D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


domenica 2 giugno 2013

Api robot usate per impollinare coltivazioni Monsanto


Gli impollinatori svolgono un ruolo fondamentale nella riproduzione sessuale delle piante. Quando mangiate una mandorla, una barbabietola, un’anguria o anche quando bevete il vostro caffè, state degustando il frutto dell’antico rapporto tra fiori e animali impollinatori.
Purtroppo, dagli anni novanta, la salute delle api, in tutto il mondo, è stata in pericolo anche grazie all’incremento dei punti di prova di nuovi pesticidi tossici, creati da aziende come Shell e Bayer fra le altre. A questi problemi di contaminazione si deve anche aggiungere che, per colpa della sempre maggiore diffusione degli OGM monocultivo, creati nei laboratori di aziende biotech come Monsanto, la perdita di biodiversità genetica ha causato non pochi problemi alle piccole api.

Però non c’è da preoccuparsi, gli impollinatori comunemente conosciuti, gli uccelli e le api,  presto potrebbero essere irrilevanti per le esigenze alimentari della civiltà. Infatti Robotica Harvard sta sviluppando una soluzione alla crisi: sciami di piccoleapi robot, costruite in titanio e plastica che possono impollinare le ciclopiche distese di colture OGM.
Il laboratorio di microrobotica di Harvard ha lavorato sul suo progetto di veicoli Micro Air dall’inizio del 2009. Attingendo alle conoscenze sviluppate in tema di biomeccanica e studiando l’organizzazione sociale delle api, il team di ricercatori sta costruendo piccoli robots alati adatti a volare di fiore in fiore, immunialle tossine gocciolante dai petali dei fiori, per diffonderne il polline. Gli scienziati credono anche che presto saranno in grado di programmare leapi robotizzate per vivere in un alveare artificiale, coordinandone differenti  algoritmi per poter comunicare tra di loro sui diversi metodi di impollinazione e la posizione di particolari colture.
dead-beeNaturalmente, i rapporti pubblicati dal laboratorio descrivono anche potenziali usi militari, come sorveglianza e mappatura, però le piccole api robot non sono ancora state dotate di pungiglioni retrattili provvisti di neurotossina.
Traduzione di Diego B. per Dionidream, puoi sostenere il lavoro del traduttore effettuandogli una donazione. Grazie
Tratto da http://www.dionidream.com/api-robotizzate-usate-per-impollinare-le-coltivazioni-di-monsanto/
http://www.informarexresistere.fr/2013/06/02/api-robotizzate-usate-per-impollinare-le-coltivazioni-di-monsanto/
http://terrarealtime.blogspot.it

Istanbul, 1 giugno 2013







Torneremo a lavorare nel 2076

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Ci vorranno 63 anni per recuperare i posti di lavoro bruciati negli ultimi 5 anni. Per la simulazione sui dati economici forniti dall’Istat resa nota ieri dalla Cgil dovremo aspettare fino al 2076 per recuperare il 1.494.451 di unità di lavoro perse nel lavoro dipendente, autonomo e precario. Sempre che nel frattempo non ci sia una guerra nucleare, l’avvento della civiltà di Gaia preannunciata in un video dalla Casaleggio&Associati, oppure l’esplosione di un’altra bolla finanziaria. Variabili che potrebbero presumibilmente peggiorare l’andamento del Pil che dal 2008 ha perso il 7% del suo valore, abbassando i salari lordi dello 0,1% (quelli netti dello 0,4%), bruciando gli investimenti nell’economia reale di 3,6 punti all’anno. 
Questo esercizio di scuola ha un sapore gotico, per non dire catastrofico, e accredita la tesi dell’Fmi, dell’Ocse o delle agenzie di rating come Fitch secondo le quali la ripresa inizierà nel 2014. Originariamente l’ora X era stata fissata all’inizio del 2013. Gli esiti depressivi delle politiche di austerità hanno costretto a spostare le lancette dell’orologio di un anno. A questo punto la Cgil conduce un ragionamento al futuro anteriore: se l’araba fenice della ripresa comparisse nel 2014, se il governo rompesse con il patto di stabilità e con l’impegno scritto con il sangue di tagliare il debito e il deficit, se facesse nuovi investimenti pubblici e privati verso l’innovazione e i beni comuni, allora il periodo di attesa della resurrezione si accorcerebbe di ben 60 anni. 
L’Italia tornerebbe a stare meglio già nel 2016. Sempre però che quest’anno la discesa del Pil si fermi all’attuale -1,8% e non arrivi al 2,4% del 2012. E che nel 2014 la recessione venga arrestata da politiche anti-cicliche di cui però non si vede l’ombra. Restando così le cose dovremo attende il 2026 per vedere tornare il Pil al livello del 2007. 
Per evitare questa attesa il sindacato di Corso Italia auspica che il Piano del Lavoro da 50 miliardi di euro, presentato il 26 gennaio al PalaLottomatica di Roma, venga adottato dal governo. Le speranze che Letta si riconverta al neo-keynesismo sono tuttavia pari alla possibilità di un conflitto atomico nel prossimo mezzo secolo. Senza contare che il presidente del Consiglio ascolterà il governatore di Bankitalia Ignazio Visco che ha escluso «margini di aumento del disavanzo» da oggi all’eternità. L’unica misura per la «crescita» prevista è il pagamento dei debiti commerciali in conto capitale delle amministrazioni pubbliche, un’ottantina di miliardi in un biennio. Ma questi non sono investimenti e Letta lo sa. 
Per questo spera di ottenere 7-12 miliardi dalla fine della procedura sul deficit e qualche spicciolo dai 6 miliardi sull’occupazione giovanile nel bilancio Ue. Briciole che non assomigliano al «cambio di paradigma» chiesto dalla Cgil. Resta da sperare che qualcosa accada entro il 2076. Cioè quando saremo tutti morti.


