D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


lunedì 5 agosto 2013

Dalla profondità della terra un aiuto per l'uomo



I russi sono stati fra i primi a sfruttare la capacità della zeolite di attrarre e trattenere gli ioni positivi, come i metalli pesanti e gli isotopi radioattivi: nel 1986, a Chernobyl, tonnellate di zeolite furono utilizzate per erigere barriere e per bonificare i terreni contaminati. In quell'occasione la clinoptilolite fu utilizzata anche per decontaminare le acque, e furono preparati biscotti e cioccolate alla zeolite da dare ai bambini colpiti dalle radiazioni per proteggerli dalle loro terribili conseguenze.

Di recente un gruppo di ricerca internazionale, guidato dal professor Pavelic, biologo molecolare croato di grande fama internazionale, al quale partecipa anche l'Italia, con lo staff del professor Fedele Manna, della facoltà di Farmacia dell'Università La Sapienza di Roma, sta sperimentando con buoni risultati le potenzialità terapeutiche di questo dono della natura.

Numerosi articoli apparsi su prestigiose riviste scientifiche sembrano davvero dimostrare che questo minerale potrebbe essere un utile complemento nella cura di numerose patologie, soprattutto laddove dove c'è grande produzione di radicali liberi, nelle intossicazioni da metalli pesanti e nelle infiammazioni dermatologiche.

I radicali liberi sono sostanze aggressive che il nostro organismo produce quotidianamente: sono in parte il frutto del nostro stesso metabolismo e sono utilizzate anche dai globuli bianchi per distruggere i batteri che quotidianamente ci aggrediscono.
Un eccesso nella produzione di radicali liberi è però dannoso e rende l'organismo più debole. Un'alimentazione sbagliata, una vita sedentaria, un'eccessiva esposizione al sole e agli agenti inquinanti e, soprattutto, il fumo di sigaretta, sono responsabili di questo eccesso che è chiamato, in linguaggio tecnico, stress ossidativo.

Lo stress ossidativo può essere responsabile dell'insorgenza o dell'aggravamento di molte malattie come diabete, malattie cardiovascolari, tumori ed invecchiamento precoce. In Austria, il professor Wolfgang Toma dell'Ospedale di Villach, utilizza la zeolite in oncologia allo scopo di ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia tradizionale.

La zeolite, dopo essere stata sottoposta ad un trattamento brevettato che la rende più attiva, viene ingerita sotto forma di capsule e svolge la sua funzione all'interno dell'intestino senza essere assorbita: trattiene le tossine, i metalli pesanti e assorbe i radicali liberi per venire eliminata con le feci. Il meccanismo che interviene è esclusivamente di tipo fisico: è come se la zeolite intrappolasse al suo interno queste sostanze tossiche attirandole come una calamita impedendone l'assorbimento intestinale trattenendole appiccicate su di sè.
Questo vale anche per le sostanze tossiche che si trovano già all'interno del corpo che vengono richiamate dentro il lume intestinale con lo stesso meccanismo, con il risultato di una efficace disintossicazione sistemica.

Uno degli esempi di utilizzo della zeolite, che dà risultati immediatamente visibili, è quello negli sportivi, specialmente in quelli che fanno un'attività estenuante come la maratona o le gare di ciclismo. Durante una gara massacrante come una maratona, oltre alla produzione di acido lattico che disturba la prestazione, l'organismo produce anche ammoniaca, che è tossica per il cervello ed è responsabile di molte delle crisi di fatica che chi ha provato questi sport ben conosce.
L'uso della zeolite limita parecchio gli effetti negativi delle crisi di fatica riducendo la quantità di ammoniaca che intossica il cervello. Adesso i lettori si domanderanno se questa zeolite è la panacea, ossia il mitico farmaco universale ricercato fin dai tempi antichi. Sicuramente no, anche se gli studi in corso potrebbero riservare nuove sorprese. Siccome gli effetti di questa sostanza sono reali e non ci sono controindicazioni al suo uso, la zeolite può essere assunta anche dalle persone sane, perché rappresenta un ottimo fattore di prevenzione delle malattie (fonte:www.pratoblog.it.)

Le zeoliti (dal greco zein, "bollire" e lithos, "pietra") sono minerali formati da cenere vulcanica con una struttura cristallina regolare e microporosa caratterizzati da una enorme quantità di volumi vuoti interni ai cristalli. La parola zeolite (pietra che bolle) fu coniata dallo studioso svedese Axel Fredrik Cronstedt che osservò il liberarsi di vapore acqueo (dovuto all'acqua intrappolata nelle cavità) scaldando uno di questi minerali.

La chimica dello stato solido ha permesso di ricavare approfondite informazioni riguardo la struttura e le proprietà delle zeoliti. Questi minerali presentano una intelaiatura strutturale a base di alluminosilicato con cationi intrappolati all'interno di cavità a "tunnel" o a "gabbia". Una classe cospicua ed importante di zeoliti possiede una struttura a gabbia sodalite, consistente in un ottaedro tronco ottenuto asportando con il taglio tutti i vertici. Dato che le gabbie possiedono simmetria cristallina, le zeoliti rappresentano una classe di setacci molecolari con selettività maggiore rispetto, ad esempio, alla silice o al carbone attivo, che possiedono vuoti irregolari.

Altra peculiarità consiste nello scambio ionico, processo chimico-fisico consistente nello scambio del catione contenuto all'interno della struttura cristallina con ioni presenti in soluzione e che possiedono dimensioni e proprietà elettrostatiche compatibili con la struttura entro la quale vanno ad inserirsi. Ad esempio, zeoliti naturali contenenti cationi Na+ o K+ sono in grado di scambiare specie ioniche quali Ca2+ e Mg2+.



È noto che molte sostanze estranee al nostro organismo ne modificano l'omeostasi generando patologie di varia natura che lo danneggiano a volte in modo irreversibile dando origine anche a mutazioni cellulari che possono portare all'insorgenza di tumori.

La medicina rigenerativa sta avendo uno sviluppo notevole come via alternativa alla terapia farmacologica che è in genere accompagnata da una serie di reazioni avverse ed è caratterizzata da un costo sempre più elevato derivante dall'incremento dei consumi di farmaci dovuto all'invecchiamento della popolazione legato all'allungamento della vita media.
Sarebbe infatti senz'altro preferibile riparare i danni biologici mediante l'uso di cellule adatte che danno una guarigione definitiva perché funzionale, a differenza del farmaco che cerca di tenere sotto controllo lo stato patologico mediante modificazioni biochimiche ed interazioni con strutture biologiche ma che è in genere accompagnato da reazioni avverse di varia entità.
In tale direzione numerosissime sono le ricerche che si stanno sviluppando e basterebbe citare come esempio gli studi sulle cellule staminali come potenziali fornitrici di tutti i tipi di cellule del nostro organismo.

Un'alternativa potrebbe essere rappresentata da un intervento preventivo mirato all'eliminazione dall'organismo umano delle sostanze tossiche generate dal metabolismo e ancora di più di quelle che quotidianamente vengono immesse dall'esterno attraverso la respirazione, il contatto con la cute, i cibi o gli stessi farmaci, responsabili dell'insorgenza di varie patologie.


Questa strada consentirebbe di prevenirle ristabilendo l'omeostasi dell'organismo, una volta eliminate le cause dei danni, rigenerando così la funzionalità degli organi e ritardando anche l'invecchiamento. Le maggiori difficoltà incontrate sono legate però alla necessità di dover utilizzare rimedi di natura diversa per le singole patologie.
Molti prodotti di origine naturale, ad esempio vitamine o sostanze antiossidanti contro i radicali liberi, chelanti di metalli o adsorbenti di tossine, sono attualmente disponibili in commercio, ma una terapia preventiva contro tutte le sostanze tossiche dovrebbe prevedere l'utilizzazione contemporanea di detti mezzi terapeutici. Inoltre non tutti questi prodotti sono innocui e ben tollerati da tutti i soggetti; le stesse vitamine E ed A, ad esempio, è stato dimostrato che, se somministrate in alte dosi, possono risultare tossiche.

Una nuova strada è stata aperta da studi sull'uso di sostanze polifunzionali di origine minerale costituite da particelle attive, ma non assorbibili, di zeolite clinoptililoite in grado di interagire nell'intestino con gli equilibri presenti nell'organismo, svolgendo così un'azione selettiva di eliminazione delle sostanze tossiche ("spazzino") attraverso le feci, senza modificare i componenti fisiologici.


Zeoliti
Le Zeoliti costituiscono una famiglia di alluminosilicati minerali strutturalmente diversi dai normali silicati o alluminati (Harben, 1999). La prima zeolite è stata descritta nel 1756 da Cronstedt, uno studioso di minerali Svedese, che coniò il nome da due parole greche che significano "pietre bollenti", derivante dalla capacità delle zeoliti di liberare vapore se riscaldate. Oggi sono note circa cento tipi di zeolite naturale mentre ne sono state sintetizzate circa centocinquanta per specifiche applicazioni. La clinoptilolite è una zeolite di origine naturale formata dalla conversione di materiali vulcanici vetrosi in struttura cristallina nelle acque dei laghi o dei mari milioni di anni fa ed è la più ricercata ed ampiamente utilizzata.

La clinoptilolite non è la miscela di due sali (silicato ed alluminato) ma ha una struttura cristallina costituita da due tetraedri di SiO4 ed AlO4 legati mediante ponti ossigeno che genera ampi spazi liberi e canali nei quali possono essere accolti cationi e molecole relativamente grandi (Mumpton, 1983).

Infatti le posizioni di Al ed Si possono essere determinate applicando la regola di Lowenstein che proibisce la presenza di un legame OAl-O nella struttura. Le cariche negative delle unità alluminato e silicato sono neutralizzate dalla presenza di cationi quali calcio, magnesio, sodio, potassio ed in alcuni casi ferro.

Questi ioni possono essere facilmente sostituiti da altre sostanze quali metalli pesanti o ione ammonio (Semmens, 1983). Tale possibilità viene definita capacità di scambio cationico e rappresenta una delle caratteristiche preminenti della clinoptilolite.
Inoltre la sua caratteristica struttura elettronica e le cariche negative presenti in essa la rendono particolarmente attiva nel neutralizzare i radicali liberi e nell'adsorbimento di tossine (funzione di setaccio molecolare).

