D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


martedì 7 gennaio 2014

Allarme nucleare sulla costa pacifica.Il governo Americano ordina 14 milioni di dose di Ioduro di Potassio


DI ANTONY GUCCIARDI thetruthseeker.co.uk Dopo aver appreso che Il "Department of Health and Human Services" ha ordinato 14 milioni di dosi di ioduro di potassio da consegnare entro e non oltre il primo di febbraio, è facile prevedere che lo stesso governo federale si senta responsabile per aver permesso, senza commentare, che fossero 
superati i limiti radioattivi consentiti nei cibi e per aver disattivato i principali punti di controllo sulle radiazioni nucleari nella costa ovest.
In questo modo,

ora ci si può preparare, nel più assoluto riserbo, per una futura fissione nucleare degli impianti di Fukushima. Lo stesso tipo di fusione nucleare avvenuto a Fukushima è stato immaginato da eminenti scienziati, come quelli che, pochi mesi fa, hanno parlato denunciando i potenziali pericoli di Fukushima, durante il simposio scientifico tenutosi presso l'Università di Alberta. Scienziati come David Suzuki sono entrati nel merito ed hanno affermato che Fukushima è stata solo un terremoto devastante per il Giappone ma che con la eventuale ricaduta delle sue radioazioni potrà distruggere anche altre nazioni. Durante la conferenza, Suzuki ha detto : «Ho visto un articolo che dice che se il quarto impianto dovesse essere soggetto ad un terremoto, e quella zona è molto esposta, dovremmo non solo "dire bye bye al Giappone" ma "tutti gli abitanti della costa occidentale" del Nord America dovrebbero evacuare.» E Suzuki non è l'unico che si preoccupa tanto, anche se Suzuki è forse uno dei pochi che ottiene l'attenzione dei media per il suo status e per la sua notorietà dovuta ai suoi sedici importanti riconoscimenti accademici e per essere il conduttore del popolare programma della CBC-TV, intitolato “The Nature of Things”. Il Professor Charles Perrow, della Yale University, ha espresso preoccupazioni simili in un articolo intitolato eloquentemente “Fukushima Forever”, che mette in evidenza la gravissima minaccia di una catastrofe nucleare a causa di un errore umano, quando si tratta di rimuovere dalla centrale barre di combustibile esausto. Un pericolo che di certo il governo degli USA riconosce come legittimo sulla base dell'analisi dei massimi esperti e che, senza dubbio, sta silenziosamente preparandosi ad affrontare da dietro le quinte . Perrow scrive: E’ molto grave il pericolo che le barre di combustibile esausto che si trovano nella parte superiore della Centrale Nucleare Numero quattro, si spacchino sia per una tempesta o per un terremoto, ma anche in un tentativo fallito di rimuovere con attenzione ciascuna delle 1.535 barre per metterle al sicuro immagazzinandole nella piscina a 50 metri di distanza. Le condizioni della piscina dell’impianto Nr. 4, che si trova a 100 metri da terra, sono pericolose e, se due qualsiasi delle barre dovessero toccarsi, potrebbero causare reazioni nucleari incontrollabili. La radiazione che possono emettere tutte queste barre, se non mantenute sempre fredde e separate, richiederebbero l'evacuazione delle zone circostanti, compresa Tokyo. Proprio per l’emanazione di queste radiazione 6.375 barre che sono conservate nella piscina non hanno potuto essere raffreddate in continuazione,se per questo motivo si realizzasse una fissione nucleare, tutta l'umanità sarebbe minacciata per migliaia di anni. E, in sordina, il "Department of Health and Human Services" USA sta stoccando enormi quantità di iodio, per prepararsi ad un evento di questo genere. Proprio stamattina, una fonte governativa mi ha detto che questo acquisto è davvero curioso sia per la quantità (14 milioni di dosi ) che per i tempi di consegna (entro il 1° febbraio), e va da sé intendere, per le esperienze del passato, che quando ci si trova di fronte ad un mega-acquisto-pubblico, del quale non si vede nessuna vera urgenza e nessun pericolo, ci si sta preparado a qualcosa di eccezionale. La verità è che anche farsi una piccola scorta di ioduro di potassio di bassa di qualità – ed io, personalmente, non assumerei mai una pillola di iodio puro, nemmeno di quello della miglior qualità - sta diventando difficile perché nella popolazione si sta diffondendo la voce sulla pericolosità dell’espansione dei danni di Fukushima anche ad altre zone del pianeta. Molti produttori già stanno accumulando iodio greggio e lo trattano come una forma di investimento, con la consapevolezza che il fenomeno di Fukushima può benissimo scoppiare nei prossimi mesi. Per questo motivo, è stato difficile riuscire a brevettare la nuova formula dello iodio, che ha permesso a molti nel settore della produzione di aver cominciato a riempire i propri magazzini già da un bel po’ di tempo. Anthony Gucciardi è editor e fondatore del sito web di notizie alternative “www.Storyleak.com” , e ha fondato anche “www.NaturalSociety.com”, il terzo sito web nel suo campo del mondo. E’ anche una personalità dei media e analista apprezzato da emittenti radio e televisive , tra cui Drudge Report, Michael Savage’s Savage Nation, Coast to Coast AM, and RT. Fonte: http://www.thetruthseeker.co.uk Link:http://www.thetruthseeker.co.uk/?p=87698 1.01.2014


Tumore al cervello sparito cambiando regime alimentare

Massimiliano Diaco racconta la guarigione del padre affetto da metastasi al cervello
“Non so se sono completamente guarito. Ma una cosa sicuramente posso dirla: mi sento benissimo”

Chi c’era a Be4eat 2013 lo ricorda bene. Occhi lucidi e voce rotta per l’emozione, Antonio Diaco e suo figlio Massimiliano sono andati diritti al cuore. E lì ci sono rimasti. Perché la loro storia inizia come tante altre in Italia e raccontarla, nel suo epilogo, fa bene. Fa bene a chi la dice.  Ma soprattutto, fa bene a chi l’ascolta.
“Non sai mai a chi può arrivare la tua storia” sottolinea Massimiliano. “E’ per questo che ho convinto mio padre a salire sul palco a Vicenza: per ridare una speranza a chi non ne ha più. E per dirgli di non smettere mai di combattere, perché una soluzione può esserci, solo che bisogna faticare per ottenerla”.

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39 anni, un lavoro come consulente informatico a Milano, Massimiliano di cose da dire ne ha. E molte. Soprattutto da quando, due anni fa, la sua vita si è stravolta a seguito dell’ennesima diagnosi di tumore ai danni di suo padre.
E’ il mio lavoro. Sono consulente informatico. Cercare su google una spiegazione a tutto ciò che ci stava accadendo mi è sembrata l’azione più logica. Da allora non ho più smesso di cercare”.

La testimonianza di tuo padre è stata toccante. So che non voleva venire e che si sentiva in imbarazzo a raccontare la sua storia…
“Mio padre è sempre stato molto riservato e parlare su un palco a più di 700 persone lo imbarazzava tantissimo. Ma mi ha voluto accontentare perché ne ha capito l’importanza. E poi mi ha confidato che mi deve un favore…”.

Effettivamente qualcuno potrebbe dire che la tua presenza è stata, per fortuna, piuttosto “ingombrante”…
“Lo ammetto. Sono stato pressante. Ma agivo solo nel suo interesse. Dopo le prime due diagnosi di tumore e la chemioterapia successiva non riuscivo a capire come poter affrontare anche il terzo round. E lui era ancora più stanco e spaventato di me.”

Raccontaci con calma.
“Mio padre aveva 57 anni quando gli diagnosticarono il primo tumore al polmone destro. Eravamo tutti fiduciosi: i medici dopo l’intervento dissero che il polmone risultava pulito e che quindi non c’era bisogno di sottoporsi a chemioterapia. Nel corso degli accertamenti pre-operatori avevano riscontrato un infarto ai danni del cuore a causa di una disfunzione alla valvola mitralica di cui nessuno sapeva nulla. Una volta aggiustata anche questa, l’hanno rilasciato con la raccomandazione di non fumare più. E così è stato. Mio padre non ha più toccato una sigaretta. E tutto sembrava andare per il meglio, fino al 2009 quando da un controllo risultò un’altra massa tumorale sul polmone sinistro”.

