D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


sabato 21 giugno 2014

Ecatombe di banchieri, precipita dal 7° piano il direttore generale di Banca Sella

 

Torino, 20 giu. – E’ morto, questa mattina, a Biella, dopo essere precipitato, dal settimo piano della sua abitazione, Donato Valz Gen, direttore generale della Banca Sella. Due le ipotesi, al momento, su cui sono in corso le indagini: suicidio o caduta accidentale. Donato Valz Gen, lavorava in Banca Sella dalla fine degli anni ’70 e progressivamente aveva ricoperto incarichi di sempre maggiore responsabilita’. -
 


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martedì 17 giugno 2014

La sostanza più benefica per l'uomo non venduta in farmacia

Ecco la sostanza più benefica per l’uomo, ma nessuno ci dice niente perché non ci mangiano le case farmaceutiche

 

Qual è la sostanza più benefica per l’uomo? E economica, non venduta in farmacia 
né monopolizzata dalle multinazionali e può essere usata come: digestivo,
antiacido, basificante, emolliente per bagni e pediluvi, decongestionante per le 
vie respiratorie, anti prurito, anti irritazione per le punture di insetti… e le ultime 
ricerche confermano che ha una potente azione antitumorale. Qual'è questa 
sostanza?


video:

https://www.youtube.com/watch?v=XxHsKkYyokY#t=321

fonte:http://fuorisubito.blogspot.it/

martedì 10 giugno 2014

Il ''Ritalin'' diventa legale anche in Italia. Ma sarà monitorato.....Trattamento sanitario obbligatorio per i bambini esuberanti: cronaca di una Civilta' incivile agli sgoccioli

Allarme psicofarmaci: tra un mese il Ritalin torna in Italia. Al via l’attivazione del registro dove verranno schedati i bambini in terapia. “Il Ministero non offre adeguate garanzie, la medicalizzazione è alle porte”. Proseguono intanto gli screening psichiatrici nelle scuole senza l’autorizzazione dei genitori.

L'Aifa annuncia la imminente registrazione del discusso farmaco. ‘’La sua applicazione sarà monitorata sul campo’’, attraverso il Registro nazionale dei trattamenti per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività

Arriverà entro un mese l’autorizzazione all’immissione in commercio del metilfenidato, farmaco conosciuto con il nome commerciale di Ritalin e utilizzato per il trattamento della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). L’annuncio è stato dato oggi dal direttore generale dell’Agenzia italiana del Farmaco, Nello Martini, nel corso del convegno “Bambini e psicofarmaci” organizzato all’Istituto Superiore di Sanità. Martini ha spiegato che “ci sono tutte le condizioni metodologiche e operative per arrivare alla decisione entro febbraio”. Insieme al Ritalin verrà data l’autorizzazione anche a un altro farmaco, l’atomoxetina e contestualmente partirà il Registro nazionale dei trattamenti farmacologici e non per l’Adhd.
L’annuncio dell’imminente immissione dei due farmaci non mancherà di suscitare reazione controverse, soprattutto nel caso del Ritalin. Sul suo utilizzo si è creato un vero e proprio movimento di opinione, anche a causa dei rischi di dipendenza e della possibilità di effetti collaterali imprevisti segnalati da vari studi scientifici a livello internazionale.
Il metilfenidato è infatti una variante dell’amfetamina, che stimola del sistema nervoso centrale e figura, nel registro delle sostanze stupefacenti e psicotrope (disponibile sul sito sul sito dell’Aifa) sia nella tabella 1 tra le sostanze stupefacenti ad alto potenziale di abuso, sia nelle tabella II, tra le sostanze che hanno attività farmacologica e pertanto sono usate in terapia.
In Italia il farmaco è stato registrato nel 1958, e fu ritirato poi nel 1989 su decisione autonoma della casa produttrice. Nel 2001 la Commissione unica del farmaco ne ha deliberato la sua reintroduzione, a condizione che avvenga in centri specializzati in collaborazione con le Regioni e nell’ambito di un piano terapeutico più vasto. Finora però, non avendo avuto il via libera alla commercializzazione (richiesto a partire dal 2004 dalla multinazionale farmaceutica Novartis), il farmaco si poteva reperire solo su importazione dall’estero.
La decisione di avviare contestualmente all’immissione nel mercato italiano del farmaco, il Registro dei trattamenti sull’Adhd è stata presa per cercare di rispondere alle necessità di un monitoraggio del percorso assistenziale fornito ai bambini sottoposti a trattamento e di realizzare anche a livello nazionale una mappatura dell’uso delle terapie a tutt’oggi non disponibile, come confermato nel corso del convegno da Maurizio Bonati, del laboratorio per la salute materno infantile dell’Istituto "Mario Negri", coorganizzatore della giornata di studio. 
Stefano Vella, dell’Istituto Superiore di Sanità ha spiegato che il registro servirà a prevenire l’uso improprio dei farmaci e ad inquadrarlo invece in un percorso assistenziale adeguato, evitando quindi l’eccessivo uso dei farmaci come avviene per esempio negli Stati Uniti. La prescrizione di farmaci avverrà sempre nei centri di riferimento neuropsichiatrici regionali riconosciuti per l’Adha.
Positivo il commento dell’Associazione Italiana della famiglie Adhd, l’associazione dei genitori dei bambini a cui è stata diagnosticata la sindrome, che ribadisce come l’intervento farmacologico sia inserito in una terapia multimodale. L’associazione “auspica che la stessa procedura, sia per la diagnosi multimodale, sia per la somministrazione del farmaco in ambiente controllato, sia estesa agli altri disturbi neuropsichiatrici diagnosticabili in età evolutiva”. 
La soluzione del registro è positiva anche per Luigi Cancrini, psichiatra di lungo corso e oggi membro della Commissione parlamentare per l’Infanza, da sempre voce critica sull’abuso dell’utilizzo di farmaci per il trattamento del disagio mentale. “Il dibattito molto forte che c’è stato su Adhd e metilfenidato ha avuto un buon risultato – ha dichiarato Cancrini – Lo strumento del registro è ragionevole e dovrebbe essere esteso anche ad altri farmaci, come gli antidepressivi”. Fermo restando, per Cancrini, che prima che con gli interventi farmacologici, “la prevenzione dei disturbi psichiatrici deve basarsi sull’attenzione scientificamente orientata alla crescita del bambini” contrastando “la tendenza a interrogare più il corpo che la persona”.
I dubbi di ''Giù le mani dai bambini''
Per l'organizzazione mancano adeguate garanzie e si aprono le porte alla medicalizzazione. ''E' necessario informare la cittadinanza che le precauzioni assunte dal Ministero per evitare abusi sono del tutto insufficienti''
Non ci sono garanzie adeguate e si rischia di aprire le porte alla medicalizzazione. Questo l’opinione dell’organizzazione “Giù le mani dai bambini” alla notizia dell’imminente immissione in commercio di due farmaci, tra cui il discusso Ritalin, per il trattamento dell’Adhd, e dell’avvio del registro di registrazione del trattamento della sindrome. “E’ necessario informare la cittadinanza – ha dichiarato il portavoce dell’organizzazione, Luca Poma, a margine del convegno tenuto oggi all’Istituto Superiore di Sanità – che, al di la dell’indubbia buona volontà dei funzionari dell’Iss, le precauzioni assunte dal Ministero per evitare abusi sono del tutto insufficienti: non si pone adeguatamente l’accento sui pericolosi effetti collaterali di questi psicofarmaci, non si promuove alcuna azione d’informazione ad ampio raggio di insegnanti e famiglie su queste delicate problematiche, non si garantisce un consenso realmente informato alle famiglie, non si citano con obiettività tutte quelle evidenze scientifiche che invitano alla prudenza nella somministrazione di molecole psicoattive ai minori”.
Non è la prima volta che l’organizzazione, che raggruppa oltre cento associazioni rappresentative di oltre 230mila addetti ai lavori nei settori della salute, scende in campo per denunciare i rischi dell’abuso di psicofarmaci in età infantile e adolescenziale. A novembre l’organizzazione aveva denunciato l’aumento allarmante della somministrazione di psicofarmaci ai bambini, salito nel periodo 1997-2002 del 280 per cento. E anche se i dati dell’Istituto Superiore di Sanità segnalano per gli anni successivi al quinquennio un decremento, secondo “Giù le mani dei bambini” il rischio di abusi potrebbe aumentare sull’onda delle nuove autorizzazioni. Un rischio contro cui anche l’introduzione del registro sembra una soluzione parziale. “Non facciamo una battaglia di principio – ha detto Poma – ma di merito: se pensano di risolvere con l’istituzione di un registro, pure utile, un problema così complesso, sbagliano. Dove sono le risorse aggiuntive per garantire alle famiglie la libertà di scelta terapeutica? In molte parti d’Italia si rischia di dire ai genitori: o lo psicofarmaco, oppure pagatevi di tasca vostra le terapie non farmacologiche”.
E in occasione del seminario di oggi, Poma ha denunciato anche l’aumento degli screening psichiatrici nelle scuole, svolti senza l’autorizzazione dei genitori. “E’ una chiara violazione delle norme di legge, ed è gravissimo – ha dichiarato il portavoce – che si ignori totalmente la volontà della famiglia su temi così delicati. Facciamo appello alla sensibilità del Ministro Fioroni affinché faccia chiarezza con una circolare a tutte le scuole d’Italia”. La stessa organizzazione in una nota ufficiale ha sottolineato che fonti accreditate all’interno del Ministero Pubblica Istruzione hanno dichiarato che il Ministro ha personalmente a cuore la questione, e sta valutando come intervenire, di concerto con le competenti Direzioni Generali del Ministero, per garantire che cessino questi abusi, riportando la normalità nelle scuole. “Ottimo per le intenzioni del Ministro Fioroni, gli italiani interessati da questi problemi confidano certamente nel Suo pronto intervento. Speriamo che anche la Sanità dia i cenni di concreta disponibilità che fino ad oggi sono mancati, abbiamo chiesto al Ministro Turco l’istituzione di un tavolo urgente sulla questione, a 30 giorni dalla reintroduzione del Ritalin in Italia siamo ancora in attesa di risposta”.