Applicazioni della clinoptilolite
La zeolite clinoptilolite (ZC) è assolutamente inerte e uno studio condotto sulla patogenicità in vitro ed in vivo di quarzo, terre di diatomee, mordenite e clinoptilolite ha evidenziato che quest'ultima risulta assolutamente atossica a differenza delle altre sostanze che sono citotossiche (Adamis Z.et al, 2000). Tali dati sono stati confermati dalle sperimentazioni eseguite da Pavelic K. et al. nel 1998 e nel 2003 su topi e ratti con la zeolite clinoptilolite per periodi prolungati. Un ulteriore conferma dell'assenza di tossicità è data dall'uso come additivo alimentare per le scrofe effettuata da Kyriakis S.C.et al, 2002. Numerose sono le ricerche sull'utilizzo nutrizionale della ZC addizionata ai mangimi nell'allevamento dei maiali con positivi risultati derivanti dalla modificazione di alcuni parametri fisiologici dell'apparato intestinale, come ad esempio la diminuzione della produzione di NH3.

I risultati nettamente positivi di tali ricerche hanno consentito l'approvazione da parte della EU dell'uso della clinoptilolite di origine vulcanica nella classe dei "Leganti, anti-agglutinanti e coagulanti" nei mangimi per maiali, conigli e pollame (Commission Regulation 2001).

La prima applicazione della ZC nell'uomo è quella relativa all'Enterex antidiarroico a base di clinoliptolite approvato dalla Cuban Drug Control Agency nel 1995 (Rodriguez-Fuentes, 1997) che ha dimostrato un'ottima tolleranza nei pazienti trattati e l'assenza di reazioni avverse, compresa l'eventuale insorgenza di allergie.
Ulteriori sperimentazioni su varie patologie avevano dato risultati molto interessanti ma l'unico inconveniente derivava dalla quantità di polvere da somministrare piuttosto rilevante a causa delle dimensioni delle particelle. Sono stati svolti quindi studi per la realizzazione di apparecchiature che consentissero una micronizzazione delle particelle senza inquinarle.

Attivazione
Per attivazione si intende in genere l'applicazione di un procedimento chimico, chimico-fisico o fisico a un materiale perché possa reagire più facilmente. Nel caso di particolari solidi caratterizzati dalla capacità di legare sostanze tossiche sulla loro superficie come il carbone, si cerca di incrementarne la porosità o di aumentarne la superficie attraverso la diminuzione delle dimensioni delle particelle.

Ciò consente di avere a disposizione un maggior numero di canali capaci di legare le sostanze tossiche. Recentemente è stato messo a punto un particolareprocesso di micronizzazione della zeolite clinoptilolite, oggetto di brevetto, realizzato sottoponendo il minerale ad un processo di collisione delle particelle fra di loro in mulini appositamente realizzati e brevettati, in modo che esse non venissero inquinate dai metalli.


Il risultato è l'aumento del numero di particelle con dimensioni ridotte, un incremento della loro superficie ed un'attivazione strutturale che consente loro di legare più velocemente e più stabilmente tossine, radicali e metalli, incrementandone l'attività. Infatti, partendo da una dimensione di circa 3 m2/g di ZC, dopo l'attivazione si raggiungono persino i 1000 m2/g.

In mulini particolari costituiti da dischi controrotanti ad altissima velocità le particelle di zeolite clinoptilolite vengono accelerate e fatte collidere fra di loro. Questo genera una micronizzazione molto spinta con enorme aumento della superlicie di contatto e di cariche negative superficiali.


La ZC così attivata (ZCA) è stata sottoposta a una serie di sperimentazioni biologiche che hanno portato alla registrazione da parte della Società austriaca PANACEO di diverse preparazioni che la contengono come Dispositivi Medici a Livello Europeo (DM - TUV CE 0197 del 2006) date la sue caratteristiche azioni di tipo fisico di scambiatore di cationi, di blocco dei radicali liberi e di setaccio molecolare. Inoltre i prodotti composti di zeolite clinoptilolite attivata (ZCA) sono state classificate dalla EU (codice GMDN) come: "sostanze ad uso orale adatte ad assorbire/chelare e rimuovere sostanze dannose e tossiche nel tratto gastrointestinale (es. metalli pesanti, nitrosamine, ammonio, micotossine, cationi (radioattivi), pesticidi) riducendone l'assorbimento nel corpo.

La zeolite attivata ha una serie di caratteristiche peculiari:
- non è tossica per l’organismo ed attraversa il tratto gastro-intestinale senza essere assorbita;
- le sue caratteristiche strutturali le consentono di esplicare alcune attività utili per l’organismo:
- legare mediante scambio cationico i metalli pesanti eliminandoli;
- assorbire tossine inattivandole;
- salvaguardare l’organismo dai danni dei radicali liberi attraverso la sua capacità antiossidante;
- è associabile ad altri composti in quanto non sono state rilevate interazioni con altri prodotti o farmaci. Infatti la sua utilizzazione come additivo alimentare, ha dimostrato i notevoli benefici effetti sulla salute, in assenza di tossicità o di reazioni avverse anche in associazione con altre sostanze;
- non necessita di particolari condizioni per la conservazione e la sua stabilità risulta estremamente lunga.

La Zeolite Clinoptilolite Attivata permette di ridurre la produzione di acido lattico e, conseguentemente, i tempi di recupero. Il suo uso si percepisce anche come riduzione di fatica e di generale aumento di prestazioni. E’ un detossicante e detossinnate oltre che un efficace antiossidante che supporta il riequilibrio fisiologico.
Possono anche funzionare come antiossidanti catturando radicali liberi e riducendo la formazione di ROS (reactive oxigen species). È tipicamente una zeolite attivata disponibile in polvere, capsule, compresse o in forma liquida".

L’attività si esplica nel tratto gastro-intestinale dove Tossine, Radicali liberi, ione Ammonio e Metalli pesanti (TRAM®) vengono legati ed eliminati con le feci.

Per un processo osmotico le stesse quantità di sostanze tossiche portate via dalla ZE.CLA® vengono richiamate nel lume intestinale dal resto dell’organismo. L’influenza sull’intero organismo deriva quindi dall' equilibrio esistente fra questo e l’intestino.

La sottrazione è selettiva e non coinvolge sostanze nutritive ne altri principi attivi, agevolando le funzioni fisiologiche.

La Zeolite Clinoptilolite Attivata ZE.CL.A® è la sola sostanza in grado di ridurre simultaneamente nell’organismo l’eccesso di TRAM® e la loro sinergica tossicità: Tossine (esogene ed endogene), Radicali liberi, Ammonio, Metalli pesanti.

A causa degli equilibri osmotici tra parete intestinale e il resto dell'organismo, più si sottraggono sostanze dall'intestino più l'organismo invia nel lume intestinale le stesse sostanze che ha accumulato a livello sistemico. La ZEOLITE, quindi, attraverso il richiamo nel lume gastro-intestinale sottrae dall'intero organismo sostanze tossiche di varia natura. Queste sostanze sono presenti spesso nell'ambiente e possono venire a contatto con l'organismo diventando cause o concause di diverse disfunzioni fisiologiche, attraverso l'alterazione degli equilibri metabolici. Tali sostanze possono essere anche generate da disfunzioni dell'organismo derivanti da alterazioni metaboliche prodotte da alcune malattie. Inoltre l'assunzione di farmaci crea un certo grado di tossicità che l'organismo deve eliminare.
I TRAM® sono tra i principali inibitori delle funzioni degli ENZIMI con conseguente mutamento dell’ equilibrio fisiologico dell’organismo (OMEOSTASI), pertanto la loro riduzione permette di rigenerare i meccanismi biochimici cellulari. I TRAM® creano uno stato di stress di entità variabile presente in numerose patologie. La ZECL.A® è in grado di allontanarli dall’organismo attraverso l’intestino e quindi è un ottimo ADIUVANTE ed un riattivatore delle funzioni cellulari.


Radicali liberi
Le specie reattive dell'ossigeno, come H2O2, e i radicali OH* e O2*, svolgono importanti funzioni fisiologiche ma possono anche causare un vasto danno cellulare. Il bilancio tra funzioni fisiologiche e danno è determinato dal relativo rapporto tra produzione e rimozione dei ROS.

Normalmente, queste specie sono rapidamente rimosse prima che possano causare disfunzioni cellulari ed eventualmente morte della cellula. Lo stress ossidativo, un disequilibrio tra la produzione di ROS e le capacità di difesa antiossidanti della cellula [Sies (1985)], può colpire i principali componenti cellulari come lipidi, proteine, carboidrati e DNA. Questo fenomeno è stato associato strettamente a una serie di patologie umane come malattie cardiovascolari, diabete, cancro e malattie neurodegenerative [Halliwell and Cross (1994); Bray (1999); Forsberg et al. (2001)].

Tali patologie sembrano essere per lo più correlate con uno stress ossidativo di tipo cronico, comunque anche l'esposizione a livelli acuti di ROS sembra essere responsabile di varie patologie, come l'insorgere della cataratta [Spector et al.(1993)] e di danni ai tessuti in seguito a ischemia/riperfusione (I/R) in vari organi trapiantati come il fegato [Loguercio and Federico (2003); Poli and Parola (1997)]. Numerose evidenze sperimentali mettono in luce molti meccanismi fra loro correlati che, nel corso della patogenesi, aumentano la produzione di ROS o diminuiscono le difese antiossidanti nei confronti del danno.

Uno studio effettuato in vivo su topi da Sverko V. et al. (2002) aveva evidenziato l'attività antiossidante della ZCA mentre il Dr. Wolfgang Thoma e la Dr.ssa Claudia Gunzer dell'Ospedale Privato Villach (2002) hanno sviluppato una ricerca clinica con lo scopo di analizzarne la sua azione nell'organismo umano. Tutti i soggetti hanno dimostrato una concentrazione di idroperossidi più bassa nel sangue determinata mediante il metodo F.R.A.S. (Free Radical Analytical System).

