D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


lunedì 10 marzo 2014

La follia dell’Agenzia delle Entrate colpisce chi da’ da mangiare gratis

http://www.sapereeundovere.itL’osteria dove mangi gratis per il fisco evade le tasse
Raccomando a tutti i lettori di chiudere bene la porta di casa e non lasciare mai nulla di commestibile sul tavolo da pranzo. I dentini da latte del bimbo lasciati sul camino della cucina perché vengano i topolini a portare le monetine (così me l’hanno raccontata da piccolo)? Nemmeno per sogno! Ospiti a cena? Fate sparire il salvadanaio. Sono queste le accortezze che suggeriamo per evitare grane con l’Agenzia delle entrate come accaduto a Santo Stefano di Valdobbiadene.
In questo paesino trevigiano immerso tra i vitigni del prosecco, infatti,Cesare De Stefani aveva deciso lasciare sempre aperta ad amici e passanti la cucina del vecchio casale di proprietà sua e della moglie: «L’idea è nata nel 2005: lasciavo lì un paio di salami e tre bottiglie della mia azienda agricola. Sei bicchieri e un salvadanaio per le offerte che non erano e non sono tutt’oggi obbligatorie, ma consentono la sopravvivenza della prassi. Trovo cartoline di ringraziamento da tutto il mondo, ma non ho alcun utile». Questa splendida iniziativa, denominata nel tempo «Osteria senz’oste», è stata sanzionata dall’Agenzia delle entrate di Montebelluna con unverbale di 62.000 euro a carico dei coniugi De Stefani, non a seguito di un’ispezione che abbia verificato lo svolgersi di una vera e propria attività commerciale, ma con un accertamento di carattere presuntivo.
Lo Stato folle colpisce a Casalnuovo e a Valdobbiadene con pari demenza: 9 metri quadri a Treviso per 10 anni rendono X e la sanzione è giocoforza Y. Paga e tasi! Fortuna che Cesare è stato più forte di Eddy, il panettiere suicida a Napoli qualche giorno fa: «Devo aver la forza di resistere ad oltranza e il mio avvocato ha già fatto ricorso, perché non posso pagare 62.000 per aver lasciato aperta la porta del tinello di casa. Per pagare simili cifre dovrei vendermi tutti i beni, ma il problema è morale prima che economico! Gli ispettori non sono nemmeno venuti a controllare di persona. Se l’avessero fatto, avrebbero verificato che l’unico denaro che circolava era un cesto delle offerte, invece si sono limitati a scaricare commenti e piantine catastali da internet. Non voglio nemmeno considerarmi contribuente e non voglio cedere al ricatto del fisco per un’iniziativa nata tra amici da cui non ricavo alcun profitto. Pretendere di tassare le offerte che ricevo per un giro d’ombre ad amici e turisti è peggio che voler tassare le offerte in chiesa».
I canini esattivi dello Stato più gabelliero d’Europa colpiscono indiscriminatamente ovunque si muova un penny per alimentare l’ammuina romana. Ovviamente i destinatari degli strali fiscali non sono mai i grandi evasori, ma i piccoli e medi bottegai costretti a ipotecarsi casa e attività per affrontare il contenzioso col fisco, salvo non seguano la drammatica scorciatoia suicidaria.
Nella contesa dell’«Osteria senz’oste» interviene anche il governatore Zaia in modo risoluto: «Un’idea che ho sempre sostenuto e promosso per il suo straordinario carattere identitario, etico e morale assolutamente unico. Già nel 2011 in una causa contro il Comune l’osteria aveva ottenuto una sentenza favorevole, perché non era tenuta a rispettare le ordinanze comunali per i pubblici esercizi».
È una vera e propria levata di scudi quella a favore di Cesare contro l’accertamento per un importo fantascientifico, ma il commento più bello è quello di un giovane avventore: «In quella casa ci sono stato una volta e ho passato una giornata stupenda con amici. Ci siamo portati polenta gialla acquistata un po’ più a valle e ci siamo arrostiti delle fette di lardo e pancetta che c’eravamo procurati in precedenza. Lì abbiamo trovato ottimi vino e soppressa. L’Italia non è ridotta alla frutta per mancanza di tassazione di una fetta di soppressa».
Cari Befera, Renzi, Napolitano e rappresentanti tutti della dispostica tirannia fiscale italiana, prima di mandarci gli incursori fiscali, passate a bervi un’ombra di Cartizze: vengono da tutto il mondo ad assaggiarlo nel rustico di Cesare, da Roma venite sempre e solo per tassarlo…
di Matteo Mion
www.matteomion.com
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