Che cos’è il Ritalin

Si chiama Ritalin ed il principio attivo è il metilfenidato, sostanza classificata tra le amfetamine. Nella farmacopea ufficiale sta nella tabella delle sostanze stupefacenti, nello stesso gruppo che comprende eroina e cocaina. Viene anche chiamata “pillola dell’obbedienza” perché è attiva nel combattere l’ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder , o meglio nel tranquillizzare i bambini iperattivi e disattenti.
 E’ prodotto dalla Novartis ed è già uscito dal commercio in Italia nell’89 perché sembrava non rendere abbastanza, adesso è stato reintrodotto su richiesta alla Novartis del Comitato Unitario del Farmaco, insomma dal Ministero della Sanità. La richiesta del CUF sembra indotta dall’insistenza di pediatri e neuropsichiatri infantili. Negli Stati Uniti si usa da sempre e si stima che il 10% dei bambini in età scolare, dai 6 ai 13 anni, assuma regolarmente il Ritalin
Andrew Waters, avvocato americano famoso per aver vinto cause miliardarie contro l’industria del tabacco, sta lavorando a una causa collettiva contro la Novartis per “accanimento della diagnosi”: la tesi è che il farmaco, pericoloso, venga somministrato con troppa leggerezza. Dal 1989 al 1996 infatti in America l’uso di Ritalin è aumentato del 600%. L’ADHD non è facilmente diagnosticabile, non è una malattia ma un disturbo, il rischio è di considerare malati i bambini, solo “troppo vivaci”.
Un farmaco che ''nuoce'' alla salute
Un farmaco che ''nuoce'' alla salute. Dopo 25 casi di morte (19 bambini) negli Usa il Fda ''consiglia'' alle case produttrici del Ritalin e di altri psicofarmaci a base di metilfenidato di indicare sulle confezioni i rischi della somministrazione
ROMA - Le case produttrici del Ritalin e degli altri psicofarmaci a base di metilfenidato - utilizzati per la cura della cosiddetta "sindrome da deficit di attenzione e iperattività" (Ahdh) - negli Usa potrebbero presto essere obbligate ad indicare sulle confezioni a chiare lettere i rischi di morte e le gravi conseguenze legate al loro uso, né più né meno dei black box sui pacchetti delle sigarette. La decisione è stata presa l’8 febbraio dal Consiglio consultivo dell'istituto federale Usa per il controllo sulla salute e i farmaci - Fda (Food and drug administration) - che ha esaminato 25 casi di morte, tra i quali 19 bambini, riconducibili all'uso dei farmaci. La Fda non è vincolata per legge a seguire le indicazioni del suo organo consultivo, ma generalmente lo fa. I consiglieri hanno votato 8 a favore, 7 contrari e un astenuto. Il consiglio ha anche adottato all'unanimità una disposizione in cui raccomanda alle case produttrici di inserire nelle confezioni una guida medica per i giovani consumatori e per i loro genitori.
Gli psicofarmaci interessati dal provvedimento sarebbero tutti quelli a baase di metilfenidato a partire dal Ritalin di Novatis, Concerta di Johnson & Johnson, Methylin di Mallinckrodt Pharmaceuticals, Metadate di Ucb, Adderall di Shire Farma, che ha già ricevuto un richiamo simile nel 2004, e tutti i generici a base di metilfenidato.
Il dottor Furberg, membro del consiglio consultivo della Fda ha dichiarato alla Cnn: "Non rivelare le incertezze circa la sicurezza del farmaco è inappropriato contrario all'etica". Nonostante il richiamo Novartis sostiene che il Ritalin, approvato da Fda nel 1955, è sicuro ed efficace. Todd Gruber direttore della sicurezza medica Novartis, ha spiegato che in 50 anni non sono stati riscontrati problemi cardiovascolari associati all'uso del farmaco. Tuttavia, dagli atti del comitato Fda, si apprende, contrariamente a quanto affermato dal produttore, dell'esistenza di studi scientifici che suggeriscono un'associazione fra uso del farmaco e problemi cardiaci, inclusi infarti miocardici. La Fda inoltre sostiene che gli studi a lungo termine sull'uso di farmaci per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Ahdh) forniscono soltanto informazioni minime sui rischi complessivi derivanti dalla somministrazione.
Steve Nissen, direttore del Centro coordinamento cardiovascolare alla clinica medica di Cleveland, ha dichiarato all'Associated Press che "si sta lavorando troppo lentamente per contenere l'uso indiscriminato e la crescita senza controllo delle prescrizioni di questo genere di psicofarmaci sui bambini". Attualmente gli psicofarmaci presentano già degli avvisi ai pazienti circa i rischi di complicazioni cardiache. Gerald Dal Pan, direttore centro valutazione e ricerche sui farmaci della Fda, sostiene che "questo warning è appropriato, al fine di dare corrette informazioni sul funzionamento di questi psicofarmaci". "Siamo sulla pista giusta- ha dichiarato alla Cnn un medico del Centro di valutazione dei rischi dei farmaci Fda -. Non andremmo avanti su questa strada se non ritenessimo sussistenti delle reali possibilità di rischi per la salute della popolazione".
Le vendite di farmaci per la cosiddetta sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Ahdh) hanno reso 3,1 miliardi di dollari nel 2004, contro i 759 milioni nel 2000, secondo i dati di Ims health. Secondo studi federali dell'Agenzia per la sicurezza del Farmaco, negli Usa 2,5 milioni di bambini fra i 4 e i 17 anni usano correntemente i farmaci per l'Ahdh. Il 9,3% dei ragazzi di 12 anni, e il 3,7% delle bambine di 11 anni, assumono questi psicofarmaci. A questi si sommano le somministrazioni per altri presunti disturbi del comportamento, fino ad arrivare ad oltre 11 milioni di minori in terapia costante.
Soddisfatto del provvedimento d'oltre oceano Luca Poma, portavoce della campagna di farmacovigilanza "Giù le mani dai bambini", che 4 mesi dopo aver chiesto al Ministro della Salute, Francesco Storace, di applicare un black box sulle confezioni di questi psicofarmaci torna a chiedere: "quanti mesi impiegheranno le autorità di controllo italiane per emanare provvedimenti a tutela della salute dei nostri bambini?"
In Italia il Ritalin è stato introdotto sul mercato nel marzo 2003 con decreto ministeriale. Prima apparteneva alla tabella I degli stupefacenti con cocaina, eroina e le altre droghe pesanti. Il Ministero della Salute ha previsto di attivare almeno 20 Centri regionali per la somministrazione di psicofarmaci ai bambini. Il Veneto ne ha già attivati 12. Per l'attuale ministro della Salute, Francesco Storace, “La somministrazione del Ritalin è sicura perché il farmaco non può essere prescritto dai medici di famiglia, ma solo dai centri di riferimento regionali”. Secondo lo screening "Prisma 2004" in Italia soffrirebbe di disagi o turbe mentali il 9% dei minori tra 0 e 14 anni. 730.000 bambini, di cui 170mila soffrirebbero della cosiddetta "Sindrome da iperattività e deficit di attenzione" (Ahdh). Oggi 30mila bambini italiani assumono antidepressivi la cui somministrazione è stata interdetta dall'Agenzia europea del farmaco. (Gabriele Del Grande)
Ritalin: le cifre in Italia