Data la presenza dei radicali liberi in molte patologie il Dr. Thoma ha svolto una successiva ricerca relativa all'osservazione clinica sull'uso della ZCA un periodo di 15 mesi su numerosi soggetti affetti da una vasta gamma di malattie che andavano dai tumori maligni di differente origine (carcinoma del colon, carcinoma dei bronchi, mastocarcinoma, tumori delle ovaie, carcinoma pancreatico, carcinoma epatocellulare) a poliartrite cronica, coliti ulcerative, sclerosi multipla, infezioni persistenti (es: sinusiti) dermatiti, epatiti, cirrosi epatica e per applicazione topica nelle ulcere crurali, acne o anchebolle da scottature.
Nell'arco di 7 giorni la vitalità, le condizioni generali e l'appetito della maggior parte dei pazienti (circa il 70%) erano nettamente migliorate.

L'effetto risultava particolarmente evidente nei pazienti affetti da tumore sottoposti a chemioterapia e radioterapia che manifestavano un considerevole incremento della tollerabilità di queste terapie se trattati con zeolite. Inoltre la diminuzione di radicali liberi agevola anche la diminuzione di acido lattico e per questo la ZCA viene utilizzata dagli atleti.

La sperimentazione clinica aveva quindi evidenziato un'attività rilevante della clinoptilolite ma era necessario approfondirne il meccanismo di azione e il Dr. Peter M. Abuja dell'Istituto di Ricerca di Biofisica e struttura ai raggi X, Graz, (2004) ha sviluppato una ricerca in tal senso utilizzando vari metodi di ossidazione in emulsione che simulano importanti processi di per ossidazione lipidica (ossidazione di lipoproteine, emulsioni lipidiche, omogenati di carne), dimostrando che ogni mg di ZCA è in grado di ritardare del 120% la per ossidazione lipidica con radicali perossilici solubili in acqua, e del 100% quella catalizzata da Cu2+, e confermando che essa è in grado nell'intestino di spostare gli equilibri sistemici relativamente alla produzione di radicali liberi.

Infatti i radicali solubili in acqua, prodotti in altre parti dell'organismo, possono migrare nell'intestino attraverso i fluidi biologici ed essere così neutralizzati dalla ZCA in grado di fornire elettroni. I danni derivanti dall'immissione nell'organismo di elevate concentrazioni di metalli tossici sono noti da tempo immemorabile ed esempi classici sono rappresentati dall'arsenico, utilizzato anche per commettere crimini, e dal piombo che dava saturnismo negli operai delle miniere, mentre un esempio attuale è dato dall'allergia da nichel per contatto con monili che lo contengono.


Numerose sono le fonti di metalli come le vie di ingresso nell'organismo e comprendono anche utilizzazioni consolidate come l'amalgama di mercurio impiegata nell'otturazione delle carie dentarie che è stato dimostrato essere fonte di continuo rilascio di mercurio con relativi danni biologici. I meccanismi di tossicità sono di vario tipo, diretti quali l'inibizione di enzimi particolarmente importanti per l'organismo e la sostituzione di cationi fisiologici come il calcio da parte del piombo nelle ossa o indiretti come la capacità di catalizzare la formazione dei radicali liberi (es. rame). Molte sono le sostanze chelanti organiche, in genere di origine naturale, utilizzate per il loro allontanamento dall'organismo, spesso in associazione fra di loro, che possono però dare origine ad interferenze con la funzionalità dell'organismo a livello intestinale.

La ZCA è l'unica sostanza inorganica, caratterizzata da una notevole capacità di scambio totale (0.64 - 0.98 mol/Kg), in grado di cedere i cationi liberi ( Na+, K+, Ca2+, Mg2+) e legare al loro posto i metalli pesanti, ioni ammonio, radioisotopi o altri cationi (Cd2+, NH4 +, Fe2+, Pb2+, Cu2+, Cs+, Sr2+), per i quali manifesta una grande selettività. Il vantaggio della ZCA è costituito dalla insolubilità delle particelle che passano inalterate nell'intestino ed adsorbono i metalli espellendoli insieme alle feci, non interferendo con alcuna funzione fisiologica intestinale.

Questo meccanismo consente inoltre di spostare l'equilibrio esistente fra l'intestino ed il resto dell'organismo con conseguente richiamo nel lume intestinale dei metalli dal resto dell'organismo comportando quindi una disintossicazione sistemica. Una delle applicazioni della ZCA è stata infatti nel trattamento dei soggetti esposti alle radiazioni di Cernobil colpiti da stronzio e cesio radioattivi con risultati rilevanti.

Ione ammonio
Nell'ambito dell'attività di scambio cationico della ZCA particolarmente rilevante risulta quella relativa allo ione ammonio (1,2 - 1,5 mol/Kg) rendendola particolarmente utile per la diminuzione dei livelli ematici di ammoniaca.

L'iperammoniemia derivante da deficienza degli enzimi del ciclo dell'urea o da danni epatici provoca disfunzioni cerebrali severe che comprendono edema cerebrale, convulsioni e coma, nei casi acuti. Valutazioni neurofisiologiche evidenziano che in queste patologie sono presenti caratteristiche alterazioni della morfologia degli astrociti più marcate nei casi di iperammoniemia acuta e di astrocitosi Alzheimer di tipo II in quella cronica. Non avendo il cervello un ciclo dell'urea, attiva la sintesi della glutamina per eliminare l'eccesso di ammoniaca e, l'enzima responsabile glutamina sintetasi, è presente in modo predominante negli astrociti.

L'accumulo di ammoniaca a livello cerebrale comporta una modificazione del flusso sanguigno cerebrale e del metabolismo dalle strutture corticali a quelle subcorticali. Inoltre lo ione ammonio ha una diretta influenza sul sistema di di trasmissione del segnale eccitante/inibente attraverso meccanismi diversi che coinvolgono l'estrusione di cloruri e la funzione dei recettori post-sinaptici.

La terapia applicata nell'iperammoniemia prevede una dieta a basso contenuto proteico con valori tali da non danneggiare la funzionalità muscolare, l'eliminazione dell'ammoniaca dall'intestino mediante l'uso di disaccaridi non assorbibili (lattulosio) o l'uso di antibiotici per diminuire la produzione di ammoniaca a livello intestinale e sono in sperimentazione sostanze in grado di stimolare la sintesi epatica di urea o la sintesi della glutammica a livello muscolare (V. Felipe et all 2002). Da quanto fi n qui esposto risulta evidente la possibilità di utilizzare la ZCA nella terapia dell'iperammoniemia, confermata dalla sua dimostrata capacità nei suini di diminuire drasticamente la quantità di ammoniaca a livello intestinale. Una conferma della sua attività nell'uomo è data dalla sperimentazione effettuata dal Dr. Thoma, precedentemente riportata, che ha evidenziato un netto miglioramento della lucidità e delle capacità cognitive di tutti i soggetti trattati ma in particolare di quelli affetti da patologie cerebrali quali Alzheimer o il morbo di Parkinson.

Setaccio molecolare
La ZCA ha inoltre la capacità di svolgere la funzione di setaccio molecolare bloccando nell'intestino tossine derivanti da infezioni locali o patologie e che possono essere presenti anche in alcuni alimenti inquinati. Questa sua caratteristica ha portato alla realizzazione di un brevetto sulla sua capacità di legare ed inattivare vari tipi di tossine (es. micotossine) (DE 198 21 509 A1).

Applicazioni dermatologiche

La capacità della zeolite clinoptilolite attivata di rigenerare in genere la funzionalità di vari organi si è dimostrata particolarmente importante anche sulla cute nel trattamento di ferite leggere, piaghe con essudato, arrossamenti della pelle, acne e psoriasi con risultati molto interessanti oggetto di numerose ricerche attualmente in corso.

Da quanto esposto risulta evidente l'apertura di una nuova frontiera nella rigenerazione e nella prevenzione utilizzando la ZCA senza reazioni avverse e con la possibilità di associarla alle terapie tradizionali senza interferenze.

Ciò consente anche la preparazione di miscele che la contengano con altre sostanze attive anche di origine naturale come realizzato dalla PANACEO.

ZEOLITE E CUTE

La pelle rappresenta una barriera protettiva dell’organismo nei confronti degli agenti atmosferici ed è caratterizzata da una bassissima permeabilità ai composti elettricamente carichi ed all’acqua mentre può essere attaccata da solventi e composti scarsamente carichi e quindi elettricamente neutri (es solventi organici come la trielina o creme costituite da una base di acidi grassi).

Proprio a causa di queste sue caratteristiche può subire attacchi da batteri che possono entrare nei suoi pori e da molte sostanze presenti nell’atmosfera quali polveri, metalli, sostanze acide, oltre che dalle radiazioni solari che possono dare origine ad eritemi, vere e proprie infiammazioni della pelle, dovute alla reazione dell’organismo che tenta di difendersi dall’acquisizione dell’elevata energia rilasciata dalle radiazioni stesse e che genera la formazione di radicali liberi che possono danneggiare la funzionalità delle cellule del derma. Si possono quindi avere infezioni della pelle come l’acne, gli eczemi e patologie fungine o infiammazioni con eritema.

La pelle può rappresentare anche una zona di accumulo di sostanze tossiche presenti nell’organismo come avviene nelle dermatiti generate da allergia da nichel dovute all’ingresso nell’organismo di piccole quantità del metallo rilasciato da monili a contatto con la pelle (es. orecchini e tutti gli oggetti che attraversano lo strato cutaneo nel piercing) che si accumulano in essa dando un eritema dovuto alla tossicità del metallo. Inoltre si possono verificare infezioni virali dell’organismo nelle quali i virus si localizzano a livello del derma in vicinanza delle terminazioni nervose, come nel caso deIl’Herpes zoster o fuoco di S. Antonio. Infine è stato dimostrato che vi è una diretta interazione tra le modificazioni della funzionalità intestinale e la presenza di acne.

