D'un tratto nel folto bosco

Non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.
Amos Oz


martedì 11 marzo 2014

Dall'uranio ai vaccini: 2.800 militari ammalati


di Salvatore Ventruto
Uranio e vaccini
// INCHIESTA// Il numero dei militari che hanno contratto gravi malattie continua a crescere. Tra le cause, non solo l'uranio impoverito
In principio era l'uranio impoverito. Solo l'uranio impoverito. Prima in Somalia nel 1992 e poi in Bosnia alla fine degli anni novanta. Per entrambe le missioni internazionali di pace un comune denominatore: l'assenza di adeguate misure di protezione per i nostri militari impegnati sul campo. 
A Mogadiscio i nostri ragazzi andarono, sotto l'egida delle Nazioni Unite, per stabilizzare un paese colpito dalla carestia e vittima del disordine e dell'anarchia. In Bosnia per difendere i kosovari dalla feroce pulizia etnica del presidente serbo Slobodan Milosevic. 

Ed è proprio dopo la guerra nei Balcani che "esplode" nel nostro paese la problematica dell'uranio impoverito. Molti militari, una volta tornati in Italia, iniziarono a denunciare gravi condizioni di salute, al punto da costringere nel 2000 la Politica ad istituire una prima Commissione d'indagine presieduta da Franco Mandelli, professore di ematologia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Mandelli rilevò un numero statisticamente significativo di militari affetti da linfoma di Hodgkin, tra quelli di ritorno dalla ex Jugoslavia. 
"Bisogna analizzare più approfonditamente il fenomeno per verificare il possibile nesso diretto tra il linfoma di Hodgkin e l'inalazione e ingestione delle radiazioni emesse dall'uranio impoverito" disse Mandelli, specificando come la Commissione "non avesse esaminato altre cause oltre a quella dell'uranio impoverito". In questo passaggio, facendo supporre l'esistenza di altre cause, Mandelli sarebbe stato straordinariamente profetico. 

Nel 2006 la prima vera Commissione d'inchiesta presieduta dal senatore leghista Paolo Franco avrebbe escluso la diretta correlazione tra le patologie riscontrate nei militari e l'uranio impoverito, sostenendo che "un rischio significativo per la salute dei militari provenisse dalla inalazione delle nano particelle prodotte dalle alte temperature che si creano nel momento in cui i proiettili all'uranio colpiscono il bersaglio". 
Una teoria sostenuta anche dalla successiva Commissione d'inchiesta, guidata dalla senatrice di Rifondazione Comunista Lidia Menapace che sostituì il nesso diretto di causalità, impossibile da provare, con un criterio probabilistico, secondo cui "il verificarsi dell'evento morboso avrebbe costituito per il personale militare motivo sufficiente per ricorrere agli strumenti indennitari ed assistenziali previsti dalla legge". 

Il criterio probabilistico, assorbito dalla legge n. 222 del 2007, avrebbe dovuto consentire ai militari di ottenere più facilmente i risarcimenti, ma nel 2009 un Decreto attuativo del Presidente della Repubblica ne avrebbe praticamente impedito l'applicazione. Fino al febbraio 2012, quando veniva approvato un emendamento che, estendendo alle vittime del dovere e ai soggetti equiparati (quindi anche ai militari che operando in condizionali ambientali ed operative particolarmente difficili avessero contratto gravi patologie tumorali) i benefici riconosciuti alle vittime del terrorismo e della criminalità, avrebbe dovuto permettere di superare l'impasse. 

Nel frattempo la Magistratura aveva già indennizzato le prime famiglie dei militari deceduti e nelle prime sentenze di condanna del Ministero della Difesa veniva accertato "un atteggiamento non ispirato ai principi di cautela e responsabilità da parte del dicastero di Via XX Settembre, sia per non aver posto in essere tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari, sia per non aver messo al corrente gli stessi dei rischi connessi alle operazioni". 
L'omertà e i decessi si intrecciavano, intanto, sempre di più. Il silenzio dei militari era diventato ancor più assordante e la paura di denunciare era altissima. In crescita, purtroppo, anche il numero delle vittime. Tra questi ilsergente Maggiore Andrea Antonaci, prima vittima in Provincia di Lecce, ilcarabiniere Rinaldo Colombo, uno dei primi a partire per la Bosnia nel 1995,Corrado di Giacobbe, 24 anni, caporal maggiore degli alpini, Valery Melis e Luca Sepe, entrambi di 27 anni. Tutti scomparsi per essere stati a contatto con l'uranio impoverito. Solo con l'uranio impoverito. 

Ma durante la Commissione Menapace si cominciò ad affrontare, anche se solo marginalmente, un'altra problematica: la somministrazione dei vaccini ai militari. Un filone, questo, ampiamente approfondito, invece, dalla Commissione d'inchiesta della scorsa legislatura, guidata dal senatore salentino Rosario Giorgio Costa. 

