D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


mercoledì 14 maggio 2014

Paolo Borsellino parla di Berlusconi, Mangano e Dell’Utri…..

 video:


https://www.youtube.com/watch?v=ZQoanF5xoLc


fonte: http://blogdieles.altervista.org/





zzz

L’inganno Meteo alla Tv: Dalle immagini via satellite si ritorna ai disegni


L’inganno Meteo alla Tv: Dalle immagini via satellite si ritorna ai disegni
Tutti conosciamo gli enormi progressi che ha fatto la tecnologia negli ultimi 20 anni. In tanti campi l’uomo ha fatto dei veri e propri passi da gigante, pensiamo alla tecnologia  che a disposizione ognuno di noi per uso personale…pensiamo agli SMARTPHONE!!
Eppure in alcuni campi la tecnologia “non sembra” voler progredire, o meglio…per alcuni aspetti REGREDISCE! Lo studio della Meteorologia rimane un enorme punto interrogativo: approssimazioni, tecniche antiquate e immagini degne di un programma per bambini..
Perché i programmi meteo alla Tv continuano  a proporci quelle icone ridicole con sole, nuvolette etc etc..? Eppure abbiamo a disposizione tanti di quei satelliti, l’orbita terrestre ne è piena! Esistono servizi gratuiti accessibili da chiunque come quello di Google Earth e nonostante ciò i Canali Meteo Main Stream preferiscono i disegnini vecchio stile…
Forse hanno qualcosa da nascondere?
Perché quello che si vede dal Satellite non viene mostrato in Tv? Perché le poche immagini satellitari mostrate i Tv durano pochissimi secondi e quasi sempre sono taroccate? 
Queste le immagini delle icone usate negli anni 80 dai programmi meteo, poi nei primi anni 90 si passò alle immagini satellitari, quindi è una tecnologia “ufficialmente” a disposizione da almeno 20 anni.
meteo-icone-scie-chimiche
fonte immagine: Koenig John
Ora la domande più logiche sono: perché in 20 anni non si è avuto nessun progresso in questo campo e perché dai primi del 200o si è ritornati ad utilizzare le icone?
Forse qualche cosa è cambiata dall’accordo sul clima USA-Italia del 2002?

 http://sciechimiche.saltoquantico.org/

giovedì 8 maggio 2014

Aereo scomparso, brevetto d’oro: ridono i Rothschild?