8.103.000, i minori in età pediatrica in Italia, tra 0 e 14 anni. (fonte: ISTAT) 
9% (pari a 730.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero di disagi o turbe mentali (tutte le patologie) secondo i risultati del progetto di screening PRISMA 2004. (fonte: Ministero per la Salute)

2% (pari a 170.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero della Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione secondo i risultati del progetto di screening PRISMA 2004. (fonte: Ministero per la Salute)

4% (pari a 340.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero della Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione secondo le associazioni scientifiche di impostazione organicista. (fonte: Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile, Kataweb)

11, le molecole antidepressive in uso in età pediatrica la cui somministrazione è stata recentemente interdetta in quanto ispiravano idee suicidarie (induzione al suicidio) nei bambini. (fonte: EMEA, Agenzia Europea per il Farmaco)

30.000, i bambini Italiani che ogni giorno assumono antidepressivi che inducono potenzialmente al suicidio, la cui somministrazione è stata interdetta dall''Agenzia Europea del Farmaco. (fonte: Istituto Mario Negri di Milano)

1 anno, il ritardo del Ministero della Salute italiano nel dare riscontro ai primi "warning" sulla somministrazione di molecole antidepressive ai minori. (fonte: Campagna GiùleManidaiBambini) 
25%, il numero di giovani pazienti che hanno dimostrato dipendenza (difficoltà ad interrompere l''assunzione) di molecole antidepressive. (fonte: Ufficio studi Glaxo)

173, il numero di autorevoli ricerche scientifiche universitarie già tradotte in italiano a cura di GiuleManidaiBambini, che mettono in allarme circa i rischi della somministrazione di psicofarmaci ai minori e che sono ignorate dalle autorità nazionali di controllo. (fonte: portale www.giulemanidaibambini.org, sezione Ricerca Scientifica)

20, minimo uno per ogni regione, il numero dei Centri regionali per la somministrazione di psicofarmaci ai minori che il Ministero della Salute ha in progetto di attivare sul territorio italiano. (fonte: Istituto Superiore di Sanità, Ministero per la Salute)
 
12, il numero di Centri Regionali per la somministrazione di psicofarmaci ai minori attivati nella sola Regione Veneto. (fonte: delibera di Giunta Regione Veneto, pubblicata su questo nostro portale, sezione Ricerca Scientifica, area Centri ADHD)

1, il registro nazionale dove verranno "schedati" i bimbi in terapia a base di psicofarmaci. (fonte: Istituto Superiore di sanità, Ministero per la Salute)

