D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


sabato 6 luglio 2013

PDL deposita ddl "Ammazza blog" per chiudere il blog di Grillo. Sta per essere abbattuta la liberta' di parola !!

Che la nuova legge Ammazza blog sia pensata in primis per il blog di Beppe Grillo lo fa pensare lo stesso firmatario del disegno di legge, Salvo Torrisi del Pdl, quando spiega che “non c’è nessuna censura nei confronti dei 5 stelle. Ma internet non può continuare a essere il luogo virtuale dell’impunità”. E quindi, è chiaro che si è pensato ai commenti che si trovano sul sito di riferimento del Movimento 5 Stelle nel momento in cui si è scritto questo ddl.

Una nuova proposta per equiparare i blog (termine generico, sarebbe meglio parlare di testate online non registrate come giornalistiche) alla carta stampata, e in cui il proprietario del sito fa le funzioni del direttore responsabile. Una proposta che segue di pochi giorni quella arrivati dai banchi di Scelta Civica. Di che si parla?


Per farla breve, il reato di omesso controllo (Sallusti ne sa qualcosa), fino a questo momento limitato alle testate giornalistiche e al loro direttore (o vicedirettore) responsabile, sarebbe esteso a tutte le testate online, prendendo in considerazione anche i commenti a piede di ogni articolo o post. Proprio questo esplicito riferimento ai commenti fa pensare al blog di Grillo, visto che più di una volta ci sono state polemiche per gli insulti - anche al Capo dello Stato - che contenevano.

Omesso controllo, dicevamo. E quindi, secondo il ddl, la responsabilità penale sarebbe a carico del gestore del sito o blog che non cancella entro 24 ore i commenti che possono“configurare la commissione di reati”. Ovviamente, soprattutto per i siti molto seguiti (com’è appunto quello di Grillo), è un lavoro praticamente impossibile, o che comunque aumenterebbe a dismisura l’impegno per chi si occupa del sito. Basti pensare che, ogni giorno, ogni singolo post che appare sul blog di Beppe Grillo ha centinaia se non migliaia di commenti.

Ma quali sono i reati che si possono compiere solo scrivendo un commento? Fondamentalmente due: diffamazione e vilipendio (quando a essere insultato è il Capo dello Stato, la bandiera, la nazione o altro). Le obiezioni a una legge del genere sono tantissime, e se anche è vero che a riguardo c’è “un vuoto normativo” non si può pensare di equiparare l’informazione su internet a un quotidiano di carta stampata; e nemmeno un blog a un giornale online.

Obiezioni alle quali Torrisi risponde così: “In rete scritti tali da configurare la commissione di reati possono essere pubblicati tanto sui normali siti internet quanto sui blog, spazi web per i quali, a differenza dei primi, non è prevista la registrazione presso il Centro nazionale ricerche di Pisa e per i quali risalire ai responsabili è ancora più difficile e, praticamente, possibile solo attraverso indagini della polizia postale”. Si può anche pensare, se proprio c’è bisogno, a una regolamentazione di quanto si scrive sul web, ma punire il titolare di un sito per quanto scritto nei commenti è concepibile solo da chi il web non lo conosce.