D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


lunedì 10 marzo 2014

Da Harvard la pietra tombale dell'UE: "un esperimento fallito"


DA HARVARD LA PIETRA TOMBALE DELL'UNIONE EUROPEA: ''LA UE E' UN ESPERIMENTO POLITICO FALLITO, ORA E' DITTATURA ECONOMICA''
 
DA HARVARD LA PIETRA TOMBALE DELL'UNIONE EUROPEA: ''LA UE E' UN ESPERIMENTO POLITICO FALLITO, ORA E' DITTATURA ECONOMICA''

Niall Ferguson, è uno storico britannico di orientamento conservatore, insegna all'Università di Harvard. Ha scritto un articolo l'anno scorso che è passato inosservato, come tutto ciò che viene scritto da persone colte che non fanno sfoggio, non si vantano, della loro preparazione. Eppure, in nemmeno 50 righe Ferguson riesce a riassumere in maniera cristallina la vera, ignobile quintessenza dell'Unione Europea.

Da leggere (e conservare)

Ecco l'articolo:


"Thank you. Merci. Grazie. Gracias. Grazzi. Go raibh maith agat. Dziękuję. Danke. Aitäh. Köszönöm. Mulţumesc. Děkuji. Paldies. Ačiū. Ďakujem. Obrigado. Hvala. Dank u. Kiitti. Blagodarja. Tack. Efharistò. E il mio preferito, tak. Ci sono ventitré modi per dire "grazie" nell'Unione europea e a mio parere basta questo per far capire perché l'esperimento europeo si sia concluso in un fallimento. Vi ricordate quegli esperimenti che si facevano da bambini con il piccolo chimico? Si continuavano ad aggiungere elementi, uno dopo l'altro, per vedere quale sarebbe stato quello che alla fine avrebbe prodotto un'esplosione. È quello che hanno fatto in Europa. Hanno cominciato con sei: non era abbastanza. Sono passati a nove… niente. Dieci… cominciava a fare un po' di fumo, ma niente di più. Dodici… nulla. Quindici… ancora nulla. Venticinque… ha iniziato a gorgogliare. Ventisette… esplosione!

Sono assolutamente certo che Lord Mandelson e Daniel Cohn-Bendit vi diranno che l'esperimento europeo è stato un successo perché da quando ha preso il via, negli anni Cinquanta, l'Europa è stata in pace. Ecco, vorrei che la si smettesse con questa storia: l'integrazione europea non ha assolutamente nulla a che fare con la pace in Europa dopo la Seconda guerra mondiale: questo è merito della Nato. La creazione dell'Unione europea non aveva niente a che vedere con la guerra e la pace, altrimenti ci sarebbe stata una Comunità europea di difesa, a cui invece l'Assemblea nazionale francese oppose il veto nel 1954.

L'Europa dev'essere giudicata con criteri economici, visto che i suoi criteri sono sempre stati economici. E qual è la conclusione? Negli anni Cinquanta l'economia dell'Europa integrata crebbe del 4 per cento. Negli anni Sessanta, più o meno lo stesso. Negli anni Settanta, la crescita fu del 2,8 per cento; negli anni Ottanta scese al 2,1 per cento; negli anni Novanta fu solo dell'1,7 per cento; e così via, fino a scendere a zero. Man mano che l'integrazione europea procedeva, la crescita calava. La quota dell'Europa sul pil globale è scesa dal 31 per cento del 1980 ad appena il 19 per cento oggi. Dopo il 1980 l'Ue ha registrato una crescita superiore a quella degli Stati Uniti solo in 9 anni su 32, e con un tasso di disoccupazione costantemente più alto di quello americano. Qualcuno di voi investe? Quali sono stati i mercati azionari peggiori negli ultimi dieci anni? Grecia, Irlanda, Italia, Finlandia, Portogallo, Olanda e Belgio: i peggiori del mondo. E in aggiunta a tutto questo abbiamo l'unione monetaria: il più grande degli esperimenti falliti.

Eravate stati avvisati, signore e signori. Lo avevamo detto che un'unione monetaria senza un'integrazione del mercato del lavoro e senza alcun tipo di federalismo fiscale sarebbe finita per esplodere. Io lo predissi nel 2000 e sta accadendo ora.

Ma l'Unione europea è stato un esperimento fallito anche sul piano politico. Qual era questo esperimento? Cercare di costringere gli europei a realizzare un'unione ancora più stretta – contro il loro volere – usando mezzi economici, visto che quelli politici avevano fallito.

E quando i popoli europei votavano contro un'integrazione più spinta, si diceva ai loro governi di provarci un'altra volta. Successe con i danesi nel 1992 e con gli irlandesi due volte: nel 2001 e di nuovo nel 2008. I cittadini al referendum avevano dato la risposta sbagliata, e i governi, semplicemente ne hanno organizzato un altro. Questo fornisce qualche indizio sul perché l'esperimento sia fallito: perché ha perso legittimazione politica. E lo abbiamo visto non soltanto in Grecia, ma nei governi di tutta Europa, uno dopo l'altro: dall'inizio della crisi, due anni fa, ne sono caduti tredici, e altri seguiranno nei prossimi mesi.

L'esperimento europeo, infine, è stato un fallimento geopolitico. L'Unione europea avrebbe dovuto agire da contrappreso rispetto agli Stati Uniti. Vi ricordate il discorso di Jacques Poos nel 1991 sull'"ora dell'Europa", in cui proclamava che l'Europa avrebbe risolto la guerra in Bosnia? Sì, così si pensava nel 1991. Ma poi quel conflitto ha fatto centomila vittime e 2,2 milioni di profughi, ed è finito solo quando gli Stati Uniti, finalmente, sono intervenuti per mettere rimedio a quel disastro.

Henry Kissinger una volta chiese: "Chi devo chiamare se voglio parlare con l'Europa?". La risposta è arrivata, parecchi anni dopo: bisogna chiamare la baronessa Ashton of Upholland. Nessuno aveva mai sentito parlare di lei, o aveva mai sentito parlare lei. I canadesi sanno quanto sia difficile gestire un sistema federale che pure conta solo dieci province e appena due lingue ufficiali: possono capire perciò meglio di tanti altri perché l'esperimento europeo, con ventisette Paesi e qualcosa come ventitré lingue diverse, sia sfociato in un fallimento ignominioso. Grazie al cielo, in Canada posso limitarmi a dire "grazie" in due lingue: thank you e merci".

Niall Ferguson - Harvard University

Nota.

L'articolo è stato pubblicato il 9 maggio 2013 in una pagina interna del Sole 24 Ore, edizione cartacea. 



Fonte: ilnord.it
 
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