300, in quotidiano aumento, il numero di specialisti che hanno già sottoscritto l''appello alla prudenza lanciato a febbraio 2005 dalla nostra Campagna. (fonte: portale www.giulemanidaibambini.org, sezione Consensus ADHD, lista sottoscrittori)

85, il numero di specialisti che hanno sottoscritto un precedente appello (anno 2003) di orientamento opposto al nostro, ovvero a favore della somministrazione di psicofarmaci ai minori. (fonte: Istituto Superiore di Sanità, AIFA)

18, i membri del nostro Comitato Scientifico permanente, tutti autorevoli accademici e specialisti che prestano gratuitamente la propria opera. (fonte: portale www.giulemanidaibambini.org, sezione La Campagna, area Comitato Scientifico)

6.000.000, il numero di italiani di cui la Campagna GiuleManidaiBambini rappresenta la voce, e che si oppongono con fermezza a questa strategia di ipermedicalizzazione dell''infanzia. (fonte: Comitato Promotore GiuleManidaiBambini)

155.000 il numero delle pubblicazioni informative marchiate GiuleManidaiBambini distribuite gratuitamente in tutta Italia. (fonte: portavoce GiuleManidaiBambini)

265, il numero dei collaboratori che con il proprio impegno supportano attivamente ed operativamente alla Campagna. (fonte: Portavoce GiuleManidaiBambini)

800%, la percentuale di incremento statistico negli accessi quotidiani al portale www.giulemanidaibambini.org dal primo giorno ad oggi, il portale è il più visitato in Italia su queste tematiche. (fonte: eRing.IT, web technical support)
 
32, il numero delle personalità che hanno accettato di ''mettersi in gioco'' come ''testimonial'' di questa battaglia, dal compianto Ray Charles che aderì poco prima di mancare, a Beppe Grillo, da Linus di Radio DJ a Marco Berry delle Iene, e molti altri. (fonte: portavoce GiuleManidaiBambini, portale www.giulemanidaibambini sezione Testimonial).
Ritalin: le cifre nel mondo

73.043.500, il numero di bambini ed adolescenti (0- 18 anni) negli Stati Uniti. (fonte: U.S. Census Bureau).

11.000.000, i minori che ogni anno utilizzano psicofarmaci (per tutte le patologie) nei soli Stati Uniti. (fonte: NIMH, Nexus, Los Angeles Times).

20.000.000, il numero di ricette compilate in USA ogni anno per la somministrazione dei soli psicofarmaci di tipo stimolante ai bambini. (fonte: British Medical Journal, Nexus)

10%, la percentuale della popolazione infantile USA che soffrirebbe dell''''ADHD, Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione (fonte: International Narcotics Control Board, OMS)

27% - 6%, la differente incidenza percentuale dei disturbi del comportamento in USA rispettivamente nei minori delle classi sociali a basso reddito e nei minori delle classi sociali agiate. (fonte: NIMH, USA)

2 miliardi (di dollari), il giro d''affari per la vendita di un''unica molecola (metilfenidato, nome commerciale Ritalin ®) nei soli Stati Uniti (fonte: DEA USA), non sono resi noti dati consolidati su scala planetaria per tutti i paesi e per tutte le molecole

3, il numero di mesi dopo i quali sono state rilevate alterazioni genetiche (triplicate le anormalità cromosomiche) nei bambini sottoposti a terapia a base di farmaci stimolanti per l''ADHD (fonte: Università del Texas)

12%, la percentuale di bambini che ricevevano già psicofarmaci all''inizio delle scuole elementari nella vicina Francia (fonte: Ministere de la Santè, ricerca pubblicata su Canadian Journal of Psichiatric vol. 43) .



