D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


venerdì 21 marzo 2014

Psicologia del Troll, ovvero come riconoscere e vincere la bestia

Schermata 2014-03-20 alle 16.55.10L’universo di internet ospita una vasta gamma di esseri mitologici, uno dei più pericolosi è il Troll, ovvero chi si infila in discussioni in rete con l’intento di disturbare, screditare e provocare reazioni emotive nelle sue vittime.
Ma dove inizia la storia di questa immonda creatura delle tenebre? Precisamente agli albori dell’era umana, quando non protetto da uno schermo, si divertiva a fare la cacca di nascosto nella nostra capanna o si infilava nei più famosi comizi rivoluzionari usando la maschera dello scettico, per poi seminare zizzania nei campi del nostro villaggio.
Purtroppo la vita reale ha sempre rappresentato per lui molti, troppi rischi, uno su tutti quello di evolversi attraverso un processo di sublimazione della sua forte incoerenza.
Accadde quindi che queste creature scelsero agli inizi degli anni 80 di rifugiarsi prevalentemente in rete, dove si sono conquistate un habitat fatto apposta per le loro esigenze.
Parlare di questi esseri è abbastanza complesso, poiché le maschere con cui si presentano sono talmente tante e mutevoli che non basterebbe un’enciclopedia per riuscire a scandagliare in modo assoluto la psiche di costoro, quindi cercherò di soffermarmi sui punti che ritengo più importanti, per dare al lettore un quadro il più aderente e chiaro possibile.
Il termine Troll, deriva dalla mitologia norrena, e fa riferimento ad una creatura malvagia che abita nelle foreste scandinave, ma anche al verbo inglese “to troll”, che si usa ad esempio quando nel campo della pesca si vuole far muovere un’esca per attirare le prede.
La specie Troll che abita in rete si divide in due categorie, i pagati e i disagiati, le due razze hanno comportamenti simili ma l’intento che ne giustifica il fine è diverso.
Il comportamento tipo del Troll è quello di mandare messaggi che possono essere:
a) sgarbati, volgari, offensivi o intenzionalmente aggressivi
b) senza senso, dalle faccine ai testi (messaggi flood)
c) fuori tema nel contesto in cui si inseriscono
d) contenenti errori ortografici o con parole inventate per darsi un tono
e) contenenti errori per irritare gli altri utenti, ad esempio sbagliando ripetutamente il nome di qualcuno
f) contenenti elementi di disinformazione o critica insensata
g) contenenti parole, link , suoni o immagini provenienti da siti offensivi con l’intento di farli passare come innocui
h) l’invio di un numero tale di messaggi tale da complicare o impedire il proseguirsi della discussione
i) attribuire a tanti l’opinione di uno solo, in modo da vittimizzarsi per attirare l’attenzione su di se per sviare la discussione o spingere qualcuno a prendere le sue difese
j) sostenere con forza qualcosa difficile da dimostrare o agganciarsi alla tesi di qualcuno per attrarre a se il sostegno degli utenti impegnati nella discussione
k) ridicolizzare, denigrare e offendere un utente e i suoi interventi
l) portare avanti tesi opposte a quelle discusse nella comunità con argomenti vaghi e pretestuosi, come ad esempio sostenere il consumo di carne in un forum di vegetariani(in gergo si chiama flame)
m) incitare una tesi o una idea per manipolare qualcuno o una comunità
Ma cosa spinge queste fastidiose creature ad agire? Pare che in entrambe le specie sia la sensazione di potere sugli altri usando il filtro di internet per creare una realtà ad uso e consumo con l’illusione di aver aggirato la responsabilità delle proprie azioni.
Il Troll disagiato, aggiunge a questo anche un irrefrenabile bisogno di attenzione, che viene temporaneamente soddisfatta attraverso una intricata logica di dominio in cui si provano sensazioni emotive fortissime.
Voler essere una divinità malvagia senza però ammetterlo, il cui scopo e divertimento non è altro esprimere il peggio di se in una appendice virtuale di una zona buia della sua coscienza.
Per quanto riguarda invece il Troll pagato, la fuga dalla responsabilità delle sue azioni non è meno grave ma è diverso il movente che lo spinge a fare del male al suo prossimo.
Da una recente intervista apparsa su un noto blog di informazione italiano, è emerso che nel nostro paese i pagati sarebbero circa un centinaio e sono divisi per competenze, i provocatori e i contro provocatori.
Il provocatore ti insulta, mentre il contro provocatore ti difende in modo stupido e scomposto, così che gli osservatori esterni pensino che i tuoi sostenitori sono tutti idioti.
Un troll pagato può arrivare a guadagnare anche 4-5 mila euro al mese e attraverso un software fornito da un gruppo economico legato ai partiti, di cui l’intervistato non ha voluto rivelare il nome, può monitorare ogni giorno un numero altissimo di blog, forum, profili facebook e tweet.
Il Troll è un essere furbo, se è anche esperto, non si farà riconoscere subito, agirà con circospezione, pesando le sue azioni per giungere gradualmente al suo scopo.
L’unica difesa che l’utente ha per non cadere nella trappola è quella di distaccarsi, osservare le sue personali reazioni emotive e non nutrire quelle parti che vorrebbero abboccare all’esca lanciata dalla diabolica creatura.
Come in una saga mitologica in cui l’eroe deve escogitare una soluzione originale per vincere la bestia, la risposta è come sempre la più semplice e guarda caso davanti ai nostri occhi, non nutrire la nostra distruttività significa non nutrire il Troll, che in questo modo sarà inesorabilmente sconfitto.
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