D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


giovedì 24 ottobre 2013

Un mare di merda

Albatros plastica tappi
Era il 3 aprile 2010 quando vi parlavo dell’apocalisse della plastica. Intere isole di rifiuti che emergevano dagli oceani, in special modo quello Pacifico, come una grottesca orogenesi che ridisegnava il mondo a nostra immagine e somiglianza, segnando tutta la distanza che intercorre tra ciò che ancora sopravvive nelle pellicole dei film e ciò che davvero è rimasto di quella natura che viene tanto celebrata nei documentari e, tra poco, solo nei libri di storia.
Ora non c’è nient’altro. Il Pacifico è morto. Attraversarlo è come camminare a piedi nudi su un’immensa discarica. Lo ha fatto un marinaio, Ivan Macfadyen, ripetendo le rotte sulle quali una volta proliferavano delfini, squali, pesci, tartarughe, uccelli marini… Questa volta niente: solo una sconfinata distesa di rifiuti. Un mare di merda. Rimuoverla costerebbe di più, dal punto di vista dell’ambiente, che lasciarla lì: brucerremmo troppo carburante. Siamo condannati.
Come gli albatros di una remota isola a centinaia di chilometri di distanza dalla nostra “civiltà”. Il video in cima al post mostra come muoiono, a decine di migliaia: con lo stomaco pieno di tappi di bottigliette di plastica. Senza nessuna consapevolezza da parte nostra, ormai avviati su un triste declivio la cui destinazione finale èl’estinzione: il vero spread tra la vita e la morte, l’unica cosa reale in mezzo a questo caleidoscopico mondo di frattali nel quale danziamo, acrobati del nulla, ammaliati da forme e colori virtuali che illuminano un telo elettronico, mentre la lampadina del proiettore si sta esaurendo, e prima o poi resteremo inesorabilmente al buio.