Questa volta, però, la chemioterapia c’è stata…
“Dopo il secondo intervento, un ciclo di chemioterapia è stata d’obbligo. E sul principio ha funzionato. Ciò che tuttavia mi sorprendeva è che nei controlli successivi all’intervento e alla terapia non ci fossero dei consigli o delle indicazioni terapeutiche per evitare che il cancro si ripresentasse una terza volta. Cosa potevamo fare per non trovarci ancora in questa situazione? Cosa stavamo sbagliando? Niente. Nessuno sapeva risponderci”.

Fino al 2011.
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“Era giugno e c’era un caldo infernale. Così, dal nulla, mio padre inizia a stare malissimo. Chiamiamo l’ambulanza e al pronto soccorso ci dicono che è solo un colpo di calore e che non c’è nulla di grave. Ma il giorno dopo le cose non stavano proprio così. Mio padre si muoveva in modo strano e parlava molto lentamente. Così ho aperto google: volevo sapere cosa stava succedendo e perché. La mia ricerca mi ha portato dritto da un neurologo, il dr. Paolo Rege-Gianas, che con una TAC ha delimitato una massa tumorale di origine metastatica nella zona del parlato. L’operazione risultava impossibile e mio padre è stato indirizzato ad una radioterapia mirata per rimpicciolire il cancro. Dentro di me, tuttavia, ribollivo di domande senza risposta”.

E’ qui che ha avuto inizio la tua lunga ricerca.
“Una ricerca che ancora continua e che, penso, non terminerà mai. Avevo due possibilità davanti a me: affidarmi per la terza volta al sistema o cercare una via alternativa, sperando in un risultato diverso. Ho scelto quest’ultima strada e per fortuna posso dire che ha funzionato. Ma non è stato tutto rose e viole…”

Convincere tuo padre penso sia stata la parte più dura.
“In principio ho dovuto insistere un bel po’. Del resto era lui stesso a non voler più sottoporsi alla chemioterapia che i medici gli avevano consigliato. Quindi una via alternativa andava trovata e la mia ricerca inseguiva solo chi in questa guerra per la vita aveva avuto successo: non volevo teorie. Solo pratica e risultato. E’ così che sono incappato prima nel video di “A delicate balance” e successivamente nel video “Le cure proibite del cancro”: il centro di tutto era l’alimentazione. E io volevo saperne di più.”

Cosa ha convinto tuo padre a seguirti?
“All’inizio nulla in realtà. Decisi di cambiare per primo la mia alimentazione in modo da riscontrare su me stesso i benefici di questa scelta, ma il mio esempio non smuoveva di un millimetro mio padre che continuava a mangiare come aveva sempre fatto e mi seguiva di malavoglia nelle diverse conferenze mediche cui lo trascinavo. Fino a quando nel novembre del 2011 lo convinsi a partecipare ad un seminario del dr. Young a Firenze. Qui gli è stato fatto sul momento un esame del sangue (si è offerto volontario) e il professore americano gli prescrisse di bere 6 litri di acqua ionizzata alcalina al giorno e di seguire strettamente l’alimentazione raccomandata nel suo libro “Il miracolo del PH alcalino”. Non so cosa sia scattato e perché. Ma all’uscita da quella conferenza mio padre è capitolato e ha accettato di seguirmi per le 12 settimane necessarie al trattamento. Non una in più, ma neanche una in meno. E da quel momento la nostra vita è cambiata completamente”.

Tutta la famiglia ha iniziato a seguire un nuovo stile alimentare…
“Tutti. Mio padre, mia madre ed io. Abbiamo chiesto al dr. Rege-Gianas, oggi divenuto un nostro grande amico, di seguirci. E abbiamo interpellato la dottoressa Michela De Petris, dietologa ed esperta nella terapia nutrizionale del paziente oncologico a Milano, oltre ovviamente al sostegno di Rocco Palmisano, naturopata e iridologo che ha curato la pubblicazione in Italia del libro del dr. Young. In poco tempo avevamo così il nostro estrattore e la nostra dieta per i  primi 3 mesi. Ci siamo sottoposti a 5 sessioni di idrocolon-terapia e ci siamo attenuti uno ad uno a tutti i principi esposti sul libro. All’inizio non è stato facile, lo ammetto. L’abitudine è dura a morire. E nutrirsi di estratti di verdure verdi ricche di clorofilla e litri di acqua ionizzata alcalina per i primi giorni può sembrare strano e poco credibile. Ma con il passare dei giorni ci sentivamo tutti sempre meglio e sempre più in forze. Io ho continuato a lavorare e devo ammettere che mi sentivo benissimo. In casa facevamo a gara a chi la mattina aveva la saliva e l’urina più alcalina, e abbiamo imparato a giocare un po’ con una terapia che in principio era tutto meno che usuale. Poco prima della fine delle 12 settimane, nel corso di una visita di controllo, il risultato fu incredibile:  la massa tumorale di mio padre si era ridotta a poco più di un puntino ed oggi, a distanza di un anno, il neurologo conferma che non c’è più. Il cancro è stato assorbito e lo si può vedere dalle sue lastre. Mio padre ha smesso la pastiglia per la pressione, ha tolto quella per le crisi epilettiche e sta bene. Anzi, sta benissimo. Si è iscritto ad un corso di cucina naturale vegan-macro-bio e oggi ha preso il diploma di cuoco. Insieme costruiamo e inventiamo piatti, a metà tra il crudo e il cotto. Ci divertiamo a sperimentare insieme nuovi gusti e nuove combinazioni. E la nostra vita è cambiata completamente”.

Da come parli, tuttavia, mi sembra di capire che la guarigione di tuo padre sia solo uno dei tanti risultati ottenuti in questi due anni?
“Combattere insieme, a tu per tu con mio padre, mi ha cambiato. Ci ha cambiati. Ci ha reso più forti, più uniti. Ma soprattutto ci ha dato un sogno: quello di continuare questa ricerca aiutando più persone possibili. Per questo stiamo lavorando insieme al dr. Rege-Gianas per costruire in Italia un centro capace di unire tutte queste scoperte, terapie e consigli alimentari in vista della salute e della prevenzione. I lavori sono solo all’inizio. Ma non demordo.”

Hai un messaggio per chi ti sta leggendo?
“Di non mollare mai. Di diffidare da ciò che è semplice e di non smettete mai di combattere: una speranza c’è sempre. Bisogna solo impegnarsi per ottenerla”.

fonti:

Cambiamenti climatici: la Casa Bianca invita tutti a prepararsi al peggio - PIANETA TERRA: DISASTRI AMBIENTALI SENZA PRECEDENTI. L'ORDINE DEL PRESIDENTE OBAMA

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Lo scorso primo novembre (2013) è arrivato uno dei più importanti ordini esecutivi nazionali del Presidente americano Barack Obama. Il testo preso direttamente dalla Casa Bianca è importante ed interessante perché inizia spiegando i cambiamenti climatici attuali e che ci aspetteranno da qui a poco. Al suo interno si parla di acidificazione dei mari, aumento di temperature calde, siccità in alcune aree, piogge torrenziali in altre, si parla persino di scioglimento del permafrost, ovvero del ghiaccio che si trova sotto terra (ovvia conseguenza dello scioglimento di quello di superficie). Insomma una catastrofe planetaria senza precedenti, che coinvolgerà non solo l’America del Nord, ma l’intero Pianeta.
Nel documento non si parla di Fukushima e la catastrofe del Pacifico, né delle isole di spazzatura galleggiante che hanno di fatto reso l’Oceano Pacifico una distesa desolata di morte nella sua zona centrale o sulla giusta via per divenirlo. A seguire l’intero documento copiato, ed il link diretto alla pagina della Casa Bianca.
Ordine Esecutivo