 http://www.edscuola.it/

domenica 8 giugno 2014

Elettrosmog, dna e tumori: il libro shock


Un libro shock uscito negli Stati Uniti analizza ed espone gli studi che correlano i cellulari e le alterazioni biologiche negli esseri viventi. E l'autore afferma: "E' il più grande esperimento biologico mai autorizzato finora". Nel 2013 l’Onu ha lanciato un allarme nel documento Millenium Developer Goals Report: nel giro di sei mesi si stimava che il numero di cellulari avrebbe potuto raggiungere quello degli abitanti sulla Terra.
Questo non significa ovviamente che tutte le persone del mondo posseggono ad oggi un cellulare: ci sono infatti più di 91 Paesi che detengono una media di più di due cellulari a persona, altri meno. Ma il dato fa riflettere sull’uso spropositato di questo strumento da parte dell’uomo. Molti sono stati gli allarmi lanciati da studiosi e dalle istituzioni sugli effetti dannosi dei campi elettromagnetici, cellulari compresi, sulla salute dell’uomo. L’inquinamento elettromagnetico è, nell’opinione comune, uno dei temi maggiormente sentiti e avvertiti, uno dei temi su cui si ha poca informazione ma che crea, al tempo stesso, ansia e preoccupazione. La sua “intangibilità” e la sua “invisibilità” lo rendono ancor più preoccupante. Un libro, pubblicato negli Stati Uniti, ma non ancora in Italia, aiuta a fare maggiore chiarezza sull’argomento. Scritto da Martin Blank, docente universitario, ha un titolo eloquente, "Overpowered: What science tells us about the dangers of cell phones and other wifi-age devices”. L’autore spiega il problema dei campi elettromagnetici in modo diverso rispetto a quanto fatto finora. Egli afferma che tutti noi stiamo partecipando ad un esperimento non autorizzato, il “più grande esperimento biologico mai autorizzato finora, che si basa sul contatto giornaliero tra le nostre teste e i trasmettitori di onde ad alta frequenza, i cellulari appunto”. I conseguenti effetti negativi sulla salute umana possono richiedere decenni per svilupparsi. “Quindi dovremmo attendere molti anni per conoscere i risultati di questo esperimento globale – afferma l’autore – Ma ciò potrebbe essere troppo tardi per miliardi di persone”. Cosa fare allora? Da decenni oramai infuria un dibattito sulla questione. Un vero e proprio scontro a due facce. Da un lato ci sono coloro che sollecitano l’adozione di un approccio precauzionale al rischio (ed è questa la posizione di Blank), mentre si continuano a studiare gli effetti sulla salute umana all’esposizione dei campi elettromagnetici. Dall’altro lato ci sono coloro che insistono nell’aspettare una risposta definitiva e certa dei risultati prima di intraprendere qualsiasi azione. In questo gruppo ci sono ovviamente le industrie. Per il momento sta vincendo la seconda parte: è appunto sotto gli occhi di tutti il mercato tecnologico dei cellulari, con l’immissione nello stesso di nuovi e più sofisticati prodotti, sempre più appetitosi per l’uomo. L’industria infatti dà segnali tesi a tranquillizzare, mentre scienziati indipendenti e comitati di cittadini avvertono dei rischi. Gli Stati, che cedono all’asta le licenze, oscillano tra queste due posizioni. Ma i cellulari non sono i soli generatori di campi elettromagnetici. Ci sono i forni a microonde, televisori e computer, l’intera rete elettrica, impianti di allarme di sicurezza, trasmettitori radiotelevisivi, e trasmettitori per la telefonia mobile. “Oggi, all’inizio del 21 secolo, siamo immersi pienamente in un calderone di radiazione elettromagnetica su base continua” – si legge nel libro. E, nonostante la scienza non abbia ancora risposto a tutte le domande poste sugli effetti dannosi o meno dell’elettromagnetismo sulla nostra salute, essa ha dimostrato però una vasta gamma di effetti biologici legati all’esposizione continua ai campi elettromagnetici. L’autore espone sedici studi scientifici che hanno ravvisato mutazioni del dna a cui fa seguito lo sviluppo dei tumori, in particolare quelli cerebrali: si calcola che il rischio è superiore del 240% tra coloro che fanno un uso quotidiano e prolungato del cellulare per 10 anni. Non solo, ma uno studio israeliano ha scoperto che le persone che utilizzano i telefoni cellulari per almeno 22 ore al mese hanno una probabilità del 50% in più di sviluppare tumori alla ghiandola salivare. E gli individui che vivevano per più di 10 anni nel raggio di 400 metri da una torre di trasmissione di telefonia mobile avevano un tasso di cancro tre volte superiore a quelli che vivevano ad una distanza maggiore. Gli studi ci sono. E tanti. A tal punto da spingere l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare ufficialmente che le microonde generate dall’uso dei cellulari,wi-fi, cordless o tablet sono “potenzialmente cancerogene”. E in Italia qual è la situazione? Anche nel Bel Paese il problema è sentito, nonostante la presenza di leggi, non sempre rispettate. A regolare la materia è il Decreto Ministeriale n.381 del 10 settembre 1998, relativo al “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”. Esso fissa, tra le altre cose, il valore limite di 6 volt/metro dei campi elettromagnetici riguardanti la telefonia cellulare in corrispondenza di zone abitate. E demanda alle regioni e alle province la disciplina dell’installazione degli impianti al fine di garantire i limiti espressi dalla legge. Limiti che purtroppo nella maggior parte dei casi non sempre vengono rispettati. Ed è per questo che assume un’importanza elevata la vigilanza dei cittadini. Secondo il dott. Francesco Imbesi, del Centro Consumatori di Bolzano, sensibile alla materia, i cittadini attivi possono impegnarsi in molti modi per rendere migliori le nostre condizioni di vita, consigliando di porsi alcuni obiettivi: informare i consumatori, soprattutto giovani e bambini, sui rischi legati all’uso del cellulare; vigilare sulla pianificazione dei ripetitori da parte delle amministrazioni pubbliche; vietare l’utilizzo di cellulari nei mezzi pubblici; ridurre i valori di soglia, con l’obiettivo di sostituire i valori definiti unicamente in base agli effetti termici con valori stabiliti in base all’introduzione di principi medici di prevenzione. In conclusione, analizzando con spirito critico gli studi scientifici pubblicati finora e considerando la sistematica sottostima del rischio che caratterizza il protocollo utilizzato, emerge con sufficiente chiarezza l’incremento del rischio di tumori alla testa osservabile dopo lunga latenza o uso prolungato dei telefoni cellulari. Il Cambiamento - Dal Virtuale al Realehttp://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/elettromagnetismo_lotta_tra_scienza_industria.html
 
 http://terrarealtime.blogspot.it/

Fukushima: e' un inferno nucleare!