Nella letteratura russa si trovano numerosi testi relativi all’impiego della zeolite clinoptilolite naturale nell’ambito della dermatologia e attenzione viene dedicata particolare all’acne Di seguito sono riassunti i risultati di alcuni studi. Fonte: K. Hecht, E. Hecht-Savoley: Klinoptilolith - Zeolith Siliziummineralien und Gesundheit. Spurbuch Verlag, 2008

La terapia con la zeolite clinoptilolite applicata su 68 pazienti con psoriasi, eczemi, lupus eritematosus, rosacea, seborrea è stata realizzata per assunzione orale con una dose di 1-3 g/giorno e per via topica attraverso l’applicazione sulle zone colpite. L’applicazione esterna è stata effettuata o in forma di polvere da cospargere o attraverso compresse di zeolite clinoptilolite sciolte in acqua. In alcuni casi si è spalmato uno strato sottile di vaselina o pomata grassa sulla pelle e successivamente si è applicata la zeolite clinoptilolite. Sono stati eseguiti cicli di trattamento di 10 giorni ciascuno. Secondo la gravità della malattia sono stati necessari 2-3 cicli di trattamento per raggiungere un effetto terapeutico. L’effetto terapeutico della zeolite clinoptilolite naturale si è rivelato diverso nelle singole affezioni.

In genere sono stati sufficienti 3 cicli di trattamento di 10 giorni ciascuno con intervalli di 7-10 giorni. All’inizio sono spariti il prurito, l’ipotermia della pelle ed i gonfiori edematosi. Effetti di cura veloci si sono presentati nella dermatite allergica. Il trattamento dei pazienti di psoriasi invece è durato di più: l’autrice ha osservato che il processo di guarigione è stato accelerato con la sola applicazione della zeolite clinoptilolite naturale e nell’ambito di una terapia complessa. Raramente sono stati registrati insuccessi.


La zeolite clinoptilolite nel caso di acne cronica parzialmente resistente alle terapie in 182 pazienti femmine tra i 25-60 anni di età è stata somministrata per assunzione orale ed applicata per via topica. La dose orale è stata tra 3 e 5 g /giorno, in cicli di 10 giorni ciascuno con intervalli di una settimana. 56 pazienti sono stati trattati solo con zeolite clinoptilolite, 76 pazienti con zeolite clinoptilolite e terapia classica, 46 pazienti solo con terapia classica, I migliori risultati sono stati raggiunti con la sola zeolite clinoptilolite, seguono poi la terapia combinata e la terapia classica. I pazienti trattati con zeolite clinoptilolite sono guariti in ca. 8-10 giorni prima dei pazienti “senza trattamento”.
ZEOLITE E DIGESTIONE
Nell’apparato digerente il tratto gastrointestinale rappresenta il sito di maggiore produzione di radicali liberi, composti contenenti un atomo caratterizzato dalla presenza di un elettrone non impegnato nella formazione di un legame e quindi molto reattivi.

L’ossidazione del tessuto muscolare (derivante dalla carne ingerita) nell’ambiente acido dello stomaco da parte della metamioglobina (Met-Mb) può provocare la formazione di quantità significative di radicali liberi.

La Met-Mb è presente nei tessuti muscolari e trasporta l’ossigeno alle fibre consentendone la contrazione.

Tenendo conto che la perossidazione lipidica gastrica (un processo, dovuto ai "o" “perossili”, che danneggia le cellule attraverso la distruzione dei lipidi di membra) rappresenta un fattore di influenza dello stress ossidativo (presenza di un eccesso di radicali liberi nell’organismo) derivante dalla nutrizione, risultano molto interessanti sostanze in grado di neutralizzarlo già all’atto della formazione.

In una recente ricerca è stata studiata la capacità della Zeolite clinoptilolite attivata (ZECLA) di neutralizzare i radicali liberi prodotti dalla digestione delle proteine presenti nella carne a livello gastrico ed è stata evidenziata una sua notevole attività che si esplica attraverso due meccanismi contemporanei:
neutralizzazione dei radicali liberi
capità di legare alcuni metalli in grado di catalizzarne la produzione durante la digestione (es. ioni rame Cu ), oltre alla Met-Mb che contiene un atomo di ferro in grado di agire come ossidante.

L’azione della ZECLA si esplica quindi rallentando e riducendo lo sviluppo della perossidazione lipidica e quindi interviene durante la produzione dei radicali liberi nella digestione. E’ stato dimostrato che la ZECLA somministrata dopo un pasto di carne non solo diminuisce la perossidazione lipidica gastrica ma lega anche i metalli che vengono rilasciati nell’intestino, in grado di catalizzare la produzione di radicali liberi oltre alla Met-Mb, prolungando notevolmente l’effetto antiossidante.

Tale andamento è caratteristico della ZECLA e la differenzia nettamente da altre sostanze antissodidanti, come la vitamina C, che invece viene assorbita ed ha un effetto molto più breve diretto solo sul sangue. E’ stato inoltre dimostrato che la capacità della ZECLA di legare metalli e Met-Mb è così elevata che è sufficiente una sua piccolissima quantità è in grado di esplicare una notevole attività e tale capacità deriva dal tipo di attivazione alla quale viene sottoposta. La conferma della capacità della ZECLA di legare i metalli nelle condizioni fisiologiche della digestione deriva da una ricerca nella quale sono state simulate le condizioni dello stomaco e dell’intestino utilizzando succhi gastrici e liquido intestinale sintetici.

ZEOLITE COME ADIUVANTE NELLA CHEMIO E RADIOTERAPIA
Le caratteristiche peculiari della zeolite clinoptilolite attivata (ZECLA) sono costituite dalla capacità di legare, a livello intestinale, radicali liberi, metalli pesanti, ione ammonio e tossine, allontanandole dall’organismo, attività descritte nella definizione stilata dal Nomenclatore Europeo dei dispositivi medici.

Una combinazione con entità variabili dei quattro tipi di sostanze tossiche prima riportate (TRAM®) è stata rilevata nei tumori nei quali esse possono svolgere la funzione di responsabili diretti nella loro insorgenza odi adiuvanti nella loro induzione, come dimostrato da numerose ricerche.

Confortato da tali dati il Prof Pavelic (1) ha svolto ricerche in vitro per verificare la possibilità che l’eliminazione di questi induttori potesse influenzare la velocità di sviluppo dei tumori ed ha evidenziato un’azione inibitrice della ZECLA nei confronti della crescita delle cellule tumorali variabile in funzione del dosaggio utilizzato e della tipologia di neoplasia.

Ulteriori studi in vivo effettuati trattando con ZECLA topi e cani affetti da una varietà di tumori ha portato ad un miglioramento dello stato di salute, prolungamento del tempo di sopravvivenza e ad una diminuzione delle dimensioni del tumore. Inoltre l’applicazione locale di ZECLA su tumori della pelle ha diminuito la formazione del tumore stesso e la sua crescita. Infine studi tossicologici effettuati su topi e ratti hanno dimostrato che il trattamento non ha effetti negativi (2).

La ZECLA è anche in grado in indurre una stimolazione della risposta immunitaria legata ad una diminuzione della perossidazione lipidica derivante dalla formazione di radicali liberi in eccesso. Alcuni studi hanno evidenziato in culture cellulari in soluzione nutriente senza silicio l’arresto dopo breve tempo delle principali funzioni di sintesi, ad esempio la sintesi proteica e la sintesi clorofilliana, con compromissione della parete cellulare che diventa instabile (3).

Questa perdita metabolica presente anche nel substrato della matrice extracellulare nei malati cronici e tumorali è stata confermata, tra l’altro, da deficit di adenosina trifosfatasi, dall’inibizione della pompa Na+/K+, dalla riduzione dell’ossiemoglobina nel sangue, dal maggiore consumo di ossigeno, dall’eccesso di radicali 02 liberi ed infine da problemi di natura elettrofisiologica. In caso di neoplasia infatti si riscontra un potenziale negativo eccedente in quanto il tessuto tumorale agisce come una batteria che si sta fortemente scaricando.

Gli effetti collaterali generati dalla radioterapia sono legati all’elevata energia che viene assorbita dalle cellule circostanti la massa tumorale con formazione di radicali liberi che comportano un incremento dello stress ossidativo e dalla reazione infiammatoria locale, anche a livello del derma, che modifica la fisiologia cellulare. La capacità adiuvante della ZECLA nella terapia antitumorale, chemio e radio, può essere quindi attribuita alla sua partecipazione alla sintesi proteica, alla capacità di contribuire alla costruzione del tessuto connettivo, all’azione adsorbente, al controllo del metabolismo del calcio nelle cellule da parte del silicio presente nella sua struttura ed infine all’azione antiossidante.

Numerose applicazioni cliniche hanno pienamente confermato tali attività ed il risultato finale è caratterizzato da migliori condizioni di vita dei pazienti trattati, con tempi di recupero funzionale molto brevi dopo le applicazioni di chemio o radio-terapia. Tali risultati sono confortati dai dati cImici che dimostrano un incremento dell’emoglobina fino alla sua normalizzazione ed il netto miglioramento nel tempo della formula leucocitaria in genere sconvolta dalla terapia (3). L’organismo è quindi in grado di reagire meglio nei confronti del tumore rendendo più efficaci le terapie.

1) M. Colic Al, K. Pavelic, Journal of Molecular Medicine 78, 333—336, (2000)
2) K. Pavelic et al. Molecular Medicine 78: 708-720 (2001)
3) K. Hecht, E. Hecht-Savoley, Natur-Mineralien, Regulation und Gesundheit. Schibri-Verlag, Berlin! Milow (2005)

Smog: per chi vive nella pianura Padana 3 anni di vita in meno
(Creato il 02 dicembre 2011 da Giosalus. Fonte: http://it.paperblog.com/)

A causa dello smog chi abita nella pianura Padana vive tre anni in meno dei suoi connazionali. Ogni anno in Europa lo smog uccide 310 mila persone, di cui 50 mila in Italia. A rivelarlo è l'ultimo rapporto redatto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente di Copenaghen: “Air Quality in Europe 2011”.

