D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


venerdì 27 dicembre 2013

OSHO: MA COSA E' LA CONSAPEVOLEZZA ?



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Le mie tecniche meditative sono tutte basate sulla consapevolezza.
Ma cosa è la consapevolezza?

La consapevolezza può essere definita in mille modi e nonostante ciò non si saprà mai cos’è se non la si sperimenta.
Una definizione di consapevolezza è attenta osservazione, e infatti le mie tecniche di meditazione sono basata sulla osservazione; ma non osservazione tramite gli organi della vista, gli occhi, ma osservazione tramite l’occhio interiore, per così dire, e allora la chiamerò “osservazione” per distinguerla da quella propriamente ottica.
Ma osservazione di cosa?
Osservazione del corpo, della mente e delle emozioni.
L’osservazione del corpo è la più facile perché il corpo è a tutti noi evidente grazie alla sua fisicità; quella della mente (ossia dei pensieri) è un po’ più difficile, dal momento che i pensieri non li vediamo; e quella delle emozioni è più difficile ancora, poichè quando si è preda delle emozioni si perde il controllo su di sé.
Ma a cosa serve “osservare” il corpo, la mente e le emozioni?
Serve ad avere controllo su di essi, appunto; ma un tipo di controllo che non è repressione, però, perché reprimere vuol dire sopprimere, spingere verso il basso, coprire; mentre l’osservazione tutto fa, tranne che sopprimere e coprire.
L’osservazione, al contrario, fa evaporare, svanire, scomparire ciò che si osserva e quando una cosa evapora non lascia traccia.
Quando facciamo bollire l’acqua essa evapora e non lascia traccia di se; se invece, la volessimo asciugare con un panno, essa non è più sulla superficie ma l’avremo trasferita sul panno; sempre acqua è.
Con l’ebollizione l’acqua non c’è più e si è trasformata in vapore e non la vediamo più.
Ecco, l’osservazione agisce come l’ebollizione agisce sull’acqua: fa evaporare l’oggetto di osservazione.
Ma questo vuol dire che se io osservo il mio corpo esso scompare?
Nò, non scompare  ma scompare tutto ciò che associato di negativo ad esso: la sofferenza.
E allora le mie tecniche meditative hanno lo scopo di far evaporare la sofferenza (psicologica) che subiamo quando il nostro corpo soffre; a quel punto rimane solo il dolore (del corpo) ma non la sofferenza (dell’anima) e possiamo vivere in maniera meno negativa quel dolore.
E cosa succede se osservo i miei pensieri e le mie emozioni?
Succede una cosa bella e strana allo stesso tempo: pensieri ed emozioni scompaiono.
E allora quando è utile applicare tecniche meditative basate sulla consapevolezza?
E’ utile in tutti quei momenti in cui siamo schiacciati dai pensieri negativi e siamo in balia delle emozioni negative e quando abbiamo problemi fisici, come dicevo sopra.
“Osservare” il corpo, la mente e le emozioni vuol dire curare corpo, mente e cuore senza alcun effetto collaterale, e anzi, beneficiando di un benessere fisico, psichico e spirituale non indifferente.
Ma non dovete credere alle mie parole, ovviamente, ed è sufficiente attuare la tecnica dell’osservazione o consapevolezza per rendersene subito conto: senza motivo ci sentiamo in pace con noi stessi e di conseguenza col mondo intero.
E’ probabile che non ci si accorga subito di questo stato di pace, ma se si persevera nella pratica lo si percepirà sempre più, e a quel punto la ricerca della consapevolezza diventa una priorità.