http://www.controlacrisi.org

La primavera turca manderà in fumo i piani NATO

a cura di Stefano Fait per IxR

Migliaia di auto nella notte ad Ankara con i guidatori con la mano sul clacson, bandiere turche eritratti di Mustafah Kemal Ataturk che sporgono dai finestrini, hanno invaso il centro per protestare contro la dura repressione oggi da parte della polizia delle manifestazioni contro il governo del premier Recep Tayyip Erdogan a Istanbul e in decine di altre città del Paese. Migliaia di manifestanti sono ancora concentrati nel centro della capitale turca. La polizia turca ha arrestato 939 persone in oltre 90 manifestazioni contro il governo in tutta la Turchia  (ANSA del 1 giugno)
Le proteste hanno ben poco a che vedere con la tutela di pochi alberi e molto a che vedere con il tradimento dell’eredità di Mustafa Kemal Atatürk, il padre della Turchia moderna, un grande uomo e grande leader che riuscì a sospingere una nazione imbarazzantemente arretrata e autoritaria verso una modernità fatta di laicità, democrazia e crescita economica. Il cammino era ben lungi dall’essere completato (non lo è per noi, figuriamoci se lo potrebbe essere per la Turchia), ma l’arrivo dei musulmani al potere ha invertito la rotta: neoliberismo, completo asservimento della politica estera agli obiettivi della NATO, islamizzazione della società, alleanza con Israele e Arabia Saudita, coinvolgimento diretto nel tentativo di effettuare un cambio di regime in Siria. Erdogan è stato rieletto unicamente in virtù dei suoi successi economici, ma la pacchia è finita e le conseguenze di una crescita realizzata con il doping finanziario si stanno per abbattere sulla Turchia. Queste proteste sono solo l’inizio ed è possibile che, per cavarsela, Erdogan scelga la via della guerra con la Siria, dopo l’ennesimo, ridicolo false flag, come questo:
Le forze speciali turche anti-terrorismo hanno arrestato 12 sospetti, membri del Fronte Al-Nusra, il gruppo affiliato di Al-Qaeda che è stato definito “il braccio più aggressiva e di successo” dei ribelli siriani, che si presume stessero preparando un attentato chimico nella città meridionale turca di Adana.
http://arabworld360.blogspot.it/2013/05/turkey-finds-sarin-gas-in-homes-of.html#.Uanovdh4NQE
Se lo farà, anche i suoi sostenitori lo abbandoneranno alla sua sorte.
In caso di conflitto, ci sarà una primavera europea. Meno di un quarto degli inglesi approva la decisione del proprio governo di fornire armi agli insorti siriani, figuriamoci come prenderebbero un costoso e sanguinoso coinvolgimento diretto delle loro forze armate:
http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/01/syria-hague-arms-intervention-military
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BACIARSI IN PUBBLICO È CONTRARIO ALLA MORALE?
La stampa turca riferisce di incidenti registrati ieri sera ad Ankara, dove circa 200 giovani che si erano riuniti per una ‘protesta del bacio’ contro cartelli che esigevano il rispetto delle ”legge morali” nella metropolitana sono stati prima bloccati dalla polizia e poi attaccati da integralisti islamici…circa 30 giovani islamici aderenti all’Akp [partito al governo] che hanno cercato di separare le coppie usando anche violenza fisica. Un ragazzo che partecipava alla ‘protesta del bacio’ e’ stato ferito da una coltellata e ha dovuto essere ricoverato. ”L’immoralita’ non e’ liberta”’ ha detto a Hurriyet un esponente dei giovani Akp, Celal Karaman. L’opposizione laica accusa Erdogan di seguire una ‘agenda occulta’ di reislamizzazione del paese.
TOLLERARE LIVELLI ALLUCINANTI DI VIOLENZA DOMESTICA SULLE DONNE È MORALE?
