D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


venerdì 1 novembre 2013

Campania discarica tossica. La vita non vale piu' di 20 anni

Il pentito Schiavone: "Scorie da Milano e Genova, così inquinammo le falde acquifere"

I verbali dell'audizione tenuta dal collaboratore di giustizia nel '97: "il traffico fu iniziato da mio cugino Sandokan Schiavone e Francesco Bidognetti negli anni '80, avvalendosi di Gaetano Cerci, che faceva da tramite con alcuni signori del centronord" 
ROMA - L'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, preso atto della nota con la quale il Procuratore Nazionale Antimafia ha rappresentato che non esistono motivi ostativi, ha autorizzato la desecretazione dei verbali delle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, svolta il 7 ottobre 1997. Saranno resi pubblici sia il resoconto stenografico della audizione del collaboratore di giustizia presso la Commissione, sia gli atti depositati in quella occasione. I documenti sono quindi liberamente consultabili presso l'Archivio storico della Camera e sarà altresì possibile accedere ad essi direttamente dalla sezione del sito internet della Camera relativa ai lavori della Commissione parlamentare d`inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse operante nella XIII legislatura unitamente a tutti gli altri resoconti della medesima Commissione già pubblicati.
IL NORD - Rifiuti tossici da Massa Carrara, Genova, La Spezia e Milano. Tanto per citare alcuni luoghi di provenienza dei fusti. Spiegò Schiavone, nella sua audizione di fronte alla Commissione parlamentare, che il traffico di scorie fu "iniziato da mio cugino Sandokan Schiavone e Francesco Bidognetti" negli anni '80, avvalendosi di Gaetano Cerci, nipote di Bidognetti ed iscritto alla Pd di Gelli, titolare dell'azienda “Ecologia '89”. Cerci faceva da tramite con "alcuni signori di Arezzo, Firenze, Milano e Genova". I procacciatori del traffico di veleni per conto di aziende del Nord. Ma il vero dominus del business era l'avvocato Cipriano Chianese, imprenditore di Parete (Ce). Alcuni pentiti lo hanno definito il vero "inventore del traffico di rifiuti". Chianese, anch'egli massone, candidato alla Camera nel '94 per Forza Italia ha anche gestito la discarica Resit, bomba ecologica dell'area di Giugliano.  Assieme a Bidognetti e Cerci è sotto oggi sotto processo, tra le altre cose, per disastro ambientale. Sugli effetti del seppellire i rifiuti tossici, Carmine Schiavone non usò giri di parole, nell'audizione del '97: "Mi fu detto che avremmo inquinato le falde acquifere"
IL LAGO -  Rifuti tossici sversati anche nel lago di Lucrino, che si trova nell'area flegrea,e in tutto il litorale domitio. La dichiarazione compare nei verbali dell'audizione del pentito. Nel business del traffico dei rifiuti, secondo il pentito, erano coinvolte diverse organizzazioni criminali - come mafia, 'ndrangheta e Sacra Corona Unita, al punto di poter ipotizzare che in diverse zone di Sicilia, Calabria e Puglia, le cosche abbiano agito come il clan dei Casalesi. Il collaboratore di giustizia spiegò le modalità di smaltimento. "Avevamo creato un sistema di tipo militare, con ragazzi incensurati muniti di regolare porto d'armi che giravano in macchina. Avevamo divise e palette dei carabinieri, della finanza e della polizia. Ognuno aveva un suo reparto prestabilito". 
LA PROFEZIA -  Una macabra profezia di Schiavone: entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano "rischiano di morire tutti di cancro" a causa dei rifiuti interrati in quel territorio. E nominò gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno, tra gli altri. Ma la camorra quando decise di avvelenare la gente di quelle terre? Il business criminale fu "autorizzato" per il clan dei Casalesi nel 1990. "Tuttavia - riferì Schiavone - quel traffico veniva già attuato in precedenza". 

