D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


giovedì 6 giugno 2013

Mostri senza crisi esperimenti sopra le nostre teste



Il drone che vola sull’Italia. Si chiama nEUROn e arriverà da noi per alcuni test segreti. Gli USA: entro il 2020 li vedremo ovunque

Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha discusso lo sviluppo di robot letali in una riunione di fine maggio a Ginevra . Lo Human Rights Watch ha intenzione di lanciare una campagna per sensibilizzare i governi di tutto il mondo sul tema dell’utilizzo preventivo di robot killer che possono decidere di attaccare bersagli senza consultare prima il proprio “controllore” umano. Nonostante il Pentagono abbia espresso più di una volta, con assoluta certezza, l’idea che gli USA non utilizzeranno mai armi e dispositivi bellici senza appropriati livelli di sicurezza e di controllo, il panorama ha la necessità di essere libero da dubbi ed eventuali sviluppi paralleli segreti.
Il problema è proprio quello di un’adozione parallela di tecnologie simili, magari da parte di nazioni a regime autoritario, dopo che le basi e le tecniche di costruzione sono state, involontariamente, condivise (oppure rubate come nel caso della Cina). “La politica di autocontrollo può essere utile ma non rappresenterebbe la soluzione definitiva se altre nazioni cominciassero a distribuire sistemi bellici completamente autonomi” – ha espresso il consiglio degli Human Rights in una dichiarazione del 28 maggio .
Considerate che questi Terminator non esistono ancora nella vita reale ma che ci sono aziende che, nel breve periodo, potrebbero realizzarli. Allo stato attuale sono necessari diversi piloti e operatori di volo per fa decollare e comandare i più grandi droni dei militari, come l’MQ-1 Predator o l’MQ-9 Reaper. Lo stesso esempio può essere applicato a robot di terra e a quelli che si aggirano per i mari, al di sopra e al di sotto della linea di galleggiamento. DreamHammer è una ditta che produce un sistema chiamato Ballista, che permette ad una persona di controllare più droni. Il suo amministratore delegato, Nelson Paez, ha spiegato al sito Killer Apps come potrebbe essere utilizzata una tale flotta semi-autonoma: “Ad esempio potrebbe servire a operatori specializzati nell’evacuazione di ampi zone, che potrebbero avere bisogno di cercare feriti su larga scala ed essere in grado quindi di gestire elicotteri senza pilota o di veicoli da terra che vanno in aree non sicure per raccogliere il maggior numero di informazioni possibili. Un altro esempio potrebbe essere un singolo marinaio (o un insieme coordinato di marinai) su una nave della Marina in una stazione di controllo comune che hanno la possibilità di gestire flotte senza pilota per operazioni di sorveglianza e ricognizione (ISR) ma anche più devastanti come eliminare un bersaglio e utilizzare le risorse in remoto per valutare i danni di uno scontro”.

Ma esistono già veicoli del genere?
Il primo è il drone preferito della Marina degli Stati Uniti, ilNorthrop Grumman X-47B (UCAS-D) decollato dalla portaerei statunitense George HW Bush all’inizio di maggio 2013. Si tratta del primo drone lanciato da una portaerei e potrebbe essere il primo a decollare da una nave attraverso il lancio “a catapulta ”. L’X-47B è progettato per volare in missioni semi-autonome: un “operatore umano” immette i comandi da realizzare (decollare, atterrare, ricercare obiettivi) senza effettivamente controllare l’aereo durante l’esecuzione di queste funzioni. La Marina vuole utilizzare la tecnologia sviluppata con il X-47B per mettere in campo una classe di droni invisibili entro il 2020 così da poter eseguire missioni di sorveglianza a lungo raggio con un operatore di controllo per più velivoli.
Ma anche in Europa abbiamo il primo auto-drone pronto ad entrare in azione. Si trova in Francia e e realizzato dalla Dassault, il drone è sostanzialmente la versione francese del X-47B da terra. Lo scopo è quello di trovare autonomamente un nemico con i suoi sensori di bordo (con informazioni derivanti da altre attività di spionaggio) e poi lanciare eventualmente attacchi. nEUROnfatto il suo primo volo a Istres in Francia il 1 ° dicembre 2012 e sarà oggetto di prove di volo lì fino al 2014, quando si sposterà in Svezia anche per altri esami poi in Italia dove sarà sottoposto a test volti ancora di più ad analizzare il suo livello di invisibilità e di lancio razzi. A quel punto gli ombrelli potrebbero non servire più.

Fonte: http://mytech.panorama.it/


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