Le regioni più esposte all’inquinamento sono la pianura Padana e il Benelux, regione situata tra il Belgio ed il Lussemburgo. Il rapporto ha poi evidenziato che oltre un quinto della popolazione europea vive in zone altamente inquinate, con rischi seri per la salute. Lo smog causa un aumento di morti per patologie cardiache, respiratorie e tumori.
Uno studio tedesco pubblicato su Environmental Health Perspective ha rilevato che al crescere di ogni 2,5 microgrammi su metro cubo di particolato fine, il PM 2,5, in media la pressione minima sale di 1,4 mmHg e la massima di 0,9 mmHg. Maggiore l’aumento dei millimetri di mercurio in chi vive vicino a strade molto trafficate.
Francesco Forastiere, del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, ha dichiarato che “la ricerca, eseguita dalle università di Colonia, Essen e Dusserldorf, è un altro tassello a sostegno dell’ipotesi che il particolato ultrafine, penetrando negli alveoli polmonari e da lì passando nel sangue, produca uno stato infiammatorio generalizzato in grado di produrre placche aterosclerotiche”.

E intanto in Italia, dopo l'ennesimo superamento dei limiti di polveri sottili nell'atmosfera, sono scattate a Roma, Milano e Firenze le misure anti-smog. Secondo Legambiente, sono ben 46 i centri urbani che hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. In testa c'è Torino che ben 124 volte ha superato la soglia giornaliera oltre la quale l'inquinamento diventa pericoloso per la salute, insieme ad altre due città del nord, Milano e Verona (entrambe con 107 sforamenti).

Già da un anno l'Italia è stata deferita alla Corte di giustizia Europea per non aver rispettato la Direttiva Ue sulla qualità dell’aria.



Non è migliore, purtroppo, la composizione dell'acqua e del cibo utilizzati:
è quanto emerge dall'articolo pubblicato su http://it.paperblog.com/users/michelotto/





I metalli pesanti nell' ambiente e nel cibo più diffusi di quanto si creda
Creato il 19 aprile 2012 da Michelotto

Alcune più o meno recenti notizie di cronaca che mi è capitato di trovare in rete hanno riproposto drammaticamente il tema dell' inquinamento ambientale.

Una riguarda la Coca-Cola, condannata in India ad un mega-risarcimento per danni ambientali; un' altra la presenza di metalli pesanti (notoriamente tossici) provenienti dagli inceneritori e riscontrati in molti comuni prodotti alimentari (di cui è fornito un elenco nella pagina cui si accede cliccando sul link precedente), grazie ad una indagine da parte di due scienziati di Modena; infine dei gravi episodi di contaminazione da piombo avvenuti in Cina che, nella sua forsennata corsa verso l' emancipazione, spesso si trova a subire spiacevoli contraccolpi, come la cronaca ci ha abituato a constatare.

Prendendo spunto dal fatto che in tutti i casi di cui si parla sono implicati metalli pesanti, voglio soffermarmi su una particolarità ad essi legata di cui forse si parla poco, e che invece ci fa capire meglio il pericolo in tutta la sua dimensione, perchè se le sostanze tossiche ambientali di tipo organico (cioè tutti quei composti a base di carbonio che derivano da organismi viventi) sono tutte, almeno in linea di principio, biodegradabili (cioè scindibili in molecole più semplici ed innocue), i metalli rimangono inalterati e, a meno che non si faccia qualcosa per eliminarli attivamente da un organismo che ne sia intossicato, col tempo possono solo accumularvisi, dato che questo non dispone di mezzi naturali per espellerli.

Questa caratteristica ha come corollario un fenomeno chiamato biomagnificazione, che sta a indicare il progressivo aumento di concentrazione che una data sostanza subisce man mano che si procede da una specie animale all' altra nelle varie tappe di una catena alimentare.

L'esempio tipico ci viene da un pesce che si nutre di plancton in cui sia presente un inquinante in una determinata concentrazione, ma che nel pesce considerato tenderà ad aumentare, dato che la sostanza non verrà rimossa.

Il pesce a sua volta viene mangiato da un pesce più grande, che per lo stesso motivo vedrà incrementare ulteriormente la concentrazione, e così via fino all' uomo, che in questo caso rappresenta l' ultimo anello della catena, e perciò il più esposto a contaminazione.

Un altro motivo importante di pericolo è rappresentato dalla capacità da parte di tutti i metalli pesanti di attraversare la placenta, e quindi di interessare il feto, per via di possibili malformazioni o anche aborto.

Tra i metalli più diffusi e tossici ci sono piombo, mercurio e cadmio, la cui pericolosità, come dice il dr. Henry Schroeder, massimo esperto mondiale nella fisiologia dei metalli pesanti, è dovuta soprattutto al fatto che essi tendono a sostituirsi ad altri metalli che svolgono un preciso ruolo nell' organismo nell' attivare determinati enzimi, ossia catalizzatori fondamentali nella fisiologia cellulare.

In altri casi questi finiscono col fissarsi in certi tessuti, provocando irritazione e determinandone il malfunzionamento.


Inoltre è risaputo che tutti i metalli tossici producono radicali liberi, ormai riconosciuti universalmente come agenti di malattie degenerative e invecchiamento.

Recentemente è stato anche accertato che, almeno in qualche sua forma, alla base del morbo di Alzheimer ci sarebbe un accumulo di alluminio nel tessuto nervoso.

Veniamo adesso a una breve rassegna di questi:

Mercurio
E' molto diffuso in ogni habitat, potendo provenire dalle più disparate fonti. Esso si ritrova infatti nell' uso industriale, nei fertilizzanti, in vari strumenti professionali, come manometri, termometri (ormai divenuti obsoleti) e barometri, nell' impiantistica elettrica ed elettronica (computer, telefonini), in elettrodomestici, nelle lampadine a fluorescenza, nel materiale per amalgame dentali. Inoltre è prodotto dalla combustione dei rifiuti (termovalorizzatori), dalle centrali a carbone e dall' estrazione mineraria di oro e argento.

Quello immesso nell' atmosfera (che può essere trasportato dal vento anche molto lontano dal luogo di provenienza, il che ne fa un ulteriore motivo di allarme) ricade facilmente sul suolo, dove viene trasformato da alcuni microrganismi acquatici in metilmercurio, la forma organica più tossica di questo elemento, che entra facilmente nella catena alimentare.

Per un motivo che non mi è mai stato chiaro, tende a concentrarsi particolarmente nei pesci, ma, contrariamente a quanto si pensi comunemente, sono soprattutto i pesci di acque dolci, dove vanno a finire direttamente gli scarichi industriali, i più colpiti.

Per questo, per i motivi appena detti, a scopo cautelativo è consigliabile dare la preferenza a pesci di piccola taglia, se non vogliamo privarci di questo alimento.

Il mercurio si concentra in reni, fegato e sistema nervoso, dove può produrre vari disturbi, fra cui l' autismo e danni alla vista e all' udito.

A tal proposito basta ricordare che tra il '700 e l' '800, quando si usava il nitrato di mercurio per la manifattura di cappelli di feltro, si verificarono parecchi casi di avvelenamento presso i fabbricanti di cappelli, che accusavano tremori, instabilità emotiva, insonnia, demenza e allucinazioni.

E il personaggio del Cappellaio Matto nella nota favola di "Alice nel paese delle meraviglie" si ispira proprio a questi episodi.

Piombo
Il piombo è molto conosciuto e usato fin dalla remota antichità (già nel 3800 a. C. se ne hanno notizie) per la facilità di lavorazione dovuta alla sua malleabilità.

I Romani ne facevano largo uso per le tubature degli acquedotti, per i rivestimenti di vasellame e stoviglie e recipienti per la cottura di alimenti. Veniva a volte persino aggiunto in forma di composto come additivo per migliorare il gusto di certi vini scadenti (evidentemente non del tutto coscienti della sua pericolosità).

Non sorprende dunque che nei loro scheletri si sia spesso riscontrata una concentrazione elevatissima di questo metallo.

Qualcuno persino ipotizza che l' eccentrico comportamento di alcuni imperatori romani fosse dovuto a disturbi mentali causati proprio dal saturnismo (come si definisce l' intossicazione cronica da piombo), come pure lo stesso declino dell' Impero Romano.

Questo tipo di intossicazione, il più noto e studiato fra quelli attribuibili a metalli, colpisce infatti, oltre ai globuli rossi e ai reni, causando anemia e danni renali, le ossa, il fegato, il midollo osseo e il sistema nervoso.
I disturbi variano però a seconda se l' intossicazione è acuta oppure cronica. Nel primo caso si possono verificare vertigini, insonnia, irritabilità, crisi convulsive e coma.

C'è da dire anche che i bambini rischiano molto di più. Essi possono riportare danni molto seri al loro sistema nervoso ancora in via di sviluppo, come ritardo mentale, essendo le conseguenze dell' avvelenamento da piombo irreversibili.

I suoi effetti nocivi si possono far ricondurre principalmente alla sua affinità col calcio. Per questo tende a sostituirsi ad esso nelle ossa, e a interferire nella trasmissione nervosa, nella cui fisiologia è implicato appunto il calcio.


Le fonti di inquinamento sono anche in questo caso molteplici e variegate, quasi tutte antropiche (dovute alla mano dell' uomo), e annoverano benzina al piombo (ormai in disuso, per fortuna), scarichi industriali, vernici, pesticidi, inchiostri, tubature, contenitori o imballaggi per alimenti, ma temo che la lista non sia completa.


Cina: si lotta per contenere l'inquinamento da... di euronews-it

Cadmio
Questo elemento interferisce con lo zinco, un metallo fondamentale utilizzato dal nostro corpo in più di duecento reazioni enzimatiche, causando ipertensione, arteriosclerosi, cancro polmonare, oltre a disturbi gastrointestinali e all' apparato riproduttivo, coinvolgendo fegato, reni e arterie di cui provoca l' indurimento.

Si trova nell' aria come prodotto degli inceneritori o di fabbriche di batterie e semiconduttori e come scarto della lavorazione industriale dello zinco. Anche le sigarette possono contribuire all' intossicazione, come pure tè e caffè.

Ma anche l' acqua può costituire un veicolo, in quanto nelle zone contraddistinte da acque "morbide", queste possono corrodere le tubature dell' acquedotto facendo rilasciare il cadmio eventualmente presente come prodotto della lavorazione dei materiali di cui sono fatte.