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PREPARAZIONE DEGLI STATI UNITI PER GLI IMPATTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Con l’autorità conferitami come Presidente dalla Costituzione e le leggi degli Stati Uniti d’America, e al fine di preparare la nazione per gli impatti dei cambiamenti climatici intraprendendo azioni per migliorare la preparazione e la resilienza climatica, si è così ordinato come segue:


Sezione 1. Politica. Gli impatti dei cambiamenti climatici – tra cui un aumento di periodi prolungati di temperature troppo elevate, acquazzoni più pesanti, con un incremento di incendi, più gravi siccità, scioglimento del permafrost, l’acidificazione degli oceani, e l’aumento del livello del mare – stanno già interessando le comunità, naturale risorse, gli ecosistemi, le economie e la salute pubblica in tutta la nazione. Questi impatti sono spesso più significativo per le comunità che già devono affrontare sfide economiche o di salute, e per le specie e gli habitat che stanno già affrontando altre pressioni. La gestione di questi rischi richiede preparazione deliberata, una stretta collaborazione, e la pianificazione coordinata dal governo federale, come pure dalle parti interessate, per facilitare federali, statali, locali, tribali, del settore privato, senza scopo di lucro e gli sforzi del settore per migliorare la preparazione del clima e la resilienza; contribuire a salvaguardare la nostra economia, le infrastrutture, l’ambiente e le risorse naturali, e di assicurare la continuità del potere esecutivo e di agenzia (agenzia), operazioni, servizi e programmi.

A fondamento di un’azione coordinata sul cambiamento climatico preparazione e capacità di recupero attraverso il governo federale è stato istituito con l’Ordine Esecutivo 13514 del 5 ottobre 2009 (Leadership federale nel ambientale, Energia, e risultati economici), e la Interagency Climate Change Task Force Adattamento guidato dal Council on Environmental Quality (CEQ), l’Office of Science and Technology Policy (OSTP), e la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Inoltre, attraverso il Global Change Research Program statunitense (USGCRP), istituito dalla sezione 103 del Global Change Research Act del 1990 (15 USC 2933), e programmi e attività di agenzia, il governo federale continuerà a sostenere la ricerca scientifica, le capacità di osservazione e le valutazioni necessarie per migliorare la nostra comprensione e risposta al cambiamento climatico e le sue conseguenze sulla nazione.

Il governo federale deve costruire sui recenti progressi e perseguire nuove strategie per migliorare la preparazione della Nazione e la resilienza.

In tal modo, le agenzie dovrebbero promuovere:

(1) impegnato e forti partnership e la condivisione delle informazioni a tutti i livelli di governo,

(2) il rischio decisionale informato e gli strumenti di agevolazione;

(3) adattativo di apprendimento, in cui le esperienze servono come opportunità per informare e regolare le azioni future,

(4) pianificazione della preparazione.

Sez. 2. Modernizzare i programmi federali per appoggiare Climate Investment resiliente.

(A) Per sostenere gli sforzi delle regioni, gli Stati, le comunità locali, e tribù, tutte le agenzie, coerenti con le loro missioni e in coordinamento con il Consiglio sul Clima preparazione e resilienza (Consiglio) stabilito nel paragrafo 6 della presente ordinanza, deve:

(1) individuare e cercare di eliminare o riformare le barriere che scoraggiano gli investimenti o altri interventi per aumentare la resistenza della nazione di cambiamenti climatici, garantendo nel contempo la continuità della protezione della salute pubblica e dell’ambiente;

(2) le politiche di riforma e dei programmi federali di finanziamento che potrebbero, forse involontariamente, aumentare la vulnerabilità dei sistemi naturali o da incasso, settori economici, le risorse naturali, o le comunità a cambiare i rischi legati al clima;

(3) identificare le opportunità per sostenere e incoraggiare più intelligenti, più investimenti resistenti ai cambiamenti climatici da parte degli Stati, le comunità locali e le tribù, tra cui, fornendo incentivi attraverso la guida dell’agenzia, borse di studio, assistenza tecnica, misure di performance, questioni di sicurezza, e di altri programmi, tra cui in contesto di sviluppo delle infrastrutture, come riflesso in ordine esecutivo 12893 del 26 gennaio 1994 (Principi per gli investimenti federali Infrastructure), la mia nota del 31 agosto 2011 (sviluppo delle infrastrutture attraverso l’accelerazione più efficiente ed efficace autorizzazione e di Analisi Ambientale), Executive Order 13604 del 22 marzo 2012 (Miglioramento delle prestazioni del Federal Permitting e revisione di progetti di infrastrutture), e la mia nota del 17 maggio 2013 (rinnovamento della valutazione federale Infrastrutture e permettendo regolamenti, politiche e procedure) e

(4) relazione sui loro progressi nel raggiungimento dei requisiti sopra individuati, tra cui pietre miliari compiuto e pianificato, in Adaptation agenzia prevede sviluppato ai sensi del comma 5 del presente ordine.

(B) Nello svolgimento di questa sezione, le agenzie dovrebbero anche prendere in considerazione le raccomandazioni della statale, locale, e tribali Leader Task Force on Climate preparazione e resilienza (Task Force) stabilito nella sezione 7 della presente ordinanza e il National Infrastructure Advisory Council istituito Ordine Esecutivo 13231 del 16 ottobre 2001 (protezione delle infrastrutture critiche nell’era dell’informazione), e proseguito con l’Ordine Esecutivo 13652 30 settembre 2013 (Continuazione di taluni comitati consultivi federali).

(C) gruppi di collegamento incaricati di coordinare e modernizzare i processi federali relativi allo sviluppo ed integrazione di entrambe le infrastrutture antropiche e naturali, valutazione di questioni di equità sociale e di salute pubblica, la salvaguardia delle risorse naturali, e di altre questioni influenzati dai cambiamenti climatici – tra cui il Comitato direttivo per le infrastrutture federale Permitting e Review Process Improvement stabilito da Ordine Esecutivo 13604, la Task Force sui porti stabilito il 19 luglio 2012, il Gruppo di Lavoro Interministeriale di Coordinamento per lo sviluppo energetico nazionale e permettendo in Alaska istituito con Ordine Esecutivo 13580 del 12 luglio 2011, e la Federal Interagency Working Group on Giustizia ambientale istituito con Ordine Esecutivo 12898 del 11 febbraio 1994 – è responsabile di assicurare che il cambiamento climatico rischi connessi sono rilevati in tali processi e devono lavorare con le agenzie in possesso dei requisiti previsti avanti in sottosezioni (a) e (b) di questa sezione.

Sez. 3. Gestione di terre ed acque per climatici preparazione e resilienza. Entro 9 mesi dalla data di questo ordine e in coordinamento con gli sforzi descritti nella sezione 2 della presente ordinanza, i capi dei Dipartimenti della Difesa, degli Interni, e l’agricoltura, l’Environmental Protection Agency, NOAA, la Federal Emergency Management Agency, l’Army Corps of Engineers, e di altre agenzie, come raccomandato dal Consiglio stabilito nella sezione 6 della presente ordinanza devono lavorare con la Cattedra di QVC e il direttore dell’Ufficio di Gestione e Bilancio (OMB) per completare un inventario e valutazione della proposta e modifiche completate al loro politiche legate all’acqua, programmi e regolamenti necessari per rendere spartiacque della Nazione, le risorse naturali e gli ecosistemi e le comunità e le economie che dipendono da loro, più resistenti di fronte a un clima che cambia terra-e. Inoltre, riconoscendo i molti benefici infrastrutture naturali della nazione fornisce, le agenzie devono, ove possibile, concentrarsi sulle regolazioni di programma e di politica che promuovono il duplice obiettivo di una maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici e il sequestro del carbonio, o di altre riduzioni alle fonti del cambiamento climatico. La valutazione comprende una timeline e un piano per apportare modifiche alle politiche, programmi e regolamenti. Agenzie si basano sulle iniziative già realizzate o in corso, come indicato in piani di adattamento delle agenzie, come discusso nella sezione 5 della presente ordinanza, così come recenti interdipartimentale clima strategie di adattamento, come il Piano di Azione Nazionale: Priorità di gestione delle risorse d’acqua dolce in un clima che cambia , pubblicato 28 ottobre 2011, il National Fish, Wildlife and Plants Clima strategia di adattamento , pubblicato 26 marzo 2013, e il piano di attuazione della politica di Ocean Nazionale , pubblicato 16 aprile 2013.

