D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


sabato 22 febbraio 2014

GRATTERI ALLA GIUSTIZIA? BOCCIATO DA NAPOLITANO! L’UNICO VERO MINISTRO COMPETENTE, BOCCIATO DA CHI DOVREBBE ESSERE GARANTE DELLA LEGALITA’

Governo Renzi, Gratteri chiamato alla Giustizia. Poi Napolitano blocca la nomina

Il pm rassicurato fino a venerdì pomeriggio: “Sei in squadra”. Anche Berlusconi non era contrario: “Basta che non sia di Magistratura democratica”. Il Capo dello Stato preferisce sostituirlo (e nessuno lo avvisa)

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Resta da capire come giustificherà, Giorgio Napolitano, il veto sul nemico numero uno della ‘ndrangheta, il pm Nicola Gratteri. Che fino a pochi minuti prima dell’incontro tra Matteo Renzi e il presidente della Repubblica, aveva in tasca il ministero della Giustizia (vedi foto). Un incarico che l’entourage del premier aveva confermato per telefono al magistrato calabrese ieri pomeriggio. Una vicenda, questa, che è stata raccontata e confermata al Fatto Quotidiano da tre fonti che hanno chiesto di rimanere anonime. E se l’incontro al Quirinale è stato così lungo – più di due ore – il motivo è stato proprio che la scelta di Gratteri, per il capo dello Stato, era inaccettabile. Un veto che fa riflettere anche sull’excusatio non petita di Napolitano, che ha azzardato il ricorso all’ironia per provare a negare il suo ruolo nella bocciatura di Gratteri: “Vorrei rassicurare i cultori diricostruzioni giornalistiche a tinte forti, che il mio braccio non è stato sottoposto, né l’altro ieri né oggi, ad alcuna prova di ferro. Lo trovate, spero, in buone condizioni”.
Un tentativo, quello di smorzare il suo intervento, che forse tendeva a scaricare la responsabilità della marcia indietro su qualcun altro. Per esempio Angelino Alfano, che aveva già espresso la sua contrarietà alla nomina di Gratteri (non voglio un Guardasigilli “giustizialista”, aveva detto). Ma il peso del neo ministro degli Interni non era bastato a far cambiare idea a Renzi: e infatti, durante la telefonata di ieri, gli uomini del premier avevano rassicurato il pm sul fatto che l’accordo era stato trovato. C’è anche chi ipotizza che sia stato Silvio Berlusconi a opporsi. Versione smentita da diversi berlusconiani che raccontano un aneddoto emblematico: nei giorni scorsi, ilCavaliere ha freneticamente telefonato ai suoi amici calabresi per informarsi su “questo signore, che conosco troppo poco”. La sua unica paura era che il pm potesse appartenere a Magistratura Democratica. Ma Gratteri non fa parte di nessuna corrente e non ha mai espresso apprezzamenti su alcun partito. Tanto è bastato per ottenere il via libera di B.
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