D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


giovedì 27 marzo 2014

ITALIA SEGRETA: UNA CENTRALE NUCLEARE MILITARE IN TOSCANA, SCORIE RADIOATTIVE NEL TIRRENO E IN SICILIA


San Piero a Grado (PI): centrale nucleare militare - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)







 

di Gianni Lannes

Liquidi radioattivi nel Mar Tirreno: un altro crimine di Stato. Poiché i pericoli a danno dell'ignara popolazione incombono, torno nuovamente sul tema, eluso dal Governo italiano. Ho deciso di alzare il tiro perché forse non arriveremo sani e salvi alla fine dell'anno. Ecco la Toscana ignota, ad un soffio dalla famosa torre di Pisa.

Al primo ministro pro tempore Matteo Renzi chiedo:

NELLA CENTRALE NUCLEARE MILITARE DI SAN PIERO A GRADO MANCANO ALL'APPELLO BEN 350 METRI CUBI DI SCORIE SOLIDE AD ALTA ATTIVITA', DI TERZA CATEGORIA, LE PIU' PERICOLOSE PER INTENDERCI. PER CASO SONO STATE SEPPELLITE DISTRATTAMENTE DALLE FORZE ARMATE ITALIANE NELLA MINIERA DI PASQUASIA IN SICILIA  E IN PROVINCIA DI BENEVENTO? EVENTUALMENTE, PER ORDINE DI CHI, E CON QUALE AUTORITA' IL FATTO E' TENUTO NASCOSTO AL POPOLO "SOVRANO", IN VIOLAZIONE DI LEGGI E NORMATIVE NAZIONALI E INTERNAZIONALI? QUALE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA APPOSTO IL SEGRETO DI STATO?


Camen, Cresam, Cisam: un cambiamento di nome ma non di fatto nel Centro interforze studi applicazioni militari del ministero Difesa tricolore. Il Centro di ricerca bellica a due chilometri dalla base Usa di “Camp Darby” (imbottita di ordigni nucleari, in base ai documenti ufficiali del governo Usa), è sorvegliato vista da carabinieri 24 ore su 24 col colpo in canna. Cosa custodisce quest’area top secret? Dai documenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dei ministeri Difesa ed Esteri, emerge una verità inconfessabile: una centrale atomica United States of America, la costruzione di una bomba nucleare, la sperimentazione di un missile a testata nucleare, l’assemblaggio di un motore Fiat-Ansaldo per navi e sommergibili a propulsione atomica; ed infine, l’acquisto dal governo Usa di plutonio e uranio. «Al Camen si mossero i primi passi per la costruzione della bomba atomica italiana» conferma l’ambasciatore Sergio Romano. Il 12 gennaio 1956, presso l’Accademia navale di Livorno, era entrato in funzione il Centro per l’Applicazione Militare dell’Energia Nucleare. I primi risultati furono visibili negli anni seguenti». 



Nel 1967 il Governo Italia affonda in mare il primo carico di scorie nucleari (dati ufficiali dell'Unione europea). Nel 1968 a livello internazionale l'Italia aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), ma segretamente grazie al Governo di Washington, pure firmatario del TNP fa esperimenti nucleari in campo bellico (missile Alpha in Sardegna) e accumula plutonio.

Sardegna: test del missile italiano a testata nucleare "Alpha" - archivio LANNES




 San Piero a Grado (PI): centrale nucleare militare - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Nel 1961 il Camen fu trasferito in questa sede dove venne dotato di attrezzature d’avanguardia quale il reattore nucleare di ricerca RTS-1 “Galileo Galilei” in funzione, ufficialmente, dal 1960 al 1980. «Il reattore è un “Material Fertil Reactor” (MTR) per testare i materiali necessari per la costruzione di altri reattori. E tanto per rivelarne una: navi e sommergibili atomici» attesta l’ingegner Mario Pocai del Cisam. 