Il cadmio però presenta una particolarità, di cui non si fa quasi mai menzione, che esemplifica forse meglio che negli altri casi appena trattati il rischio legato alla manipolazione degli alimenti.

Infatti la notevole affinità strutturale del cadmio con lo zinco fa sì che nelle cellule che li utilizzano si inneschi un meccanismo competitivo, per cui se il rapporto standard zinco/cadmio si sposta a favore di quest' ultimo, la cellula (che non sa distinguere fra i due l' elemento "sano") tenderà a preferirlo utilizzandolo al posto dello zinco .

Naturalmente l' affinità tra i due metalli non implica che il cadmio abbia la stessa valenza biologica dello zinco, che in effetti non potrà essere sostituito nelle funzioni che è chiamato a svolgere nel nostro organismo.

Tutto questo ha delle implicazioni molto interessanti, considerando gli alimenti come possibile fonte di contaminazione (e nella fattispecie i chicchi dei cereali) in quanto, essendo il cadmio concentrato nell' endosperma (la parte più interna del chicco) e nel germe, contrariamente allo zinco, distribuito soprattutto nella buccia e nel germe, con la raffinazione (in cui, come sappiamo, viene asportata la crusca, cioè la parte più esterna) lo zinco viene in massima parte eliminato, mentre il cadmio ci rimane praticamente tutto.

Così l' alterazione del rapporto fra i due elementi a favore del cadmio che ne consegue non fa che favorire l' assorbimento di quello indesiderabile, a scapito di quello utile.

Questo esempio, oltre ad essere un motivo ulteriore per convincerci dell' opportunità di preferire gli alimenti integrali a quelli raffinati, dimostra anche l' importanza di una buona nutrizione, in cui cioè siano presenti, in congrue quantità, tutti i nutrienti, ma con particolare considerazione per i minerali-traccia, vitamine e antiossidanti, tutti elementi, com' è noto, decisamente carenti nell' alimentazione moderna di massa.

Se minerali come lo zinco del nostro esempio (ma anche magnesio, cromo, selenio ed altri) sono presenti in buona quantità, per i motivi che abbiamo visto potranno porsi in posizione vantaggiosa nella competizione con i metalli tossici, riducendone al minimo i danni.

Del resto è risaputo che chi si nutre bene e gode di migliore salute è in grado di difendersi meglio da qualsiasi attacco esterno.

Insomma, se dopo questo non approfondito excursus sull' onnipresente inquinamento ambientale da metalli pesanti non c'è affatto da stare allegri, possiamo in compenso sapere che abbiamo la possibilità di proteggerci più di quanto si immagini per mezzo soprattutto di una oculata e appropriata nutrizione.

Per saperne di più sull' importanza di una alimentazione davvero sana, in che consiste e come assicurarci che ciò che mangiamo sia davvero ricco di sostanze utili e il più possibile privo di veleni, consiglio vivamente l' ebook "L' Inganno del Cibo" di Amos Boilini.



Ecco dove l'inquinamento ambientale UCCIDE di più...
L'Italia ammalata dalle industrie e dalle discariche. Ecco dove si muore di più.

Nel cerchio rosso alcune delle aree soggette a maggiore inquinamento ambientale industriale.

Il ministero della salute ha finanziato un progetto davvero ambizioso, volto a comprendere la situazione sanitaria di 44 luoghi altamente inquinati, sparsi per tutta la penisola e le isole maggiori, in cui le condizioni ambientali fanno ammalare e morire la popolazione più della media nazionale. Si parla ovviamente Porto Marghera, di Gela, ma anche di Porto Torres, dove il livello di contaminazione dei suoli e delle falde è risultato davvero pesante, come pesanti sono risultate le conseguenze per la salute e la vita di chi ci abita.

In questi siti si dovrebbe bonificare, ma lo si è fatto? Lo si farà? Nella maggior parte dei casi non si è affatto ancora nulla.

I dati di mortalità diffusi riguardano il periodo 1995-2002.

Le morti osservate in questi siti sono tutti superiori a quelle che ci si potrebbe mediamente aspettare, ed ecco i numeri: 3.508 in otto anni: questo il surplus di mortalità nelle aree a forte esposizione industriale. Su 403.000 morti complessivi però il dubbio c'è su almeno 10,000 decessi.

Ci sono insomma 5,5 milioni di abitanti, 298 comuni in cui si muore di più per cancro o gravi malattie rispetto al resto d'Italia e questo non dipende solo da redditi e scolarizzazione più bassa, che ad esempio ti può portare a compiere azioni sbagliate o ad alimentarti in modo poco corretto, ma perchè l'ambiente in cui queste persone vivono è pregno di veleni.

Tutto questo è figlio dell'inquinamento industriale degli anni del boom economico sino alla fine degli anni 70, quando tutto è stato contaminato in modo pesante.

Sarebbero ben 416 i morti in eccesso per tumore alla pleura nei siti contaminati da amianto, per la presenza di cave di estrazione del minerale o di impianti di lavorazione (Balangero, Casale Monferrato, Broni, i dintorni dello stabilimento Fibronit di Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli e alcuni comuni lungo il litorale vesuviano).

Che dire poi delle raffinerie di Porto Torres e Gela, delle acciaierie di Taranto, delle miniere del Sulcis-Iglesiente e della chimica di Porto Marghera: qui sono numerosi i casi di tumore al polmone e quelli di malattie respiratorie anche gravi.

Cosa dire dei decessi supplementari per insufficienza renale e altre malattie del sistema urinario causati dalle emissioni di metalli pesanti, composti alogenati e idrocarburi degli stabilimenti di Piombino, Massa Carrara, Orbetello o la bassa valle del fiume Chienti.

Potremmo andare avanti per molto: ci fermiamo alla Laguna di Grado-Marano e nella zona Nord di Trento (sede di impianti di produzione del piombo tetraetile fino alla fine degli anni settanta) dove sono stati segnalati incrementi di malattie neurologiche come il morbo di Parkinson, probabilente dovuto alle emissioni di piombo, mercurio e solventi organoalogenati.

Cosa aggiungere: chi è causa del suo male pianga se stesso.

Report di Alessio Grosso in meteolive.leonardo.it

La zeolite clinoptilite, già usata a Chernobyl, per ridurre danni all'ambiente e alle persone può rappresentare un concreto aiuto in caso di radioattività.

Nube radioattiva. L'origine di questa informazione è assolutamente ufficiale ed è iniziata da Meteo France e dalla diffusione di un video che ha mostrato chiaramente l'entità del problema:
http://www.irsn.fr/FR/popup/Pages/irsn-meteo-france_19mars.aspx

diffusione nuvola radioattiva CESIO 137



Giappone fuori controllo, anche l'Italia è a rischio
Pubblicato da salute.pourfemme.it
Mercoledì, 13 Aprile 2011

Il Giappone è fuori controllo, e il disastro nucleare avrà un impatto anche sulla salute della popolazione italiana.

Come sappiamo, infatti, la nube radioattiva ha raggiunto anche l'Europa, e il pericolo legato al cibo globalizzato rischia di diventare realtà, soprattutto dopo che le autorità giapponesi hanno alzato il livello di gravità del disastro nucleare di Fukushima a 7.

La classificazione dell'incidente nucleare, inevitabilmente, ci riporta in dietro con la mente alla tragedia di Cernobyl, per la quale fu stabilito lo stesso grado di gravità.

Sergio Ulgiati, professore di Chimica dell'Università Parthenope di Napoli, e membro del Comitato scientifico di Wwf Italia, ha dichiarato che:

L'ipotesi peggiore da scongiurare è un'esplosione di idrogeno con l'immissione di forti quantitativi nell'atmosfera, che comporterebbe elevati rischi di contaminazione della catena alimentare. Pericolo legato soprattutto al commercio globalizzato del cibo.

La contaminazione degli alimenti, infatti, passa prima di tutto per il rilascio di radiazioni di media a lunga durata nell'atmosfera e nell'acqua, con il rischio di compromette gravemente la catena alimentare. Chiaramente, il pericolo riguarda in primis le aree geografiche limitrofe, come Cina e Corea, ma noi non ne siamo esenti, considerando il commercio globalizzato del cibo.

Secondo Ulgiati, infatti, gli effetti del disastro nucleare di Fukushima, si manifesteranno anche nel nostro Paese, sebbene la portata dell'incidente non sia ancora incalcolabile. Legambiente ha dichiarato che la situazione è come quella di Cernobyl e punta il dito contro le reticenze e la disinformazione. Lo stesso presidente Vittorio Cogliati Dezza prevede un futuro cupo per il Giappone e per la salute globale dopo la catastrofe di Fukushima, minacciata da una crescita esponenziale delle patologie legate alla contaminazione, destinate ad aumentare con il passare dei decenni.

Gli effetti delle radiazioni
La terra possiede una radioattività naturale dovuta alle radiazioni che si sprigionano dalle rocce della crosta terrestre e dalle radiazioni che provengono dallo spazio.

Negli ultimi decenni, le esplosioni nucleari,le radiazioni sfuggite alle atomiche e aquelle prodotte dalle apparechiature mediche e industriali hanno contribuito ad aumentare la radioattività naturale portandola a livelli pericolosi per i viventi e per l'ambiente.



Le cellule e i tessuti esposti a radiazioni ionizzantii subiscono lesioni che possono essere temporanee o permanenti a seconda della dose, della via di esposizione -irraggiamento esterno, inalazione, ingestione- della radiazione assorbita, e della sensibilità del tessuto irradiato. L’esposizione a dosi di radiazioni insufficienti a causare la distruzione immediata delle cellule può comunque portare lesioni rilevabili dopo alcuni anni. I tessuti più sensibili alle radiazioni sono quelli ad elevato ricambio cellulare come il midollo osseo,la pelle, le mucose, gli spermatozoi. I danni più gravi derivano dall’interazione delle radiazioni ionizzanti con i cromosomi del DNA.

L’esposizione protratta, a parità di dose di radiazioni ionizzanti,è meglio tollerata dai tessuti rispetto alla stessa dose assorbita in tempi brevi. Alcuni danni, infatti, possono essere riparati mentre l’esposizione è ancora in corso, tuttavia se la dose di radiazioni assorbita è sufficiente a provocare gravi lesioni, i meccanismi di riparazione diventano insufficienti.