Certe cose, si dice, accadono solo nei film, perché tra il “complottismo” e i complotti (quelli veri) spesso c’è di mezzo il mare. Magari l’Oceano Indiano, dove si suppone che l’8 marzo 2014, alcune ore dopo il decollo da Kuala Lumpur, si sia inabissato il Boeing 777 della Malaysia Airlines, con a bordo 239 persone, compresi i 12 membri dell’equipaggio. Sull’aereo che dalla capitale malese doveve arrivare a Pechino, oltre a 4 passeggeri con passaporti falsi, ora si scopre che c’erano 20 specialisti del Pentagono, esperti in guerra elettronica, e quattro ingegneri cinesi. “Colleghi” degli americani, con una differenza sostanziale, cioè miliardaria: i cinesi erano titolari di un brevetto di importanza capitale, proprio sui semiconduttori su cui si basa il conflitto globale nell’era elettronica. Brevetto che, dopo la misteriosa scomparsa del velivolo, sarebbe ora rimasto interamente nelle mani del quinto socio, l’unico che non era a bordo di quell’aereo: il finanziere anglo-israeliano Jacob Rothschild.
Il giornalista messicano Alfredo Jalife-Rahme, docente di scienze politiche alla “Universidad Nacional Autónoma de México”, editorialista spesso I Rothschield e l'aereo della Malaysia Airlinesintervistato dalla Cnn, cita la ricostruzione offerta da “Russia Today”, secondo cui quel famoso documento strategico sui semiconduttori era stato approvato dall’ufficio brevetti degli Stati Uniti appena quattro giorni prima che l’aereo sparisse nel nulla. La proprietà del brevetto, scrive Jalife-Rahme in un post su “Rete Voltaire” ripreso da “Megachip”, era detenuta da cinque titolari, ognuno al 20 per cento: la società Freescale Semiconductor con sede ad Austin, Texas, e i quattro cinesi a bordo del tragico volo, originari della città di Suzhou e a loro volta dipendenti della società texana. Secondo “Rt”, «se il titolare del brevetto muore, gli altri titolari si divideranno alla pari i dividendi del defunto, qualora ciò non sia contestato nel suo testamento». Quindi, scomparsi i quattro proprietari cinesi, il brevetto andrà a «colui che rimane in vita», cioè in questo caso la texana Freescale Semiconductor, «che appartiene alla controversa e invisibile società Blackstone», il cui proprietario è proprio mister Rothschild.
Per Jalife-Rahme, emerge «in maniera inquietante» il legame tra la Blackstone, la cui identità è definita «invisibile», e la super-finanziaria Blackrock, che – insieme a Evercore Partnership – ha appena beneficiato della privatizzazione della Pemx, la compagnia petrolifera messicana. «Apparirebbe dunque che Blackstone amministri la Blackrock, diretta dall’anglo-statunitense Larry Fink». Sicché, «al di là dell’interconnessione tra le alte sfere di Blackstone, Blackrock, Rothschild, George Soros, Scotia Bank, Evercore Partnership, Protego, unitamente a Kissinger Associates e alle controverse assicurazioni Aig, il cui presidente è l’israelo-statunitense Maurice Hank Greenberg, si dovrebbe scrutare l’identità dell’impresa Freescale Semiconductor», scrive l’analista messicano. «È alquanto strano Larry Finkche tra i 239 passeggeri, 20 fossero dipendenti del Pentagono, oltre ai quattro passeggeri che avevano dei passaporti rubati».
Ben al di sopra delle inevitabili speculazioni del caso, il fatto rilevante risiede nella professione di elettronico svolta dai 20 dipendenti del Pentagono, «tutti quanti molto qualificati nell’arte della guerra elettronica volta a evitare i sistemi radar militari». Cosa assai curiosa: dei 20 dipendenti scomparsi della Freescale Semiconductor, dodici sono originari della Malesia e otto della Cina. La Freescale, aggiunge Rahme, si vanta del fatto che i suoi prodotti abbiano applicazioni in ambiti sempre più strategici: comunicazioni sul campo di battaglia, avionica, guida dei missili, guerra elettronica, sistemi di riconoscimento amico o nemico. Usare l’elettronica, dunque: per depistare le armi dell’avversario e occultare obiettivi, fino a renderli completamente invisibili facendoli letteralmente sparire dai radar, come è accaduto per Frank Carluccil’introvabile Boeing malese.
«La controversa società texana – continua il giornalista – è stata una delle prime società di semiconduttori al mondo. Cominciò come una divisione della Motorola, dalla quale poi si separò per essere acquisita nel 2006 dalla Blackstone (dei Rothschild), dall’onnipotente Carlyle Group e dalla Tpg Capital». Per inciso, dietro Carlyle Group c’è «il nepotismo dinastico dei Bush, di Frank Carlucci (ex consigliere per la sicurezza nazionale ed ex segretario alla difesa) e dell’ex primo ministro britannico John Major», mentre la Tpg Capital è una potente società d’investimento con sede a Fort Worth (Texas), presieduta dall’israelo-americano David Bonderman, «che eccede per stravaganze come quella di David Bondermanaver versato 7 milioni di dollari ai Rolling Stones e altri per celebrare il suo sessantesimo compleanno, nel 2002».
Freescale Semiconductor, aggiunge Jalife-Rahme, si è specializzata nella guerra elettronica e nella tecnologia “stealth”, sviluppando contromisure elettroniche anti-radar: interferenze, deviazione delle traiettorie dei missili, modificazione elettrica delle proprietà dell’aria. Secondo il “Daily Beast”, un attacco israeliano contro l’Iran andrebbe ben al di là del bombardamento aereo: probabilmente, Tel Aviv farebbe ricorso a una guerra elettronica contro l’intero sistema elettrico del paese, le sue connessioni Internet, le sue reti cellulari e le sue frequenze di emergenza per pompieri e poliziotti. Il giornale assicura che Israele «ha messo a punto un’arma in grado di imitare il segnale di mantenimento dei telefoni cellulari», che blocca efficacemente le trasmissioni. Nel corso dell’ultimo decennio, lo Stato ebraico ha «accumulato una vasta gamma di armi ad alta tecnologia del valore di svariati milioni di dollari», che gli permetterebbe di «contrastare, Alfredo Jalife-Rahmeaccecare e rendere sorde le difese di Teheran nel caso di un attacco aereo».
Inoltre, aggiunge Rahme, c’è una nuova tecnologia “stealth” che rende l’aereo invisibile ai radar e lo maschera all’occhio umano, laddove il camuffamento ad alta tecnologia può creare campi elettromagnetici, come afferma “Military.com”. «La Cina accusa gli Stati Uniti di una intensificazione degli attacchi via Internet, mentre Pechino e Washington accelerano la corsa agli armamenti per la dissimulazione della tecnologia dell’aereo invisibile». E una potente società britannica di armamenti come la Bae Systems, «legata alla Nsa, al segretariato della Homeland Security nonché al sinistro Wilson Center», possiede «un programma adattabile, che punta a occultare gli autoveicoli, e che può estendersi alle imbarcazioni e agli elicotteri». Si domanda Jalife-Rahme: «Dovremmo dunque vedere dietro la scatola nera del volo Mh 370 il lugubre duo finanziario Blackstone/Blackrock dei Rothschild?».

