D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


martedì 20 maggio 2014

Ucraina: Come l’ONU “protegge” il nuovo mostro nazista voluto da USA e UE


Leggo il rapporto dell’Onu a proposito delle «violazioni dei diritti umani in Ucraina». È il secondo in meno di un mese. Vado subito a vedere cosa scrivono sulla tragedia di Odessa. Ci vuole un po’ di tempo per trovarvi un cenno. Sarebbero morte «46 persone, durante disordini».
Il gruppo degli osservatori delle Nazioni Unite era composto di 34 persone, e guidato da un certo Ivan Simonovic, assistente del Segretario Generale per i diritti umani. Tutti insieme, appassionatamente, riferiscono che «c’è stato un incendio» in un edificio «occupato da pro-russi». I portavoce di questi ultimi affermerebbero che «l’incendio è stato deliberatamente provocato». Da chi? Non si dice. Ma i 34 marziani dell’Onu riferiscono che «il governo provvisorio di Kiev (si noti il “provvisorio”,ndr) sostiene che l’incendio potrebbe essere stato provocato dalle bombe molotov scagliate dagli stessi occupanti dell’edificio».
Avete mai sentito parlare di Ponzio Pilato?
In 34 non sono ancora arrivati a raccapezzarsi del fatto che tutti noi conosciamo, e cioè che i morti accertati, con nomi e cognomi, in questo momento sono oltre 56. E che decine di dispersi mancano ancora all’appello. E che altre fonti , ovviamente russe, parlano già oggi di oltre 150 morti. Molti degli oltre 200 feriti sono ancora in gravi condizioni. E che tra i morti ci sono soltanto cittadini di Odessa, russi di Odessa.
I 34 non sono riusciti a sapere quello che una commissione d’inchiesta, creata su iniziativa delle famiglie delle vittime, sta accertando attraverso le testimonianze degli scampati. Da quelle testimonianze emerge, senza nessun dubbio, che il massacro non è stato provocato dall’incendio, e, peggio, che dentro il palazzo dei sindacati sono accadute cose perfino più mostruose di quelle che abbiamo già saputo.
La più importante delle quali è che gli assalitori nazisti hanno usato gas velenosi e sostanze chimiche non ancora individuate ma suscettibili di provocare ustioni mortali in pochi secondi.
La madre di un ragazzo ucciso ha raccontato (ieri durante la trasmissione del primo canale russo) che il volto del cadavere del figlio (ritrovato all’obitorio) era di colore rosso vivo, ma non bruciato. Altri cadaveri hanno mostrato lo stesso tipo di “ustioni”, al viso e alle mani. C’erano anche, tra i nazisti, persone che parlavano inglese (secondo un’altra testimonianza di una scampata al massacro).
Ma i 34 farabutti delle Nazioni Unite non hanno scoperto niente di tutto ciò. Scrivono solo che «nelle zone del sud-est» ci sarebbe una situazione «profondamente inquietante», di «violazione dei diritti umani». Solo nelle zone del sud-est? Proprio così hanno scritto i 34 farabutti, che rappresentano anche noi. Nessun cenno a Svoboda e a Settore Destro. Nessun cenno ai quattro candidati alle elezioni presidenziali che sono stati feriti, colpiti, che hanno subìto attentati. Nessun cenno alle sedi del partito comunisti assaltate e bruciate.
Gli unici colpevoli indicati con precisione, indovinate chi sono? «L’unità di autodifesa di Sloviansk».
Non ho parole da spendere, cioè da sprecare. Questa si chiama complicità con gli assassini. Certo i 34 mascalzoni non hanno sparato con i fucili, non hanno violentato e bruciato. Hanno fatto di peggio: hanno protetto, a sangue freddo, a distanza di tempo, le belve naziste.
Questa è l’Onu di oggi. D’ora in poi, quando leggerete qualche rapporto con quella firma, sappiate che tipo di gente scrive quei rapporti.
megachip.globalist.it  – di Giulietto Chiesa
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