Gli effetti provocati da radiazioni ionizzanti possono essere somatici e genetici. I primi interessano i diversi tessuti dell’organismo, i secondi colpiscono le cellule deputate alla riproduzione causando alterazioni genetiche nei discendenti dell’individuo irradiato.
I danni possono verificarsi in conseguenza a irradiazioni acute o a effetti cronici derivanti da esposizioni continuate.
L’irradiazione acuta corrisponde a dosi elevate di radiazioni in conseguenza di eventi eccezionali come catastrofi ecologiche o esplosioni nucleari. Le radiazioni sono estese a tutto il corpo e provocano lesioni e quadri clinici caratteristici.

L’unità di misura utilizzata per quantificare la dose di radiazioni assorbita è il gray (Gy).

Per dosi superiori a 5-6 Gy la sopravvivenza è impossibile, la morte interviene nel 100% dei casi nel giro di pochi giorni, per diarrea emorragica grave e disidratazione o perché viene colpito in maniera rilevante il sistema nervoso centrale.

Tra i 2 e i 4,5 Gy la mortalità rimane elevata. Si manifestano gravi danni alle cellule del sangue al livello del midollo osseo che le produce, causando emorragie, infezioni, anemia, danni all'apparato gastrointestinale con vomito e diarrea, perdita di peso, lesioni alla pelle e ad altri tessuti, sterilità, danni fetali.

Tra 1 e 2 Gy i sintomi sono attenuati e la mortalità è bassa, mentre per dosi inferiori a 1 Gy i disturbi acuti sono reversibili e la mortalità quasi nulla. L'assorbimento di radiazioni da parte di piccole parti del corpo provoca un danno localizzato ai tessuti. E’ colpita soprattutto la pelle, con lesioni di diversa gravità fino a ulcerazioni a lenta guarigione.

Gli effetti cronici sono tardivi e provocati da un' esposizione continua e permanente di piccole dosi di radiazioni ionizzanti con elevato accumulo delle stesse. Comportano un accorciamento dell’aspettativa di vita e un' alta probabilità di ammalarsi di tumori soprattutto del sangue (leucemie) e delle ossa (osteosarcoma) che possono manifestarsi già a due anni dall’esposizione.

Statisticamente frequenti sono i tumori alla mammella, alla tiroide, al polmone e alla pelle, che insorgono dopo un periodo di latenza più lungo, superiore ai 5 anni. Non è stata dimostrata ad oggi un’evidenza che le radiazioni ionizzanti possano indurre leucemia linfatica cronica, linfoma di Hodgkin e carcinoma del collo uterino. Si possono avere anche danni cronici localizzati che colpiscono la pelle (radiodermite) o l’occhio (cataratta) ( fonte ARPAV Veneto).
Acido lattico ed attività sportiva


L'ATP (adenosina trifosfato) è il composto utilizzato dall'organismo per ricavare l'energia necessaria ai vari processi biologici. Durante l'attività fisica le richieste metaboliche aumentano e si rende necessaria una maggiore produzione di ATP. Tale composto deriva soprattutto dall'ossidazione di carboidrati e di grassi e, in misura minore, dalle proteine in percentuali diverse a seconda dell'intensità dello sforzo. Durante uno sforzo molto intenso i normali meccanismi di sintesi diventano insufficienti e si rende necessaria l'attivazione di uno o più sistemi ausiliari. Se da un lato tutto ciò consente una maggiore produzione d'energia dall'altro causa un aumento della produzione di lattato (acido lattico).

Quando la velocità di sintesi di acido lattico supera la capacità dell’organismo di metabolizzarlo si verifica un brusco incremento della sua concentrazione ematica e ciò corrisponde grossomodo alla soglia anaerobica che costituisce per ogni individuo la capacità di sostenere un esercizio prolungato. Esso rappresenta, altresì, il punto di attivazione massiccia del meccanismo anaerobico, cioè quel punto di demarcazione fra esercizio moderato ed intenso oltre il quale la produzione di anidride carbonica (CO2), la ventilazione (atti respiratori al minuto), ed il livello di acido lattico prodotto crescono rapidamente, con conseguente insorgenza della cosiddetta fatica muscolare.

La glicolisi anaerobica ha un rendimento energetico 20 volte inferiore rispetto alla glicolisi aerobica e causa la produzione di acido lattico, metabolita responsabile della fatica muscolare. Visto che l’ossigeno è l’accettore finale di elettroni di radicali liberi che si formano durante i processi metabolici soprattutto anaerobici, risulta evidente che se si riesce ad eliminare l’iperproduzione di radicali liberi si ha anche una maggiore disponibilità di ossigeno per la produzione di energia necessaria allo sforzo ed una minore produzione di acido lattico che avviene in condizioni anaerobiche.

Tutto ciò determina una miglior resistenza allo sforzo con conseguente aumento delle prestazioni. Inoltre dalla metabolizzazione delle proteine si producono composti ammonici derivanti dalla deaminazione degli aminoacidi che in parte vengono eliminati come urea ma che, se prodotti in quantità eccessiva, possono accumularsi e provocare una vera e propria intossicazione a livello del sistema nervoso centrale provocando confusione e sbandamento, come può avvenire per attività sportive che comportano uno sforzo molto intenso e prolungato, ad esempio nella maratona. Pertanto risulta evidente che la possibilità di eliminare l’eccesso di ammoniaca in circolo crea i presupposti per un miglior rendimento del sistema nervoso centrale accompagnato da una maggiore lucidità durante la competizione

Applicazione nell’attività sportiva
Le zeoliti clinoptiloliti attivate sono caratterizzate da numerose cariche negative presenti nei canali che sono neutralizzate da altrettanti cationi come calcio, magnesio, potassio e sodio e quindi sono in grado di bloccare i radicali liberi, di legare nei canali molecole organiche di varia natura, ad esempio tossine, (funzione di setaccio molecolare) e di rilasciare i cationi in esse presenti legando al loro posto i metalli pesanti e lo ione ammonio tossici (scambiatori di cationi).

Sulla base di tali meccanismi esse sono in grado di diminuire i radicali liberi prodotti dallo sforzo fisico liberando ossigeno utile per attivare i processi aerobici con incremento di produzione di energia e parallela diminuzione di acido lattico che potrà essere metabolizzato più velocemente una volta prodotto. Inoltre la capacità di scambio cationico consente di eliminare lo ione ammonio responsabile a livello del sistema nervoso centrale dello stato di intossicazione con incremento della lucidità dell’atleta oltre che della eliminazione di metalli tossici per l’organismo. Infine l’eliminazione di eventuali tossine presenti nell’organismo contribuisce al miglioramento della resa.

Tutti questi fattori portano anche ad una netta diminuzione dei tempi di recupero degli atleti. Pertanto l'utilizzo di zeolite prima e dopo la sessione di allenamento o la competizione risulta essenziale per assicurare all'atleta una miglior resistenza allo sforzo con incremento delle prestazioni oltre che un miglior recupero in minor tempo alla fine dell'allenamento.



MINERALI TOSSICI

I minerali tossici rilevati dall’A.M.T.(Analisi Minerale Tissutale) sono: Pb, Hg, Al, Cd, As, Be, U, Sb. Sembra che nell’organismo non svolgano una precisa funzione fondamentale; essi vanno a sostituirsi ai minerali utili. L’azione del mineralogramma prevede l’eliminazione dei metalli tossici con riequilibrio di quelli fondamentali.
In questo l’ A.M.T. rivela una sua grande peculiarità, in quanto nelle analisi ospedaliere di routine non vi è modo di evidenziare un’intossicazione da metalli pesanti, se non in alcune situazioni acute o gravi. Un accumulo eccessivo di minerali, e soprattutto di metalli tossici, è correlato a molteplici disfunzioni che spesso sfociano in patologie, anche assai pericolose. Le ricerche hanno dimostrato inoltre che i minerali tossici possono produrre un effetto antagonistico su diversi minerali essenziali, portando disturbi nella loro utilizzazione metabolica.



Intossicazione da Pb (Piombo)

E’ un’intossicazione molto diffusa poiché il Pb è stato largamente usato per la produzione di oggetti di uso comune (es.: tubature idriche) e per la sua ampia diffusione nell’ambiente. Città storiche come Venezia conservano nei muri tubature di Pb, ora vietate dalle leggi comunitarie.

E’ stato scientificamente accertato, tramite l’A.M.T. che L. van Beethoven (esame dei capelli compiuto sulla salma) soffrì nell’ultima parte della vita di Saturnismo, ovvero da intossicazione da Pb, la qual cosa fu probabilmente una delle ragioni principali della sua profonda abulìa-depressiva.

Il Pb può essere assimilato dal feto attraverso la placenta della madre e nell’adulto può sostituire il Ca nelle ossa. Vi sono bimbi di pochi mesi già intossicati da metalli pesanti, acquisiti dalla madre durante la gestazione.


Secondo studi condotti da esperti della Sanità della Comunità Europea, l’ambiente più inquinato dell’occidentale europeo è l’abitacolo della propria automobile. Si è visto che i filtri di carta dei sistemi interni di condizionamento filtrano i pollini ma non i metalli pesanti. I filtri a carboni o più sofisticati, bloccano solo il 50% dei metalli tossici. In genere si ignora la possibilità di installare nella propria automobile dei filtri più idonei a questo riguardo (sono un po’ più costosi e vanno cambiati periodicamente). Tuttavia, essi non fermano del tutto le fonti inquinanti, che comunque sono inalate. Tipico esempio è il piombo di certi carburanti.

Il Pb può essere correlato a lombalgie e disturbi articolari; infatti determina l’alterazione dell’enzima jaluronidasi, con disfunzione del tessuto connettivo, sostanza base delle cartilagini.