Sez. 4. Fornendo informazioni, dati e strumenti per il cambiamento climatico preparazione e resilienza.

(A) A sostegno di Federal, gli sforzi regionali, statali, locali, tribali, del settore privato e senza scopo di lucro del settore per prepararsi agli impatti dei cambiamenti climatici, i Dipartimenti della Difesa, degli Interni, Agricoltura, Commercio, Salute e Servizi Umani, Housing and Urban Development, Trasporti, Energia e Sicurezza Nazionale, l’Environmental Protection Agency, la National Aeronautics and Space Administration, e tutte le altre agenzie, come raccomandato dal Consiglio stabilito nella sezione 6 della presente ordinanza, devono, sostenuto da USGCRP, lavorano insieme di sviluppare e fornire dati autorevoli, facilmente accessibile, usabile, e tempestiva, informazioni e strumenti di supporto alle decisioni in materia di preparazione del clima e la resilienza.

(B) Nel quadro della politica dei dati aperti più ampio, CEQ e OSTP, in collaborazione con OMB e coerente con l’ordine esecutivo 13642 del 9 maggio 2013 (Fare aperto e leggibile macchina il nuovo valore predefinito per l’Informazione del governo), supervisiona la creazione di un portale web-based su “Data.gov” e il lavoro con le agenzie di identificare, sviluppare, e l’integrazione di dati e strumenti attinenti alle tematiche del clima e decisionali. Agenzie coordinano il loro lavoro su questi dati e gli strumenti con i relativi consigli fra agenzie e comitati, come la Nazionale della Scienza e della Tecnologia e quelli che supportano l’attuazione della direttiva presidenziale Politica-21 del 12 febbraio 2013 (sicurezza delle infrastrutture critiche e la resilienza).

Sez. 5. Pianificazione Agenzia federale per il cambiamento climatico relativo rischio.

(A) In linea con l’ordine esecutivo 13514, le agenzie hanno sviluppato piani di adattamento di agenzia e li fornite CEQ e OMB. Questi piani di valutare il cambiamento più significativo i rischi legati al clima, e le vulnerabilità, attività di agenzia e missioni sia nel breve e lungo termine, e le azioni di struttura che le agenzie dovranno adottare per gestire tali rischi e vulnerabilità. Sulla base di questi sforzi, ogni agenzia deve sviluppare o continuare a sviluppare, implementare e aggiornare i piani completi che integrano considerazione dei cambiamenti climatici nelle attività di agenzia e gli obiettivi generali di missione e di presentare i piani per QVC e OMB per la revisione.

Ogni piano di adeguamento dell’Agenzia comprendono:

(1) identificazione e valutazione dei cambiamenti climatici relativi impatti, nonché rischi per la capacità dell’agenzia per compiere le sue missioni, operazioni e programmi;

(2) una descrizione dei programmi, le politiche e piani che l’agenzia ha già messo in atto, così come altre azioni, l’Agenzia assumerà, per gestire i rischi climatici a breve termine e costruire la resilienza a breve e lungo termine;

(3) una descrizione di come ogni cambiamento relativo rischio climatico individuato ai sensi del paragrafo (i) del presente comma che viene ritenuto così importante che ostacola la missione statutaria di un ente o operazione sarà affrontato, anche attraverso altre disposizioni esistenti dell’agenzia;

(4) una descrizione di come l’agenzia prenderà in considerazione la necessità di migliorare l’adattamento del clima e la resilienza, tra i costi ei benefici di tale miglioramento, rispetto ai fornitori di agenzia, supply chain, di investimenti immobiliari e acquisti di beni strumentali come l’aggiornamento di agenzia politiche per il leasing, aggiornamenti costruzione, spostamento degli impianti e delle attrezzature esistenti, e la costruzione di nuovi impianti, e

(5) una descrizione di come l’agenzia contribuirà agli sforzi coordinati tra agenzie per sostenere la preparazione del clima e la resilienza a tutti i livelli di governo, compreso il lavoro di collaborazione tra gli uffici e gli hub regionali delle agenzie, e attraverso lo sviluppo coordinato di informazioni, dati e strumenti, coerente con la sezione 4 del presente ordine.

(B) Agenzie riferiranno sui progressi compiuti nei loro piani di adattamento, così come tutti gli aggiornamenti apportati ai piani, attraverso il processo di Piano di Performance annuale Strategico di Sostenibilità. Agenzie aggiornano regolarmente i loro piani di adattamento, completando il primo aggiornamento entro 120 giorni dalla data della presente ordinanza, con ulteriori aggiornamenti regolari successivamente, dovuto non oltre il 1 ° anno dopo la pubblicazione di ciascuna relazione di valutazione del clima Quadriennale Nazionale previsto dalla sezione 106 del Global Cambiare Research Act del 1990 (15 USC 2936).

Sez. 6. Consiglio il Clima preparazione e resilienza.

(A) l’istituzione. Si stabilisce un Consiglio interministeriale sul clima preparazione e resilienza (Consiglio).

(B) di appartenenza. Il Consiglio sarà co-presieduto dal Presidente del CEQ, il direttore di OSTP, e l’Assistente del Presidente per la Sicurezza Nazionale e antiterrorismo.

Inoltre, il Consiglio include alti funzionari (segretario o funzionario equivalente) da:

(I), il Dipartimento di Stato;

(Ii) del Dipartimento del Tesoro;

(Iii) il Dipartimento della Difesa;

(Iv) il Dipartimento di Giustizia;

(V) il Dipartimento degli Interni;

(Vi) il Dipartimento dell’Agricoltura;

(Vii) il Dipartimento del Commercio;

(Viii) il Dipartimento del Lavoro;

(Ix) del Dipartimento di Salute e Servizi Umani;

(X), il Dipartimento della Casa e dello sviluppo urbano;

(Xi) il Dipartimento dei Trasporti;

(Xii) il Dipartimento per l’energia;

(Xiii) il Ministero della Pubblica Istruzione;

(Xiv) il Department of Veterans Affairs;

(Xv) del Department of Homeland Security;

(Xvi) l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale;

(Xvii) il Corpo degli Ingegneri dell’Esercito;

(Xviii) l’Agenzia per la protezione ambientale;

(Xix) la General Services Administration;

(Xx) il Millennium Challenge Corporation;

(Xxi) la National Aeronautics and Space Administration;

(Xxii) la US Small Business Administration;

(Xxiii) la Corporation per Servizio nazionale e comunitario;

(Xxiv) l’Ufficio del Direttore della National Intelligence;

(Xxv) il Consiglio dei consulenti economici;

(Xxvi) il Consiglio Economico Nazionale;

(Xxvii) il Consiglio di politica nazionale;

(Xxviii) l’Ufficio di Gestione e Bilancio;

(XXIX) della Casa Bianca di impegno pubblico e degli affari intergovernativi;

(Xxx), gli Stati Uniti Rappresentante commerciale, e

(XXXI) tali agenzie o uffici come il Presidente o copresidenti membri designano.

(C) Amministrazione. CEQ fornisce il supporto amministrativo e risorse aggiuntive, a seconda dei casi, per il Consiglio, nella misura consentita dalla legge e nell’ambito degli stanziamenti esistenti. Agenzie devono assistere e fornire informazioni al Consiglio, in conformità alla legge, nella misura necessaria per svolgere le sue funzioni. Ogni agenzia si fa carico delle spese per la partecipazione al Consiglio.

(D) Struttura del Consiglio. I copresidenti membri designano un sottoinsieme dei membri del Consiglio di servire su un comitato direttivo, che deve contribuire a determinare le priorità e la direzione strategica del Consiglio. I Co-Presidenti e del Comitato Direttivo può istituire gruppi di lavoro, se necessario, e possono recharter gruppi di lavoro del Interagency Climate Change Task Force adattamento, a seconda dei casi.

