D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


sabato 16 marzo 2013

Scorie nucleari a Osteria Nuova, la Chernobyl italiana

Foto: Scorie nucleari a Osteria Nuova, la Chernobyl italiana

Roma, 15 Mar 2013 –  Osteria Nuova, benvenuti all'inferno. Periferia nord di Roma, trentamila abitanti stretti in una morsa feroce: da una parte le antenne di Radio Vaticana che svettano minacciose e le cui onde invadono l’etere, dall’altra i capannoni dell’Enea dove da decenni giacciono i rifiuti nucleari.

Una convivenza forzata quella tra popolazione ed Enea La Casaccia, centro di eccellenza italiano per la ricerca e per la formazione, che si porta però dietro un’eredità pesante: 7mila metri cubi di rifiuti radioattivi, scorie ospedaliere o provenienti dalla dismissione delle centrali nucleari.

Quello di Osteria Nuova doveva essere un deposito nazionale provvisorio ed invece l’Italia, da 30 anni, aspetta ancora un sito definitivo: un arco di tempo durante il quale la popolazione è cresciuta ed insieme ad essa l’espansione urbana.
 
Oggi le abitazioni sorgono a ridosso dei confini dell’Enea, le finestre danno sui cinque capannoni e sull’infinità di fusti che giacciono all’esterno: cilindri metallici alla vista logori e arrugginiti che – assicurano i vertici dell’Ente – contengono solamente scorie a bassa radioattività poste in sicurezza all’interno di cubi di cemento.
 
All’Enea – e non potrebbe essere diversamente – è tutto curato con la massima attenzione: i depositi, con le lamiere ricoperte da materiale ignifugo, sono strutturati secondo i migliori standard di sicurezza; i fusti sono fissati con alcuni cavi per evitare che caschino in seguito ad un eventuale terremoto.

Eppure il centro, che effettua periodicamente il monitoraggio della radioattività ambientale intorno al sito e stila annualmente un rapporto che include misure su campioni/matrici ambientali, fa paura.
Lo scorso luglio con un contatore Geiger, apparecchio per la misurazione di onde alfa e beta nell’etere, avevamo fatto un tour tra le strade del piccolo centro confermando le perplessità di chi in quelle terre ci vive da anni: la misurazione avvenuta nelle zone limitrofe all’ENEA ha dato una percentuale di radiazione 10 volte superiore il limite consentito dalla legge.
 
A distanza di alcuni mesi siamo tornati ad Osteria Nuova: ad ogni folata di vento, la lancetta del contatore Geiger, sembrava come impazzire segnando un’alta concentrazione di radiazioni. Silenziosa ed orrenda testimonianza degli effetti delle radiazioni sono i frutti degli alberi piantati in un giardino ad appena 500 metri dai depositi: la parte delle arance e dei limoni esposta verso l’Enea presenta curiose e aberranti malformazioni.
 
“E’ qualcosa che ti uccide lentamente, nel silenzio” – ci dice il proprietario dell’appezzamento di terra.

Ed infatti in quella casa c’è anche chi è affetto da una patologia: la sclerodermia, una malattia rara – in Italia sono 70mila le persone colpite – le cui cause ancora non sono ancora del tutto definite è ipotizzato l’intervento di fattori genetici (molto deboli) e ultimamente anche ambientali.“Ma solo ad Osteria Nuova siamo ben 5 casi” – ci dice la donne che ne è affetta – “Parliamoci chiaro – aggiunge un vicino più che sospettoso nei confronti dei capannoni – qui siamo a Taranto: pur di non perdere il lavoro si nega l’evidenza”.

Tuttavia tra le varie malattie riscontrate ad Osteria Nuova e le scorie custodite dall’Enea non vi è alcuna prova di collegamento. Coincidenze, forse suggestive casualità che troveranno presto spiegazioni razionali.

E’ però forse giunto il tempo di pensare e provvedere a quel sito definitivo che l’Italia aspetta da 30 anni: un luogo idoneo, lontano da abitazioni, persone ed attività, dove conservare le scorie radioattive che ogni giorno ancora giungono nel centro di Osteria Nuova.
 