Fonti di intossicazione da Pb:

Benzine con piombo
Vernici, smalti e inchiostri
Scarichi industriali
Batterie d’auto
Residui di pesticidi
Tinte per capelli
Fumo da sigaretta (attivo e passivo)
Acqua contaminata

Sintomi Associati all'intossicazione:
Aborto spontaneo
Affaticamento
Allucinazioni
Anemia
Ansietà
Arteriosclerosi
Artrite reumatoide
Aterosclerosi
Attività cerebrale alterata
Calo della libido
Carie dentarie
Cecità
Coliche
Comportamento psicotico
Convulsioni
Costipazione
Depressione mentale
Disfunzioni epatiche
Disfunzioni renali
Dislessia
Distrofia muscolare
Dolori addominali
Encefaliti
Epilessia
Gotta
Impotenza
Incubi
Insonnia
Insufficienza surrenale
Ipercinesi
Ipopituitarismo
Ipotiroidismo
Lombaggini
Mestruazioni difficile
Morbo di Parkinson
Nefriti
Osteoartriti
Perdita di memoria
Perdita di peso
Piorrea
Problemi cardiovascolari
Rachitismo
Ritardo mentale
Scarsa concentrazione
Schizofrenia
Sclerosi multipla
Sordità
Sterilità
Umore instabile
Vertigini


Intossicazione da Hg (Mercurio)
Molto diffusa, come la precedente, poiché le vie di contatto con tale materiale sono molte (acqua, aria, cibo …) Come per il Pb, anche l’Hg può essere assorbito attraverso la placenta, ma anche attraverso il latte materno. Intossicazione da Cu e carenza di Zn sono associate all’intossicazione da Hg. I'Hg influenza direttamente la tiroide. Le amalgame dentali contenenti Hg sono da tempo accusate di avvelenare l’organismo. Si ricorda che l’acqua non viene considerata potabile, in base alla normativa nazionale, quando il valore di Hg supera le due parti per milione.

Fonti di intossicazione da Hg:

Amalgame dentali
Acqua contaminata
Fungicidi al Hg su verdure
Soluzioni per lenti a contatto
Esposizioni professionali
Tonno e pesce spada
Alcuni farmaci, tra cui alcuni diuretici
Mercuriocromo


Sintomi associati all’intossicazione da Hg:

Alopecia
Anoressia
Atassia
Danni cerebrali
Danni renali
Debolezza muscolare
Depressione
Dermatiti
Disfunzione tiroidea
Disturbi visivi
Disfunzioni immunitarie
Dolori articolari
Eccessiva salivazione
Emicranie
Eruzioni cutanee
Insonnia
Intorpidimento degli arti
Iperattività
Nervosismo
Perdita dell’autocontrollo
Perdita dell’udito
Perdita di memoria
Perdita vista periferica
Rossore
Schizofrenia
Scoraggiamento
Timidezza
Tremori
Umore instabile
Vertigini
Vaccini



Intossicazione da Al (Alluminio)
Pur essendo molto diffuso, questo metallo non viene assorbito in quantità elevate. Notevole importanza per l’assorbimento di Al si ha quando i minerali antagonisti utili sono in difetto, nonché quando vi è uno squilibrio dell’efficienza dell’ormone paratiroideo. Fegato, ossa polmoni, tiroide e cervello sono i siti in cui si immagazzina l’Al nel nostro organismo. La percentuale di Al nel capello è in stretta relazione alla percentuale presente nelle ossa. E’ accertato che il morbo di Alzheimer è correlato anche ad alte quantità di Al nel tessuto cerebrale.

Fonte di intossicazione da Al:
Lattine e Pentole
Antitraspiranti
Acqua potabile
Lieviti artificiali
Alcuni formaggi conservati
Talora farina raffinata
Antiacidi
Emodialisi
Agenti essiccanti
Cosmetici

Una ricerca dell’autunno 2000 del dott. R. Chinellato, chimico, svolta tramite spettrofotometro presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, avente per obiettivo l’aranciata in lattine, rivela che anche in presenza di un degrado del rivestimento interno apparentemente non degno d’interesse, l’Al della lattina viene ceduto alla bibita fino ad una concentrazione di 0,5 mg/lt, equivalente ad oltre il doppio della concentrazione massima prevista dalle normative nazionale.

Sintomi associati all’intossicazione da Al:

Anemia
Avversione alla carne
Bruciori di stomaco
Carie dentali
Coliche intestinali e Coliti
Confusione mentale
Demenza in soggetti emodializzati
Disfunzioni epatiche
Disfunzioni renali
Disturbi neuromuscolari
Emolisi
Flatulenza
Ipoparatiroidismo
Leucocitosi
Mal di testa
Morbo di Alzheimer
Morbo di Parkinson
Osteomalacia
Paralisi muscolare
Perdita di memoria
Porfiria
Sclerosi laterale amiotrofica
Tendenza a raffreddori
Ulcera peptica



Intossicazione da Cd (cadmio)
Può causare patologie letali quali attacchi di cuore, cancro e diabete ed è strettamente correlata alla carenza di Zn. Il Cd si accumula principalmente in reni e fegato ed è considerato più tossico di Pb e Hg. La percentuale di Cd nel capello è in stretta relazione alla percentuale presente nel rene. La dechelazione del Cd è tra le più lunghe e può richiedere alcuni anni.

Fonti di intossicazione da Cd:

Coltura in suoli contaminati
Acqua contaminata
Pesci oceanici - tonno merluzzo
Fumo di sigaretta
Caffè espresso
Bevande a base di cola
Cibi raffinati e conservati
Saldature delle lattine
Amalgama dentale
Vernici (esposizione professionale)
Gas di scarico
Inceneritori


Sintomi associati all’intossicazione da Cd:
Alopecia
Anemia
Arteriosclerosi
Artrite reumatoide
Aterosclerosi
Calo della fertilità
Calo della libido
Cancro
Cirrosi epatica
Ipercolesterolemia
Diabete
Sindromi polmonari
Disturbi cardiovascolari
Emicranie
Emorragie cerebrali
Enfisema
Infiammazioni
Cardiopatie
Iperattività infantile
Iperlipidema
Ipertensione
Ipoglicemia
Ischemia cerebrale
Patologie renali
Patologie vascolari
Osteoartriti
Osteoporosi
Ritardata crescita
Schizofrenia


Intossicazione da As (Arsenico)
Distinguiamo l’As in As organico o arenato e in As inorganico o arsenico. Fonti di intossicazione di As organico: alcuni alimenti, ma soprattutto pesci (come nel caso del Hg, ciò è dovuto all’inquinamento marino derivante dalle attività industriali umane).

Fonti di intossicazione di As inorganico:

Pesticidi
Birra
Sale
Acqua
Vernici
Cosmetici
Pigmenti
Veleni per topi
Fungicidi
Conservanti per lengo




Sintomi associati all’intossicazione da As:

Anoressia
Caduta dei capelli
Cefalea
Cheratosi
Danni renali
Debolezza
Dermatiti
Diarrea
Disfunzioni epatiche
Dolori addominali
ECG anomalo
Dema
Febbre
Gozzo
Herpes
Itterizia
Mal di gola
Neurite periferica
Pallore
Convalescenze problematiche
Spasmi muscolari
Stomatiti
Vasodilatazioni
Vertigini
Cancro nelle forti intossicazioni

Recenti indagini svolte con lo spettrofotometro sui capelli di Napoleone, hanno rivelato un tasso d’As otto volte maggiore di quello ritenuto già pericoloso per l’organismo umano. Secondo alcuni storici, i servizi segreti inglesi avrebbero potuto intossicare Napoleone quotidianamente, o tramite il caffè, o facendo periodicamente imbiancare le pareti delle stanze dell’esilio di Sant’Elena con dipinture inquinate d’As. Napoleone morì di emorragia allo stomaco, dovuta probabilmente ad un ulcera tumorale, succeduta ad una gastrite cronica complicata.


Intossicazione da Be (Berillio)
Avviene per via respiratoria, cutanea o digerente ma è considerata oggi relativamente rara. Il Be è utilizzato per aumentare la resistenza di alcune leghe metalliche, mentre negli anni ’50 era utilizzato per la preparazione di polveri fluorescenti per lampade a illuminazione. E’ inoltre presente nelle schede elettroniche di ultima generazione, per cui, coloro che lavorano alla collocazione delle medesime in catena di montaggio, rischiamo un accumulo pericoloso di Be.

Fonti di intossicazione di Be: esposizioni professionali

Sintomi associati all’intossicazione di Be:
Dispnea
Tachipnea
Deficit della diffusione dei gas respiratori
Riduzione della capacità polmonare


Intossicazione da Sb (Stibio)
L’antimonio non è un elemento essenziale ed è chimicamente molto simile all’As. Come per l’As, il capello è un tessuto significativo per determinare l’esposizione o un accumulo organico. Si sono rilevati alti livelli di Sb sul capello anche dopo un anno dell’esposizione .L’esame delle urine può confermare una esposizione recente, o in corso, all’Sb.

Fonti di intossicazione di Sb:
il cibo
il fumo
la polvere da sparo
i tessuti ignifughi a contatto con la pelle

Sintomi associati all’intossicazione di Sb:
Affaticamento
Debolezza muscolare
Miopatia
Sapore metallico in bocca
Sintomi successivi possono includere disfunzioni cardiache
Un assorbimento attraverso la cute può portare a “macchie da Sb” che ricordano la varicella
L’inalazione di polveri o particelle di Sb può causare irritazione dei tessuti respiratori


Intossicazione da U (Uranio)
Il capello è il tessuto dell’organismo all’interno del quale è più facile riscontrare l’eccessivo accumulo di uranio. Gli altri tessuti, in genere, non lo accumulano, ma lo assorbono. L’U di maggiore facilità di assorbimento è quello in sospensione nell’aria, quindi l’assimilazione avverrà a livello degli alveoli polmonari. L’U viene usato principalmente come combustibile nucleare. Anche l’esame delle urine, oltre al mineralogrammo, può confermare la presenza di un e ccesso di U all’interno dell’organismo.

Fonti di intossicazione di U:
Nel terreno
A bassi dosaggi anche all’interno della falde di acqua potabile
Articoli de vetro colorati di giallo
Nei bicchieri colorati
Oggetti di ceramica soprattutto se antichi

Sintomi associati all’intossicazione di U:
Gli effetti da intossicazione da U, per ora, non sono ancora stati definiti in modo chiaro.


Fonte: www.toxicitymap.eu


Eco(R)esistenza