(E) Missione e funzionamento del Consiglio. Il Consiglio si adopera attraverso agenzie e uffici, e in collaborazione con statali, locali e tribali governi (così come la Task Force istituita nella sezione 7 della presente ordinanza), le istituzioni accademiche e di ricerca, e il settore privato e senza scopo di lucro per:

(1) sviluppare, raccomandare, coordinare gli sforzi interagenzia su, e monitorare l’attuazione delle azioni prioritarie del governo federale in materia di predisposizione clima e la resilienza;

(2) sostenere le azioni regionali, statali, locali e tribali per valutare i cambiamenti e le vulnerabilità legate al clima conveniente aumentare la preparazione del clima e la resilienza delle comunità, settori economici critici, infrastrutture naturale e costruito, e delle risorse naturali, anche attraverso le attività come delineato nelle sezioni 2 e 3 della presente ordinanza;

(3) facilitare l’integrazione di scienza del clima nelle politiche e nei piani di agenzie governative e del settore privato, promuovendo lo sviluppo di prodotti innovativi, fruibili e accessibili informazioni federale cambiamenti climatici connessi, i dati e gli strumenti su scale adeguate per i decisori e la distribuzione di queste informazioni attraverso un portale web-based a livello governativo, come descritto nella sezione 4 della presente ordinanza, e

(4) le altre funzioni che possono essere decise dai copresidenti, tra cui attuazione, se del caso, le raccomandazioni della task force istituita nella sezione 7 della presente ordinanza.

(F) Cessazione del Interagency Climate Change Task Force adattamento. L’Interagency Climate Change Task Force Adattamento (Adaptation Task Force), istituito nel 2009, ha creato il quadro di riferimento per l’azione coordinata federale sulla preparazione del clima e la resilienza, la guida di pianificazione e di azione a livello di agenzia. La Task Force adattamento deve terminare a non più tardi di 30 giorni dopo la prima riunione del Consiglio, che deve continuare e sviluppare il lavoro della Task Force di adattamento.

Sez. 7. Capi di stato, locale, e tribali Task Force on Climate preparazione e resilienza.

(A) l’istituzione. Per informare gli sforzi federali per sostenere la preparazione del clima e la resilienza, si stabilisce una statale, locale, e tribali Leader Task Force on Climate preparazione e resilienza (Task Force).

(B) di appartenenza. La task force sarà co-presieduto dal Presidente del CEQ e il direttore dell’Ufficio della Casa Bianca degli Affari intergovernativi. Inoltre, i suoi membri devono essere tali Stato eletto, locali, tribali e funzionari che potranno essere invitati dai copresidenti a partecipare. I membri della Task Force, che agiscono in veste ufficiale, possono designare i dipendenti con l’autorità di agire per loro conto.

(C) Missione e funzione.

Entro 1 anno dalla data della presente ordinanza, la Task Force deve fornire, attraverso i suoi co-presidenti, consigli al Presidente e al Consiglio per quanto il governo federale può:

(1) rimuovere gli ostacoli, creare incentivi, e in caso contrario modernizzare i programmi federali per incoraggiare gli investimenti, le pratiche, e le partnership che facilitano una maggiore resistenza agli impatti climatici, comprese quelle associate a condizioni climatiche estreme;

(2) fornire utili strumenti di preparazione del clima e le informazioni utili per gli Stati, le comunità locali, e tribù, anche attraverso la collaborazione tra agenzie, come descritto nella sezione 6 della presente ordinanza, e

(3) in caso contrario sostenere la preparazione di Stato, locali e tribali e la resilienza al cambiamento climatico.

(D) Tramonto. La Task Force deve terminare a non più tardi di 6 mesi dopo aver fornito le sue raccomandazioni.

Sez. 8. Definizioni.

Come utilizzato in questo ordine:

(A) “preparazione” indica le azioni intraprese per pianificare, organizzare, attrezzare, in treno, e di esercitare per costruire, applicare e sostenere le capacità necessarie per prevenire, proteggere, migliorare gli effetti di, rispondere, e recuperare da cambiamenti climatici legati danni alla vita, la salute, i beni, i mezzi di sussistenza, gli ecosistemi e la sicurezza nazionale;

(B) “adattamento” significa messa in sistemi naturali o umani o in previsione di risposta a un ambiente che cambia in un modo che utilizza efficacemente opportunità benefiche o riducono gli effetti negativi, e

(C) “resilienza”: la capacità di anticipare, preparare, e adattarsi alle mutevoli condizioni e resistere, reagire e riprendersi rapidamente da interruzioni.

Sez. 9. Disposizioni generali.

(A) Nessuna disposizione della presente ordinanza è interpretata da compromettere o influenzare altrimenti:

(1) l’autorità concessa dalla legge, per un reparto esecutivo, agenzia, o il capo della stessa, oppure

(2) le funzioni di direttore di OMB relative proposte di bilancio, amministrativa o legislativa.

(B) Tale ordine deve essere attuato in conformità con gli obblighi degli Stati Uniti nel quadro di accordi internazionali e del diritto statunitense applicabile, ed è soggetto alla disponibilità di stanziamenti.

(C) Questo ordine non intende, e non lo fa, crea alcun diritto o beneficio, sostanziale o procedurale, esecutiva per legge o secondo equità da qualsiasi parte contro gli Stati Uniti, i suoi dipartimenti, agenzie o enti, i suoi funzionari, i dipendenti, o agenti, o qualsiasi altra persona.

BARACK OBAMA

Clicca qui per leggere l’ordine esecutivo nel sito della Casa Bianca.

Gabriele Lombardo

Fonte: gabrielelombardo.altervista.org

http://fintatolleranza.blogspot.it




PIANETA TERRA: DISASTRI AMBIENTALI SENZA PRECEDENTI. L'ORDINE DEL PRESIDENTE OBAMA


di Gianni Lannes

Il primo novembre 2013 è decollato uno strategico ordine esecutivo nazionale, firmato dal Presidente nordamericano Barack Obama (un fantoccio del nuovo ordine mondiale). Il documento della Casa Bianca tra l'altro spiega, per modo di dire, i tragici cambiamenti climatici attuali e che si manifesteranno da qui a poco. Si tratta di una catastrofe planetaria senza precedenti provocata dalle sperimentazioni militari segrete di Usa e Russia: aerosolterapia bellica (incrementi di scie chimiche), uragani, terremoti, eccetera. Ora i negazionisti a chi si venderanno? In ogni caso preparatevi al peggio. Se lo dice zio Sam c'è da crederci?

Gli Stati Uniti d'America non hanno aderito al Protocollo di Kyoto (11 dicembre 1997)): un trattato internazionale in materia ambientale sul riscaldamento globale. Invece, la Terra, secondo numerosi studiosi e ricercatori, si sta raffreddando acceleratamente. 