DITTATURA DI CAMORRA - Una dittatura strisciante in tempi di democrazia, quella dei Casalesi, si direbbe. Stando alle parole di Schiavone "in tutti e 106 comuni della provincia di Caserta noi facevamo i sindaci, di qualunque colore fossero. C'e' la prova. Io - raccontò il collaboratore di giustizia - ad esempio avevo la zona di Villa Literno e sono stato io a far eleggere il sindaco. Prima era socialista e noi eravamo democristiani. A Frignano avevamo i comunisti. A noi non importava il colore ma solo i soldi, perché cerano uscite di due miliardi e mezzo al mese".  Il potere del clan aveva svuotato le strutture dello stato di diritto. "A Villa Literno, che era di mia competenza - spiegò Schiavone - ho fatto io stesso l'amministratore comunale. Abbiamo candidato determinate persone al di fuori di ogni sospetto, persone con parvenze pulite e abbiamo fatto eleggere dieci consiglieri, mentre prima ne prendevamo tre o quattro. Un seggio lo hanno preso i repubblicani, otto i socialisti e uno i comunisti. Io li ho riuniti tutti e ho detto loro 'Tu fai il sindaco, tu l'assessore' e via di questo passo". Il dominio della camorra, ispirato alla legge del profitto, non conosce ostacoli ideologici. "Mi dissero  - affermò i pentito - che mancava un consigliere per avere la maggioranza". All'epoca c'era Zorro che come boss dipendeva da me e gli ho detto: 'Andate a prendere Enrico Fabozzo e lo facciamo diventare democristiano'. Infatti lo facemmo assessore al Personale. La sera era comunista e la mattina dopo democristiano".

http://www.ildesk.it/


 (Ansa) Un horror che diventa a tutti gli effetti realtà. Un affare da 600-700 milioni di lire al mese, che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare «che nel giro di vent'anni morissero tutti». Parole che mettono i brividi quelle pronunciate nel 1997 dal pentito dei casalesi Carmine Schiavone davanti alla Commissione ecomafie, in una audizione i cui verbali sono stati desecretati oggi. La sentenza senza appello pronunciata dall'ex boss riguardava tanti centri del Casertano, «gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita». Una confessione che lascia senza parole. Un sistema militare, con divise e palette dei carabinieri Rifiuti radioattivi «dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce più erba», raccontava Schiavone. Fanghi nucleari, riferiva, arrivavano su camion provenienti dalla Germania.

Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Enpu5

Rifiuti tossici Campania e la mano occulta della Massoneria

1 novembre 2013 - «(…) dove parteciparono politici, camorristi, massoni e imprenditori; dove fu deciso, in modo organizzato scientificamente, di destinare la Campania al deposito fuorilegge delle scorie tossiche d’Italia.»
Alessandro Iacuelli, Le vie infinite dei rifiuti. Il sistema campano (Rinascita edizioni, 2008), p.28
«Il passaggio dalla fase artigianale a quella industriale dei rifiuti tossici, inizia in questo comune a nord di Napoli. Nasce in un modo tanto forte che – per certi versi – si può affermare che la potentissima ecomafia campana sia nata qui.»

Alessandro Iacuelli, Schede, Monitor, 2007


Nel 1989, a Villaricca, un piccolo comune a nord di Napoli vicino a Giugliano, presso il ristorante-albergo “La Lanterna” si riunisce un gruppo di individui che provengono da mondi differenti ma che gravitano attorno ad un interesse comune: i rifiuti tossici e come il loro traffico e smaltimento possano fruttare denaro e convenienza politica. La cosiddetta “Riunione di Villaricca”, assieme alla vicenda di Tamburrino, rappresenta un ulteriore tassello storico fondamentale per comprendere come la questione dei rifiuti in Campania si sia sviluppata negli ultimi vent’anni. Forse è quello di primaria importanza. Il traffico illecito di rifiuti tossici verso la Campania, e quindi, indirettamente, l’emergenza rifiuti, trovano qui le loro antiche radici.



All’incontro, come scrive Iacuelli nel suo libro “ci sono i camorristi di Pianura e dell’area flegrea, tra cui Perrella. Ci sono i casalesi. C’è Ferdinando Cannavale, nel ruolo di massone amico dei politici locali e nazionali. Ci sono i proprietari delle discariche (…) C’è Gaetano Cerci, il titolare dell’azienda “Ecologia ‘89”, che trasporta e smaltisce rifiuti, ma è anche nipote di Francesco Bidognetti, braccio destro di Francesco Schiavone “Sandokan”. Cerci è inoltre il tramite tra il clan dei casalesi e Licio Gelli”[1].



Licio Gelli, capo della loggia massonica P2 era necessario per l’accordo in quanto in possesso di una fitta rete di contatti con gli imprenditori del nord Italia, quelli che avrebbero fornito i rifiuti e pagato denaro per liberarsene.



