D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


venerdì 1 novembre 2013

Ambasciata Usa tana di spionaggio. Snowden dimostra ciò che l’Iran di Khomeini disse 34 anni fa

di Davood Abbasi.
 
Domenica 4 Novembre 1979 gli studenti di ingegneria di quattro università dalla capitale iraniana, Teheran, danno inizio a quella che sarà “la conquista” della “sede diplomatica statunitense”.
Subito dopo i media del mondo “civile” di allora iniziarono a parlare di “ostaggi”, di questione umanitaria, e gli Stati Uniti di Carter reagirono con sdegno a questo “barbaro” atto, che fu visto come un oltraggio ai secolari principi del diritto internazionale.
Ma se questa era la storia, come la raccontano in Occidente, e’ forse solo oggi, dopo 34 anni, che il mondo intero può comprendere l’Iran di allora.
Perchè gli studenti rivoluzionari di allora dell’Iran avevano capito e compreso ciò che dopo oltre tre decenni il mondo intero ha compreso e tra l’altro per puro caso e grazie ad un atto di coraggio incredibile dell’ex collaboratore della Cia Edward Snowden. Il mondo intero solo oggi sta apprendendo che le ambasciate statunitensi nel mondo sono servite a lungo come centri di spionaggio, e non certo solo nei paesi ostili; e’ stata spiata la Cina come l’Italia, la Russia come la Spagna. E’ addirittura il quotidiano israeliano Maariv a scrivere, giovedì, che le ambasciate Usa nel mondo si sono trasformate in veri e propri “centri di spionaggio”.
Ed alla luce di queste verità affiorate come non dare la ragione a quegli studenti che fecero piazza pulita delle spie americane a Teheran? Avevano o no il diritto di salvaguardare la loro nazione? Ma soprattutto, chi era che violava le leggi internazionali?
E solo adesso si può comprendere perchè l’Imam Khomeini dopo la conquista della tana di spionaggio americana a Teheran disse che “questa e’ una seconda rivoluzione, ancor più importante della prima”, definendola quindi più preziosa di quella vittoria che aveva portato alla fuga dello Shà.
E forse ora i popoli del mondo capiranno che “barbaro e incivile” non e’ quel popolo che nel film Argo, di Ben Affleck, libera il suo paese espugnando una tana di spie, ma lo è quella nazione che con prepotenza inverosimile va’ a spiare il mondo intero.
34 anni dopo il mondo comprende e chissà se comprenderà, dopo tutto questo tempo, che gli americani, nel resto del mondo, non sono alla ricerca di “alleati” o “amici”, ma solo vassalli da sfruttare che siano disposti a farsi mettere i piedi in testa.
L’Iran ha fatto la sua scelta da 34 anni fa ed ancora oggi, il 4 Novembre, si festeggia “la giornata nazionale della lotta all’imperialismo” e milioni di persone marciano per le strade intonando lo slogan “Morte all’America”. E non si parla certo del popolo americano e teoricamente nemmeno del governo, ma di quel modo di pensare solitamente dominante nel pensiero dei politici americani sul resto del mondo.