The White House
Office of the Press Secretary

Executive Order -- Preparing the United States for the Impacts of Climate Change

EXECUTIVE ORDER
- - - - - - -
PREPARING THE UNITED STATES FOR THE IMPACTS OF CLIMATE CHANGE
By the authority vested in me as President by the Constitution and the laws of the United States of America, and in order to prepare the Nation for the impacts of climate change by undertaking actions to enhance climate preparedness and resilience, it is hereby ordered as follows: 
Section 1. Policy. The impacts of climate change -- including an increase in prolonged periods of excessively high temperatures, more heavy downpours, an increase in wildfires, more severe droughts, permafrost thawing, ocean acidification, and sea-level rise -- are already affecting communities, natural resources, ecosystems, economies, and public health across the Nation. These impacts are often most significant for communities that already face economic or health-related challenges, and for species and habitats that are already facing other pressures. Managing these risks requires deliberate preparation, close cooperation, and coordinated planning by the Federal Government, as well as by stakeholders, to facilitate Federal, State, local, tribal, private-sector, and nonprofit-sector efforts to improve climate preparedness and resilience; help safeguard our economy, infrastructure, environment, and natural resources; and provide for the continuity of executive department and agency (agency) operations, services, and programs......




 traduzione:



PREPARAZIONE DEGLI STATI UNITI PER GLI IMPATTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Con l’autorità conferitami come Presidente dalla Costituzione e le leggi degli Stati Uniti d’America, e al fine di preparare la nazione per gli impatti dei cambiamenti climatici intraprendendo azioni per migliorare la preparazione e la resilienza climatica, si è così ordinato come segue:

Sezione 1. Politica. Gli impatti dei cambiamenti climatici – tra cui un aumento di periodi prolungati di temperature troppo elevate, acquazzoni più pesanti, con un incremento di incendi, più gravi siccità, scioglimento del permafrost, l’acidificazione degli oceani, e l’aumento del livello del mare – stanno già interessando le comunità, naturale risorse, gli ecosistemi, le economie e la salute pubblica in tutta la nazione. Questi impatti sono spesso più significativo per le comunità che già devono affrontare sfide economiche o di salute, e per le specie e gli habitat che stanno già affrontando altre pressioni. La gestione di questi rischi richiede preparazione deliberata, una stretta collaborazione, e la pianificazione coordinata dal governo federale, come pure dalle parti interessate, per facilitare federali, statali, locali, tribali, del settore privato, senza scopo di lucro e gli sforzi del settore per migliorare la preparazione del clima e la resilienza; contribuire a salvaguardare la nostra economia, le infrastrutture, l’ambiente e le risorse naturali, e di assicurare la continuità del potere esecutivo e di agenzia (agenzia), operazioni, servizi e programmi.

A fondamento di un’azione coordinata sul cambiamento climatico preparazione e capacità di recupero attraverso il governo federale è stato istituito con l’Ordine Esecutivo 13514 del 5 ottobre 2009 (Leadership federale nel ambientale, Energia, e risultati economici), e la Interagency Climate Change Task Force Adattamento guidato dal Council on Environmental Quality (CEQ), l’Office of Science and Technology Policy (OSTP), e la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Inoltre, attraverso il Global Change Research Program statunitense (USGCRP), istituito dalla sezione 103 del Global Change Research Act del 1990 (15 USC 2933), e programmi e attività di agenzia, il governo federale continuerà a sostenere la ricerca scientifica, le capacità di osservazione e le valutazioni necessarie per migliorare la nostra comprensione e risposta al cambiamento climatico e le sue conseguenze sulla nazione.
Il governo federale deve costruire sui recenti progressi e perseguire nuove strategie per migliorare la preparazione della Nazione e la resilienza................................................................................................


riferimenti ufficiali:








http://www.cftc.gov/ucm/groups/public/@lrfederalregister/documents/frcomment/08-004c002.pdf

http://ntrs.nasa.gov/search.jsp?R=19910009219 

http://adsabs.harvard.edu/abs/1990imip.agarV....B 

http://www.dtic.mil/dtic/tr/fulltext/u2/a239823.pdf 

http://books.google.it/books?id=x86lNwAACAAJ&dq=inauthor:%22North+Atlantic+Treaty+Organization.+Advisory+Group+for+Aerospace+Research+and+Development.+Electromagnetic+Wave+Propagation+Panel.+Symposium%22&hl=it&sa=X&ei=TYLnUb-iDeiQ4gSyk4CYCQ&ved=0CEYQ6AEwAw 

http://www.whale.to/b/snow.html 

http://www.naic.edu/aisr/bibproj2/cache_aeron/EAre1990.html

http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2013/12/27/presidential-memorandum-aviation-insurance 


approfondimenti: 
  

                              http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=TERRA+MUTA

venerdì 3 gennaio 2014

Cosa sarà l’Europa? In migliaia tentano di dirlo, ma è già scritto da 19 anni.

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Diciannove anni fa, precisamente nel Novembre del 1994, qualcuno pubblicava uno straordinario documento avente ad oggetto quella che potremmo definire, oltre ogni ragionevole dubbio, la principale proposta di riforma delle istituzioni europee mai scritta. Il titolo che l’autore aveva dato al documento in questione era, per l’appunto: “Riforma della struttura giuridica ed istituzionale dell’Unione Europea”.
Non che fosse uno qualsiasi, perché era il Coordinatore per il suo Gruppo Politico, Forza Europa, della Commissione Istituzionale del Parlamento Europeo, cioè un deputato europeo però molto diverso dagli altri.
In poche battute sulla sussidiarietà, ad esempio, risolveva la polemica Europa sì – Europa no, e anticipava che le banche sarebbero state la nostra rovina. Scriveva precisamente: “lo Stato ideale – la più bella delle speranze – sarebbe quello in cui l’obbligatorietà dei principi generali trovasse attuazione attraverso la massima espressione della libertà dei singoli, portando dunque, attraverso la sussidiarietà, alla massima esaltazione della statualità”. Proseguiva: “Differire più oltre la formalizzazione dello Stato europeo significherebbe condannarsi ad assistere fatalmente a quel processo di degenerazione che segue ogni non raccolta maturazione. Una degenerazione che non potrebbe che consistere nella tendenza a utilizzare il legislatore europeo per dar luogo – sotto la pressione delle banche, che notoriamente dominano l’UE – a norme realizzare le quali sarebbe più difficile attraverso gli ordinamenti dei singoli paesi. Con il risultato di trasformare così definitivamente l’UE, da strumento di crescita della democrazia, in strumento di subdola oppressione”.
I temi su cui si richiamava l’attenzione erano due: conferire il potere di iniziativa legislativa ai deputati e conferire il potere di promulgare le leggi al Parlamento, togliendolo alla Commissione e al Consiglio, che invece ancora lo detengono.
Se non fosse che si tratta di una relazione (una proposta di legge europea) risalente al 1994, sembrerebbe una nota odierna di quello che, senza riuscirci, sembrerebbero voler dire in tanti. Nel testo a cui si fa riferimento, viene definito “guerriero morto” l’eletto dal popolo a rappresentante delle istanze in sede europea privo del potere di legiferare. E si sottolinea la funzione primigenia del/lla deputato/a europeo/a: legiferare. A cosa può servire una platea di eletti ed elette con il sistema del suffragio universale se poi, alla fine dei conti, la loro presenza si riduce ad una mera comparsata infruttifera sul piano dei cambiamenti? Giova ricordare che la nascita della UE aveva – ed avrebbe tutt’ora – all’oggetto lo scopo di promuovere una dinamica evoluzione dell’azione politica del Continente tutto a tutto vantaggio dei singoli Stati membri. Ma, giacché tale prerogativa viene a mancare per la mancanza dei requisiti che sarebbero dati per scontati (la facoltà di proporre le leggi per i deputati e di promulgarle per il parlamento), l’autore s’interrogava su quale fosse la miglior via d’uscita da questa impasse. Ed aveva cura d’indicare anche quale fosse l’iter, semplice, pratico e veloce, da seguire: “Si osservi che […] i par­lamentari europei, in quanto eletti a suffragio universa­le, non avrebbero bisogno del consenso e del suppor­to di nessuno né per porre in essere questi principi né per dichiarare l’illegittimità di quelli superati, poiché la loro dichiarazione di volon­tà è fonte del diritto dell’U­nione, per cui sarebbe suffi­ciente che una maggioranza adeguata preventivamente concordata dai parlamentari stessi decidesse che questa è la sua volontà, e la riforma sarebbe già in essere”. Una disarmante semplicità. Una logica inoppugnabile. Eppure, stando a quanto osserviamo da sudditi esautorati ed inginocchiati – quali siamo ridotti oggi come oggi grazie allo strapotere assurdamente concentrato nelle mani di chi non è eletto per volontà dei popoli (vedi Commissione e Consiglio d’Europa) – non possiamo che concordare e domandarci, a nostra volta: Come mai nessuno, in oltre venti lunghi anni, ha dimostrato di possedere quel pizzico di fegato necessario ad imprimere un mutamento capace di convogliare il dibattito nella direzione indicata nel documento del Novembre del ‘94? Quale orrido meccanismo ha potuto imbalsamare l’atteso sviluppo delle “Istituzioni europee” e confinarle ad uno stato perpetuo da crisalide riducendole a poco più di una “zinna” da cui mungere denari pubblici? La risposta è altrettanto logica ed altrettanto tranchant: il potere lobbistico! Quello bancario! Certo! L’autore del testo, già nel 1994, aveva piena consapevolezza della situazione reale che si celava ed ancora adesso si cela dietro al teatrino dei pupazzi della politica. Scriveva sempre il “Nostro”: “Ora però il predominio delle lobby bancarie (oggi BCE) sta travolgendo ogni residua democraticità, e si sta appa­lesando in maniera inequivo­cabile che il potere legislati­vo deve essere sottratto alla Commissione e al Consiglio e, non restituito, perché non l’ha mai avuto, ma dato, al Parlamento, ovvero a un’I­stituzione eletta a suffragio universale […]“. Un chiromante, penserete voi? Un rabdomante politico? Un astrologo in grado di predire con vent’anni d’anticipo la realtà in cui ci saremmo ritrovati/e? No! Nulla di tutto ciò. Semplicemente un Avvocato: Alfonso Luigi Marra, Gino, per tutti e tutte.
Andrea Signini