A luglio del 2011 le Nazioni Unite hanno pubblicato un dossier sulla Turchia, nel quale si legge che il paese della Mezzaluna ha la maglia nera rispetto all’Europa e agli Stati Uniti quanto a violenze domestiche sulle donne. Il 39 per cento delle donne turche ha patito abusi psicologici e fisici all’interno delle mura domestiche, contro il 22 per cento delle donne statunitensi e un rangeche va dal 3 al 35 per cento in Europa. Ciò dimostra che ad Ankara l’allarme è decisamente alto, visto che dai dati Onu risulta che peggio della Turchia ci sono solo i Paesi dell’Africa sub-sahariana e l’isola di Kiribati nel Pacifico…Secondo HRW circa il 42 per cento delle donne turche che hanno più di 15 anni e il 47 per cento di quelle che vivono nelle aree rurali del Paese hanno sperimentato sulla loro pelle abusi e violenze domestiche di ogni genere, da quelle fisiche a quelle psicologiche…Le contraddizioni del governo e la sua risposta “inconsistente” per prevenire gli abusi sulle donne è però lo specchio fedele dell’ambivalenza che regna all’interno della società turca in merito alla questione di genere. Molte persone in Turchia sono convinte che “il successo delle donne rappresenti il fallimento della famiglia“. Queste persone sono generalmente di credo islamico e hanno una visione tradizionalista (e maschilista) della società…Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un appello accorato a tutte le famiglie turche affinché abbiano “almeno tre figli“, perché – secondo il primo ministro – “la forza di una nazione risiede nelle sue famiglie e la forza delle famiglie risiede nel numero dei loro figli”. Un’immagine che riporta indietro nel tempo e che sottolinea l’immagine delle donne come mere “incubatrici” di pargoli che possano assicurare l’aumento del tasso di turchità della società. Ma Erdogan si è spinto anche oltre, legando la natalità all’economia: “Uno o due bambini significa bancarotta – ha detto – Tre bambini invece significa che stiamo migliorando”.
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REPRIMERE CON LA VIOLENZA LE PROTESTE POPOLARI PACIFICHE È MORALE?
Era iniziata come una protesta di cittadini contra la distruzione di un parco, il Gezi Park di Taksim, e dei suoi 600 alberi, nel cuore di Istanbul. Ma il movimento si fa ogni giorno di più simile alle rivolte della stagione degli indignados di Madrid, Londra o New York. Da lunedì ogni notte, prima centinaia di giovani, ora migliaia, si accampano nel parco, per impedire la mattina ai bulldozer di sradicare gli alberi dell’ultimo polmone verde del cuore europeo della megalopoli del Bosforo, al posto del quale deve essere costruito un mega centro commerciale. All’alba ogni giorno i reparti anti-sommossa della polizia prendono d’assalto il parco, usando lacrimogeni, spray urticanti, cannoni ad acqua.
DETENERE IL RECORD MONDIALE DI INCARCERAZIONE DI GIORNALISTI È MORALE?
La Turchia detiene il record mondiale di giornalisti in carcere. Lo dice un rapporto pubblicato oggi dal Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), una Ong con sede a New York, secondo la quale nel Paese è in atto “una delle più vaste operazioni di repressione della libertà di stampa nella storia recente”.
il numero di giornalisti in prigione in Turchia oggi è superiore a quello di altri Paesi più repressivi, come l’Iran, l’Eritrea e la Cina”, afferma il Cpj.
Oltre alle retate di giornalisti con il pretesto delle lotta al terrorismo, l’ong denuncia anche “tattiche di pressione per convincere all’autocensura” nelle redazioni. Il Cpj ha anche fatto appello al premier Erdogan perché smetta di denunciare sistematicamente per diffamazione “i giornalisti critici”, di “disprezzarli pubblicamente” e di esercitare “pressioni su media critici perché adottino un tono più moderato”.