A Villaricca è stato raggiunto l’accordo che la camorra avrebbe accettato di privarsi di una parte del profitto ricavato dallo smaltimento illegale dei rifiuti e che l’avrebbero ceduta a politici compiacenti in cambio delle necessarie autorizzazioni a scaricare rifiuti, anche provenienti da fuori regione, e di una messa a tacere dei controlli pubblici. Delle 25 lire che gli industriali pagavano in media per liberarsi di ogni chilo di rifiuti affidati alla malavita, 15 lire andavano alla camorra e 10 lire alla politica. Le autorizzazioni per i rifiuti portano tutte la firma di Raffaele Perrone Capano, all’epoca assessore all’ecologia della Provincia di Napoli, uomo di punta del Partito Liberale Italiano e oggi docente di Diritto all’Università Federico II di Napoli.



Veleni, camorra e P2 Chianese il massone Nuove rivelazioni di Carmine Schiavone
Il pentito torna a parlare sul business delle discariche SODALI IL FACCENDIERE INSIEME A GELLI FACEVANO DA INTERMEDIARI PER IL TRAFFICO DEI RIFIUTI DAL NORD l'avvocato CIPRIANO CHIANESE FACEVA DA MEDIATORE DEI TRAFFICI DEI VELENI CONFESSIONI CHOC NELL’INTERVISTA DEI GIORNI SCORSI L’EX BOSS AVEVA PARLATO DEI FUSTI TOSSICI INTERRATI ANCHE IN PROVINCIA DI LATINA DI PIERFEDERICO PERNARELLA I l suo zampino spunta nelle faccende più oscure degli ultimi quarant’anni della storia d’Ita - lia. Non poteva dunque mancare in quella nerissima dei veleni delle industrie del nord smaltiti nelle viscere della Campania e chissà dove altro ancora. Ecco allora che anche nel traffico dei rifiuti tossici esce fuori il nome di Licio Gelli, il faccendiere, il giornalista, il finanziere ma soprattutto il maestro venerabile della loggia massonica P2. Di Gelli ne parla l’ex boss dei Casalesi, Carmine Schiavone, in una nuova intervista rilasciata, a pochi giorni da quella trasmessa da Sky Tg, ad Andrea Palladino per il «Fatto Quotidiano». «C’era un accordo con Licio Gelli per il traffico di questa roba tossica». Ovvero rifiuti ospedalieri, farmaceutici, chimici. «Roba» interrata senza alcuna precauzione sotto le superstrade o a pochi passi di un campo di calcio. Tra i principali mediatori con le industrie del nord-est c’era Cipriano Chianese, l’avvo - cato Cipriano Chianese, titolare di una lussuosa villa a Sperlonga, ma anche il complesso alberghiero Marina di Castellone a Formia. Immobili sequestrati a seguito dell’operazione «Green» condotta dalla Dia sul traffico dei rifiuti gestito dalla camorra. Insomma una vecchia conoscenza della provincia pontina, che con Licio Gelli, parola di Schiavone, era «culo e camicia». Cose così, cose che non fanno che intorpidire ancora di più le trame di un affare che, ancora parola di Schiavone, «vale più di quello delle droghe». Miliardi entrati nelle tasche della camorra, di spregiudicati professionisti e faccendieri, ma anche di politici. Nell’intervista, Schiavone aggiunge pure di aver indicato in modo preciso tutti i punti in cui sono stati interrati i rifiuti tossici: «Le bonifiche però non vengono fatte perché allo Stato costerebbero troppo». Dunque si fa finta di non sapere. Fatto che richiama tanto alla storia dei fusti tossici interrati a Borgo Montello. Storia di cui Carmine Schiavone ha già raccontato in passato in qualità di pentito tornando a parlarne nei giorni scorsi nell’intervista rilasciata a Sky Tg. «Moriranno in tanti», è stata la lugubre profezia lanciata dell’ex boss a proposito dei veleni arrivati anche in terra pontina. Ad Aprilia, Pontinia, ma anche nel vecchio invaso denominato S-0 della discarica di Borgo Montello. I lavori di scavo sono stati ultimati nel 2012 senza dare alcun risultato. Secondo alcuni si è cercato nel punto sbagliato e con mezzi inad eg u a t i . ©RIPRODUZIONE RISERVATA Latina Oggi 1 settembre 2013