TUTTI IN GIOCO NEL NUOVO GRANDE GIOCO. IL GROSSO EVENTO DEL 2014 SARA’ L’IRAN

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Il Grosso Evento del 2014 sarà l’Iran . Ovvio che il grande evento dei primi anni del 21 ° secolo non cesserà mai di essere il rapporto Usa-Cina , ma è nel 2014 che sapremo se un accordo globale che trascende il programma nucleare iraniano sia raggiungibile, e in questo caso la miriade di ramificazioni interesserà tutto ciò che è in gioco nel Nuovo Grande Gioco in Eurasia , tra cui USA-Cina.
Così come stan le cose, noi abbiamo un accordo ad interim del P5 +1 ( i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU più la  Germania ) con l’Iran , e nessun accordo tra gli Stati Uniti e  l’Afghanistan .
Così, ancora una volta , abbiamo l’Afghanistan configurato come campo di battaglia tra l’Iran e la Casa di Saud , parte di un gioco geopolitico giocata in overdrive dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003 lungo il bordo settentrionale del Medio Oriente fino al Khorasan e l’ Asia meridionale .


Poi c’è l’elemento di paranoia saudita , estrapolando dal futuro dell’Afghanistan alla prospettiva di un pienamente ” riabilitato ” Iran che diventa accettato dalle élite finanziarie / politici occidentali .
Questo, per inciso, non ha nulla a che fare con quella barzelletta della “comunità internazionale ” , dopo tutto l’Iran non è mai stato bandito dai BRICS , ( vale a dire Brasile , Russia, India , Cina e Sud Africa ) , o dal Movimento dei Paesi Non Allineati e dalla maggior parte del mondo in via di sviluppo .


Quei maledetti jihadisti
Ogni giocatore importante nella amministrazione di Barack Obama ha messo in guardia il presidente afgano Hamid Karzai che o lui firma un ” accordo di sicurezza ” bilaterale che autorizza un qualche surrogato della occupazione degli Stati Uniti o Washington  ritirerà tutte le sue truppe entro la fine del 2014.


Il burattino “Vil Coyote” Karzai cercherà di estrarre il massimo da questo accordo – come si fa nelle trattative all’ultimo sangue. Eppure , qualunque cosa accada , l’Iran manterrà se non allargherà la sua sfera di influenza in Afghanistan . Questo incrocio di Centro e Sud Asia è geopoliticamente cruciale per proiettare l’influenza iraniana, secondo solo al sud-ovest asiatico ( quello che noi chiamiamo il ” Medio Oriente” ) .


Dobbiamo sicuramente aspettarci che la Casa di Saud continuerà a utilizzare ogni sporco trucco uscito dal cilindro  del  Saudita Bandar bin Sultan , soprannominato Bandar Bush, per manipolare i sunniti in tutto l’AfPak ( Afhanistan/Pakistan, neologismo americano, NdT) di , essenzialmente , impedire all’Iran di esercitare influenza .


Ma l’Iran può contare su un alleato chiave, l’India . Mentre Delhi accelera la cooperazione di sicurezza con Kabul , raggiungiamo la ciliegina sullo Hindu Kush; India, Iran e Afghanistan svilupperanno il loro ramo meridionale della Nuova Via della Seta , con una nicchia speciale per l’ autostrada che collega l’Afghanistan al porto iraniano di Chabahar (Afghanistan che incontra l’Oceano Indiano ) .


Quindi, attenzione per tutti i tipi di interferenze di un’alleanza Iran- India contrapposta ad un asse saudita – pakistano. Questo asse ha sostenuto islamisti assortiti in Siria – con risultati nefasti , ma poiché il Pakistan è stato anche inghiottito nella spaventosa violenza contro gli sciiti, Islamabad non sarà troppo entusiasta di essere troppo strettamente allineata con i Sauditi in AfPak .


Washington e Teheran da parte loro avverrà che ancora una volta saranno allineati (ricordate il 2001?) in Afghanistan , e nessuno dei due  vuole jihadisti tra i piedi. Anche Islamabad – che per  tutti gli scopi pratici ha perso tutta la sua influenza con i talebani in AfPak – vorrebbe vedersi volatilizzare gli jihadisti.


Tutti questi giocatori sanno che qualsiasi numero di forze residue USA o orde di mercenari privati statunitensi non riempirà il vuoto di potere a Kabul . Il tutto è destinato a rimanere una crisi al buio, ma essenzialmente lo scenario indica che il crocevia dell’Asia centro – Sud è il secondo più grande campo di battaglia geopolitica – e settaria -  in Eurasia dopo il teatro levantino – mesopotamico .


Niente energia dal nostro vicino di casa ?

Tanto quanto l’India , pure l’Iraq è a favore di un accordo globale con l’Iran. E pensare che Iran e Iraq potrebbero essere stati impegnati in una silenziosa corsa agli armamenti nucleari, uno contro l’altro, alla fine del secolo scorso , mentre Baghdad ora difende ferocemente il diritto di Teheran di arricchire l’uranio. Senza contare che Baghdad dipende dall’Iran per il commercio, l’elettricità e  vari aiuti  materiali per la guerra senza esclusione di colpi contro gli islamisti salafiti – jihadisti .


La Turchia vede pure lei con favore un accordo globale con l’Iran. La partnership commerciale della Turchia con l’Iran non può che continuare a crescere. L’obiettivo è di 30 miliardi di dollari entro il 2015. Più di 2.500 aziende iraniane hanno investito in Turchia . Ankara non può assolutamente sostenere le sanzioni occidentali , non ha alcun senso per continuare i buoni affari . Le sanzioni vanno contro la sua politica di espansione commerciale. Inoltre, la Turchia dipende dal gas naturale a basso costo importato dall’Iran .


Dopo aver deviato follemente dalla sua precedente politica di “zero problemi con i nostri vicini” , Ankara sta svegliando alla prospettiva del business della ricostruzione siriana . L’ Iraq può aiutare , attingendo alla sua ricchezza petrolifera , mentre la Turchia famelica di energia non può permettersi di essere emarginata. A Siria re- stabilizzata ciò significherà il via libera per l’oleodotto da 10 miliardi dollari Iran -Iraq – Siria. Se Ankara gioca la partita , potrebbe nascere da essa una estensione  – secondo il suo posizionamento auto-proclamato come crocevia privilegiato nel “Pipelinestan” da est a ovest .


La conclusione è che il conflitto turco – iraniano sul futuro della Siria impallidisce e scompare se confrontato con la faccenda dell’energia e del commercio fiorente. Questo indica che Ankara e Teheran ssaranno sempre più convergenti nel trovare una soluzione pacifica per la Siria .