In merito ai vaccini le audizioni di Andrea Rinaldelli e Santa Passaniti hanno sicuramente rappresentato i momenti chiave dell'inchiesta. Andrea e Santa hanno visto morire i loro giovanissimi figli nonostante non avessero partecipato a missioni internazionali di pace e non avessero avuto alcun minimo contatto con l'uranio impoverito. Le cause per loro sono sempre state l'erronea e ravvicinata somministrazione dei vaccini da parte dei medici della Sanità Militare, il non rispetto dei protocolli e della procedura del consenso informato, l'assenza di una preventiva anamnesi. 
"Sulle vaccinazioni multiple - ci disse Andrea durante l'intervista del 2011 – è molto chiara la Relazione Finale del Progetto Signum, lo studio sull'impatto genotossico nelle unità militari, in cui si è sancito che "l'ossidazione cellulare del Dna riscontrata nei militari era da collegare allo stress psicofisico e alle stesse vaccinazioni". 

"Quale uranio? – ci confidò Santa, sempre nel 2011, parlandoci di suo figlio Francesco – già nel 2007 l'allora Ministro della Difesa Arturo Parisi fece riferimento a molti militari, circa 1500 che, pur non essendo stati impiegati in missioni internazionali di pace nel periodo 1996-2006 si erano ugualmente ammalati". Quanto accaduto a Francesco, continuava a ripetere la Passaniti, era molto differente rispetto a quanto capitato ai militari di stanza in Kosovo, Afghanistan o Iraq. 
La storia di Francesco è anche quella di Fabio Mondello, originario di Gallipoli deceduto all'ospedale San Filippo Neri di Roma per una leucemia mieloide acuta il 26 settembre 2001. "Dal luglio 2000 al marzo 2001 – ci confidò il padre Piero nella nostra inchiesta del 2011 - Fabio fu sottoposto a ben nove somministrazioni vaccinali e le dosi di alluminio e mercurio contenute in questi composti hanno provocato la leucemia mieloide". 

Nel decennio 1996 – 2006, quindi, non si sono ammalati e non sono deceduti solo militari che hanno partecipato a missioni internazionale di pace. Gravi malattie hanno colpito anche molti giovani ragazzi che all'estero non ci sono mai andati e che hanno prestato servizio sul territorio nazionale. 
Un numero che negli ultimi anni è addirittura aumentato, raggiungendo circa 2800 unità. Cifre che non consentivano all'ultima Commissione d'inchiesta di ignorare il problema. Tra i casi più clamorosi, oltre a Francesco Finessi e Francesco Rinaldelli, anche quello del Caporal Maggiore Capo Erasmo Savino, originario di Nola, impegnato dal 1999 al 2001 nei Balcani. Tra qualche giorno il primo anniversario del suo incredibile decesso. 
Quando noi de "Il Tacco D'Italia" lo intervistammo nell'ottobre del 2012, Savino stava già molto male, ma non si arrendeva ed era convinto di farcela. "Il melanoma è molto aggressivo ma ho fiducia, mi sento forte e questa credo sia la medicina giusta" ci confidò in quell'intervista. Erasmo, purtroppo, ha concentrato nella sua storia tutto quello che, in questi anni, è venuto fuori dalle inchieste parlamentari: l'incompetenza e la superficialità della sanità militare ("il melanoma sotto il dito del piede considerato per anni come una formazione callosa"), l'abbandono delle Istituzioni ("dallo Stato ho ricevuto solo silenzi") e la somministrazione di massicce vaccinazioni ("in un anno e mezzo ho fatto 14 cicli vaccinali"). 
La sua audizione, coraggiosa e commovente, lasciò il segno tra i componenti della Commissione d'Inchiesta. Al punto che un senatore, appena ultimata la seduta, chiamò il figlio di stanza in Afghanistan per avere notizia del numero di vaccinazioni cui era stato sottoposto e delle modalità attraverso le quali gli erano state somministrate. 

Sulla spinta di queste drammatiche testimonianze, l'aula del Senato dopo alcune settimane avrebbe accolto un ordine del giorno che impegnava il Governo ad avviare una seria ed approfondita valutazione sugli eventuali effetti avversi prodotti dalle vaccinazioni sul personale militare. 
Per la prima volta il Parlamento chiedeva al Governo di vederci chiaro sui vaccini, ma a distanza di un anno quell'ordine del giorno è rimasto lettera morta. 
Ci ha invece pensato il Tribunale di Ferrara (come spieghiamo nell'articolo accanto) a riconoscere il nesso di causalità tra gravi patologie e massicce ed errate vaccinazioni. 
In principio era l'uranio impoverito. Ora sono anche i vaccini. Forse soprattutto i vaccini. 


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