Sara Mechelli
saramechelli@lungotevere.net

Damiano Bocchi

http://www.lungotevere.org/index.php/municipi/xx/18478-scorie-nucleari-a-osteria-nuova-la-chernobyl-italiana

Roma, 15 Mar 2013 – Osteria Nuova, benvenuti all'inferno. Periferia nord di Roma, trentamila abitanti stretti in una morsa feroce: da una parte le antenne di Radio Vaticana che svettano minacciose e le cui onde invadono l’etere, dall’altra i capannoni dell’Enea dove da decenni giacciono i rifiuti nucleari.

Una convivenza forzata quella tra popolazione ed Enea La Casaccia, centro di eccellenza italiano per la ricerca e per la formazione, che si porta però dietro un’eredità pesante: 7mila metri cubi di rifiuti radioattivi, scorie ospedaliere o provenienti dalla dismissione delle centrali nucleari.

Quello di Osteria Nuova doveva essere un deposito nazionale provvisorio ed invece l’Italia, da 30 anni, aspetta ancora un sito definitivo: un arco di tempo durante il quale la popolazione è cresciuta ed insieme ad essa l’espansione urbana.

Oggi le abitazioni sorgono a ridosso dei confini dell’Enea, le finestre danno sui cinque capannoni e sull’infinità di fusti che giacciono all’esterno: cilindri metallici alla vista logori e arrugginiti che – assicurano i vertici dell’Ente – contengono solamente scorie a bassa radioattività poste in sicurezza all’interno di cubi di cemento.

All’Enea – e non potrebbe essere diversamente – è tutto curato con la massima attenzione: i depositi, con le lamiere ricoperte da materiale ignifugo, sono strutturati secondo i migliori standard di sicurezza; i fusti sono fissati con alcuni cavi per evitare che caschino in seguito ad un eventuale terremoto.

Eppure il centro, che effettua periodicamente il monitoraggio della radioattività ambientale intorno al sito e stila annualmente un rapporto che include misure su campioni/matrici ambientali, fa paura.
Lo scorso luglio con un contatore Geiger, apparecchio per la misurazione di onde alfa e beta nell’etere, avevamo fatto un tour tra le strade del piccolo centro confermando le perplessità di chi in quelle terre ci vive da anni: la misurazione avvenuta nelle zone limitrofe all’ENEA ha dato una percentuale di radiazione 10 volte superiore il limite consentito dalla legge.

A distanza di alcuni mesi siamo tornati ad Osteria Nuova: ad ogni folata di vento, la lancetta del contatore Geiger, sembrava come impazzire segnando un’alta concentrazione di radiazioni. Silenziosa ed orrenda testimonianza degli effetti delle radiazioni sono i frutti degli alberi piantati in un giardino ad appena 500 metri dai depositi: la parte delle arance e dei limoni esposta verso l’Enea presenta curiose e aberranti malformazioni.

“E’ qualcosa che ti uccide lentamente, nel silenzio” – ci dice il proprietario dell’appezzamento di terra.

Ed infatti in quella casa c’è anche chi è affetto da una patologia: la sclerodermia, una malattia rara – in Italia sono 70mila le persone colpite – le cui cause ancora non sono ancora del tutto definite è ipotizzato l’intervento di fattori genetici (molto deboli) e ultimamente anche ambientali.“Ma solo ad Osteria Nuova siamo ben 5 casi” – ci dice la donne che ne è affetta – “Parliamoci chiaro – aggiunge un vicino più che sospettoso nei confronti dei capannoni – qui siamo a Taranto: pur di non perdere il lavoro si nega l’evidenza”.

Tuttavia tra le varie malattie riscontrate ad Osteria Nuova e le scorie custodite dall’Enea non vi è alcuna prova di collegamento. Coincidenze, forse suggestive casualità che troveranno presto spiegazioni razionali.

E’ però forse giunto il tempo di pensare e provvedere a quel sito definitivo che l’Italia aspetta da 30 anni: un luogo idoneo, lontano da abitazioni, persone ed attività, dove conservare le scorie radioattive che ogni giorno ancora giungono nel centro di Osteria Nuova.

Sara Mechelli
saramechelli@lungotevere.net

Damiano Bocchi

http://www.lungotevere.org/index.php/municipi/xx/18478-scorie-nucleari-a-osteria-nuova-la-chernobyl-italiana