D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


lunedì 17 febbraio 2014

TRAVAGLIO: I GIORNALISTI SONO I VERI FASCISTI. INFANGANO I CINQUESTELLE PER “METTERLI FUORI GIOCO”

LA SBROCCATA DI MARCO

Travaglio: coi 5 Stelle giornalisti fascisti Mentana: fascista non parlarme

Sul Fatto il Manetta riporta due pagine intere di insulti ai grillini: “Balle e falsità per metterli fuori gioco”

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“Fascisti”, “Nazisti”,”Pedofili”, “Terroristi”, “Coglioni”, “Vigliacchi”, “Ladri”, Affamatori del popolo”, “Razzisti”, Impostori”, “Sfigati”, Maiali”, Rottinculo”, “Merde & C.”, “Bagasce”. Marco Travaglio deve aver passato metà del suo tempo, negli ultimi mesi, a prendere nota degli epiteti e degli insulti rivolti dai giornali al Movimento 5 Stelle. Tutti i giornali, da L’Unità a Il Giornale, da Repubblica a Libero, da Il foglio al Corriere. Con tanto di nome e cognome del giornalista “colpevole” e data dell’uscita in edicola. Una sorta di “giornalista del giorno” (la rubrica sul blog di Grillo che segnala i redattori nemici del Movimento 5 Stelle) in versione Fatto quotidiano. E che versione: due pagine intere, più il consueto colonnino dell’editoriale di prima pagina.
Una raccolta che va indietro fino al 2007, agli albori dei “Vaffaday” grillini. Morale: l’intento di codesti giornalisti, scrive Travaglio, “è quello di mettere fuori gioco i grillini”. Cioè, i fascisti non sarebbero i 5 Stelle con le loro gazzarre in Parlamento e i loro post su internet (gli ultimi quelli rivolti alla Boldrini e alla Bignardi), ma i giornalisti tutti che ne parlano dicendo balle, falsità, attacchi personali per eliminare “l’unica forza di opposizione presente in Parlamento”. Una pagina prima, sempre nel Fatto quotidiano, la versione del “Manetta” è però smontata da una intervista a Enrico Mentana, il quale ricorda quando venticinque anni fa la Lega si affacciò con prepotenza (e con toni in alcuni casi analoghi a quelli dei 5 Stelle) sulla scena politica italiana. “Allora la consegna – dice il direttore del tg di La7 – era che del Carroccio non bisognava parlarne. E quello sì che è fascismo vero” attacca. Il resto, come si dice, è cronaca.
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