D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


lunedì 26 agosto 2013

La scuola italiana, ovvero la scuola per i docenti e non per gli alunni

scuola-italianaI difetti della scuola italiana sono palesi ed attengono non solo alla funzione educativa, che non viene più svolta, tanto che oggi a fare domande su Garibaldi, oppure su Napoleone ad un giovane si rischia di sentirsi dire “ma questo personaggio non l’ho studiato”, ma anche al ruolo profondamente diverso assunto negli ultimi quaranta anni dalla scuola: da maestra per generazioni di italiani, usciti dalla guerra, dalla fame e dall’analfabetismo a struttura composita che deve custodire gelosamente gli stipendi dei docenti.
Oggi la scuola italiana serve molto ai docenti, che ottengono uno stipendio, anche misero e poco agli alunni, i quali sono solo merce per consentire ai primi di ottenere il risultato mensile.
Continuare a far diplomare un ragazzo a 19 anni è un assurdo giuridico, tenerlo altri cinque/sei anni all’università solo per pagare i docenti universitari un abominio, tutto a carico delle famiglie, del popolo servo che paga e tace senza possibilità di ottenere competenti tecnici per future generazioni.
Negli ultimi quaranta anni abbiamo assistito al declino della classe dei docenti, che da una funzione di maestri di vita vagano oggi senza più una identità tra ripetizioni delle stesse cose, con latente alienazione se non disagio psicologico che li porta alla pensione da diseredati, con uno stipendio da fame (almeno è qualcosa) ed una pensione misera a fronte di studenti insofferenti, che hanno nausea di vivere sempre gli stessi stress, derivanti da dispetti dei docenti, comportamenti bambineschi, confronti sul nulla e la stessa partecipazione dei genitori appare ridicola.
Il docente che conclude il suo percorso e va in pensione si rende conto di essere ormai un dissociato, incollerito da come è stato trattato dalla comunità, senza alcuna forza propulsiva ma con l’aspettativa di attendere la fine dei suoi giorni senza gioia, senza serenità e comprendendo di aver frequentato la scuola più per sé che per gli alunni che lo detestano nel 90% dei casi.
A cosa servono tanti docenti pagati male? A cosa servono tante cattedre universitarie se poi non c’è lavoro? Per quale motivo si spingono milioni di italiani a frequentare ogni tipo di corso senza possibilità di occupazione?
Lo scenario è chiaro, lo Stato non ha il coraggio di riformare il settore e ritiene giusto tirare a campare continuando a sperperare soldi in stipendi inutili, mentre dall’altro lato cova il risentimento nei giovani che spinti dai genitori verso la scuola si ritrovano “disoccupati incazzati” con lavoro precario, quando va bene, alla fine di un lunghissimo percorso scolastico.
Tenere i giovani a scuola fino ai 30 anni circa serve per evitare la rivolta sociale, per evitare che i giovani di 18 anni, finita la scuola superiore prendano coscienza del nulla che li attende e con la forza della giovinezza possano contestare in modo aspro il fallimento di questo modello di educazione.
A nessuno serve questo spreco di risorse. Abbiamo centinaia di migliaia di docenti che vagano in classi sempre con meno alunni che non studiano ma che devono essere promossi per non perdere il posto di lavoro ed a bocciare i portatori di handicap per non far perdere il posto di lavoro al collega di sostegno; migliaia di docenti che si ammalano a ripetere le lezioni sempre uguali a generazioni di alunni che non se ne fregano un tubo di quello che ascoltano in quanto lo ritengono non utile per il loro futuro e quindi studiano poco, male e senza volontà di raggiungere un risultato che appare lontano ed anche inesistente.
Si è creato un ghetto dei docenti che vivono in un recinto, dove il Sovrano-Stato divenuto feroce aguzzino dei suoi cittadini, gli lancia un poco di pane, ma dove dovranno vivere senza prospettive, senza futuro e senza gioia di insegnare.
In tale situazione la scuola non serve, le cattedre universitarie si creano solo per i professori e non per gli studenti, la laurea diventa base per ottenere promozioni nel settore pubblico solo perché tutti i dipendenti della P.A. devono pagare la retta universitaria per ottenere il pezzo di carta e per finanziare la stesa università.
Nessuno dei nostri assennati politici ha mai pensato, in tutte le riforme scolastiche di mettere mano al cuore del problema quello di evitare danni ai propri cittadini che siano docenti smorti e distrutti da un ruolo inesistente che hanno nella società, ad alunni ribelli che vogliono ottenere il pezzo di carta solo per status ma senza possibilità di lavorare.
In questo mare magnum di problemi il nostro Parlamento pensa che sia più giusto comprare F35 o sperperare denaro pubblico in sprechi anziché tentare di risolvere una crisi esistenziale di un intero apparato che era il nerbo dell’Italia post-guerra mondiale ed oggi è una palla al piede per lo sviluppo.