 San Piero a Grado (PI): centrale nucleare militare - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



 San Piero a Grado (PI): centrale nucleare militare - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



Il Rapporto 1010 (3 settembre 1973) del Camen è eloquente: “Studio sulla possibilità di impiego di plutonio in sostituzione di uranio 235 nei reattori nucleari termici”. Alla stregua del rapporto 1037 (6 maggio 1974) “Progetto di un elemento di combustibile sperimentale per esperienza di conversione Uranio-Plutonio nel reattore G. Galilei”; e del rapporto 1041 (21 agosto 1974) intitolato “Impianto di laboratorio per il ritrattamento di uranio irraggiato”. Ed ancora del rapporto 1154 (2 settembre 1977), denominato “Progetto di impianto di produzione di esafluoruro di uranio” e del rapporto 1158 (12 settembre 1977), intitolato “Immagazzinamento di rifiuti radioattivi in formazioni saline”. «Ci siamo sempre occupati della sorveglianza fisica per vari enti del ministero della Difesa - mi ha spiegato Francesco Andreuccetti, direttore del Centro - del servizio di dosimetria per tutte le forze armate, della gestione della catena di controllo ambientale e della raccolta, condizionamento e conservazione di rifiuti radioattivi provenienti dalla Difesa». 

 San Piero a Grado (PI): centrale nucleare militare - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

 San Piero a Grado (PI): centrale nucleare militare - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Come vengono conservate le scorie e i materiali atomici? «Non posso toccare questioni di natura classificata. Qui è tutto sotto controllo e non c’è motivo di rendere pubblici i dati sul nucleare militare in Italia - replica l’ammiraglio Andreuccetti - Noi ci atteniamo a un regolamento interno». Ma, allora, ammiraglio, quanti rifiuti sono stati prodotti e risultano presenti al Cisam? «Bisogna vedere. Prenda per buono l’inventario dell’anno 2000 dell’Enea». Appunto le stime dell’Enea, dell’Anpa, dell’Enel e addirittura un rapporto dell’Unione europea indicano «700 metri cubi». Durante il penultimo governo Berlusconi, il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, coadiuvato dal suo capo di gabinetto Paolo Togni (ex vice presidente della Sogin, società incaricata di “bonificare il nucleare italiano), non ha mai pubblicato - come prescrive la legge - l’inventario nazionale dei rifiuti radioattivi. Il direttore del Cisam poi ammette: «Noi in effetti abbiamo avuto ulteriori introduzioni di materiale nucleare proprio per la nostra attività di spazzini del nucleare e, di conseguenza, se invece di 700 metri cubi sono 750 non glielo so dire». Ma proprio sui numeri si infittisce il mistero, poiché nell’Inventario nazionale rifiuti radioattivi redatto dall’Apat, i dati del Cisam attestano una riduzione a «350 metri cubi di rifiuti radioattivi». In virtù dello stato giuridico particolare dell’amministrazione militare, quest’area non è interessata allo stato di emergenza nucleare. Eppure il rapporto sullo “Stato della radioprotezione in Italia”, compilato dall’ Enea prima che la gestione del nucleare passasse alla Sogin nel 1999, considera «l’impianto del Cisam tra quelli da mettere in sicurezza, considerata la pericolosità del combustibile usato prima dello spegnimento e dei rifiuti radioattivi prodotti». In sostanza, il Cisam è al di fuori di ogni controllo democratico e scientifico. 

L’ingegner Sandro Giulianelli già operativo nell'Apat conferma: «Dal 2003, inspiegabilmente, nell’inventario nazionale radiometrico e volumetrico dei rifiuti nucleari non figura più il Cisam».  

Nell’ordinanza di nomina del generale Carlo Jean a commissario con poteri speciali per il nucleare (D.P.C.M. 7 marzo 2003, numero 3267) il capo del governo Silvio Berlusconi elenca gli impianti atomici che devono essere smantellati, con il successivo stoccaggio delle scorie in un deposito unico: ma nell’atto non si menziona il reattore Galilei, né il Cisam, e nemmeno viene citata la Toscana, tra le regioni in emergenza a causa della presenza di plutonio, uranio e altre sostanze radioattive. Dove sono gli elementi di combustibile irraggiato per 20 anni, le sorgenti dismesse e le scorie radioattive di prima, seconda e terza categoria? Al Cisam sono stoccati rifiuti nucleari di cui non si conosce né la quantità esatta, né i criteri di sicurezza adottati per la salvaguardia della popolazione civile e dell’ambiente. 

