D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


venerdì 5 luglio 2013

Ecomafia: il vero inquinamento ambientale in Italia

È uscito Ecomafia 2013, il rapporto annuale di Legambiente realizzato grazie al contributo delle Forze dell’ordine, con prefazione di Carlo Lucarelli ed edito da Edizioni Ambiente, sulle storie e i numeri dell’illegalità ambientale in Italia.
Sulla base di quello che è stato diffuso a metà giugno sull'illegalità ambientale nel 2012 si accede subito ad un numero imbarazzante: i reati 34.120, con 28.132 persone denunciate di cui 161 sottoposto ad ordinanza di custodia cautelare, 8.286 i sequestri.
Ancora più sconcertante è il dato economico: 16,7Mld. Per capirci, l'aumento IVA pesa per 4.2Mld, il gettito dell'Imu prima casa 4.02Mld. Praticamente quelle che sono le due imposizioni fiscali più gravose per i cittadini, rappresentano annualmente sommate la metà dell'introito delle Ecomafie. Il tutto si muove con un trend positivo, tanto che nei 302 clan di cui si sono accertate le responsabilità legali - e gli interessi, dunque - ce ne sono 6 nuovi rispetto al 2011.

Inutile dunque dire che il 45.7% dei reati è concentrato nelle regioni a più ampia diffusione della criminalità organizzata: Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, sono seguita da Lazio e Toscana (che con un aumento del 15,4% dei reati sale in classifica al sesto posto). Una nota personale, va spesa per l'Umbria, la mia regione: non male il salto dal sedicesimo all'undicesimo posto, anche grazie ai 953 reati accertati, 769 persone denunciate e i 170 sequestri effettuati. Numeri che rappresentano un peso del 2.8% sul totale.

Aumentano in generale tutti i tipi di reati, da quelli connessi con il ciclo del cemento dove la Puglia è in forte incremento (prima regione italiana per sequestri effettuati) che ha anche aumentato il sempre verde mondo della gestione illecita dei rifiuti con un +24%, dietro soltanto a Campania e Calabria. Molto alto anche l'incremento dei reati contro gli animali (+6.4%) e gli incendi boschivi, che fanno segnare un ulteriore record sommando un altro +4.6% al mastodontico +62.5% fatto segnare l'anno precedente.

Il Presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha commentato il rapporto così:
Quella delle Ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Che continua a costruire case abusive quasi allo stesso ritmo di sempre mentre il mercato immobiliare legale tracolla. Con imprese illegali che vedono crescere fatturati ed export, quando quelle che rispettano le leggi sono costrette a chiudere i battenti. Un’economia che si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il "dumping ambientale", la falsificazione di fatture e bilanci, l’evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti. Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive
A completare il quadro, Ecomafia 2013 descrive anche l’attacco al made in Italy: essenzialmente nel settore agroalimentare. Nel 2012, Comando Carabinieri per la tutela della salute, Comando Carabinieri politiche agricole, Corpo forestale dello stato, Guardia di finanza e Capitanerie di porto, hanno smascherato 4.173 reati che hanno portato al sequestro di beni pari a 78,67 milioni di euro (senza considerare il valore delle strutture e dei conti correnti sequestrati e dei contributi recepiti illecitamente, perché sennò si arriverebbe a 672 milioni di euro).

Sembrerebbe che il controllo mafioso parta dalla terra, dalle campagne, e poi si diffonda tramite le reti di distribuzione fino ai mercati, per arrivare poi ai ristoranti, alberghi, bar, che sono da sempre le attività ideali per permettere il "lavaggio dei soldi", data la grossa marginalità di guadagno.
In ultimo, i dati che riguardano un altro aspetto del made in Italy: il nostro patrimonio culturale. Secondo l'Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr), si assiste ad una perdita di questo patrimonio che ci costa un punto percentuale del Pil. Le forze dell'ordine nel 2012 hanno accertato 1.026 furti di opere d'arte, 1.245 persone indagate e 48 arrestate. Sono invece 17.338 glioggetti trafugati e 92.253 i reperti archeologici e paleontologici recuperati, che ammontano ad un totale di 267 milioni di euro.