 http://www.libreidee.org/

Per Alfano i delinquenti non possono andare allo stadio. Ma in Parlamento si !! E candida alle Europee Scoppelletti (condannato ad 8 anni). PERCHE’ NESSUNO GLI CHIEDE LE DIMISSIONI DA MINISTRO DELL’INTERNO?

Europee Scopelliti candidato (e condannato): Ncd in rivolta, ma Angelino Alfano blinda la candidatura

La spiegazione è semplice: “Alfano non gli ha potuto dire di no. Senza i calabresi Ncd non esiste”. E Giuseppe Scopelliti, appena condannato, è il nome forte delle liste per le europee di Ncd nel Sud. È stato proprio il ministro dell’Interno a difendere la scelta di fronte alla rivolta dei suoi. Raccontano i ben informati che Gaetano Quaglieriello si è opposto fino alla fine, provando a far pesare il suo ruolo di coordinatore nazionale di Ncd. Perché giudica la candidatura imbarazzante. Il governatore della Calabria è stato condannato in primo grado lo scorso 27 marzo per sei anni di reclusione con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con l’accusa di aver falsificato i bilanci del capoluogo reggino.
I maligni sussurrano che la candidatura è legata proprio a questo, dal momento che in Europa le norme sull’immunità parlamentare sono più forti che in Italia. Strasburgo, insomma, dove il governatore non ancora dimessosi potrebbe approdare a meno di due mesi dalla condanna in primo grado, rappresenterebbe un approdo sicuro in vista degli altri gradi di giudizio. È questo che scaldato il clima all’interno del partito di Alfano. A Repubblica risulta che una decina di senatori hanno messo nero su bianco il loro disappunto in una lettera privata ad Alfano per opporsi alla candidatura. Ma il ministro dell’Interno ha difeso la scelta. All’insegna del “non si può dire di no” a Giuseppe. Per uno che si trova di fronte alla battaglia della vita e rischia il quorum, non si può andare tanto per il sottile. E la Calabria sta ad Alfano come le zone rosse alla sinistra. Fu la pattuglia dei senatori calabresi ad assicurare i numeri certi per la scissione. E Scopelliti è, dentro Ncd, l’unico ad avere un pacchetto di voti certi. Ecco perché ha preteso la candidatura. E Alfano ha detto sì.
Nelle scorse settimane è circolata anche la voce, che lo staff di Scopelliti però non conferma ma che trova riscontri in Forza Italia, di un possibile ritorno del governatore in Forza Italia se Alfano non avesse acconsentito alla candidatura. Ovviamente con tutto il gruppone di calabresi. E chissà se è un caso che in Calabria Forza Italia non ha candidato nessun nome di peso in grado di disturbare. Insomma, ottimi rapporti.
Capolista al Sud invece sarà il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, indagato nelle scorse settimane per finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri di Finmeccanica. Tra gli altri ras delle preferenze Giuseppe Gargani, Gino Trematerra, Paolo Romano. Tra i ministri in carica scenderanno in campo invece Beatrice Lorenzi, capolista al centro e Maurizio Lupi, capolista al Nord Ovest, che ha bloccato la candidatura di Mario Mauro. E qui Alfano rischia di perdere un pezzo. Mauro sarebbe a un passo dal transitare al gruppo Misto insieme a Lorenzo Dellai. A proposito, pare che Berlusconi, di pessimo umore sulle proprie liste, abbia ritrovato il sorriso vedendo quelle di Alfano: “E queste sarebbero le facce nuove” ha detto ai suoi.
 zzza
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Lo Stato Carogna di Marco Travaglio



