D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


martedì 23 aprile 2013

Le regole non praticabili stimolano l'illegalità


DI LORENZO D’AMELIO

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Esistono almeno tre modi per proteggere l'illegalità italiana: non raccontarla (assecondare), usare le menzogne come difesa (disinformazione) oppure renderla abitudinaria (assuefare). L'ultima delle tre possibilità è la meno considerata, ma è senza dubbio altrettanto efficace delle prime due. Prima di calarci in un esempio concreto, vorrei farvi notare quanto oltre al dovere di rispettare le regole esista la necessità dell'intelligenza delle norme cui affidarsi. Obbligare la società a rispettare regole non praticabili provoca ingenti danni culturali, più di quelli che si possano immaginare.
Consideriamo quanto avviene con i cartelli stradali, i quali magari pongono il divieto di superare i 50km/h su rettilinei in discesa lunghi chilometri. Tale eccessiva rigidità spesso viene usata dall'autorità locale semplicemente per evitare di assumersi qualsivoglia responsabilità, ma in questa maniera impone una regola pressoché impossibile da rispettare. E' un classico esempio dove una norma, in quanto non praticabile, viene di continuo infranta. Da qua nasce però un ragionamento mentale/culturale tragico, che invita a violare le norme fastidiose provocando un circolo vizioso in favore della crescita dell'illegalità.
Finché non avremo il coraggio di utilizzare leggi praticabili a tutti gli effetti, saremo un popolo costretto ad avere l'illegalità nel DNA, con la forza dell'abitudine (assuefazione) nell'infrangere le regole. Il gusto della democrazia dovrebbe stare nella discussione delle regole, l'ex magistrato Gherardo Colombo ha scritto: “La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non lo comprendono tendono a eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà”.
Simile, seppur meriterebbe un approfondimento a parte, è l'argomento peer-to-peer.Vale a dire lo scambio di files tra più computer collegati ad internet. Il cittadino digitale utilizza questo strumento per ampliare e migliorare la propria conoscenza (su films, documentari, musica et cetera), ma viene additato come un fuorilegge. Maacculturarsi non può essere un crimine.