Il silenzio dei media generalisti su Fukushima è stato assordante, anche se le acque radioattive fuggite dalla fusione della centrale nucleare giapponese ormai stanno lavando le spiagge americane. Acqua sempre più radioattiva continua a riversarsi nel Pacifico. Almeno tre elementi radioattivi estremamente volatili sono bloccati in aria presso l’Unità 4. Tre anni dopo l’11 Marzo 2011,
il giorno il disastro, nessuno sa esattamente dove potrebbero essere finiti i nuclei fusi delle unità 1, 2 e 3. Nella foto: L’Ambasciatrice degli Stati Uniti in Giappone, Caroline Kennedy indossa un casco giallo e una maschera per ispezionare la sala di controllo centrale delle unità 1 e 2 dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi dopo lo tsunami -(Foto: AP/Toru Yamanaka) La decontaminazione dell’intera zona è molto rischiosa a causa delle infiltrazioni del crimine organizzato e il rilascio di radiazioni in quantità massicce diventa una possibilità reale in qualsiasi momento. Il lavaggio delle acque radioattive sotterranee di tutto il complesso è un problema serio che la Tepco, proprietaria di Fukushima Daiichi, ha appena ottenuto una controversa approvazione per costruire una parete di ghiaccio, intorno al sito del reattore bloccato: non è mai stato costruito un muro di tale portata e di questo tipo, e tra due anni potrebbe ancora non essere pronto. Uno scetticismo diffuso ha avvolto il progetto per il suo potenziale impatto sulla stabilità del sito e sulle enormi quantità di energia necessaria per mantenerlo. I Critici dubitano anche che sarebbe in grado di proteggere con efficacia il sito dalle inondazioni e sono preoccupati per i danni ancora più gravi che potrebbe provocare se non dovesse funzionare. Nel frattempo, i bambini nelle vicinanze stanno morendo. Il tasso di tumori alla tiroide tra i circa 250.000 giovani della zona è superiore di 40 volte a quello normale. Secondo l’esperto di salute Joe Mangano, oltre il 46% dei giovani hanno noduli e cisti precancerose alla tiroide e avverte: Questo è “solo l’inizio” di una tragica epidemia. C’è, tuttavia, una buona notizia — esattamente di quel genere che il settore nucleare non vorrebbe diffondere — Quando il terremoto e il conseguente tsunami colpì Fukushima, esistevano 54 reattori commerciali autorizzati a operare in Giappone, oltre il 12% del totale mondiale. Ad oggi, nessuno sito è stato riaperto. I sei di Fukushima Daiichi non saranno mai più attivati e almeno trenta dei reattori più vecchi in tutto il Giappone non arrivano a soddisfare le norme di sicurezza attualmente vigenti (una realtà che potrebbe applicarsi a 60 o più reattori che continuano a operare negli Stati Uniti). Per fare la sua parte e dare una spinta disperata alla voglia di riapertura dei reattori, il Primo Ministro Shinzo Abe ha rimescolato la struttura delle agenzie di controllo in tutto il paese e ha rimosso almeno uno degli oppositori più critici, sostituendolo con un sostenitore del nucleare. Ma il mese scorso un tribunale giapponese ha respinto una richiesta di riavviare i due più moderni reattori della centrale di Ooi nella prefettura di Fukui. I giudici hanno deciso che sulla base dell’incertezza su quando, dove e quanto sarà violento un inevitabile prossimo terremoto, è impossibile garantire che il funzionamento di qualsiasi reattore in Giappone sia in sicurezza. In altre parole , nessun reattore può essere riaperto senza mettere in pericolo il Giappone e i tribunali non potranno ignorarlo. Queste sconfitte legali sono estremamente rare per l’industria nucleare del Giappone e non si può escludere che questa sentenza possa di essere ribaltata. Ma si è trattato comunque di un sorprendente colpo contro l’ agenda pro-nucleare di Abe. Sulla scia di Fukushima, la popolazione giapponese è diventata molto più anti-nucleare. Una rabbia profonda è diffusa per il trattamento grossolano e per le modeste compensazioni pagate in tutta fretta alle vittime. In particolare, la preoccupazione si è alta per i bambini piccoli costretti a tornare a vivere nelle zone ancora fortemente contaminate nei pressi degli stabilimenti. Secondo la legge giapponese, sono i governi locali che devono dare l’approvazione ad ogni riavvio delle centrali, ma i candidati anti-nucleari si sono presentati divisi al voto nelle recenti elezioni, solo se il movimento si riunificasse potrebbe finalmente travolgere l’amministrazione Abe. Un nuovo fumetto satirico sulla decontaminazione della centrale di Fukushima è diventato un best-seller a livello nazionale. Il paese è stato scosso dalla rivelazione che circa 700 lavoratori sono fuggiti dal sito di Fukushima Daiichi al culmine dell’incidente, lasciando solo una manciata di personale a fronteggiare la crisi, tra questi il Direttore dello stabilimento, che subito dopo è morto di cancro. Nel