Chi pensava che i peggiori pericoli per i magistrati antimafia venissero dalla mafia, soprattutto dopo le condanne a morte pronunciate da Riina, si sbagliava. Le minacce più insidiose arrivano sempre dal Palazzo. Il Csm – l’organo di autogoverno della magistratura che dovrebbe garantirne l’autonomia e l’indipendenza – ha inviato una circolare a tutte le Dda, cioè ai pool antimafia delle varie procure per raccomandare che ai pm che si sono occupati per 10 anni di mafia, camorra e ‘ndrangheta non vengano assegnate nuove inchieste in materia. Il diktat calza a pennello sulla Dda di Palermo, dove i principali pm titolari delle nuove indagini sulla trattativa
Stato-mafia (rivolte al ruolo dei servizi segreti e della Falange Armata) hanno potuto finora occuparsene perché “applicati” dal procuratore
Messineo. Nino Di Matteo è “scaduto” dopo i 10 anni canonici nel 2010, trasferito dalla Dda al pool “abusi edilizi” e da allora “applicato” per proseguire il lavoro sulla trattativa; Roberto Tartaglia l’ha seguito qualche tempo dopo; fra un mese scadrà anche Francesco Del Bene. La norma demenziale è contenuta nell’ordinamento giudiziario Castelli-Mastella del 2007, che appiccica ai pool specializzati delle procure (mafia, reati fiscali e finanziari, ambientali, contro la Pubblica amministrazione, contro le donne e i minori, ecc.) un bollino di scadenza come agli yogurt: appena raggiungono 10 anni di esperienza, cioè diventano davvero capaci ed esperti su una materia, devono smettere e occuparsi d’altro.
Una mossa geniale: come se un’azienda, dopo aver impiegato tempo e risorse per formare un dirigente, lo spedisse a fare altre cose perché è
diventato troppo bravo. Vale sempre il detto di Amurri e Verde: “La criminalità è organizzata e noi no”. Se la legge fosse stata già in vigore nel
1992, Cosa Nostra avrebbe potuto risparmiare sul tritolo evitando le stragi di Capaci e via D’Amelio, visto che quando furono uccisi Falcone e
Borsellino indagavano sulla mafia da ben più di due lustri. Negli anni scorsi il bollino di scadenza ha falcidiato i pool antimafia di Palermo, Bari e
Napoli, quello torinese creato da Raffaele Guariniello sulla sicurezza, la salute e l’ambiente (processi Thyssen, Eternit, doping...), quello milanese
coordinato da Francesco Greco sui crimini economici (Parmalat, scalate bancarie, Enel, Eni, San Raffaele, grandi evasori). Per non disperdere enormi bagagli di esperienza e memoria storica, i procuratori capi tentavano di limitare i danni “applicando” i pm scaduti a singole indagini. Ora, con la circolare del Csm, cala la mannaia anche su quella possibilità. Col risultato che una materia delicata e intricata come la trattativa, che richiede conoscenze ed esperienze approfondite, sarà affidata a pm che mai se ne sono occupati, privi dunque di qualunque nozione sul tema e magari ammaestrati da tutti gli attacchi (mafiosi e istituzionali) subìti dai colleghi che hanno osato scoperchiarla. Il fatto che Di Matteo sia il nemico pubblico numero uno tanto di Riina quanto del Quirinale non lascerà insensibile chi dovrà raccoglierne l’eredità. Magari toccherà a qualcuno dei neomagistrati che Napolitano ha arringato l’altroieri col solito fervorino
alla “pacatezza”, al “rispetto”, addirittura all’“equidistanza” (testuale), contro il “protagonismo” e gli “arroccamenti”, per “chiudere i due decenni di scontro permanente” e “tensione” (fra guardie e ladri, fra onesti e mafiosi). Non contento, il presidente più incensato e leccato del mondo (dopo Mugabe) ha poi evocato fantomatiche “aggressioni faziose” ai suoi danni, che il Corriere – sempre ispirato – attribuisce proprio a Di Matteo&C. per “intercettazioni illegali nell’inchiesta sulla trattativa”. Naturalmente le intercettazioni erano perfettamente legali, disposte da un giudice sui telefoni dell’indagato Mancino che parlava con il Quirinale. Ma anche questa ignobile calunnia sortirà prima o poi l’effetto sperato. Nessuno s’azzarderà mai più a intercettare un indagato per la trattativa: potrebbe parlare con il capo dello Stato.
Il Fatto Quotidiano 7 maggio 2014