Ma c’è un problema enorme. La conferenza di Ginevra II il 22 gennaio può rappresentare il chiodo nella bara della spinta di Casa Saud ad infliggere un cambio di regime a Bashar al Assad . Ancora una volta, questo implica che Bandar Bush è pronto ad andare in stile medievale – tirando fuori tutto l’armamentario di esecuzioni sommarie , decapitazioni, suicidi con autobombe e settarismo lungo tutto il fronte iracheno – siriano -libanese .


Almeno ci sarà un serio contraccolpo, come Sharmine Narwani delinea qui , l’ex “mezzaluna sciita ” – o ” asse della resistenza” – è ora in procinto di ricostituirsi come “un arco di sicurezza” contro i salafiti – jihadisti. I cervelloni del Pentagono che definirono l’ ” arco di instabilità “  non ci avevano mai pensato..


Gradite un missile?

Se ci fossero ancora degli adulti a Washington – non saranno esattamente una maggioranza, comunque – potrebbero avere già visualizzato i favolosi derivati ​​di un accordo con l’Iran da parte occidentale esaminando l’approvazione che ne darebbe la Cina e la possibilità di un futuro aiuto iraniano per stabilizzare l’Afghanistan .


Per la Cina, l’Iran è questione di sicurezza nazionale – essendo una fonte primaria di energia (oltre a tutte quelle affinità culturali tra una miriade di persiani e cinesi fin dai tempi della Via della Seta ) . Minacciare un paese che detiene oltre 1.000 miliardi dollari del debito americano, farebbe sì  che il  Dipartimento Sanzioni del Tesoro USA per l’acquisto di petrolio iraniano , almeno per ora se ne debba stare buono e zitto.


Quanto a Mosca , dopo che è uscita con una soluzione diplomatica dalla crisi delle armi chimiche in Siria, in cui Vladimir Putin ha niente di meno salvato l’amministrazione Obama da se’ stessa , giacchè stava per immergersi in una nuova guerra mediorientale di conseguenze potenzialmente catastrofiche . Subito dopo, si è aperta per la prima breccia dal 1979 nel Muro di sfiducia USA- Iran.


Fondamentalmente , dopo che l’accordo ad interim sul nucleare iraniano è stato firmato , il ministro degli Esteri Russo Sergei Lavrov ha sferrato il colpo mortale: l’accordo annulla la necessità di un sistema di difesa missilistico della NATO in Europa Centrale – con basi d’ intercettori in Romania e Polonia, destinato a diventare operativo nel 2015 e nel 2018 rispettivamente . Washington ha sempre insistito sulla balla che esso è stato progettato per contrastare”minacce missilistiche” provenienti dall’Iran.


Senza la pretesa minaccia iraniana, la giustificazione di difesa da missili balistici è insostenibile.


La vera trattativa inizia più o meno ora , nei primi mesi del 2014. Logicamente il finale entro la metà del 2014 non sarebbe più sanzioni in cambio di una stretta supervisione del programma nucleare iraniano . Eppure questo è un gioco di offuscamenti sovrapposti . Washington si vende il mito di avere sotto contollo il programma nucleare iraniano, come se fosse un piano alternativo assai migliore che  un attacco mirato ad annientare vaste aree di infrastrutture iraniane.


Nessuno lo dice, ma è facile immaginare i pesi massimi BRICS Russia e Cina casualmente informare Washington sul tipo di armi e materiali strategici che avrebbero offrire all’Iran in caso di attacco americano.


Teheran, da parte sua , vorrebbe interpretare il riavvicinamento tentativo come rinuncia da parte USA alla richiesta di cambio di regime, con il leader supremo Ayatollah Khamenei a pagare il prezzo di nuovi rapporti commerciali in cambio della fine delle sanzioni.


Supponendo che Teheran e Washington siano in grado di isolare le rispettive lobby d’opposizione interna – un compito titanico – i vantaggi sono evidenti . Teheran vuole – e ne ha urgente bisogno – investimenti nella sua industria energetica ( almeno 200 miliardi di dollari ), ed in altri settori dell’economia. Il conglomerato Occidentale dei signori del petrolio sta morendo dalla voglia di investire in Iran. L’apertura economica inevitabilmente sarà parte dell’accordo finale – e per il turbo- capitalismo occidentale, questo è un dovere , un mercato di 80 milioni di persone in gran parte istruite, con posizione geografica favolosa, e galleggianti su un mare di petrolio e gas. [ 1 ] Cosa c’è  di male a farlo?



Fabbricante di Pace o semplice imbroglione ?

Teheran sostiene Assad in gran parte per combattere il virus jihadista – incubato da sponsor ricchi in Arabia Saudita e nel Golfo . Quindi, qualunque sia l’aria che tira a Washington , non c’è possibilità di una soluzione seria per la Siria senza coinvolgere l’Iran. L’amministrazione Obama sembra ora rendersi conto che Assad sia il meno peggio tra tante quelle che tutti giudicano cattive opzioni . Chi ci avrebbe scommesso solo tre mesi fa?


L’accordo ad interim con l’Iran è la prima prova tangibile che Barack Obama sta in realtà pensando di lasciare la sua impronta in politica estera in Sud Asia / Medio Oriente. Aiuta che lo 0,00001 %di gente che gestisce lo show può aver capito che un presidente degli Stati Uniti percepito a livello mondiale come uno sciocco danzante potrebbe creare una massiccia instabilità nell’Impero e in tutte le sue satrapie .


La morale è che Obama ha bisogno di rispettare il suo compare Hassan Rouhani – che ha chiarito agli americani che deve garantire un sostegno politico continuativo da parte di Khamenei , cosa che è l’unico modo per emarginare la potente lobby religioso / ideologica di Teheran e Qom che resta contro qualsiasi accordo con l’ex ” Grande Satana “. Quindi ” Grande Satana ” deve negoziare senza barare .


Una vecchia volpe della realpolitik (ma con cuore tenero ) direbbe che l’amministrazione Obama punta a un equilibrio di potere tra Iran , Arabia Saudita e Israele .


Una più machiavellica vecchia volpe della realpolitik sarebbe dire che questo si chiama saper  contrapporre sunniti contro sciiti , arabi contro persiani , per tenerli paralizzati .


Forse una lettura più prosaica è che gli Stati Uniti come protettore mafioso non esistono più . Per quanto tutti sono a conoscenza della potente lobby di Israele e quasi altrettanto potente lobby dei petrodollari wahhabita a Washington , non si è mai messo in discussione che né Israele né la Casa di Saud abbiano un ” protettore” diverso dagli Stati Uniti .


Quindi da ora in poi, se i Sauditi vedon l’Iran come una minaccia , dovranno venirsene fuori con  una loro propria strategia . E se Israele insiste nel vedere l’Iran come una “minaccia esistenziale ” -  gran fesseria – dovrà imparare a gestirselo come un problema strategico . Se ci sarà una conseguenza certa dello spostamento attuale è che Washington non combatterà guerre per amor saudita o israeliano, e questo è già un cambio di gioco monumentale .


Xi Jinping e Vladimir Putin vedono che è nel loro interesse “proteggere”  Obama il pacificatore . Eppure ognuno rimane su terreno scivoloso; Obama come pacificatore – questa volta davvero ha la possibilità di onorare il premio Nobel – può essere solo una riflessione . E Washington potrebbe sempre marciare verso un cambio di regime a Teheran quando sarà guidata dal prossimo inquilino della Casa Bianca dopo il 2016 .


Per il 2014  però, un’abbondanza di segnali indica uno spostamento tettonico nella mappa geopolitica dell’Eurasia, con l’Iran che finalmente emerge come la vera superpotenza dell’ Asia del SudOvest alla faccia dei piani di Israele e della Casa di Saud . Ora sì che  ci si diverte (geo-politicamente parlando).



Pepe Escobar è l’autore di Globalistan : come il mondo globalizzato si sta dissolvendo in una guerra liquida ( Nimble Books , 2007) , Red Zone Blues : un’istantanea di Baghdad durante l’ondata ( Nimble Books ,  2007) , e Obama si fa il Globalistan ( Nimble Books , 2009) .

Può  essere raggiunto a pepeasia@yahoo.com .

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