D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


giovedì 19 dicembre 2013

una scopata alla settimana, le slot machine, i giornalai....

Farsi scopare da un assessore (alla cultura! Ah ah!) per 36.000 euro l'anno, con tanto di contrattino scritto e rimediare un posto da segretaria in Comune. Non è un sogno, è avvenuto in Abruzzo. Quello che m'intristisce è che quella bella ragazza di 32 anni non sia resa conto di essersi arresa ad un contratto di schiavitù. In Sicilia invece il presidente della Regione regala un milione e mezzo di euro ai giornali attraverso spazi pubblicitari. La domanda è: cosa scriveranno i giornali del presidente della Regione? Lo Stato fa di meglio: obbliga i Comuni a diffondere il gioco e le slot machine e chi si oppone viene penalizzato, dovendo pagare allo Stato i mancati introiti, e va fatto notare che a suo tempo il Governo aveva aiutato assai i trafficanti di riffe abbassando notevolmente la tassazione sul gioco. Ricordo che l'anno scorso, alcuni circoli Arci (associazione culturale, sì, ma anche ricreativa!) dissero che se avessero tolto le slot machine, avrebbero dovuto chiudere. Quello che mi domando io è: tenere aperto solo per le slot machine, che senso ha per un circolo culturale? Dunque, se per scopare sempre la stessa donna si tirano fuori 36.000 euro l'anno, se ci sono un milione e mezzo di euro da spendere per i giornali, se le slot machine fanno affari d'oro, i soldi ci sono! La crisi è nella testa di chi continua a pensare che il mondo sia una roba di numeri. Provate a guardare un qualsiasi telegiornale, una qualsiasi notizia di giornale, ci vedrete un numero ogni due parole, e a furia di quattro per cento, di trentamila, di otto milioni contro sei milioni e mezzo, di quindici, diciotto, venti, ventuno, ventidue per cento, scoprirete che le persone sono sparite in mezzo a un mare di riflessi condizionati, pronte a restituire un segnale previsto per ogni stimolo predisposto. Sta arrivando Natale, ricordatevi di spendere, non importa in cosa, non importa perché, spendete, comprate cazzate che butterete via subito e lamentatevi che c'è la crisi. E comunque, sostenete chi vi fa sperare in nuovi contratti di schiavitù, in fondo, che vuoi che sia un pompino ogni tanto, in cambio della tranquillità?

Natalino Balasso

"Farai sesso con me una volta a settimana". Il contratto shock tra assessore e segretaria

lucia zingariello
C'era un contratto sessuale in vigore negli uffici della Regione Abruzzo. Un documento vero e proprio. Lo aveva redatto e sottoscritto - nero su bianco - l'assessore regionale alla Cultura, Luigi De Fanis. E in quel contratto, il politico del Pdl, 53 anni, medico, eletto alla Regione a suon di voti, pretendeva sesso dalla sua segretaria. La donna doveva "stare insieme" all'assessore - è scritto testualmente nel documento - almeno quattro volte in un mese. Per fare "l'amore". Così è riportato nell'accordo in vigore da diversi mesi. Tutto avveniva in cambio di denaro: trentaseimila euro annui.

E lei, Lucia Zingariello 32 anni, giovane e avvenente componente dello staff di De Fanis, che già aveva ottenuto da lui l'incarico di componente della sua segretaria particolare (da 1.200 euro al mese) per altro senza vincere nessun concorso, quell'ulteriore contratto - questa volta sessuale - lo aveva firmato. E ne teneva una copia in casa.

Ed è proprio lì che, un mese fa, gli agenti della polizia giudiziaria della Procura di Pescara l'hanno trovato, seppur strappato in mille pezzi. Quando hanno varcato la soglia della casa della donna che si trova in un piccolo paese della provincia di Chieti, Guardiagrele,  per notificarle un ordine d'arresto (con l'accusa di essere complice dell'assessore nel chiedere tangenti ai piccoli operatori culturali), gli agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno notato subito quei foglietti strappati e buttati nel cestino.

Ci sono poi volute alcune settimane per rimettere insieme i pezzi e valutare con attenzione il contenuto di quella "prova" e il suo reale significato. E la scoperta è stata sorprendente.

La conferma è poi arrivata, pochi giorni fa, dalla stessa segretaria, durante il suo ultimo interrogatorio. Incalzata dalle domande del pm Giuseppe Bellelli ha chiarito la natura di quel contratto. "L'assessore era ossessionato da me... - ha messo a verbale - mi ha costretto a firmarlo. Io non ho potuto rifiutare. Ho avuto paura..." questa è stata la sua difesa. La sua spiegazione.

"Voglio uscire da questa storia, sono additata da tutti come "quella lì" e io non ha fatto nulla: però non ho preso un centesimo di quelle tangenti e ignoro cosa sia successo..." ha detto al pm. "Io avevo un lavoro nella sanità a tempo indeterminato ma, in quel periodo mi trovavo in una situazione particolare perché mia madre stava male. È stato De Fanis a propormi di fare la sua segretaria. Mi misi in aspettativa e accettai il lavoro perché avrei potuto gestire meglio i miei problemi perché dovevo lavorare per 3 giorni. De Fanis mi propose il lavoro, anche se non ho mai partecipato alle sue campagne elettorali, anzi io ho la tessera del Pd... ". Il secondo contratto è stato poi un passaggio obbligato, ha spiegato.

La segretaria ha ammesso di aver avuto una relazione con l'assessore e di essere stata costretta a onorare quel contratto.

"Vai a timbrare, poi esci e vai a farti bella.... " le diceva De Fanis al telefono senza sapere di essere intercettato "poi ritorni e timbri. Basta che fai quattr'ore... Chi ti conta la jurnata... capit?".

"In Regione è una consuetudine timbrare e uscire per faccende personali - si è difesa la segretaria - Quando sono entrata lì nell'ottobre 2012 in molti facevano così. Io partecipavo a missioni, a riunioni esterne. Una volta sola sono andata dall'estetista. Anche i miei colleghi si comportavano così e non credevo di fare nulla di male...".

"Ora la mia vita è un incubo. Non vado più in giro per il mio paese. Ricevo telefonate anonime, gente che mi vuole incontrare, che mi insulta. L'impatto dell'arresto sulla mia vita è stato devastante, perché sono mamma di una bambina piccola".

Certo è che dal verbale del suo interrogatorio è emersa con tutta evidenza la storia di un ufficio pubblico regionale - deputato a programmare i soldi da destinare al settore della cultura - trasformato in un'alcova. E asservito alle volontà dell'assessore.

De Fanis ora dovrà rispondere anche di peculato perché come è scritto nelle carte dell'inchiesta avrebbe "utilizzato con la segretaria la macchina della Regione per viaggi privati a Roma e a Bologna dissimulando le finalità esclusivamente personali dietro la finalità istituzionale".