ALLEARSI CON ISRAELE E L’ARABIA SAUDITA E DESTABILIZZARE UN PAESE CONFINANTE INFISCHIANDOSENE DELLA VOLONTÀ POPOLARE È MORALE?
Se gli Stati Uniti proponessero una no-fly zone sulla Siria, noi risponderemmo subito di sì
Recep Tayyip Erdogan, premier turco (membro della NATO), intervistato dalla NBC
Un sondaggio promosso dal popolare quotidiano Hurriyet ha confermato che, come indicato da diversi recenti sondaggi, la maggioranza della popolazione turca è fortemente ostile a un conflitto con Damasco. L’instant poll di Hurriyet ha rilevato un livello di opposizione al 55%. Recenti sondaggi hanno rivelato anche che una maggioranza della popolazione turca non approva la politica muscolare del premier islamico nazionalista Recep Tayyip Erdogan sulla crisi siriana e il suo dichiarato appoggio ai ribelli sunniti contro l’ex-amico Bashar al Assad.
OPTARE PER UNA GESTIONE NEOLIBERISTA DELL’ECONOMIA È MORALE?
Economia in forte frenata, mentre la bolla creditizia continua ad espandersi, finanziata da un forte deficit commerciale (10% del PIL). Il debito privato è triplicato negli ultimi 4 anni: il governo prima ha chiesto ai turchi di consumare per far crescere il paese, poi dirà che sono vissuti al di sopra delle proprie possibilità. Faranno la fine della Spagna e del Regno Unito. Ed Erdogan è stato rieletto solo perché pareva aver trovato il modo di arricchire la popolazione (strappare alla povertà milioni di turchi).
Chi salverà la Turchia dalla bancarotta?
FARE IN MODO CHE ALL’AUMENTO DEL BENESSERE IL TASSO DI DISUGUAGLIANZA RESTI ELEVATISSIMO È MORALE?
La Turchia è oltre il sessantesimo posto nel mondo, davanti a Gabon e Cina e dietro il Perù
L’AUTORITARISMO È MORALE?
C’è sempre sullo sfondo la questione della presunta “agenda segreta islamica” a turbare i sonni dei secolaristi seguaci di Ataturk, il padre della Turchia moderna e laica, («l’Akp non è laico come i partiti democratici cristiani nei paesi occidentali, loro vogliono introdurre lo studio del Corano nella scuola pubblica» dice Kiliçdaroglu).
«All’inizio l’Akp – dice Kiliçdaroglu – ha combattuto per la democrazia contro il sistema, ma ora sta occupando ogni spazio dello stato e hanno ordinato perfino la confisca preventiva di un libro sgradito al potere (si tratta di un testo di un giornalista su un personaggio controverso vicino al governo, Fetullah Gulen, n.d.r.)».
Insomma il rischio è che l’Akp si stia trasformando in un partito-stato. Una preoccupazione isolata del partito laico e socialdemocratico? No. Oktay Vural, vice presidente del gruppo parlamentare dell ‘MHP, il partito nazionalista del professor Bacheli, che ha ottenuto il 13% dei voti alle ultima elezione, dice: «L’Akp, il partito di Erdogan, è un partito-stato. I media sono minacciati o sotto controllo diretto del governo e spesso i media sono proprietà di gruppi con altri interessi economici che poi vengono minacciati in questi settori se sono critici con il governo. Ci sono molti giornalisti in galera o che hanno perso il posto perché sgraditi e non siamo liberi di comunicare senza il timore di senza essere intercettati. Inoltre ho l’impressione che il sistema giudiziario sia sotto controllo dell’esecutivo».
Di carattere forte, secondo molto autoritario, Erdogan in questi 10 anni è finito più volte sui giornali con l’accusa di voler islamizzare il Paese, utilizzando l’ingresso in Unione Europea solo per indebolire lo strapotere dei militari, da sempre strenui difensori dello Stato moderno e laico fondato da Atatürk. Già durante il suo mandato da sindaco di Istanbul, dal 1994 al 1998, il futuro premier aveva fatto parlare di sé per aver criticato i dipendenti dal comune che servivano bevande alcoliche, e perché non stringeva la mano alle donne.
La sua nomina a primo ministro, avvenuta ufficialmente nel 2003, lo ha portato a più miti consigli, ma per poco. È dello stesso anno il tentativo del primo governo Erdogan di fare entrare gli studenti delle imam-hatip (scuole vocazionali islamiche) all’università.
Nel 2012 viene approvata la riforma scolastica che consente ai genitori di inviare i bambini alle scuola vocazionali già dall’età di 10 anni. In alcuni quartieri di Istanbul scoppia la polemica per alcuni studenti trovatisi iscritti d’ufficio alle imam-hatip e non in istituti laici come avevano richiesto, per mancanza di posti. Il premier dice: «alleveremo generazioni di giovani devoti».
Gli appelli di Erdogan alle donne turche a fare almeno tre figli sono all’ordine del giorno. Dietro le sue parole si cela anche il timore per il peso demografico della componente curda, concentrata nel Sud-Est del Paese e dove non hanno problemi di natalità. Ma parallelamente ha portato avanti unacampagna serrata contro l’aborto, minacciando di cambiare la legge, che attualmente fissa l’interruzione di gravidanza a 10 settimane, e una vera e propria «crociata» contro una telenovela, campione di ascolti in Turchia e all’estero, rea di aver ritratto il sultano Solimano il magnifico come troppo dedito all’alcol e troppo succubo delle donne.
Infine, in questi anni, la Turchia di Recep Tayyip Erdogan è finita più volte nell’occhio del ciclone per la questione della libertà di stampa e pressioni sui media.

