenere in piedi la baracca, per evitare l'immediato tracollo dell'euro e avere il tempo di mettere in piedi quel "Fondo di risoluzione" per gli istituti di credito che Bruxelles proporrà a breve, forse già mercoledì prossimo. 

È su questo sfondo che va vissuta la video-telefonata di mercoledì. Obama (spaventato che la crisi dell'euro contagi gli Usa e comprometta la sua rielezione) apre sostenendo l'Unione bancaria e l'intervento diretto del fondo salva-Stati per le banche spagnole. Monti e Hollande (che preferisce ancora parlare in francese) sono sulla stessa linea. La Merkel no. "La Germania è contraria a un intervento diretto dell'Efsf, non vogliamo che il fondo, che opera con soldi dei governi, spenda milioni in cambio di collaterali di banche già cotte. Non vedo perché dovremmo possedere pezzi di banche fallite". A poco sono servite le insistenze dell'agguerrito terzetto. Monti ha cercato di convincere la Cancelliera rassicurandola (frase ripetuta ieri in pubblico) sul fatto che l'Italia è "contraria a cambiare lo statuto della Bce". Dunque, ha ragionato, se l'Eurotower non avrà più poteri almeno "ci vuole la Banking Union e l'intervento dell'Efsf". E ancora, i tre hanno fatto notare che se la Spagna, come vuole la Germania, prima prenderà i soldi del fondo salva-Stati e poi salverà le banche si rischia un effetto domino dei mercati. "Non solo il suo debito pubblico crescerà aumentando la sfiducia degli investitori, ma i mercati considereranno Madrid parzialmente insolvente e lo spread andrà alle stelle rendendo tutto ancora più pericoloso". Posizioni che ognuno dei tre ha ripetuto in tre diversi round della conferenza. Alle quali la Cancelliera ha puntualmente detto di no, deludendo chi sperava che l'aggravarsi della situazione l'avrebbe spinta a più miti consigli.

Ma il pressing non si arresta. I quattro, recita il comunicato della Casa Bianca, hanno deciso di "continuare a consultarsi da vicino" in vista del G20 di Los Cabos, Messico, del 18 giugno. E non è un caso che ieri Monti abbia detto che la Germania "deve riflettere profondamente e rapidamente" su come bloccare il contagio della crisi riferendosi all'Efsf e alla crescita. Bruxelles intanto andrà avanti: forse già mercoledì presenterà il Fondo di risoluzione per le banche, un salvadanaio salva-banche che dovrà essere riempito dagli stessi istituti per assicurarsi dai rischi futuri visto che gli stati non hanno più soldi per salvarli. Ma anche su questo - il fondo comunque non farebbe in tempo a risolvere la crisi iberica - ci sono opposizioni. Della Gran Bretagna di Cameron, contraria anche alle regole di supervisione europea ripugnanti per la City, e delle stesse banche, che dicono di non avere risorse da mettere nel fondo. Gli europei hanno poche settimane per trovare la quadra.

Crisi: Spagna, fuga record capitali a estero, 66 mld a marzo


31 MAGGIO, 13:50