D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


lunedì 10 marzo 2014

TTIP: accordo USA-UE - l'evoluzione liberticida della globalizzazione neoliberista




Le seguenti considerazioni sono tratte da "IL PUNTO" di Monia Benini, e sono la trascrizione della parte più importante del video incorporato nell'articolo. Per informazioni sulla campagna per fermare tale trattato, le trovate sia a livello europeo (http://www.s2bnetwork.org) che italiano (stop-ttip@googlegroups.com)


Da febbraio 2013 la Commissione Europea e gli Stati Uniti sono impegnati nella stesura a porte chiuse di un accordo transatlantico per il libero commercio e la libertà degli investimento (TTIP).

I temi dei negoziati non sono stati diffusi dall’Ue all’opinione pubblica e neanche hanno interrogato moltissime Ong meno che mai le popolazioni, hanno visto coinvolti invece oltre 600 rappresentanti delle multinazionali.

Il Trattato di Libero Scambio risponde infatti solo e soltanto agli interessi economici e alla fama di profitti delle grandi lobbies, a costo di svendere la salute dei cittadini, la sicurezza alimentare, i beni comuni e la democrazia.

Si vuole costruire la zona più grande di libero scambio sull’intero pianeta e -spiega la Commissione Europea- “la più grossa barriera al commercio e agli investimenti non è il dazio pagato alle frontiere, ma sono le cosiddette ‘barriere non tariffarie’.

- L’obiettivo dell’accordo è abbattere queste barriere in Europa come negli USA armonizzando le differenti normative in materia economica, ciò significa permettere alle imprese di speculare sulla vita di tutte e tutti i cittadini, muovendo senza alcun vincolo capitali, merci e lavoro per tutto il globo.

Le aziende potranno obbligare gli Stati o gli Enti locali a rispettare le leggi commerciali del Trattato o in alternativa a risarcirle per mancati profitti.

Il Ttip dovrebbe arrivare all’eliminazione delle differenze normative tra gli USA e i paesi europei nei mercati di riferimento costruendo una gigantesca area di libero scambio. Queste regole sono scritte con il “contributo” di centinaia di consulenti delle multinazionali che avranno libero accesso alle informazioni.

Una volta firmato il Trattato, e questo è una delle aggravanti, le sue norme potranno essere cambiate solo con il consenso di tutti i paesi firmatari. Questi ultimi all’insaputa dei cittadini e dei parlamenti hanno già firmato che verrà assicurata «la messa in conformità delle loro leggi, dei loro regolamenti e delle loro procedure».

E qui veniamo alla seconda aberrazione di questo trattato e che spiega il titolo di questo articolo.

Attraverso una procedura già nota come risoluzione delle controversie Stati/Investitori – investor-state dispute settlement – gli Stati potranno essere portati davanti ad uno dei tribunali extra-giudiziari previsti ed in grado di comminare sanzioni.

Di fatto se una multinazionale si sentirà bloccata nelle proprie politiche commerciali potrà denunciare a suo nome uno stato.

Considerato il numero e la potenza economica delle società statunitensi in Europa si creerebbe anche una forte diseguaglianza all’interno di questo patto scellerato.

Il patto se sottoscritto inciderà sulle vite di tutti i cittadini, stravolgendole, nel vecchio continente soprattutto, perché gli interessi commerciali coinvolti riguardano l’adeguamento di norme sulla privacy, sulla sicurezza alimentare, sull’assicurazione sanitaria, sulla cultura, sul diritto d’autore, sulle risorse naturali, sulle strutture pubbliche, sulla libertà della rete. Di fatto l’impianto dei diritti individuali verrebbe stravolto nei suoi principi cardine. «Il Ttip intende aprire alla concorrenza tutti i settori “invisibili” e di interesse generale. Gli stati firmatari si vedranno costretti non soltanto a sottomettere i servizi pubblici alla logica del mercato, ma anche a rinunciare a qualunque intervento sui fornitori stranieri di servizi che ambiscono ai loro mercati.

I margini politici di manovra in materia di sanità, energia, educazione, acqua, e trasporti si ridurrebbero progressivamente»

Tutto questo avviene in gran segreto, con cittadini, associazioni e giornalisti tenuti lontani data la gravità del problema e se vogliamo gli interessi in gioco. Un memo riservato ottenuto in esclusiva da Irpi e Wired parla di «“giocare all’attacco e d’anticipo nella comunicazione”, “controllare la comunicazione nei media principali” per prevenire ansia e senso di minaccia tra i cittadini con l’obiettivo di spianare la strada alle nuove intese commerciali Usa-Eu». Il tutto ad evitare che si possa bloccare come accaduto nella seconda metà degli anni Novanta al progetto di Accordo multilaterale per gli investimenti (Mai) che aveva impostazioni simili e che saltò quando divenne pubblico il dibattito.

L’accordo dovrebbe chiudersi entro il 2014 e rappresenta il nuovo e ancor più massiccio attacco ai diritti sociali e del lavoro, ai beni comuni e alla democrazia, dopo i tentativi già portati avanti con l’accordo multilaterale sugli investimenti (Mai) negli anni ’90 e con la direttiva Bolkestein nello scorso decennio, contro i quali si era costruita una fortissima ed efficace mobilitazione sociale
 
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