Non è tutto. La magistratura ha aperto un’inchiesta in seguito alla presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica. «Più di cento bidoni sono stati abbandonati per anni all’aperto. Contengono scorie e rifiuti radioattivi» accerta il sostituto procuratore Flavia Aleni. Il pm ha appurato - con una consulenza tecnica - il grado di pericolosità. Si tratta degli scarti della lavorazione di un ventennio produttivo del reattore nucleare di media potenza “Galileo Galilei” , avviato nel 1960 per esperimenti di guerra e poi, ufficialmente disattivato nell’80. «Le scorie sono rimaste lì - racconta l’ingegnere che ha sporto denuncia - e con il tempo i contenitori si sono deteriorati. Alcuni sono arrugginiti, altri hanno evidenti fori con la possibilità che parte del materiale sia uscito. Tempo fa sono stati spostati in un’altra zona della base. Un’operazione che è avvenuta senza la minima prevenzione». La Procura ha nominato un perito che ha svolto accertamenti e stilato una relazione, constatando nel sito la presenza di «materiale radioattivo». Per l’esperto che ha evidenziato il caso «sono materiali entrati in contatto con il reattore e contaminati ma anche scorie della lavorazione, radionuclidi tra cui spiccano uranio e plutonio. I più pericolosi, perché non solo devono osservare rigidissime misure di prevenzione - spiega il tecnico - ma anche il loro smaltimento deve essere eseguito attenendosi a norme di sicurezza rigorose». Secondo l’ingegner Luigi Boeri, un esperto di chiara fama, consulente di numerosi magistrati, «tale perizia ha comunque omesso e minimizzato la reale pericolosità dei rifiuti nucleari».

E ancora. Due interrogazioni parlamentari attestano il trasferimento dall’arsenale della Marina di La Spezia al Cisam, di ben 760 chilogrammi d materiali ferrosi e cementizi contaminati da circa 2 chilogrammi di uranio impoverito. Domanda, infatti, il senatore Luigi Malabarba (Prc) il 4 febbraio 2004 (interrogazione n. 4-06049), ai ministri della Difesa, della Salute e dell’Ambiente: «quali disposizioni siano state adottate in relazione al trasporto, presso il CISAM di San Piero a Grado (Pisa), dei rifiuti nucleari, e ciò anche tenendo conto del fatto che la quantità di tali rifiuti sembra eccedere le possibilità di stoccaggio in sicurezza presso il CISAM, nonché delle conseguenze dell’inquinamento sulla popolazione locale». Il ministro Antonio Martino replica che «gli atti sono coperti dal segreto. I materiali che l’interrogante definisce “rifiuti nucleari” sono, in effetti, materiali emettitori di radiazioni ionizzanti rimossi a cura del Cisam. 

L’esiguo quantitativo dei suddetti materiali è assolutamente compatibile con le possibilità di stoccaggio in sicurezza presso le aree attrezzate del predetto centro». La deputata Elettra Deiana (Prc) non demorde e si rivolge il 22 aprile 2004 (interrogazione n. 4-09816) a Berlusconi. «Le pale di elicottero incriminate per l’uranio, sono state trasferite alla chetichella, per essere lavate, al Cisam, un’altra struttura sulla quale vige il più assoluto riserbo». Il ministro Martino (14 aprile 2005) conferma, tra l’altro la presenza di «n. 1 contrappeso delle pale di elicottero costituito da kg 1,8 di uranio impoverito». Si sono verificati da allora, prima e fino a tempi recenti, altri trasferimenti di rifiuti nucleari? Il ministro della Difesa e il capo di Stato Maggiore, tacciono. Secondo gli atti ufficiali sono stati smaltiti nella discarica del Cisam i dischi di uranio impoverito che erano stati abbandonati nella discarica di “Campo in Ferro”, nell’area dell’Arsenale militare di La Spezia. La presenza in discarica dei dischi gettati sul terreno, materiale considerato molto pericoloso, è stata accertata dal consulente tecnico del procuratore della repubblica Attinà, ingegner Luigi Boeri, che ha avviato l’inchiesta sulle violazioni della legge Ronchi da parte dei vertici della marina militare. I dischi di uranio impoverito vengono utilizzati per stabilizzare e bilanciare le pale degli elicotteri grazie ad un peso specifico (pari a 19) molto elevato. Già nel 2002 un gruppo di cittadini segnalò la pericolosità del Cisam: la delicata fase di dismissione del reattore non verrebbe eseguita secondo regole di sicurezza e viene rilevata la presenza di un cimitero radioattivo nell’area naturalistica. Il ricorso all’alibi della segretezza caratterizza il comportamento delle autorità militari. Oltretutto, non è stato mai comunicato agli enti locali (comuni, provincia e regione), il piano di evacuazione in caso di incidente nucleare ed il piano delle misure protettive contro le emergenze radioattive.   

Il Centro di ricerca bellica fu diretto per anni da un ammiraglio e da alti ufficiali aderenti alla P2, la loggia massonica golpista creata da Licio Gelli, diretta nell’ombra da Eugenio Cefis.
 
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