D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


lunedì 10 marzo 2014

CARO (EX)MINISTRO MAURO, AFFANCULO TI CI MANDO IO! PERCHE’ NON RACCONTI CHE ANCHE L’FMI DICE CHE L’EURO E’ FINITO?

L’ANTIEUROPEISMO CHE FA PAURA
Oggi Olli Rehn ha dichiarato che “L’Italia è un Paese con squilibri macro-economici eccessivi”.
Questa frase significa che i nostri governanti dovranno nell’ordine fare una manovra correttiva entro giugno/luglio e sbrigarsi con le liberalizzazioni/privatizzazioni. E se ciò non fosse sufficiente, dare corpo alla patrimoniale come già dissero Fmi e Deutsche Bank.
Ieri invece Mario Mauro si è scatenato così: “Vorrei mandare a fare in culo quelli che ce l’hanno con l’Europa, quelli che sento blaterare cose senza senso”. Per fortuna l’ha affermato in uno studio televisivo, a Raitre, così che ci sarà risparmiata la smentita o la lagna del “sono stato frainteso”.
Paragone-640
Olli Rehn, Mario Mauro e tanti altri sono spaventati dall’onda di euroscetticismo o eurocontrarietà montante.
Quel vaffa è il peccato originale dell’Europa: a differenza di altri Paese, in Italia nessuno si è mai sognato di domandare come quando e se fosse il caso di entrare nell’euro e dico “euro” per definire la sola Europa in vigore, quella monetaria. Ci siamo entrati perché si doveva fare così.
A qualsiasi costo, anche quello di (come denunciarono senza smentita i tedeschi due anni or sono), dopare i conti pubblici coi primi derivati, firmati in quel ministero del Tesoro allora diretto da Mario Draghi. Uomo della Banca mondiale e di Goldman Sachs.
L’Europa dell’euro. L’Europa di una moneta sbagliata e di un modello macroeconomico fallimentare.
Sulla fallacità dell’euro persino uno stimato docente di Oxford sulla rivista del Fondo monetario arriva a dire che è una “bad idea”, mettendo poi in fila le assurdità partorite dalla Commissione.
Europa della moneta, non c’è altra Europa. Se ci fosse non balbetterebbe in politica estera, per esempio. Il caso Ucraina le è scoppiato tra le mani esattamente come le scoppiarono davanti agli occhi le primavere arabe. Un’Europa compiuta non può trascurare le relazioni politiche con la dorsale est oppure con il mediterraneo che è il suo scenario fondamentale. A me pare che l’Europa si svegli solo quando di mezzo ci sono quelle grandi relazioni di business industriale e commerciale.
Non c’è politica in questo progetto impazzito che si chiama Europa. C’è solo una moneta, funzionale a un mercato (qual è ormai l’Europa). Ricorrere alla sola retorica dell’Europa come unico scenario possibile (che colossale panzana!) o all’Europa della generazione Erasmus è indice del fallimento. L’Europa è stata la palestra dove si sono allenati i liberismi più sfrenati, è la prateria dove stanno scorrazzando i bankster (banchieri-gangster). L’Europa è un luogo in precario equilibrio e non sarà certo il vaffa esplicito di Mario Mauro o implicito dei Barroso (per bocca di Rehn) a generare stabilità.
L’Europa non c’è. E’ – nel migliore dei casi – il progetto di una stagione nata nel dopo guerra; nel peggiore, la scientifica creazione di un mercato da utilizzare. Le riforme a taglia unica che Bruxelles chiede sono la negazione di una politica che ambisce a governare i processi continentali. Dentro questa camicia di forza ci sono i vari patti corollario del Trattato di Maastricht e quello di Lisbona, patti che soffocano qualsiasi crescita. I dati sono lì a dimostrarlo. La favoletta del debito pubblico prima o poi andrà raccontata per intero, spulciando bene nelle speculazioni degli acquirenti dei debiti pubblici nazionali.
La verità è che la crisi non si risolve con le ricette della Troika, non si affronta con la coda velenosa di un liberismo mercenario, a contratto, finalizzato a svendere asset industriali con parole ancora in voga come privatizzazioni e liberalizzazioni. Okay, svendiamo tutto. A cominciare dalla democrazia…

FONTE:
https://www.facebook.com/gianluigi.paragone?fref=ts
 http://bastacasta.altervista.org/