frattempo, Abe ha messo un infame e repressivo segreto di stato che ha gravemente limitato il flusso di informazioni tecniche. Un oppositore al nucleare è stato perseguito per aver inviato di un tweet critico contro chi difende l’industria nucleare e un professore è stato incarcerato per aver criticato la gestione delle scorie nucleari fatta dal governo: E’ venuto negli Stati Uniti per parlarne. I grandi media americani restano in un silenzio tombale oppure, in alternativa , ignorano sprezzanti il fatto che le radiazioni ormai stiano lavando le coste occidentali, e ignorano anche l’ estrema pericolosità del lavoro di recupero delle barre di combustibile altamente radioattivo dalle piscine danneggiate. I reattori della General Electric di Fukushima hanno una piscina per i combustibili esausti a circa 100 metri di altezza e dopo l’arrivo dello tsunami, migliaia di barre sono rimaste sospere in aria sopra le unità 1, 2, 3 e 4 . Secondo l’ingegnere nucleare Arnie Gundersen, il recupero delle barre dell’Unità 4 potrebbe aver incontrato un serio intoppo, perchè da novembre 2013, la Tokyo Electric Power ha rimosso solo la metà delle barre esauste e almeno tre barre sono rimaste bloccate, cioè la parte più difficile del lavoro non è ancora stato fatto. Le piscine delle altre tre unità costituiscono un altro problema. Un incidente in una sola piscina potrebbe provocare altri significativi rilasci di radiazioni (che hanno già superato di gran lunga quelle di Chernobyl e quelle dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki . Almeno 300 tonnellate di acqua pesante contaminata di Fukushima si riversa ancora quotidianamente nel Pacifico. Altre centinaia di tonnellate vengono bonificate in loco, ma gli apologeti della Tepco sostengono che vengono scaricate direttamente in mare, senza essere decontaminate. Nonostante i miliardi di dollari di aiuti pubblici, la Tepco è ancora il principale proprietario di Fukushima. Il ” lavaggio ” è diventato un importante centro di profitto. La Tepco ha avuto forti perdite nel 2013 e i suoi soci in affari sono disperati per non aver potuto riaprire neanche gli altri reattori e recuperare il loro enorme flusso di cassa annuale . Poco di queste storie è arrivato sui grandi media americani . Nuovi studi della Nuclear Regulatory Commission hanno sottolineato i significativi rischi sismici che esitono anche per i siti nucleari commerciali americani. Nei siti di maggior rischio ci sono i due reattori di Indian Point appena a nord di New York City, che si trovano nei pressi della faglia di Ramapo, e i due che si trovano a Diablo Canyon, tra Los Angeles e San Francisco, direttamente a contatto con la Central Valley della California. L’ industria statunitense ha anche subito un durissimo colpo con il Waste Isolation Pilot Project del New Mexico. Inizialmente questa era una discarica militare e fu usata per provare che l’industria poteva gestire i propri rifiuti. Non si è badato a spese per creare depositi nelle caverne di sale del deserto del sud-ovest, considerato ufficialmente il luogo ideale per scaricare 70.000 tonnellate di barre di combustibile ad alto livello ormai inutile per i siti dei reattori americani . Ma o scorso mese nel progetto pilota c’è stata una esplosione che ha rilasciato di radiazioni molto importanti che hanno contaminato i residenti della zona, sollevando oltre ad una nube nucleare tossica anche una profonda nube su eventuali piani futuri per lo smaltimento dei rifiuti del reattore americano. E’ assurdo che l’industria continui con le sue continue denunce contro le barriere di controllo, dichiarando che sono solo poste per motivi “politici”. Mentre l’industria dei reattore americani continua a succhiare miliardi di dollari dal tesoro pubblico, i suoi alleati dei media generalisti sembrano sempre più restii a nascondere ancora la notizia dell’effetto post-Fukushima in Giappone. In realtà, quei reattori sventrati sono ancora estremamente pericolosi. E’ un popolo arrabbiato che vede i suoi figli soffrire, quello che finora è riuscito a far restare chiusi tutti gli stabilimenti nucleari del Giappone. Se dovessero restare chiusi in modo permanente, sarebbe un durissimo colpo per l’ industria nucleare globale — uno di quei colpi di cui, quasi certamente, non si parlerà molto sui media generalisti statunitensi (ma non solo). Harvey Wasserman – www.progressiveradionetwork.com – www.nukefree.org. - www.harveywasserman.com Insieme a Bob Fitrakis è co-autore di quattro libri di inchiesta, tra cui How the GOP Stole America’s 2004 Election, Fonte : http://www.commondreams.org Link : http://www.commondreams.org/view/2014/06/03-6 - See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2014/06/06/fukushima-e-ancora-disastro/#sthash.u5ME9tlm.dpuf
 
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