D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


giovedì 12 dicembre 2013

Senza casco..ma con i paraocchi

Asciopero-forconi-rho-poliziotti-1nna Lombroso per il Simplicissimus

Sarò bastarda ma non mi incanta l’ipotesi che gli agenti vengano dotati di quei fucili dei clown che sparano papaveri di carta. Nemmeno che Mauro metta dei fiori nei suoi cannoni.  Certo sussiste in me quel tanto di anarco-insurrezionalista che potrebbe farmi palpitare per un attimo se un poliziotto deamicisiano si toglie il casco davanti a un pacifico manifestante per la casa, i diritti, i beni comuni o la libertà sindacale …  appunto, per un attimo e se quel gesto che piace a troppi non fosse a orologeria come una bomba, e non di quelle alla crema, se ci sarebbe sembrato più espressivo e  autentico davanti a Pomigliano, aTaranto, in cento e cento altri posti dove le ragioni degli uni coincidono co0n i diritti di tutti.
Sarò bastarda ma non mi fido di sindacati che invece di denunciare tagli alle remunerazioni  a fronte  di una munifica liberalità nella conversione degli agenti in autisti, in servizievoli accompagnatori nello shopping e determinati repressori della libertà di espressione, anche sindacale, di altri lavoratori. Sarò bastarda, ma una polizia civile, democratica nella quale si possa aver fiducia che tuteli la legalità e le garanzie di tutti, non seleziona all’improvviso una solidarietà a compagni, anzi camerati di strada anche se è frustrata da salari umilianti e da un destino di carne da macello come quella degli altri lavoratori, sotto la maschera del lupo.
Non ci vuole Pasolini, per essere bastarda e sospettare che non è casuale che il succedersi di governi contro il popolo, affami i poliziotti, li mortifichi, perché siano più avviliti, più immiseriti, più vulnerabili e quindi più ricattabili e quindi più ubbidienti alle pressioni e più esposti al confronto con altri che stanno appena appena meglio:  ragazzi che studiano,  operai che possono scioperare, occupanti di case che si sentono e sono legittimati da nuove povertà a sfidare la legge, come loro non possono fare, rom da sgombrare, grazie alle denunce di bravi cittadini che non vogliono gli si deprezzino gli immobili, che in fondo non sanno far altro che rubacchiare in barba a fermi e arresti.
Sarò bastarda ma ricordo a questi agenti folgorati sulla via della solidarietà e della coesione sociale,  loro che hanno l’alto gradimento della stampa in cerca di una critica così aggraziata e addomesticata che si può trasformare in foto simbolo, in slogan, da far circolare un giorno in rete e dimenticare,  si,  ricordo loro che togliendosi il casco non conquisteranno meriti né presso il governo, né presso la politica “tradizionale”, né presso i “movimenti” parlamentarizzati, Grillo o Berlusconi che siano. Ma nemmeno il consenso di chi continua a pensare che obbligo delle forze dell’ordine non sia scegliersi un ordine più gradito di un altro, licenze più concedibili di altre, così come ci hanno abituato il susseguirsi di governi e ideologie indifferenti quando non oltraggiose di libertà di tutti, di uguaglianza davanti alle leggi, di giustizia che deve essere anche sociale.
Sarò bastarda, ma come altre volte mi è successo di scrivere, credo che a quei poteri forti, per mantenersi tali, piacciano le emergenze, piacciano gli agenti che si tolgono il casco solo davanti a certi manifestanti, piaccia soprattutto il disordine,  quello della corruzione, quello delle disuguaglianze, quello che incendia per essere legittimati e usare il lanciafiamme invece degli idranti, le bombe vere invece di quelle lacrimogene, la repressione e ancor prima la censura e il silenzio a intermittenza di una stampa che sceglie le cause e i protagonisti più “telegenici”, e che si sentono autorizzati a chiamare gli eserciti professionali o privati, a occupare le città, militarizzandole e acuendo così, sempre più implacabilmente, le differenze tra uomini e topi, cittadini in comode case, pochi, e invece invisibili negli slum, sempre di più, tutti ugualmente insicuri, tutti ugualmente minacciati, ma gli uni armati , gli altri dotati solo della disperazione e della collera. Quella collera che non deve più essere cieca, ma deve invece imparare a vedere,  per riprendersi  la speranza.