Turchia, centinaia di feriti negli scontri con la polizia. Stamattina ancora presidi in piazza Taksim

Giornata di guerra urbana e di caos a Istanbul e in tutta la Turchia ieri: decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro il premier Recep Tayyip Erdogan, denunciandone la politica autoritaria e il progetto di 're-islamizzare' il Paese. Gli scontri con la polizia sono stati durissimi, manifestazioni sono avvenute in almeno 90 luoghi del Paese, arrivando in nottata ad Ankara. Mille i feriti, di cui almeno quattro hanno perso la vista, quasi mille gli arresti. Questa mattina in piazza Taksim si stanno riformando alcuni presidi. 
Erdogan in serata ha dovuto lanciare un invito alla calma e a desistere dalla protesta. 939 le persone arrestate in diverse citta', secondo fonti governative. La repressione della polizia e' stata durissima. Secondo una associazione medica almeno quattro persone hanno perso la vista a causa dei candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo. Il ministro Guler ha dichiarato che i feriti sono stati in tutto 79, ma fonti mediche avevano in precedenza parlato di oltre mille. Fra i feriti anche un deputato curdo, colpito da un lacrimogeno, e tre cronisti. Amnesty International (Ai) aveva denunciato l'uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine, preoccupazione e' venuta da Ue e Usa.

C'e' chi annuncia una "primavera turca", chi una "estate calda", chi una rinascita degli "indignados". Quella che lunedi' era la protesta di centinaia di giovani contro la distruzione di uno degli ultimi spazi verdi del cuore di Istanbul e' ora una rivolta di massa laica contro il 'sultano' Erdogan. Moltissimi tengono in mano bottiglie di birra, simbolo della resistenza contro il partito islamico Akp del capo del governo, che la settimana scorsa ha imposto un duro giro di vite sul consumo di bevande alcoliche. Su un marciapiede di Tunali i manifestanti hanno depositato una dietro l'altra una cinquantina di bottiglie, alcune decorate con lumicini accesi. Lungo la via ci sono anche diverse coppie che, sempre a mo' di contestazione delle autorita' islamiche, si baciano sulla bocca. La settimana scorsa la polizia di Ankara aveva tentato di impedire una ''protesta del bacio'' in una stazione del centro della capitale, convocata dopo che le autorita' locali avevano invitato i passeggeri della metropolitana ad un ''comportamento morale''. Le telecamere a circuito chiuso avevano infatti ripreso alcuni giovani che si erano baciati sulla bocca.
Su quanto sta accadendo in Turchia è intervenuto anche il segretario del Prc Paolo Ferrero. "Condanniamo la pesantissima repressione delle forze dell'ordine ai danni dei manifestanti in Turchia – ha detto - . Le scuse di Erdogan sono del tutto insufficienti: ritiri invece la polizia e le forze dell'ordine che stanno massacrando la gente in piazza. Europa e governo italiano intervengano subito e prendano posizione contro questa barbarie, per il rispetto dei diritti umani di chi protesta e della democrazia".